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passione, della Via Dolorosa, del dramma di tanti
nostri fratelli e sorelle che, ancora oggi, muoiono
confessando il nome di Gesù, il Signore. Provi
l’angoscia della solitudine, sperimenti l’arsura,
mentre la gola ti brucia irritata dalla sabbia che
ti toglie il respiro, porti nel tuo corpo i segni
della brutale violenza e dell’odio che da millenni
continuano a seminare morte e a condannare
innocenti, a crocifiggerli. In quel momento di
abbandono, ti nasce dentro l’adesione del cuore,
il tuo “sì” alla partecipazione viva a un dramma
che pare travolgerci, ma in realtà è la radice di
una vita nuova.
Qualcuno ti ridona il respiro, ti fa intravedere
un senso al tuo dolore, ti riporta alla vita, per-
ché “un martire è colui per il quale Dio non è
un’altra – e l’ultima – possibilità di metter fine al
terribile dolore; Dio è la sua stessa vita, e quindi
ogni cosa nella sua vita va verso Dio, ascende
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alla pienezza dell’Amore” .
In questo orizzonte, si affacciano luminose le
espressioni di Papa Francesco, rivolte ai nuovi
2 a. sChmemann, Per la vita del mondo. Il mondo come
sacramento, Lipa 2012, p. 133.
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