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ma anche per la realtà ecclesiale e sociale dell’al-
topiano delle Ande. Conima deve molto anche a
questa donna.
Entriamo in chiesa con i capelli pieni di petali
e coriandoli. Ad attendermi c’è il vicario genera-
le quasi a voler concludere in modo onorevole
e riconoscente un rapporto lavorativo e di intesa
durato due anni. Saluto cordialmente padre Fer-
nando, così si chiama il vicario generale, e inizia
la messa che io presiedo e che è concelebrata da
altri quattro sacerdoti.
Padre Joselo mi dice:
“Padre, probabilmente mai a Conima cinque
sacerdoti hanno concelebrato. Che bella celebra-
zione!”.
Io guardo il padre alla mia destra e sorrido
compiaciuto. Il parroco, padre Walter, ha esposto,
al lato destro e sinistro del presbiterio ristruttu-
rato, due belle fotografie di Santina che mostro
compiaciuto alla gente durante la mia breve ome-
lia. Celebro la messa per la parrocchia di Conima
con due intenzioni: perché Conima, ora che ha
una bella chiesa, possa avere anche un parroco
fisso e perché il paesello sulle rive bellissime del
lago Titicaca possa esprimere presto una nuova
vocazione alla vita sacerdotale in proseguimento e
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