Page 68 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ רוּצ
il lamento di Gesù sulla sua città che non ha accolto e riconosciuto il Messia; come altra volta disse:
"Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho
voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete
voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più finché
non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!". Un grazioso mosaico sotto l'altare
riproduce una gallina con pulcini. Rifiuto che Gesù, sulla scorta di Isaia 5, stigmatizza con la
terribile parabola dei vignaiuoli omicidi (Mt 21,33-45): "Il Regno sarà tolto a voi e sarà dato ad
altri..". Il segno tragico ne sarà la distruzione di Gerusalemme nell’anno ’70 da parte dei Romani
(Mc 13,14-17). Quel segno i discepoli useranno poi per descrivere la fine del mondo - o meglio il
suo significato - e cioè il giudizio di esclusione dal Regno per quanti, come i Giudei, hanno rifiutato
il Cristo (Mc 13,24-27). La strada corre tra cimiteri ebraici: ogni tomba è ricoperta di sassi, segno
della "vita" che si augura ai propri morti quando si vengono a visitare. Lungo la valle del Cendron
ci sono antiche tombe, già dal tempo di Gesù (cfr. Mt 23,29), oggi chiamate di Assalonne, di
Giosafat, di San Giacomo e di Zaccaria. Si scende poi passando davanti alla chiesa russa di Santa
Maria Maddalena che spicca con le sue cipolle dorate sul verde di tutto il monte degli Ulivi, cui è
annesso un monastero femminile. Si giunge al Getsemani, ai piedi del monte, nella valle del
Cedron.
IL GETSEMANI
"Egli (Gesù) nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a
colui che poteva liberarlo da morte...; pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì"
(Eb 5,7-8). Siamo nel luogo dove più fortemente l’umanità di Gesù si è manifestata: "l’anima mia è
triste fino a morire", e dove la sua scelta fu eroica e definitiva: "Non la mia, ma la tua volontà sia
fatta". Luogo tra i più suggestivi del resto, che merita il massimo di concentrazione e preghiera. LA
STORIA Oltre il torrente Cedron, ai piedi del Monte degli Ulivi, c’era questo giardino - forse di
proprietà di qualche amico di Gesù. Vi era, appena all’entrata, una grotta naturale per gli attrezzi di
lavoro e un "pressoio per l’olio" (appunto Getsemani), e angolo di riparo per la notte ( "come al
solito" dice Luca 22,39: quindi Gesù ci veniva spesso). E’ questa l’attuale ‘Grotta dell’arresto’
proprio sul fondo valle, a fianco della chiesa della Tomba della Vergine: tracce di mosaici del IV
secolo ne testimoniano il culto antichissimo, assieme a vari strumenti di lavoro e una cisterna.
Quella sera, dopo la Cena al Cenacolo, scese la scalinata verso la valle (cfr. note al Gallicantu),
lasciò qui a dormire i discepoli e presi con sé Pietro, Giacomo e Giovanni si allontanò "quanto un
tiro di sasso" a pregare. Proprio più in là una trentina di metri vi è "il giardino degli ulivi": vi sono
conservati otto vecchissimi ulivi millenari, che ricordano quelli dell’agonia di Gesù. I Francescani
ne sono custodi dal sec. XVII e ne hanno fatto un angolo di raccoglimento e preghiera. A fianco, dal
1920 vi è costruita una grande Basilica che conserva davanti l’altare una pietra già venerata dal III
secolo come luogo della prostrazione di Gesù in agonia. La basilica è costruita sulla pianta della
prima basilica, quella fatta da Teodosio nel 380 e distrutta dai Persiani nel 614. Anche i Crociati vi
costruirono qui una imponente chiesa, di cui rimangono tracce nel pavimento e dintorni. Dentro la
basilica, con pochissima luce filtrata da alabastro color violetto, è luogo di sosta per rivivere
momenti drammatici: l’agonia di Gesù, il sonno indifferente degli apostoli, il bacio di Giuda,
l’arresto, la fuga dei discepoli. I mosaici alle pareti ne sono richiamo suggestivo. Forse non esiste
luogo più adatto per rileggere con calma le pagine drammatiche del Vangelo, e fermarsi per un po'
di silenzio meditativo (e, quando si può, la sera, per un'ORA SANTA); poi si bacia la pietra in
segno di partecipazione per chiedere di poter dire anche noi: "Non la mia, ma la tua volontà!".
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