Page 22 - Kelvin
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Siamo a 5050 metri: il carcere è davanti a noi.
               La polizia penitenziaria ci sta aspettando. Abbiamo
               da scaricare la jeep con tutti in regali per i prigio-
               nieri. Entriamo. Una ragazza ci chiede i documen-
               ti e perquisisce gli oggetti che abbiamo con noi
               come il bel Gesù buon pastore, regalo per il car-
               cere. Sono emozionato. È il carcere più duro e più
               difficile del Paese e oggi è il giorno del comple-
               anno del mio sacerdozio. Ci perquisiscono e poi...
               entriamo nell’inferno fatto di sbarre, lucchetti, filo
               spinato; con sorveglianza dell’esercito, della polizia
               statale e degli uomini della polizia penitenziaria.
               Ci è concesso di celebrare la messa, ma solo per
               dodici prigionieri scelti e, la cosa più dura, al di là
               di grosse sbarre.
                  Li guardo negli occhi questi mostri del crimine,
               relitti dell’umanità... Non riesco a vedere nei loro
               occhi cattiveria ma una infinita sofferenza... Solo
               tre di loro su dodici hanno ricevuto una visita di
               parenti, gli altri nove nessuno. La prima cosa che
               si capisce a Challapalca è cosa sia isolamento. Per
               arrivare lì abbiamo fatto circa sei ore in mezzo al
               vuoto... Solo lama, vigogna, alpaca, pochi pastori
               e sterminate meravigliose estensioni di terra com-
               pletamente vuote. Mentre giungi a Challapalca il
               vuoto e la solitudine ti entrano nel cuore... Guardo

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