Page 77 - Ivonete
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freddo intenso e il disagio di otto ore di fuoristra-
               da, dove ho passato il Natale più bello della mia
               vita nel 2016, il caldo e il sovrappopolamento
               del carcere di Porto Velho, in qualche modo mi
               fanno ripiangere il freddo delle Ande e i soli 120
               prigionieri speciali del penitenziario andino.
                  Adenilson traduce i miei saluti e le mie frasi
               ai prigionieri. La terza cella che saluto è aperta.
               Tiro il catenaccio libero dal lucchetto ed entro.
               Ci sono 8 prigionieri. Si sta stretti. Il tanfo è più
               forte e si mischia anche all’orina. Uno di loro sta
               lavando il pavimento con uno straccio lurido. La
               latrina è in un angolo. Mi chiedo dove dorma tutta
               questa gente. Mi giro verso la porta della cella e,
               sopra l’ingresso, vedo due cuccette che hanno
               aria da grate che danno sul corridoio del padiglio-
               ne. Chiedo di salire, mi sdraio, lo spazio tra me e
               il soffitto non è più di 20 cm, per una eventuale
               persona affetta da claustrofobia la situazione sa-
               rebbe impossibile. Scendendo dalla stretta scaletta
               a pioli mi da una mano Rodrigo, un ragazzo che
               dorme in quella branda. Adenilson traduce:
                  “Padre, aiutami, mi chiamo Rodrigo e sono
               in carcere per traffico di droga. Ho bisogno di
               alcuni antibiotici ma non ho nessuno che me li
               può portare”.


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