Page 83 - Janet
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QUINDICI SCELLINI
Cosa mi rimane nel cuore di questa manciata di
giorni vissuti allo spasimo fino all’ultimo secondo?
Nel cuore e nel cervello si rincorrono immagini
profumi, sapori, odori. Cerco di rincorrerli e di
ordinarli, ma non ci riesco. Mi esplodono tutti nel
cuore... fuochi d’artificio dai meravigliosi colori di
una realtà drammatica e entusiasmante: da Garissa
a Mtangani prison. Al centro di esse però, forte e
prepotente, emerge nel cuore mio e in quello dei
miei compagni l’immagine di un bimbo bellissimo,
che il prossimo 19 maggio compirà quattro anni,
di nome Albert.
Il piccolo avanza saltellando, dopo lo messa
che ho celebrato a Lango Baya, che significa ‘Ba-
ia del Diavolo’, e molto assomiglia all’inferno per
le sue estreme condizioni di vita. I padri hanno
abituato i piccoli bambini che vivono in sporche
capanne a essere generosi e allora, durante la mes-
sa, raccolgono le loro monetine. Si tratta di pochi
spiccioli. Dall’altare provo ammirazione per i pic-
colini che sfilano e lasciano i loro soldi nella borsa
per l’elemosina. Guardo con attenzione le loro ma-
nine nere e gli scellini che tintinnano nella borsa.
Provo ammirazione per loro e mi sento umiliato
dal loro grande esempio: così piccoli e così poveri
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