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una campagna di sensibilizzazione degli amici. La
scelta che abbiamo fatto come Associazione ha una
sua coerenza: le nostre adozioni a distanza non na-
scono dalla raccolta di soldi, ma da una raccolta di
cuori. Andiamo a scegliere le vicende più povere
e drammatiche del mondo e ci mettiamo in loro
ascolto. Non siamo noi ad adottare i bambini con
i nostri 300 ridicoli euro! Sono loro che adottano
noi, come io mi sento adottato e protetto dalla
vicenda di dolore della piccola Naomi. Vogliamo
metterci in ascolto di queste pazzesche storie di
dolore, vogliamo che la loro sofferenza sia una
provocazione, che ci tagli la pelle, che ci scortichi
la faccia. Vogliamo piangere, vogliamo stare male
per loro, vogliamo comprometterci. Non trattiamo
i bambini e le bambine come bambole con le quali
giocare, per mancanze di affetto psichiatriche, ma
vogliamo rivolgerci a loro in modo maturo e forte,
vogliamo con loro percorrere il loro spinoso cam-
mino e pungerci i piedi, farli sanguinare e condi-
videre il loro passo lento e stanco come quello di
Naomi. La parte più alta e nobile di questa inizia-
tiva di adozione a distanza non è dare 300 Euro,
ma metterci in ascolto del loro dolore, codificarlo,
scriverlo e meditarlo, nella speranza di diventare
più buoni. Noi non prendiamo un singolo bam-
bino e lo riempiamo di ricchezza: questa è una
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