Page 42 - Martin
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don Gigi, sotto l’aiuola che divide in due parti il
terrapieno del nostro murale sul quale è costruita la
parrocchia c’è invece non il paradiso in cui Santina,
Brian e Marco Antonio si trovano, ma ci sono i negozi
di La Laja: puoi vedere la ferramenta, la polleria…”. Al
centro della parte bassa vedo infatti il profilo esatto
dell’altra parte della strada: è impossibile non vedere
La Laja, la “riconosce” anche chi ci passa davanti
anche solo per la prima volta e vede, come in uno
specchio, i negozi di La Laja e dai negozi si gira e
vede il murale e dal murale si gira verso i negozi e
pensa di starci in mezzo: ecco la capacità del murale
di assorbire, di mangiare, di inghiottire chi guarda il
grande affresco di arte urbana!”. Rimango
meravigliato… e la meraviglia è una componente della
semplice, colorata e grande catechesi che il murale
offre alla gente semplice, alle massaie che rientrano
dal mercato con le borse della spesa piene, oppure ai
negozianti che guardando dall’altra parte della strada
vedono un pezzo della loro vita – che per alcuni di essi
è un pezzo di cuore! Mentre questi pensieri mi
passano per la testa, Magda continua la sua
spiegazione: “Vedi, don Gigi, al centro del murale trovi
il volto di quattro dei nostri ragazzi vittime di violenza, i
cui genitori hanno accettato con gioia di vedere lì i
propri figli: sono José Antonio, Aylen, Luz e Liliana.

