#VoltiDiSperanza

JANE – N.51 IL LIBRO GRATUITAMENTE


Ecco il n. 51 della Collana #VoltiDiSperanza#: Jane

Il sito vaticano Vatican News ne da notizia il 14 aprile 2025 con un bell’articolo qui di seguito riportato

“Jane”, quando il digiuno dal cibo spalanca il cuore alla solidarietà
Monsignor Giovanni d’Aniello, nunzio apostolico nella Federazione Russa e in Uzbekistan, firma la prefazione all’ultimo libro di don Luigi Ginami che propone una storia di fede e carità dall’Africa
Un volumetto che racconta di Jane, donna africana del Kenya, che si toglie il cibo di bocca per nutrire i figli. Un altro dei ritratti di don Luigi Ginami che va ad arricchire la lunga galleria di storie scritte dal sacerdote bergamasco, presidente della Fondazione Santina Onlus, che cura progetti di adozione a distanza e realizzazioni in particolare nelle zone più disagiate del mondo.

Passione per chi ha bisogno
Il libro intitolato per l’appunto “Jane” reca la prefazione dell’arcivescovo Giovanni d’Aniello, nunzio apostolico nella Federazione Russa e in Uzbekistan, che dice di cogliere in questa storia echi di altre narrate da don Luigi, in cui fede e solidarietà fanno filtrare luce nel buio della miseria. Ad esempio, scrive monsignor d’Aniello, mi sembrava di rileggere le pagine dell’opuscolo realizzato dopo la visita alla discarica di “Villa Princesa” in Brasile, specie per l’amore per le persone incontrate nel viaggio” o “la passione nel portare avanti un progetto per i più bisognosi, il sentimento cristiano che animava quel viaggio e la gioia nel vedere nascere e concretizzarsi un disegno reso possibile anche grazie alla generosità di tanti suoi amici”.

Il digiuno che riempie di Dio
Come gli altri, “Jane” è un “nuovo racconto della carità” che ha in Jane, che rinuncia a mangiare per consentire di farlo ai suoi piccoli e a chi sta peggio di lei, “l’immagine del pellicano che dona il suo proprio sangue per nutrire i suoi piccoli”. Un gesto, afferma il nunzio, che riporta a Cristo e a quella “carità che si fa visibile nel dono di sé stessi agli altri”. Jane, ricorda il presule, a un certo punto dice: “Questo digiuno mi toglie il cibo ma riempie di Dio”. Un gesto semplice come quelli della Fondazione Santina che con i suoi progetti, ricorda monsignor d’Aniello, “riesce a realizzare “grandi risultati”. “Nel nostro incamminarci verso il ‘sepolcro vuoto’ – conclude il nunzio – chiediamo al Risorto che ci conceda le grazie necessarie per essere sempre più capaci di amare quanti incontriamo, di saper ‘digiunare’ per riempirci di Lui, vero cibo che ci sazia, per poi saperlo distribuire agli altri”.

Il quotidiano nazionale Corriere della Sera del 25 marzo 2025 sezione Bergamo a pagina 5 dedica nell’edizione cartacea un bel articolo sulla Presentazione del libro scritta da S.E. Mons. Giovanni d’Aniello, Nunzio Apostolico nella Federazione Russa ed in Uzbekistan e riguardo i 10 ani di attività della nostra Fondazione, ecco la pagina

IL DIGIUNO TOGLIE IL CIBO MA RIEMPIE DI DIO
Presentazione di S.E. Mons. Giovanni d’Aniello Nunzio Apostolico nella Federazione Russa ed in Uzbekistan

Mentre scorrevo le pagine di questo nuovo libretto di don Gigi, avevo l’impressione che l’avessi già letto. La mia mente, infatti, è andata, sulle ali della fantasia, alla discarica di “Villa Princesa”, in Brasile, e mi sembrava di rileggere le pagine dell’opuscolo che egli aveva scritto di ritorno da quella esperienza. Ovviamente, la similitudine non riguardava né i luoghi, né le persone ed ancor meno l’opera lì realizzata dalla “Fondazione Santina”. Erano piuttosto simili l’amore per le persone incontrate nel viaggio che descrive, la passione nel portare avanti un progetto per i più bisognosi, il sentimento cristiano che animava quel viaggio e la gioia nel vedere nascere e concretizzarsi un disegno reso possibile anche grazie alla generosità di tanti suoi amici.

Ma quello che più colpisce nel leggere questo breve opuscolo è l’esperienza del Cristo sofferente, riconosciuto nelle persone incontrate durante il suo viaggio, in particolare Janet, e reso possibile grazie ad un atto di carità, generato dalla preghiera e concretizzatosi nell’amore per il prossimo. Era giustamente quello che animava il viaggio in Kenya, come anche gli altri viaggi, e che don Gigi riassume all’inizio della sua storia scrivendo: “…accompagnando la nostra opera di carità con la preghiera ed amando Lui nelle persone ammalate e sole…”.Punto centrale di questo “nuovo racconto della carità” è la Sig.ra Janet. Come non vedere nel suo “gesto semplice” ma pieno di significato i “grandi risultati” che Iddio riesce a compiere attraverso la collaborazione dell’essere umano? Com’è possibile non scorgere nella rinuncia di Janet al proprio cibo per darlo ai figli, ed essi poi a chi ne ha bisogno, l’immagine del pellicano che dona il suo proprio sangue per nutrire i suoi piccoli? E’ la carità che si fa visibile nel dono di se stessi agli altri, proprio come il Cristo ci ha insegnato ed il Suo messaggio ci invita a realizzare. In questo tempo di quaresima, nel quale mi è stato chiesto di presentare questo nuovo racconto di don Gigi, voglio far mie le parole di Janet: “questo digiuno mi toglie il cibo ma mi riempie di Dio”, ringraziando i protagonisti di questa nuova storia per l’esempio magnifico che hanno dato e che mi spingono ad impegnarmi sempre più, nonostante i miei limiti, ad essere pane per gli altri.

Corriere della Sera edizione di Bergamo pagina 3
Un ringraziamento, poi, va a quanti hanno reso e continuano a rendere possibile la realizzazione dei progetti della Fondazione Santina che, con “gesti semplici” riesce a realizzare “grandi risultati”. Sono certo che anche la lettura di questo nuovo racconto, come i precedenti, si concluderà con un sincero ringraziamento a don Gigi che, attraverso un modo semplice ma pieno di sentimenti, riesce a farci realizzare con quanto amore Dio ci ami. Nel nostro incamminarci verso il “sepolcro vuoto”, chiediamo al Risorto che ci conceda le grazie necessarie per essere sempre più capaci di amare quanti incontriamo, di saper “digiunare” per riempirci di Lui, vero cibo che ci sazia, per poi saperLo distribuire agli altri. Grazie don Gigi per questo nuovo esempio di carità e che Iddio ti benedica sempre.
don Gianni

 

FONDAZIONE SANTINA, INAUGURATI TRE NUOVI POZZI D’ACQUA IN KENYA. DI ROSANNA SCARDI (CORRIERE DELLA SERA EDIZIONE BERGAMO 25 MARZO 2025

Non si fermano le opere di bene di Fondazione Santina onlus. Questo mese l’inaugurazione di tre pozzi d’acqua in Kenya, nel villaggio Msabaha, lungo la costa bagnata dall’Oceano Indiano: il primo, il 5 marzo, in occasione del decennale dalla nascita della fondazione; a seguire gli altri due. I pozzi forniscono l’acqua al villaggio e all’orfanotrofio dove vivono 27 bambini. Parole toccanti sono quelle scritte da monsignor Giovanni d’Aniello, nunzio apostolico nella Federazione Russa e in Uzbekistan, nell’introduzione al libricino #VoltiDiSperanza n.51, dedicato a Jane, mamma di sette figli (tre sono nell’orfanotrofio di Msabaha), che, nella malattia, ha trovato la fede e si è convertita. Sia la Fondazione, sia l’associazione Amici di Santina Zucchinelli onlus sono presiedute da monsignor Luigi Ginami. «Mentre scorrevo le pagine la mia mente – scrive monsignor D’Aniello – è andata, sulle ali della fantasia, alla discarica di Villa Isabel, in Brasile, e mi sembrava di rileggere le pagine dell’opuscolo che egli aveva scritto di ritorno da quella esperienza. Ovviamente, la similitudine non riguardava né i luoghi, né le persone ed ancor meno l’opera lì realizzata dalla Fondazione Santina. Erano piuttosto simili l’amore per le persone incontrate nel viaggio che descrive, la passione nel portare avanti un progetto per i più bisognosi, il sentimento cristiano che animava quel viaggio e la gioia nel vedere nascere e concretizzarsi un disegno reso possibile anche grazie alla generosità di tanti suoi amici». Punto centrale di questo nuovo racconto della carità è appunto Jane, mamma, rimasta vedova e in assoluta povertà tanto da non avere neppure una capanna dove proteggere se stessa e i suoi figli. «Com’è possibile non scorgere nella rinuncia di Janet al proprio cibo per darlo ai figli – domanda monsignor D’Aniello -, ed essi poi a chi ne ha bisogno, l’immagine del pellicano che dona il suo proprio sangue per nutrire i suoi piccoli? È la carità che si fa visibile nel dono di se stessi agli altri, proprio come il Cristo ci ha insegnato e il suo messaggio ci invita a realizzare. In questo tempo di quaresima, nel quale mi è stato chiesto di presentare questo nuovo racconto di don Gigi, voglio far mie le parole di Janet: “questo digiuno mi toglie il cibo ma mi riempie di Dio”». La Fondazione, unitamente all’associazione Amici di Santina Zucchinelli onlus, ha compiuto un centinaio di opere di solidarietà in diversi Paesi, da Gaza al Perù e al Vietnam, dal Messico all’Iraq, dalla Colombia alla Bolivia e al Kenya, volte a risolvere piccole o grandi emergenze. Una delle prime opere, nel 2015, è stata la creazione, da parte dell’associazione, dell’ambulatorio presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII per la cura dell’aritmia cardiaca, provocata dal morbo di Chagas, malattia di origine sudamericana, subdola perché silente e asintomatica per anni, trasmessa dalla puntura di insetti parassiti, che attacca il cuore e ne procura uno scompenso irreversibile. L’ambulatorio Cuore-Chagas, gestito dal professor Marco Rizzi, ha avuto oltre 500 donne latino americane come pazienti. Questa non è stata l’unica iniziativa per il Papa Giovanni. «Durante la pandemia – afferma monsignor Luigi Ginami – l’associazione ha donato due ventilatori polmonari elettronici, allora pressoché introvabili perché richiesti in tutta la Regione, da installare nel reparto di terapia intensiva e gestiti dal professore Luca Lorini a cui è stato dedicato uno dei libretti #VoltiDiSperanza “Luca”, il cui ricavato ha permesso di finanziare in parte la costosa iniziativa». Di recente, un altro intervento importante, «l’allestimento dell’infermeria – annuncia don Ginami – nel carcere Las Cruces ad Acapulco, nello Stato messicano di Guerrero, intitolata ai genitori del vescovo, monsignor Francesco Beschi, Giovanna e Pietro». Importante la simbiosi con la Diocesi di Bergamo e monsignor Francesco Beschi che, nell’estate del 2022, si è recato in Bolivia, in occasione dei sessant’anni della presenza missionaria orobica sul posto e ha benedetto a La Paz la ricostruzione del muro di cinta della parrocchia di Munaypata, un’opera finanziata da Fondazione Santina e dedicata ad Ada Miotti Parolin, mamma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.

TRE NUOVI POZZI A MSABAHA IN KENYA GRAZIE ALLA FONDAZIONE SANTINA (BERGAMONEWS.IT DEL 14 MARZO 2025)
Mons. Luigi (Don Gigi) Ginami, Presidente delle Onlus Associazione Amici di Santina Zucchinelli e Fondazione Santina, che compie 10 anni, è impegnato nel suo 65esimo Viaggio di Solidarietà ed ha inaugurato a Msabaha tre nuovi pozzi. Nel suo secondo report Don Gigi racconta l’inaugurazione del sistema elettrico per il pozzo nell’orfanotrofio.

Dieci anni fa come oggi alla medesima ora veniva firmato nello studio del notaio a Roma l’atto di nascita di Fondazione Santina. Questo viaggio cercherà di tessere un sommario bilancio di quanto fatto in questi anni. Certo, questo giorno si carica di forti significati. Oggi inizia la Quaresima. Oggi compiamo una piccola grande opera di solidarietà. Oggi festeggiamo 10 anni. Non poteva essere in modo migliore, non con grandi feste, ma nel digiuno e nella Carità. Ecco le Sacre Ceneri che ci siamo posti sul capo, festeggiando così il nostro lavoro con i più poveri tra i poveri: bambini orfani di genitori che vivono in estrema povertà, accolti nella struttura dove abbiamo già inaugurato un pollaio, costruito con l’aiuto dei bambini dell’ADASM di Bergamo. Questa volta l’aiuto viene da Marcella Banella e dai suoi genitori Carla e Mario. Marcella ci ha offerto una generosa donazione con la quale inaugureremo in questo viaggio tre pozzi: uno dedicato a Marcella, il secondo alla mamma Carla ed il terzo al papà Mario. La donazione è stata accompagnata da una splendida lettera che pubblicheremo al mio ritorno in Italia. Questo pozzo ha avuto anche la generosa donazione della nostra Blanca. I 27 bambini dell’orfanotrofio sono tra i più poveri dell’area di Msabaha. Un bambino sopporta molto bene la povertà, perché semplicemente non distingue povertà da ricchezza ed è per quello che vive felice. Ma il bambino sente un’altra povertà: la morte della mamma, o del papà o peggio ancora di tutti e due. Ero davvero piccolo, ma ricordo le lacrime ed i pianti di mia madre Santina alla morte del mio papà Egidio. Si apre il grande cancello, ed i piccolini ci corrono incontro. Elia mi riconosce. La scorsa volta Blanca aveva chiesto a lui la lurida maglietta strappata che avevo mostrato come sacra reliquia a Selvino durante la predicazione della giornata missionaria su invito di Don Alberto, il grande Parroco del paese. Elia prende la mia mano e non la vuole lasciare più. Jimmy e Joice mi mostrano con cura quanto realizzato. Partiamo dai pannelli solari che sono stati posizionati sul tetto, perché come ben sapete l’orfanotrofio non ha ancora l’elettricità. I grandi nuovi pannelli solari hanno la forza di produrre energia per attivare la pompa del nostro pozzo.

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