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tanto in tanto, lo riscrivo. Mi fa bene, mi permette
             di vivere con distacco la mia vita. Grazie Tao per
             questa meditazione sulla morte!”.
                 L’anziano uomo mi pone una domanda:
                 “Don Gigi, vuoi vederla?”.
                 “Che cosa?”.
                 “Il mio capolavoro, la mia bara!”.
                 Lo dice con gli occhi pieni della luce di chi at-
             tende di andare via in un mondo migliore, di uno
             che vive in questa terra ma che è tutto proiettato
             in paradiso, lo dice con la forza dei santi! Lo guar-
             do e con meraviglia gli dico:
                 “Dove l’hai messa, qui non la vedo?”.
                 “Uscendo dalla mia capanna, scesa la scaletta,
             gira a sinistra e, sotto i pali che sostengono, la
             casa la troverai… È lì pronta per quel giorno che
             verrà presto!”.
                 Lo abbraccio forte e con tanta gioia. Finisco
             il tè. Suor Trang, un’altra donna vietnamita for-
             midabile, mi dice che dobbiamo camminare altre
             due ore per giungere al nuovo villaggio e che dob-
             biamo salutare anche altri contadini. Scendo la
             scaletta, giro a sinistra e il vecchietto mi mostra
             la sua bara scavata…
                 Vicino alla sua ce n’è pronta una seconda. Il

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