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visione. Abbiamo sponsorizzato un torneo di
               pallone. Avevamo intenzione di costruire lì un
               dispensario, ma la corruzione formidabile ce lo
               ha impedito!
                  Non poteva mancare l’incontro con le pri-
               gioni di Garissa e abbiamo avuto il privilegio
               di visitarle con il vescovo Joe che, con grande
               umiltà, ci ha fatto ottenere i permessi necessari.
               I nomi delle due prigioni che abbiamo visitato
               sono Garissa Midium Prison and Garissa Maxi-
               mum prison.
                  L’incontro con i prigionieri, nel mercoledì
               delle ceneri, ha avuto quasi un sapore sacra-
               mentale. Dalle prigioni di Garissa porto a casa
               due braccialetti regalatimi da due prigioniere:
               Rahmo, una giovane mamma somala e una ra-
               gazza ugandese. Sono finite in cella per il sem-
               plice motivo di aver lasciato il campo profughi di
               Dadaab e, senza documenti, aver tentato di attra-
               versare il ponte di Garissa per entrare nel Paese.
               Davanti al loro ragionamento mi sono detto se
               forse non ci fossero state alternative più sagge
               e, paradossalmente, meno costose per il Kenya:
               rimandarle in Somalia e Uganda o riportarle al
               Campo profughi di Dadaab per proteggerle da


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