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Tuttavia, il problema era che questo aero-
plano non poteva nemmeno atterrare su Lamu
visto che allora non c’era nessuna pista su quella
piccola isola. Quindi dovettero trasportarmi di
nuovo con una barca verso un’isola più grande
chiamata Pate, dove l’aeroplano potesse atterrare
e poi portarmi a Nairobi.
Ma c’erano altri ostacoli da superare. A Nai-
robi, i piccoli velivoli vengono gestiti di norma
dall’aeroporto di Wilson. Dunque i cappuccini
maltesi in Nairobi vennero lì per darmi il ben-
venuto. Ma non appena l’aeroplano stava quasi
per atterrare, l’elettricità dell’aeroporto di Wilson
saltò e così dovemmo atterrare all’aeroporto in-
ternazionale di Nairobi. I fratelli che mi stavano
aspettando dovettero quindi viaggiare in auto
per arrivare lì, un viaggio che richiese più di
mezz’ora. Ma infine, con l’aiuto di Dio e di co-
loro che erano con me, raggiungemmo l’ospe-
dale di Nairobi. Questo ospedale fu inizialmente
gestito dai britannici secondo le leggi coloniali,
ma successivamente si sviluppò come impresa
privata. Lì ricevetti i migliori trattamenti e fui
accudito per bene.
Credo che ripresi coscienza nel bel mezzo
della notte; ero su un letto d’ospedale e circonda-
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