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torture e minacce nei loro Paesi. Invece le due
               donne sono in carcere da più di un anno.
                  Fa sempre paura in questo Paese essere sot-
               toposti al controllo dei documenti. Ho avuto
               paura anch’io quando, rientrando da Garissa a
               Watamu, prima del ponte della città e poi nel
               percorso deserto verso Hola, i militari mi han-
               no sottoposto ad accurati interrogatori... e con
               un passaporto italiano in regola. Ma tutto ciò è
               comprensibile perché dalla Somalia si sospettano
               sempre infiltrazioni di militanti o di affiliati di Al
               Shabaab. Queste persone le avrei potute incon-
               trare poi in carcere.
                  A Garissa, infatti, abbiamo visitato, con il ve-
               scovo Joe, il Garissa Midium Prison dove sono
               incarcerati membri o simpatizzanti del gruppo
               terroristico di Al Shabaab. La visita per me ha
               avuto un grande valore simbolico, proprio nel
               giorno delle ceneri! Dopo aver visitato l’univer-
               sità di Garissa, e aver incontrato alcuni amici e
               parenti delle vittime di quella immane strage, mi
               mancava fare il contrario: visitare chi era stato la
               causa di quella strage. Mi torna alla mente il Mes-
               sico: dopo aver conosciuto Gaby e la drammati-
               ca storia della tortura e dell’uccisione della figlia


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