Page 98 - Martin
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        secco: “D’ora in avanti devi fare come io faccio con il                                  Juliaca sulle Ande da Olinda con meno 21 gradi… e
        mio cellulare; lasci il cellulare acceso con la modalità                                 poi scoppio a ridere anche io, ma è una risata piena di
        che solo alcuni contatti come quello di Emanuele o il                                    riconoscenza, di stupore, di incanto. Penso: ma guarda
        mio ti possano chiamare  e possiamo così essere                                          questi amici come mi vogliono bene! Tante  volte mi
        sempre in contatto con te. Meno male che stai bene,                                      sento solo e penso al fatto che se mi succedesse
        ma non farmi più spaventare così, me lo prometti?”. Un                                   qualcosa non ho nessuno… da oggi questo non è più
        po’ impacciato  rispondo  di sì e Silvana  conclude:                                     assolutamente  vero  e quando penso così faccio un
        “Bene, ti abbiamo allungato la vita pensandoti morto, ti                                 peccato, un grave peccato.
        mando un bacio e buona festa dell’Epifania!”.
        Riaggancio il telefono.
               Piano,  piano il capogiro del sonno svanisce,
        guardo l’orologio e solo allora mi rendo conto che sono
        le 9:20. Finalmente  lo spavento mi abbandona  per
        lasciare posto allo stupore e alla meraviglia. I due cari
        amici ora, passato lo spavento, sorridono e solo allora
        mi rendo  conto del disordine  in cui sono entrati: la
        camicia del giorno prima sulla poltrona, un calzino da
        una parte e un altro su divano, mutande, maglietta…
        ma l’attenzione di Fabrizio è attirata dalla mia persona:
        “Gigi,  ma tu dormi  con il cappello  e con le calze di
        lana?”. Scoppia a ridere e mi dice: “Devo farti una foto.
        Troppo forte!”. Solo  allora  mi  rendo  conto  che  devo
        sembrare  qualcosa di orrendo  e ridicolo: ciabatte,                                     Mi vengono in mente due sacerdoti morti in casa da
        calze  di lana nere, pantaloni  del pesante pigiama                                      soli: don Mario  Balicco, qui in Città  Alta,  dove il mio
                                                                                                 parroco dopo  diversi  sforzi  ha  dovuto  buttare  giù  la
        stranamente alla zuava, camicia del pigiama e poi? Il
        cappellino di lana grigio, fatto a mano da mia madre,                                    porta con  i  pompieri, e  don  Giuseppe Bellamaria  a
        ma lavato in modo inesperto, ormai troppo piccolo per                                    Civita Castellana, trovato morto con  una  bottiglietta
                                                                                                 dell’acqua di Lourdes rovesciata sul petto nell’estremo
        me. Emanuele  scoppia  a ridere  e io provo a
                                                                                                 tentativo  di compiere  un segno di croce con l’acqua
        giustificarmi con il fatto che la mia camera da letto è
        ghiacciata, che il bagno è ghiacciato, ma i due amici                                    miracolosa… Questi pensieri svaniscono nel fatto dei
        ridono divertiti; allora passo a parlare di come dormo a                                 due uomini che partono da Montello e vengono in Città
                                                                                                 Alta per me! Ma chi lo fa, questo? Solo dei veri amici…
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