Page 21 - Diana
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madre, Santina, qui, alla quarta stazione.
            Scendo lentamente le scale che conducono alla
         cripta. La tomba è illuminata da un faretto che ho
         montato la sera in cui abbiamo sigillato il suo se-
         polcro. Appoggio la fronte al freddo marmo bianco
         e la mia fronte tocca le lettere scolpite nella pietra
         che, in latino, dicono: PETRA CORDIS MEI DEUS
         IN AETERNUM. Roccia del mio cuore è Dio!
            Per ricordarmelo Santina, nel 2007, mi rega-
         lò, proprio in questa chiesa, un bracciale in ar-
         gento cesellato da un argentiere ebreo nella città
         vecchia di Gerusalemme. Su questo bracciale la
         scritta è in ebraico ZUR LEAVÌ WE ELQI ELOIM
         LEOLAM. Ogni giorno la mia destra è guidata da
         questa frase. Una frase esigente che si impasta in
         questa bianca pietra e che definisce l’unica, asso-
         luta, certa regola di vita di mia madre. Nel nostro
         logo associativo la frase appare in ebraico.
            Prima di partire per Iraq mi devo confrontare
         con questa frase. Stacco la fronte che ho premuto
         così forte contro il sepolcro da lasciare il segno
         della lettera ‘P’di Petra e, con passione profonda,
         forte, inebriante, bacio quella scritta, quella pietra,
         quella cenere di mia madre lì conservata… I miei
         occhi scendono verso il basso dove, sempre con

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