Page 58 - 1. Roccia del mio cuore è Dio
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cedeva la firma mamma o la tua mamma. Al termine
tua mamma corrisponde negli scritti l’aggettivo mio
riferito al proprio figlio. A Mamma piace chiamarmi
Luigi e aggiungerci il mio Luigi. Nella prima lettera,
scritta dopo l’ordinazione diaconale (Lettera n. 15,
1 novembre 1985), mi chiama per la prima volta don
sottolineando don quasi a farmi capire la sua gioia per
la mia consacrazione. Se le lettere si chiudono con la
frase un grosso bacione, esse si aprono tutte nel mede-
simo modo Carissimo Luigi mentre solo un paio di es-
se portano Caro Luigi. Gli scritti sono caratterizzati
nella quasi totalità da un cordiale invito alla preghiera,
dall’esortazione allo studio (quattro volte) e da una ve-
lata e serena nostalgia di rivedermi presto (sei volte).
Il tutto viene giustificato da una semplice e granitica
visione di fede cristiana e del valore del sacerdozio cat-
tolico per il quale è giusto compiere ogni sorta di
sacrificio essendo «la vocazione più bella che esista».
– La lettera del fuoco. Le lettere sono sempre molto
serene e ottimiste, tranne una da me chiamata la Lettera
del fuoco. Si tratta della Lettera n. 4 del 21 ottobre
1982. Una disposizione di Giovanni Paolo II nell’ot-
tobre del 1982 invitava i seminaristi dei vari collegi
romani a portare la divisa ecclesiastica, il clergyman.
Noi seminaristi non gradimmo molto quella decisione
e così ebbi la malaugurata idea di parlarne al telefono
con Mamma. Alcuni giorni dopo giunse a me una let-
tera avvolta in un pezzo di carta bianca per maggior
riservatezza, nella quale Mamma mi rimproverava sen-
za mezzi termini il mio atteggiamento di disubbidienza
e invitava me e i miei amici a ravvedermi: «Ricrediti con
il tuo gruppo e insieme fate buoni propositi di ubbidire,
58 II - CARO DON LUIGI

