Page 76 - Ivonete
P. 76
Così dicendo, dopo aver passato il metal de-
tector, entriamo nel degrado del carcere. Il padi-
glione per noi scelto è il padiglione D. Dopo aver
percorso un prato poco curato tra due mura di
cinta, superiamo anche il secondo muro sorve-
gliato dalle torrette di vigilanza e, dopo un breve
percorso, giungiamo al padiglione D. La prima
cosa che si nota immediatamente è il degrado e
il micidiale sovrappopolamento. Certo a Mtagani
in Kenya era uno schifo, ma anche qui le condi-
zioni igieniche fanno schifo. Nelle piccole celle
del padiglione, chiuse a chiave, si ammucchiano
i carcerati, quasi tutti a dorso nudo per il forte
caldo e l’umidità. Si sente forte la puzza dell’alito
e del sudore dei prigionieri. L’aria è viziata. Le
sbarre delle celle hanno un colore verde. For-
se non riuscite a capire, se non venite qui cosa
significhi una lurida cella di questo genere. Si-
gnifica che in uno spazio di 8 metri quadrati ci
sono 10 persone. Inizio così a passare, di cella
in cella, toccando le loro mani. Mani, braccia,
schiene tatuate. Mi sembra di rivedere in questo
il Messico o il Perù. Se in Perù ho visto il carcere
peggiore della mia vita, a 5050 metri di altezza,
con condizioni di vita impossibili per l’altezza, il
74

