Page 72 - Janet
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cere è quello di svuotare la persona, che non è più
               capace di dire: “Io sono il padrone di me stesso”, la
               priva della capacità di disporre della propria vita,
               di organizzarla, perché la sua vita è organizzata da
               altri e ciò incide sulla sua vita futura. Si può tornare
               facilmente al crimine. Si dice che la polizia ancora
               picchi, e picchi forte, soprattutto quando ci sono le
               retate. Ma con i miei cinque compagni diciamo che
               la tortura è anche un “carcere disumano”: quando
               c’è il sovraffollamento, quando manca il cibo di
               qualità e manca la salute. Papa Francesco in que-
               sto ci incoraggia; ci dice: “Andate avanti, questo è
               il cammino della Chiesa”. È una Chiesa che è in
               uscita, che non ha paura di sporcarsi le mani ma
               vive, ha i piedi impolverati, perché è vicina ai più
               dimenticati di questo mondo. I carcerati di Mtagani
               hanno bisogno di misericordia, la misericordia di
               qualcuno che cominci a guardarli con occhi diversi,
               non con gli occhi di chi li condanna, li esclude e gli
               dice: “Per quello che hai fatto ora devi pagare!”. No!
               Con gli occhi di chi dice: “Sì, hai fatto un errore, ma
               c’è una possibilità”; è quel “Vai e non peccare più”
               che Gesù dice all’adultera, a Zaccheo, ai pubblicani
               e a tante persone, e che dice anche oggi a noi.
                  Queste belle considerazioni mi accompagnano
               mentre Jimmy guida il pullmino verso il mercato.
               Quelle mani dalle grate, quel cibo scolo di lavan-

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