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re il mio cuore e pormi domande importanti e forti
sul futuro, sulla vita e sul perché vivere.
Iniziai a pregare di più e, piano piano, la rifles-
sione si trasformò, durante quel lungo lavoro, in pre-
ghiera. Il tempo per scavare la bara diventava sem-
pre più lungo… Gli sciocchi del villaggio pensavano
che volevo così allungarmi la vita, ma in verità volevo
semplicemente convivere con quel lavoro, che altro
non era che un lavoro di preparazione alla morte!”.
Mentre Men traduce attenta, io provo stupore,
ammirazione e commozione per quella saggezza
che proviene da un uomo analfabeta che vive, a 92
anni, nel cuore della giungla al nord del Vietnam.
Tao termina il suo bellissimo racconto e il silenzio
entra nella capanna, rotto solo dal rumore delle cicale.
“Tao, io non mi sono ancora scavato la bara, ma
nella tradizione cristiana esiste un libro che amo
moltissimo e si chiama: ‘Apparecchio alla buona
morte’, scritto da sant’Alfonso Maria de Liguori e
che parla di come prepararci alla morte. Spesso lo
leggo. Mette paura, si vorrebbe scappare, ma poi,
se lo si continua a leggere, ci si innamora di quel
libro come tu della tua bara. Ho scavato la mia
bara in un altro modo, ho fatto il mio testamento
il giorno in cui sono diventato prete e da allora, di
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