Page 43 - Martin
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 don Gigi, sotto l’aiuola  che divide  in due parti  il
 terrapieno del  nostro  murale  sul  quale  è  costruita  la
 parrocchia  c’è invece  non il paradiso  in cui Santina,
 Brian e Marco Antonio si trovano, ma ci sono i negozi
 di La Laja: puoi vedere la ferramenta, la polleria…”. Al
 centro  della parte bassa vedo infatti il profilo esatto
 dell’altra parte della strada: è impossibile non vedere
 La Laja, la “riconosce” anche chi ci passa davanti
 anche solo per  la prima  volta e vede, come in uno
 specchio,  i negozi  di La Laja e dai negozi si gira e
 vede il murale e dal murale  si gira verso  i negozi e
 pensa di starci in mezzo: ecco la capacità del murale
 di assorbire, di mangiare,  di inghiottire  chi guarda  il
 grande affresco di  arte urbana!”.  Rimango
 meravigliato… e la meraviglia è una componente della
 semplice,  colorata  e grande  catechesi che il murale
 offre  alla gente semplice, alle massaie che rientrano
 dal mercato con le borse della spesa piene, oppure ai
 negozianti che guardando dall’altra parte della strada
 vedono un pezzo della loro vita – che per alcuni di essi
 è un pezzo di cuore! Mentre  questi pensieri  mi
 passano per la testa, Magda continua la  sua
 spiegazione: “Vedi, don Gigi, al centro del murale trovi
 il volto di quattro dei nostri ragazzi vittime di violenza, i
 cui genitori  hanno accettato  con gioia di vedere  lì i
 propri figli: sono José Antonio, Aylen, Luz e Liliana.
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