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sostituzione della mia vita di prete che già ha com-
               piuto trenta anni di servizio presbiterale. La messa
               continua tra canti e preghiera. Guardo uno per uno
               i contadini, i pastori e i pescatori che costituiscono
               la popolazione presente in chiesa. È un popolo
               buono e semplice, non è colto, ama molto l’acqua
               benedetta con il sale, il culto dei santi, come l’ar-
               cangelo Michele, e prova grande rispetto per i suoi
               sacerdoti. Sono molto felice di questa celebrazione
               che riempie il cuore e che mi offre l’occasione per
               essere sempre più vicino a Gesù e di servirlo con
               tutto il cuore. Termina la messa... ed è il momento
               di benedire la chiesa. Lascio il compito al vicario
               generale che volentieri acconsente. E dopo, ecco
               il momento di scoprire la targa della Fondazione
               Santina. Lo scorso anno era stato padre Walter,
               il parroco, e Olinda; quest’anno – essendo l’ulti-
               ma inaugurazione a Conima – prendo io il posto
               di padre Walter e con Olinda togliamo il panno.
               Esplode l’applauso al vedere la targa di Fundacion
               Santina. Mi commuovo. Poi il vicario generale sco-
               pre il panno che nasconde il mattone della porta
               santa della basilica di San Pietro donato dal car-
               dinale Comastri. Questi mattoni li ho portati alla
               chiesa di Gerusalemme alla quarta stazione della
               via dolorosa, a quella del Kenya e poi qui, alla


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