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sempre fatica a entrare in questo islam così rigi-
         do. La preghiera termina nel cuore della notte e,
         nel frattempo, sopraggiunge Abdalla, l’altro figlio
         che parla inglese. La nostra notte di conversazio-
         ne avverrà in inglese e... immaginate con cosa?
         Con i telefonini e Google traslator. Si scrive nella
         propria lingua e l’infernale programma tenta di
         tradurre nell’altra lingua, lontana miliardi di anni
         luce dalla nostra lingua e soprattutto dalla nostra
         testa! Il risultato è una specie di chiacchierata
         che procede a balzi... ma, alla fine, più o meno
         funziona e poi c’è la lingua inglese che mi salva!
         Abbiamo già cenato alla Caritas, ma l’ospitalità
         musulmana impone un’altra cena...
            Viene portato un enorme piatto con tre polli
         arrosto e riso con salse piccanti. Lo splendido
         piatto fa a botte con la povertà e la miseria della
         casa. Dappertutto, alle pareti, frasi del Corano
         scritte in nero. Hanno il potere di intimorirmi
         anche se parlano di misericordia. Inizia la cena.
         Come posate sono le possenti e vecchie mani
         di Mohammed. Spezzano un pollo intero e me
         ne offrono la metà. Per me significa mangiarci
         una settimana: porzione enorme e fuori dalle
         mie capacità. Capisco che non posso fare nul-

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