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incastrata. Cerco di toglierla con una mano, ma
         non ci riesco, provo con tutte due, nulla... Inizio
         a colpire la grossa pietra con i pugni, pugni sec-
         chi e forti. L’autista mi guarda con un misto di
         ammirazione e perplessità. Dopo quattro cazzotti
         ben assestati la pietra, del peso di circa due chili
         esce. Sono sudato per il caldo e i colpi dati. Una
         pacca dell’autista arabo vale più di un applauso.
         Rientro nel pullman e possiamo partire.
            Prima di farmi lasciare a casa di Mohammed
         accompagno Emanuele alla sua dimora. Entria-
         mo. Lo devo trattenere ponendo la mia mano
         sulla spalla. Sta per toccare e baciare la donna
         allo stile occidentale. Lei è velata e si ritira.
            “Fermati Emanuele! Anche se il suo volto è
         scoperto non la guardare, non la toccare e, per
         salutarla, stai distante da lei almeno due metri!
         Porta la mano destra al cuore e con un leggero
         inchino saluta con la classica invocazione di pa-
         ce: ‘Salam halekum’”.
            La donna risponde “Halekum Salam” e accen-
         na un leggero sorriso.
            Devo spiegare al caro amico che nell’islam
         sunnita la donna non può essere guardata, non
         si può parlarle, ecc... Lele appare un po’ pre-

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