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come eravamo stati attaccati durante la guida,
come gli Shifta si erano presi l’auto e gli altri
quattro miei compagni dentro. Non potevo dire
nient’altro però riguardo la loro posizione. Diedi
ai poliziotti le chiavi di scorta della Land Rover
che avevo in una piccola tasca dei miei jeans,
cosicché potessero guidare la macchina nel caso
in cui l’avessero trovata. Nel frattempo rimasero
vicino a me, sperando che qualche veicolo pas-
sasse di lì. Fu dopo un po’ di tempo che passò
un furgone. Gli agenti fermarono il furgone, due
di loro si sedettero accanto al conducente te-
nendomi nel modo più comodo possibile sulle
ginocchia, gli altri due in piedi sul retro. Prima
che iniziassimo a muoverci, uno degli agenti mi
chiese i miei dati di identificazione, che poi an-
notò; io gli diedi anche il numero di telefono
della nostra casa dei cappuccini a Nairobi e gli
chiesi di informarli di quello che era successo.
Fui portato al villaggio di Witu, dal quale ero
passato con i miei compagni poche ore prima.
Ma quel tratto di terra era pieno di buche e non
appena passavamo su di ognuna di esse, per me
era una grande sofferenza. A Witu fui portato alla
clinica del villaggio. Non appena vidi l’infermiera
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