FESTA DELL’ACQUA
FONDAZIONE SANTINA COMPIE 10 ANNI INAUGURANDO TRE POZZI
E’ il mercoledì delle ceneri 5 marzo 2025 ed è una giornata intensa e complicata ma densa di significato. Sveglia molto presto la mattina con le tre ore di differenza di Dubai con Italia, poi le pratiche per imbarco e sei ore di volo per Mombasa, poi tre ore di jeep per giungere all’ orfanotrofio dove inauguriamo nella semplicità un nuovo pozzo per i 27 bambini ospiti della struttura. Dieci anni fa come oggi alla medesima ora veniva firmato nello studio del notaio a Roma l’ atto di nascita di Fondazione Santina. Questo viaggio cercherà di tessere un sommario bilancio di quanto fatto in questi anni, certo questo giorno si carica di forti significati, oggi inizia la quaresima, oggi compiamo una piccola grande opera di solidarietà, oggi festeggiamo 10 anni! Non poteva essere in modo migliore, non con grandi feste, ma nel digiuno e nella Carità.
Ecco le ceneri sacre che ci siamo.posti sul capo ieri festeggiando così il nostro lavoro con i più poveri tra i poveri: bambini orfani di genitori che vivono in estrema povertà accolti nella struttura dove abbiamo giá inaugurato un pollaio costruito con l’ aiuto dei bambini dell’ adasm di Bergamo. Questa volta l’ aiuto viene da Marcella Banella e dai suoi due genitori Carla e Mario. Marcella ci ha offerto una generosa donazione con la quale inaugureremo in questo viaggio tre pozzi: uno dedicato a Marcella, il secondo alla mamma Carla ed il terzo al papà Mario. La donazione è stata accompagnata da una splendida lettera che pubblicheremo in allegato in questo capitolo al mio ritorno in Italia. Questo pozzo ha avuto anche la generosa donazione della nostra Blanca. I 27 bambini dell’ orfanotrofio sono tra i più poveri dell’ area di Msabaha. Vedete un bambino sopporta molto bene la povertà perché semplicemente non distingue povertà da ricchezza ed è per quello che vive felice, ma il bambino sente un’ altra povertà: la morte della mamma, o del papà o peggio ancora di tutti due! Ero davvero piccolo, ma ricordo le lacrime ed i pianti di mia madre Santina alla morte del mio papá Egidio!
Si apre il grande cancello ed i piccolini ci corrono incontro, Elia mi riconosce. La scorsa volta Blanca aveva chiesto a lui la lurida maglietta strappata che avevo mostrato come sacra reliquia a Selvino durante la predicazione della giornata missionaria su invito di don Alberto, il grande parroco del paese. Elia prende la mia mano e non la vuole lasciare piú. Dimmy e Joice mi mostrano con cura quanto realizzato. Partiamo dai pannelli solari che sono stati posizionati sul tetto, perché come ben sapete l’ orfanotrofio non ha ancora l’ elettricità… i grandi nuovi pannelli solari hanno.la.forza di produrre energia per attivare la pompa del nostro pozzo. Dal tetto dei dormitori il nostro elettricista Baraka ha scavato un lungo solco e fatto scorrere un grosso cavo che giunge a circa 100 metri dove vi è scavato il pozzo. Qui vicino all’ oceano non è come in Iraq dove abbiamo scavato più di ottanta metri roccia, qui si trova acqua a cinquanta metri dalla superfice e la trivella scava solo sabbia e terra. Il pozzo dell’ orfanotrofio è profondo 50 metri e si tratta solo di una grossa tubatura che attinge acqua, non i pozzi che noi immaginiamo in Italia! L’ elettricità dà forza alla pompa l’ acqua viene estratta e pompata verso due cisterne dove viene raccolta e dalle cisterne si divide, una va agli orti che ora potranno essere coltivati perché vi è acqua e l’ altra acqua va ai dormitori e refettori dove viene usata per igiene nei lavandini, docce e latrine e per lavare i piatti. Purtroppo il geologo ci aveva detto che l’ acqua non era potabile. Non è importante l’ acqua è sempre un dono prezioso per gli orti e per l’ igiene dei bimbi. Sono soddisfatto e chiedo le ricevute di ogni “pezzo” Jimmy puntualmente mi presenta ricevuta di pannelli solari, cavo elettrico, pompa, scavo ecc… prima di dormire ieri sera ho fatto i conti e tutto torna! Forse ti sembrerà poco romantico quanto sto scrivendo, ma la carità non è semplicemente donare, ma donare rispettando prima di tutto la giustizia, la carità è esigente; la carità esigente che ogni singolo.centesimo sia dato per la destinazione proposta e non intascato ingiustamente da qualche furbo di turno.
Mi pesa molto controllare, ma come dissi in Iraq: “ Non giro il mondo ad inaugurare opere, ma a controllare le opere che finanziamo. E ieri sera mi sono addormentato tranquillamente pensando che avevamo realizzato una bellissima piccola opera ma rispettando il giusto impiego dei denari inviati. La cerimonia è molto semplice e “quaresimale” direi, vi erano 15 bambini su 27: gli altri erano ancora a scuola. Ma i 15 bambini hanno fatto sentire forte la loro voce con bellissimi canti, poi il suggestivo taglio del nastro colorato, il forte scatenato applauso dei bambini che ti morde il cuore e provoca la pelle d’oca… ed infine la cena di festa offerta da Romeo e Maria Rosa Bonzanni durante la Santa Messa alla Madonna dei campi, anche a loro porterò ricevute degli alimenti: frutta, uguali, fagioli, mais in grande quantità ! Certo spiegare da qui quanto si prova è impossibile a chi rimane in Italia, ne sanno qualche cosa Carolina, Franca, Marzia, Emanuele, Blanca, Marco, Silvana, Caterina e Roberto… per dire alcuni di coloro che in questi dieci anni mi hanno accompagnato in Calabria dove abbiano realizzato bagni assistiti per anziani, a Bergamo dove abbiamo inaugurato l ‘ ambulatorio del morbo di Chagas, a Gaza, in Iraq, in Perú ed in Kenya. Chiudo questo secondo report con due bellissime “foto del cuore”.La prima foto del cuore viene dalla ricca Dubai. Il contrasto con il Kenya è formidabile per la ricchezza che fa sembrare povera New York, un semplice caffè costa 5 euro. Ma durante il mio lungo scalo dalla metropolitana ho visto scendere un ragazzo disabile che a fatica usciva… vicino a lui un angelo, la sua mamma, che lo aiutava, lo incoraggiava e …si vergognava davanti ai ricchi che guardavano e non facevano nulla, ricche stilografiche Montblanc ai taschini di giacche costosissime, ottimi cellulari e la povera madre snobbata da tutti che guardavano il pietoso eroico gesto di una disgraziata madre… la scena più forte e bella è stata la seguente: uscito il ragazzo dalla metropolitana, la madre, rossa per la vergogna in volto, abbraccia forte forte il figlio e scoppia a piangere… un brivido mi percorre tutto e anche io piango, mi avvicino e in silenzio faccio un unico e inutile gesto… lentamente accarezzo la madre e dico a lei “Grazie!” Mi giro e me vado, faccio due passi asciugando le lacrime lei mi raggiunge con occhi pieni di luce e mi dà una lunga carezza dicendomi: “Grazie di piangere con me”. Con questa scena nel cuore salgo la scaletta dell’ aereo… Vi domanderete quale è la “seconda foto del cuore” di ieri. La seconda è splendida, non è una coincidenza, come spesso dico, ma una diosincidencia. La jeep lascia la strada statale e inizia la strada sterrata nei pressi dell’ orfanotrofio chi attraversa a noi la strada? Nema ed Anastasia! Jimmy bruscamente frena e io scendo abbraccio lungamente Nema ed Anastasia, al collo Nema aveva uno dei due gemellini… siamo in ritardo prometto a lei di andare a trovare mentre andiamo dalla nostra Bendera… questo straordinario mercoledì delle ceneri lo ricorderò sempre per il suo grande significato e la Festa di Fondazione Santina non poteva essere più struggente di questa nel dono della carezza della disperata madre a Dubai e nel tenero bacio di Anastasia e la sua dolcissima carezza fatta con due bellissime manine tutalment curate dai bambini dell” adasm di Bergamo. Ora mi butto nell’ Oceano faccio un bel bagno. Il mio nuovo anello in acciaio non esce perché è un pochino stretto…..ma chissà che non trovi sulla spiaggia il magico anello di Felix che in settembre avevo perso nel mare. Se lo trovo Ve lo faccio sapere!! Jambo.
Nel 63mo viaggio di solidarietà in Kenya dal 26 settembre al 10 ottobre, la direttrice dell’orfanotrofio Chembe Joyous Children’s Houe e la responsabile del villaggio di Msabaha ci hanno chiesto di costruire tre pozzi: uno per l’orfanotrofio e due per il villaggio, ecco le due lettere di richiesta

questa è la richiesta dell’orfanotrofio

questa è la richiesta della responsabile del villaggio di Msabaha
In data 23 gennaio 2025 il nostro tesoriere provvedeva ad inviare alla Fraternità Missionaria di Maria Euro 4.300 come spese per la costruzione dei pozzi. Jimmy Katana ha provveduto all’acquisto del materiale

I padri Missionari della Fraternità di Maria del Guatemala ci inviano la ricevuta del denaro in scellini per un totale di sellini 566.301,91 al netto delle commissioni bancarie applicate

Dopo questo primo invio per pagare le spese della manodopera è stato inviato a Jimmy Katana il totale di euro 785, ecco la ricevuta di Western Union in data 24 febbraio 2025

Gli operai hanno iniziato i lavori con molta passione, ecco un breve filmato:
ed ecco le diverse spese delle quali abbiamo precise ricevute

LETTERA ALLEGATA AL CAPITOLO DI MARCELLA BANELLA
Caro Don Gigi, non si metta a ridere. Stamattina, presa dall’ispirazione, mi sono messa a scriverle questa lettera, ma nel momento di stamparla, tac! Il PC si impalla e nonostante numerosi tentativi, perdo tutto. Ora mentre lei celebra la messa cerco di riscriverla… so già che non verrà mai come la prima. Non Importa. Ieri sono venuta a messa per ricordare Diego, come le dicevo una serie di coincidenze ci ha fatto incontrare, ma come proprio ieri citava Don Mario Pacifici (che è missionario in Malawi a Balaka da 40 anni) “le coincidenze sono coincidenze, ma qualcuno lassù organizza le coincidenze”. (Padre Pio) Le racconto brevemente la mia storia. Sono figlia di Mario e Carla, coniugi con 20 anni di differenza. Già dall’adolescenza il rapporto con mia madre è stato conflittuale, a dir poco. Appena posso mi sposo, anche per staccarmi da lei e dalla malattia che, credo anche a causa sua, ha segnato tutta la mia vita dai 20 anni ad oggi. Nel 2014 le viene diagnosticata la SLA. Siamo ovviamente sgomenti e spaventati, anche perché non sappiamo cosa ci aspetta. Mio padre, preso dalla disperazione da quella che ci viene presentata come una sentenza di morte, dice apertamente che ha lavorato tutta la vita e che i soldi guadagnati serviranno per salvarla. Premetto che mio padre ha fatto volontariato tutta la vita, dall’avis, all’ambulanza che ha fondato, ma, pur volendo, non poteva per lavoro andare direttamente in Africa ad aiutare concretamente. Così ha sempre donato ai vari missionari che conosceva, perché non si era mai fidato delle grandi Onlus, sapendo che i suoi soldi sarebbero arrivati dove c’era veramente bisogno. Inutile dire che con la disperazione per mia mamma, si mette a donare incessantemente (con un po’ di amarezza anche da parte di noi figli a cui ha sempre insegnato a lavorare, ma non permetteva molto di spendere) nella speranza, da credente devoto alla Madonna di Perello, che il bene fatto sarebbe ricaduto sulla guarigione di mia mamma. Purtroppo il Signore opera diversamente, i suoi piani sono spesso incomprensibili per noi. Mia mamma stessa, che fino al giorno prima cacciava letteralmente i neri che chiedevano l’elemosina in negozio, comincia a donare i suoi risparmi a tutte le associazioni da cui pervenivano lettere di aiuto. Nonostante il nostro pessimo rapporto, non la lascio mai sola. Da piccola, 12/13 anni quando mi diceva cose irripetibili, chiedevo a Gesù di toglierle la parola per non fare che sentissi le sue cattiverie. Nel giro di un anno la malattia le toglie tutto ed io, davanti a tanto dolore chiedo a Gesù di non toglierle almeno la parola. Finché accade, e io mossa da una rabbia irrefrenabile corro al Santuario di Perello vicino a Selvino, che era chiuso e urlo letteralmente a Dio: “basta, ti prego, non toglierle la parola. Ha già sofferto troppo. Le perdono tutto, basta!”. Perde la parola, come se Gesù mi avesse ascoltato con 30 anni di ritardo. Questa cosa mi devasta e ancor di più il fatto che mia mamma mi pagasse e pretendeva che prendessi la cifra che lei mi indicava dal suo conto per darla in parte a me, in parte a mio fratello che eravamo i due che più l’accudivamo. Le ripetevo che ero lì per lei, non per ricevere soldi in cambio. Lei, nel piccolo memoriale che è riuscita a scrivere con il lettore oculare, scriveva che aveva ricevuto una punizione divina perché nella vita era stata troppo egoista. Aveva pensato solo al lavoro e ad accumulare, non concedendo né a noi, né a se stessa mai niente, se non raramente. Nel periodo covid, mio figlio che frequentava la prima superiore ha il suo primo attacco di panico. Lo porto da una psicologa che mi fa notare che se lui ha bisogno di terapia, io ho sulle spalle uno zaino pesante, troppo pesante e che se non lo alleggerisco, non potrò aiutare nemmeno mio figlio. Inizio una terapia che dura da circa due anni. Quest’anno, mia figlia mi fa notare che i prossimi sono 50 anni e che se aspetto ancora un po’ non vedrò nulla del mondo come avrei voluto. Infatti dal viaggio di nozze, ormai 24 anni fa, in Egitto, questo del Kenya è il solo viaggio così lontano, per altro in memoria di mio papà che diceva che di tutti i posti che aveva visitato questo era rimasto il suo più bel ricordo. Allora, nonostante la mia malattia cronica, decisamente incompatibile con l’Africa, decidiamo di partire e questo viaggio è come una catarsi. Tutti sappiamo della povertà nel mondo, ma toccarla con mano è un’altra cosa. Torno con uno spirito fortificato, la scomparsa lo scorso anno del mio papà mi aveva decisamente segnato, facendomi cadere in un abisso. Saluto la psicologa e vedo di concentrarmi sul mio matrimonio che in questi anni, a causa della mia malattia e delle incomprensioni quotidiane è stato messo decisamente a dura prova. Poi succede che a settembre faccio un piccolo intervento in day hospital che doveva essere preventivo. Questa settimana mi comunicano che è un carcinoma maligno. Venerdì verrò rioperata. Per un attimo lo sgomento e la mente assente. Poi rivedo il sorriso di quei bambini, che non hanno niente, letteralmente, ma ti sorridono e ti abbracciano come se ti conoscessero da sempre. Marcella, mi dico forza, passerà anche questa! I soldi che mia mamma mi ha dato nei due anni di malattia non sono mai riuscita a spenderli. Non mi chieda perché. Mi dicevo che dovevo trovare una buona causa, mentre la psicologa mi diceva che finalmente mia mamma aveva, a suo modo, fatto un gesto d’amore per me, quindi avrei dovuto usarli per fare qualcosa che mi facesse stare bene. Già prima di partire per il viaggio in Kenya avevo rivisto la badante che per un anno ci aveva aiutato a gestire mia mamma e con la quale ero rimasta in contatto. Purtroppo versava in pessime condizioni di salute ed economiche e i suoi figli, che lei aveva sempre aiutato, le avevano voltato le spalle. Ma come? Loro avevano una mamma amorevole e la trattavano così??? Ho cominciato ad aiutare anche lei 70enne argentina che si trovava sola e senza assistenza e ho scoperto che non c’è nulla che mi fa stare meglio che aiutare chi ne ha veramente bisogno. Il mio papà mia ha insegnato che il bene si fa e non si dice e che siamo nati con due mani, una per dare e una per ricevere. Ecco che questi soldi accumulati, che troverà arrotolati perché nascosti gelosamente, li do a lei per aiutare quei bambini a non perdere il sorriso. Perché in che parte del mondo nasci è solo questione di fortuna e non di colpe. Qualunque opera realizzerà, se possibile in Kenya, la intitoli alla memoria di Carla e Mario Grigis Banella – Selvino (Bg) Grazie di cuore
MARCELLA BARCELLA
