Page 33 - Martin
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                   IL MURALE DI LA LAJA

                          Nel  tempo della pandemia  e della guerra di
                   Putin in Ucraina, non è facile né a Bergamo, né in Italia
                   e tantomeno nel mondo parlare di carità. I soldi non ci
                   sono e le famiglie  necessitano di tutto e così la
                   speranza viene meno e le famiglie si chiudono in sé
                   stesse. Credo che il tempo di crisi decida molto il volto
                   della carità  di ciascuno  di noi. Carità,  infatti, non è
                   donare  il superfluo, ma il necessario.Scrivo  da un
                   meraviglioso quanto  caldo  terrazzo affacciato
                   sull’Oceano  e penso a domenica  scorsa  quando al
                   mercato,  davanti al nostro murale  (che  è in una
                   stradina laterale) una donna che era venuta a Messa si
                   avvicina con una sua amica, mi saluta e poi con gesto
                   studiato mi stringe a lungo la mano e mi dice, quasi
                   sottovoce: “Tienili, tu li usi bene, padre Luis Clemente”
                   – come mi chiamano qui. Per educazione, non guardo
                   cosa sia e metto in tasca il quadratino di carta piegato.
                   La donna si allontana  tra  la gente e il mercato mi
                   inghiotte con i suoi colori, le sue voci e i suoi odori. Fa
                   molto caldo, ci avviciniamo a 37 gradi.  Esco  dal
                   mercato per una strada laterale e mi trovo davanti al
                   nostro grande murale: Juan Carlos, l’artista urbano, sta
                   lavorando  alacremente  perché per  i miei parametri
                   europei è un po’ in ritardo sui tempi. Parlo di parametri
                   europei perché quelli dei messicani e degli artisti… si
                   trovano  in una dimensione differente!  Tiro  fuori  dalla
                   tasca dei pantaloni il quadratino di carta che ci avevo
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