Page 112 - Halima
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Kenya
          halima

         chiami?”. La donna, commossa, mi risponde:
         “Mi chiamo Beatrice, padre”. “Beatrice, vor-
         rei chiedere a padre Alex di benedire questo
         anello e quando lui lo avrà benedetto qui, a
         Malanga, vorrei chiedere a te di mettermelo
         al dito, in rappresentanza di tutto il villaggio”.
         Con un grande sorriso, Beatrice acconsente.
         Imbraccia le stampelle e faticosamente vie-
         ne al centro della chiesa. Il padre missionario
         scende dall’altare, prende nelle sue mani il
         mio anello messicano e lo benedice, lenta-
         mente. Poi lo consegna a me e io lo consegno
         a Beatrice. Sento nel cuore una grande gioia:
         questo gesto per me è sacro e potente, capa-
         ce di curarmi da paure ed angosce, capace
         di donare pace a un cuore spesso ancora in
         tempesta per il repentino cambio di vita.
            La donna sente la forza del gesto che sta
         andando a compiere e con grande solenni-
         tà mi pone l’anello al dito anulare: scoppia
         un grande, fragoroso applauso, ma Beatri-
         ce chiede silenzio e inizia il suo meraviglioso
         discorso che mi è difficile dimenticare: “Padre
         Gigi, tu sei un muzungo, un bianco, e sei arri-
         vato fino a Malanga per portare una scuo-

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