Presentiamo la costruzione di una nuova capanna per la piccola Santina.
Il costo dell’opera è di circa 680 Euro, una miseria, ma con questo intervento abbiamo tolto dalla strada 4 persone: una giovane mamma sieropositiva e i suoi 3 piccoli bambini. Forse qualcuno si dirà che si poteva fare molto meglio. Non abbiamo molti soldi, ma oggi anche se avessimo Euro 6800 per costruire una stanza alla piccola Santina, preferiremmo costruire 10 piccole capanne come queste per dieci altre famiglie che vivomo nella miseria. Vi diciamo di più: siamo orgogliosi di aver costruito questa piccola casa e vi mostriamo come abbiamo fato nel prossimo video che vi proponiamo:
LA SITUAZIONE DELLA MAMMA DI SANTINA
In casa Everlyne, la mamma di Santina, vive con la sorella e con la madre ed altri parenti perché il compagno dal quale ha avuto Santina è fuggito. I membri della famiglia non la amano perché è sieropositiva HIV. In casa quando lei cucina per tutti, gli altri membri della famiglia non mangiano; dicono che possono essere infettati perché chi cucina è sieropositiva. Alcuni parenti hanno addirittura lasciato la casa per lei. Molti dei parenti sono a lei contrari a motivo dell’HIV. Spero che tu ricorderai il piccolo posto dove dormono, avendo tu dormito lì.
Everlyne divide il suo letto con i tre figli. I parenti non vogliono che lei dorma nel letto con i tre figli. Pensano che se la madre ha questa patologia possa passarla anche ai figli. Ma non vogliono neppure che lei in casa. La madre di Everlyne spesso ha detto a lei che deve andare via. Non può domandare nulla in casa. Everlyne non sa come i parenti trattino Santina quando lei non c’è. Alcune volte lascia Santina in casa, ma nessuno si prende cura della piccolina finché lei non ritorna dal lavoro saltuario che consiste nel vendere frutta.
Jimmy Katana
Msabaha 27 ottobre 2017

Questo è il bellissimo progetto fatto dal nostro Jimmy. Nelle immagini seguenti potete vedere la lista del materiale comperato ed anche una letterina nella quale si chiede di sovvenzionare la costruzione della capanna di Santina. Con grande tenerezza ed orgoglio siamo lieti di mostrare questi semplici dcoumenti
VISITA ALLA CAPANNA DI SANTINA
E’ notte fonda nella povera capanna di Santina: tutti dormono, fuori un concerto di grilli, dentro la squallida abitazione caldo umido ed una sinfonia di zanzare. La misera dimora è suddivisa in due parti da un muro costruito con fango e frasche. Da una parte dorme la mamma e la sorella di Everlyne con i suoi tre bambini, protetta da una zanzariera lurida: totale di quella stanza, chiamiamola così, cinque persone.

Qui viene riportato il costo totale della nostra amata capanna: si tratta di Euro 700 con aggiunta di Euro 23,50 per spese di spedizioni che sono sempre a carico nostre. Totale della capanna Euro 723,50
Dalla parte nostra invece in un altro giaciglio protetta da un’altra lurida zanzariera dorme la mia principessa Santina, i suoi due fratellini e la mamma Erverline. Io e Jimmy abbiamo a disposizione un altro giaciglio che appare enorme, visto lo spazio in cui gli altri dormono, una specie di letto matrimoniale a tre piazze. Totale sei persone più cinque. In uno spazio piccolissimo dormiamo in undici persone. Jimmy riposa con la testa coperta da una sua maglietta bianca. Sono sfinito, ma il bisogno di fare pipì vince il sonno. Mi metto gli scarponcini che in Iraq mi avevano salvato la vita da un velenoso serpente, faccio piano per non svegliare, perché sono intontito, drogato dal sonno e perché non si vede un tubo. Apro la porticina, mi abbasso e sono fuori. Il panorama è meraviglioso pieno di stelle e di grilli, ma quello che importa è fare pipi. Nessun imbarazzo: la foresta è grade.
Mi sposto venti metri fuori dalle casette del villaggio e trovo un piccolo dosso bianco, forse della terra riportata di coloro grigio chiaro, e così a me sembra veramente, complice il sonno ed il buio comincio a orinare, prima di farmela sotto! Ma uno tremendo quanto innocuo spavento mi fa emettere un grido fortissimo. Mentre faccio pipi sento un formidabile Muuuuu! Porca vacca – è proprio la parola giusta – sto pisciando contro una mucca che poverina sta dormendo indisturbata e la doccia acida la deve avere spaventata, perché dopo il muuu si alza sulle zampe e io a momento cado per terra dalla paura, in uno stato imbarazzante ricompongo i pantaloni. Mi siedo per terra vicino ad un cespuglio. La povera vacca svegliata dalla calda doccia notturna, non sembra essersela presa molto. Bruca da un verde cespuglio un po’ di erba e si sdraia. Decido di farci amicizia e così mi avvicino. La accarezzo sulla testa e lei toglie la lunga lingua e mi letteralmente restituisce il favore della doccia lavandomi le mani che rimangono impregnate della sua bava. Le chiedo scusa e scoppio a ridere, non avrei mai pensato di passare una notte in compagnia di una magra vacca in questi villaggio di Msabaha. Ripreso dallo spavento e poi dalla successiva esilarante risata il sonno si è un po’ diradato e allora come per magia mi trovo nel cuore dell’Africa. Un miliardo di stelle mi sta guardando: come a Garissa, come a Villa San Roman in Perù, come in Vietnam e come Iraq.
Noi in Europa ed in Italia abbiamo perso la dimensione del cielo e delle stelle! Non sappiamo più cosa sia una stella, a motivo dell’inquinamento a motivo delle molte luci delle nostre città che attutiscono le luci del cielo. Forse anche la mia vita spirituale ha perso la dimensione del cielo e quella delle stelle. I nostri ideali sono le basse luci dei lampioni che illuminano esageratamente le nostre strade.
Abbiamo perso il senso di una luce che viene dall’alto, di una luce lontana, magica e misteriosa. In questa Africa dei poveri le luci delle stelle e della luna trionfano nella notte regalando un fascino alla vita incredibile. Sono momenti bellissimi. In cui si capisce che nell’esistenza esiste un’altra luce che non produciamo noi, e che viene da lontano. Una luce meravigliosa che incanta, che provoca riflessione, che rende umili… e si perché nel sonno di quella notte e nel nero del cielo stellato, si capisce di essere delle formiche rispetto all’universo. Mi ritrovo a pregare guardando le stelle, la luna e… la mia cara mucca. Le palme vicine ondeggiano al vento e il fresco della notte da ristoro al caldo ed alla polvere sopportata durante il lungo giorno africano. I rami di un grosso baobab sembrano delle mani rivolte verso il cielo. Anche questa pianta, insieme con le palme rende il quieto paesaggio notturno molto africano. Una scimmietta salta da un ramo all’altro del gigantesco baobab… Mi guardo attorno, ora vedo meglio, un altro sorriso pensando alla pipi sulla povera mucca. Ma poi mi accorgo anche di due galline che sono legate per la zampa ad un piolo piantato nel terreno. E vicino a loro tre anatre.. Vicino alla porta vi è anche un gatto che dorme, Jimmy mi ha spiegato che qui tutto è funzionale, la sua presenza è importante per stanare e difendere da serpenti. E già perché qui, come in Iraq, si muore ancora per morsi di serpenti velenosi. Ricordo che alcune ore prima, nella mattinata all’ospedale, avevo visto due bambini lottare tra la vita e la morte, con i morsi di un serpente nel piedino e con la gamba levata in alto in preda al dolore ed alla febbre. Mi torna la paura della Piana di Ninive ed il micidiale morso del serpente al mio scarponcino… e mi dico: forse qui potrebbe essercene altri. Anzi sicuramente ci sono. Mi spavento. Poi rifletto e dico: “Perché loro possono essere morsi dal serpente ed io no?” Papa Francesco ha ragione: che merito ho io per vivere ad un miliardo di anni luce da questa squallida povertà? Guardo al gatto sonnacchioso e mi tranquillizzo. La piccola Santina dorme qui, come tanti bambini, anche un deficiente come me può dormire. E poi come mi diceva un vecchio missionario, in questa povera capanna in quel misero giaciglio devo vedere il letto di Gesù. Non è la prima volta che dormo in queste condizioni: dalla prima volta alla capanna di Nekessa ad oggi ci sono stati il campo profughi in Iraq, le capanne del delta del Mekong, poi le abitazioni povere del Messico tra i narcotrafficanti, per arrivare al mese scorso al campo profughi in Giordania Al Fuheis. Respiro profondamente e il cuore si riempie di pace. Accarezzo la stanca mucca e le do anche un bel bacio: mi avrà perdonato definitivamente? Poi uno sguardo agli assonnati polli ed al gatto che mi sembra invece dormire in modo meno profondo. Lui non lo accarezzo, ma gli auguro buona notte e di non dormire troppo per vedere serpenti. Apro la porticina e sono nuovamente dentro, Jimmy si è svegliato e sta prendendo acqua da una lurida tanica gialla. Me ne offre una tazza, ma poi la ritira. “Padre, meglio che non bevi questa acqua”. Dal mio zaino estraggo la bottiglietta che mi sono portato. La finisco tutta! Jimmy mi augura il buon riposo. Tolgo gli scarponcini. Un ratto attraversa il pavimento e una piccola rana mi guarda illuminata da una fievole luce che penetra da una finestrella. Grandi formiche e minuscoli insetti sui pantaloni, li scuoto di dosso. Mi riempio di spray: l’esercito di zanzare sta danzando la pazza danza che mi accompagnerà tutta la notte. Ma di questa danza e della vita all’interno della capanna di Santina ve ne parlo più tardi, come della morte di un calabrone per mano del fratellino di Santina…che mi ha protetto come un fulmine. Lei la mia principessa dorme tranquilla insieme ai suoi fratellini ed alla mamma Everlyne, che sfinita dalla lunga giornata lavorativa non ha sentito nulla. Piombo in un sonno profondo che mi accompagna tutta la notte!
Eravamo arrivati a casa di Santina alla sera, il piccolo villaggio e la casa di Everlyne erano particolarmente in effervescenza… era la prima volta che un bianco, un muzungu, un uomo bianco giungeva al villaggio per dormire, non essendoci televisione in queste capanne e luce elettrica il film della serata è don gigi! Era da tempo che non vedevo la piccolina e mi ricordo che la volta scorsa la prendevo in braccio con grande affetto e lei si lasciava coccolare. Ora Santina ha quasi undici mesi è cresciuta e quindi chissà come sarà affettuosa. Invece? Non avevo fatto i conti con il colore della mia pelle. Abituata a vedere solo persone nere nel villaggio, al mio arrivo la piccola Santina accenna ad uno spavento ed appena la prendo in braccio per riempirla di baci scoppia l’uragano! Piange, piange forte la piccolina: si è spaventata, non vuole vedermi, ha paura. A nulla vale che le metta in mano una bella bambolina di mia sorella Carolina; la butta per terra e cerca le braccia della mamma. Grandi lacrimoni scendono sulle sue guance, poverina e piange, piange, piange… spalanca la bocca in urla e sotto la lingua appaiono due bellissimi piccoli dentini da latte: sono i primi spuntati. Che incanto. Mi riempie di lacrime e saliva; la rimetto dolcemente nelle braccia della mamma. Oltre ai due dentini, la piccolina mi sorprende perché quando la si chiama “Santina!” si volta, ti guarda… inizia a capire a conoscere. Il prodigio della crescita dei bambini è una enorme mistero. Lentamente il pianto di Santina diminuisce. Ormai è svezzata e la mamma offre a lei il biberon con il latte per la sua cena. Il problema della comunicazione al villaggio è forte Everlyne parla poche parole di inglese, ma Jimmy è un ottimo interprete! La sera sta calando, all’orizzonte un grande sole arancione sta tramontando. Fuori dalla capanna è acceso un focherello sul quale bolle un pentolone. I bambini fanno festa… le altre famiglie vengono a salutare e poi si ritirano.
Entriamo nella capanna. Descrivere l’interno di questa povera abitazione fatta in fango e frasche non è semplice. La prima prepotente domanda è: ma come si fa a vivere qui dentro? In Italia una stalla è più bella, almeno è di mattoni. Non esiste pavimento, esso è costituito da terra battuta, le pareti intrecciano frasche e argilla e come risultato hanno spifferi da tutte le parti. E quindi dal tetto in makuti, dalle povere ed elementari pareti possono penetrare e muoversi lucertole, topi, rane, serpenti, zanzare, mosche e …calabroni. La casa di Santina ha un piccolo spazio per quella che potrebbe essere una modesta cucina. Mi fanno sedere su di un giaciglio. Ma appena seduto ecco le formiche. Non te ne accorgi anche se sono grosse grosse, salgono i pantaloni, la tshirt… vicino a me vi è il fratellino di Santina di nome Ramsey. Poverino, deve essere stato incaricato dalla mamma e da tutta la famiglia di sorvegliare su formiche, mosche zanzare ed insetti che potrebbero posarsi su di me. E così il piccolino, con molta delicatezza pulisce i miei pantaloni dalle formiche, oppure individua minuscoli insetti dello spessore di un millimetro. Tale attività per il bambino deve essere un misto tra un importante incarico ed il bellissimo gioco da fare con il musungu che dormirà nella capanna. Mi diverto anche io… e sono anche contento del suo lavoro, non vorrei avere formiche nelle mutande durante la notte! La porticina della capanna si chiude e mi offrono una misera cena In due piatti di plastica di colore azzurro vi è del chapati e una specie di salsa piccante con pomodori e cipolle e verdure. Mangio lentamente… il sapore non è per nulla italiano o europeo, ma il terrore non è per il sapore, ma per le conseguenze di quel cibo. Mentre sto cenando con quel frugale pasto succede per me una cosa strana… un enorme calabrone entra dalla porta e comincia a ronzare attorno al mio cibo. Rimango impietrito: ci manca appena che questo mi da una bella pizzicata! Dove vado nel cuore della notte con un pungiglione di calabrone nel braccio, nella mano o sulla faccia? Rimango impietrito è proprio grosso, a me appare addirittura di 5 centimetri! La mia guardia del corpo capisce il mio disagio, ma ha già deciso cosa fare. Sembra fermo, calmo assente e invece… si avvicina a me lentamente, con lo sguardo segue il calabrone nella sua traiettoria e poi quando è sicuro con la sua manina veloce come un fulmine centra in pieno il calabrone con una pacca formidabile, lo stende a terra e poi con uno zoccolo lo riduce in poltiglia… Tiro un sospiro di sollievo e continuo a mangiare. Nel frattempo da un’altra fessura è entrata una rana che si avvicina e in un angolo tranquilla si siede a farci compagnia. Ogni tanto un ratto attraversa il soffitto e ascoltiamo le sue corse. Un altro attraversa indisturbato la nostra cucina. Le donne curiose chiacchierano, in un angolo sotto la zanzariera la piccola santina sta già dormendo profondamente da un paio di ore. Si è fatto tardi, il gatto miagola alla porta: le donne preparano i giacigli per la notte. La sorella di Everlyne lava con acqua torbida i miei due piatti. Fuori vi sono ancora due taniche di acqua che abbiamo attinto al pozzo a 400 metri dal villaggio, mentre arrivavamo. Jimmy mi da i saggi consigli per la notte. Non useremo le zanzariere perché sono davvero luride e non reggeremmo al loro tanfo, inoltre mi suggerisce di mettere spray abbondante e di cercare di dormire con tutte le parti del corpo coperte, per lasciarle meno in esposizione alle voraci zanzare che potrebbero portare malaria. Spegnamo la lampada a olio. Tutti siamo nei nostri giacigli. Jimmy augura buona notte e sprofonda in un forte sonno quasi immediatamente. Le due donne invece chiacchierano allegramente tra di loro. Le loro chiacchiere non mi disturbano, anzi… creano quel sereno clima famigliare. Chiacchierano probabilmente della giornata trascorsa, dei bambini. E’ bello sentire queste chiacchiere, ci si sente coinvolti in una vita familiare che in Europa spesso non viviamo più perché catturati dalla televisione. Continuano le donne a chiacchierare per una mezz’oretta…e poi lentamente le loro frasi diminuiscono, poi le frasi si fanno più brevi ed alla fine il sonno regala silenzio alla notte africana, il caldo e l’umidità si fanno sentire, ma vinto dalla stanchezza sprofondo anch’io in un salutare riposo.






