Page 75 - Ivonete
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Si presenta vestito tutto di nero, occhiali neri,
un pizzetto ancora non troppo cresciuto; una t-
shirt nera a mezze maniche sulla quale campeg-
gia il logo Operações Especiais e il noto teschio
che si incrocia con due fucili mitragliatori. Porta
gli anfibi e i pantaloni di una mimetica nera. È
armato fino ai denti: un fucile ripetitore al collo,
una pistola sul fianco sinistro. Mi sembra anche
un po’ invasato, ma ci sta in un posto da sballo
come questo. Appena mi presentano come un
sacerdote che viene da Roma, in spagnolo, cerca
di mettermi a mio agio.
“Ciao don Gigi, mi chiamo Adenilson e oggi
sarò addetto alla tua scorta per la visita di questo
penitenziario”.
Appena sento lo spagnolo mi sento a casa:
almeno potrò fare domande e avere, nel carcere,
una buona traduzione. Il giovane non disdegna
neppure alcune fotografie in ricordo. Chiedo
perdono alla nostra piccola comitiva per sce-
gliere lui come primo interlocutore. Il sole nel
frattempo si è alzato e il clima amazzonico non
risparmia caldo e umidità.
“Adenilson, non abbiamo molto tempo. Nel
pomeriggio ho un volo di tre ore per Brasilia…
facci fare un giro in un reparto significativo”.
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