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MANGESH

                  La prima giornata in Iraq è stata occupata dal
               viaggio da Erbil a Mangesh.
                  Scrivo nella povera canonica adiacente alla
               chiesetta caldea. È ormai tardi e le luci tenui del-
               le finestre del villaggio si sposano con le stelle
               in cielo, la mezzaluna e un profondo silenzio
               che conferisce al paesaggio un qualcosa di mi-
               sterioso. Sono stanco. Il viaggio in jeep con i
               due peshmerga, poi le riunioni a Erbil per pro-
               grammare la visita di Mosul dilaniata dalla guerra
               con una guida cristiana e, soprattutto, il lungo
               viaggio in aereo dall’Europa per giungere fino
               a qui mi danno pesantezza alla testa. Ma prima
               di dormire non posso non descrivere il clima
               elettrico che si prova nella vicinanza con Daesh.
               Un conto è parlare in Italia di Daesh, un conto
               è parlarne qui, vicino a Mosul. Il primo fatto im-
               portante è che i cristiani stanno lasciando l’Iraq,
               primi tra tutti i sacerdoti. Sicuramente non siamo
               un buon esempio per i poveri cristiani che qui
               hanno perso tutto. I sacerdoti vengono inviati a
               Roma a studiare e poi... come per africani, latino-
               americani, anche gli iracheni sentono il fascino


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