Page 28 - FAHMI
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Lo hai abbracciato e salutato prima di partire da
         Gerusalemme...
            “Ciao Fahmi, ci vediamo presto! Saluta tua
         madre, la sorella di Yassin”.


            Siamo a Natale 2016 e un ragazzino è in
         ospedale con la testa spaccata da un idiota pro-
         iettile impazzito. Il suo sangue è rimasto li sulla
         piazza, vicino al terribile cacciavite fotografato
         dai giornalisti assetati di notizie e di dettagli.
         Ricostruiscono al secondo le dinamiche dell’at-
         tentato, ma non ricostruiscono al secondo le folli
         dinamiche interiori che l’attentato produce e che
         con questo pezzo vogliamo gridare al mondo.
         Come posso oggi dimenticare la madre di Fahmi
         nel momento dell’attentato, spettatore inconsa-
         pevole e incosciente ha gli stessi occhi bagnati
         di lacrime di Gaby in Messico, di Hazar in Iraq, o
         di Akoth a Garissa quando, il 2 aprile 2015, sente
         al telefono per l’ultima volta la voce della figlia,
         Lydia, prima che un folle islamista di Al Shabaab
         le spappoli la testa con un colpo di kalashnikov
         (cfr p. 56 di Opere di Luce Marna 2015).

            Mamme e sangue... Questo avviene oggi a
         Gerusalemme, in Messico, in Iraq e a Garissa,

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