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to dell’amore e dalla cura dei cappuccini maltesi
e dello staff dell’ospedale. La mia prima preoccu-
pazione fu sapere dove si trovasse padre Hilary
e i tre volontari che avevano viaggiato con me.
Mi raccontarono che gli Shifta avevano ordi-
nato loro di guidare verso la macchia, un’area
semi-deserta con piccoli alberi. Poi fu detto loro
di scendere dall’auto, portare i propri bagagli e
camminare sotto il sole cocente. La sera gli Shifta
presero tutti i loro bagagli, inclusi documenti e
passaporti, e li lasciarono lì abbandonati senza
nessuna conoscenza o informazione sulla loro
posizione.
Padre Hilary aveva una certa esperienza del
posto dato che lavorava da anni come missiona-
rio in quella parte della diocesi di Garissa. Disse
ai suoi compagni che non potevano fare altro
che passare la notte lì sotto un albero e aspettare
il mattino seguente. Controllarono il tramonto e
si orientarono di conseguenza. Quindi raccolse-
ro alcuni rami secchi e spine e li posizionarono
intorno a dove si trovavano per proteggersi dagli
animali selvatici. Bisogna tenere a mente che il
luogo dove accadde l’incidente è chiamato in
lingua kiswahili “Lango la Simba”, che significa
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