LA VALIGIA DELLA CARITA’
LIBRO “ANTONIO” VOLTI DI SPERANZA N. 55 PAGINE 11-22
Eravamo una cinquantina di persone, quella mattina di sabato 29 novembre dello scorso anno, venute a Roma per ricevere l’indulgenza plenaria: addirittura 26 provenienti da Bergamo, più gli amici di Roma appartenenti alla nostra Associazione Amici di Santina Zucchinelli. Ci siamo ritrovati nella Cappella del Coro della Basilica di San Pietro, dove il cardinale Angelo Comastri ha celebrato per noi l’Eucaristia. Il porporato ci ha accolto con queste parole, che potete riascoltare dal video caricato sul nostro canale YouTube: «Volevo soltanto dirvi che quello che state facendo, quella seminagione di gocce di carità in tutto il mondo – ormai siete giunti anche in Siberia – mi ha fatto venire in mente quello che mi disse Madre Teresa nel maggio del ’97. Ci trovavamo nella casa che le sue suore hanno in Via Casilina, in un ex-casello ferroviario abbandonato: queste erano le grandi scelte di Madre Teresa! Come del resto anche la Casa regionale, qui a Roma, a San Gregorio al Celio: era il vecchio pollaio di un convento dei monaci camaldolesi. La Madre era stanca, e le dissi: “Madre, la vedo stanca, si riposi un pochettino!”. Lei mi rispose: “Ogni mio respiro, fino all’ultimo respiro lo dovrò spendere per fare del bene, perché quando morirò porterò con me soltanto la valigia del bene che avrò compiuto”. Poi mi strinse il polso e mi disse: “Finché puoi, riempi la valigia della Carità”. Con questi piccoli gesti che state facendo, cari membri dell’Associazione Amici di Santina Zucchinelli, voi state riempiendo di bene la vostra valigia! È una cosa molto bella, e ora siete arrivati anche in Siberia. Don Gigi è arrivato fino là: deve essere stato un viaggio avventuroso e non so che temperatura abbia trovato, però è una cosa molto bella questa: sono gocce di bontà seminate in tutto il mondo. Ecco, prepariamoci con questa riflessione all’Eucaristia che stiamo per celebrare e poi passerete la Porta Santa. La Porta Santa visualizza una parola di Gesù: “Io sono la Porta: chi passa attraverso di me sarà salvo”».
Dopo la Santa Messa abbiamo passato la Porta Santa e da lì ci siamo diretti alle altre Basiliche romane, trascorrendo felici una giornata di profonda riflessione e preghiera. Nella condivisione della sera ho visto molti occhi di amici lucidi per l’emozione e la soddisfazione per i preziosi momenti trascorsi in comunità.
E sì: sono proprio quelle giornate passate a Roma dal 28 al 30 novembre 2025 che vanno a formare il primo report del viaggio che incomincerò dopodomani, partendo per il Messico. Le parole del cardinale Comastri all’inizio della celebrazione della Messa in San Pietro davvero ben definiscono l’opera che noi compiamo. Non sono opere di grande valore economico, ma di alto significato spirituale. Alcuni mesi fa, quando ero in Camerun, mi confrontavo con padre Danilo Fenaroli e la sua Fondazione Betlemme… faceva davvero molto caldo e la sera, quando sembrava rinfrescare un po’, era bello chiudere la giornata raccontandoci della nostra vita. E Danilo mi diceva questo: “Vedi, Gigi, se tu e io dovessimo morire proprio oggi, non sapremo mai se le nostre moriranno con noi o continueranno a vivere; quello che conta è che sicuramente e comunque potremo dire di aver fatto del bene!”. Ed è vero: a tutt’oggi, sono 107 le opere che abbiamo realizzato nel mondo e recitare la litania dei Paesi a cui abbiamo regalato una goccia di bene ha un suo perché: Vietnam, Siberia, Iraq, Siria, Gaza, Israele, Camerun, Italia – dal nord al sud -, Brasile, Colombia, Bolivia, Messico e Perù, Ucraina, Nepal, Paraguay, Haiti, Egitto, in tutto 18 Paesi del mondo di cui 14 visitati da noi.
Mentre nel silenzio, nella calma e nella preghiera preparo gli intensi giorni del 69mo viaggio di solidarietà nei territori dei narcos, mi viene in mente anche un colloquio con l’amico Emanuele, al mio ritorno dal Perù: gli raccontavo con grande soddisfazione che sulle Ande oggi esiste una scuola materna intitolata a Fondazione Santina; gli raccontavo che la piccola scuola materna accoglie una sessantina di bambini, e che negli anni ha potuto ben strutturarsi nel povero barrio di Juliaca grazie al nostro intervento. Era stato infatti proprio Emanuele, quel lontano 19 dicembre 2016 – ormai 9 anni fa – a inaugurare il muro di cinta dell’istituzione educativa; poi abbiamo portato le fogne, costruito il parco giochi, una nuova aula, un orto, l’illuminazione serale e notturna e alla fine il tutto è stato abbellito da meravigliosi e colorati murales… Tutte piccole gocce che in 9 anni hanno costruito un nuovo complesso educativo, dato lo spunto per un cambio di mentalità di queste persone che ora iniziano a vedere questa istituzione come propria. Ho concluso il mio resoconto, mentre Emanuele mi seguiva compiaciuto, dicendo: “… certamente non si tratta di un istituto come quello della Fondazione Angelo Custode di Bergamo, ma a me sembra comunque che questa sia pur piccola opera abbia un suo significato”. “Gigi – risponde Emanuele – quell’opera che abbiamo realizzato ha valore soprattutto perché impiantata in una situazione di povertà viscerale, dove la gente non ha una cultura del bene comune e dove i poveri campesinos hanno altre priorità, come i campi o i loro bellissimi lama; e per questo penso che la nostra opera non può e non deve essere paragonata ad altre opere!”. Concludemmo la nostra riflessione con un brindisi… e con l’impegno di un piccolo gesto per l’hospice che accoglie i piccoli malati terminali e le loro famiglie, l’istituzione della Fondazione Angelo Custode di Bergamo. Ritornando alle parole del cardinal Comastri, certamente le opere della nostra Fondazione sono piccole gocce di carità sparse per il mondo, ma sicuramente sono riuscite a portare un sorriso in mezzo alla disperazione.
Parto per il Messico martedì (9 dicembre), perché lunedì 15 dicembre 2025 inaugureremo la ristrutturazione della Parrocchia di San Nicola di Bari, nella colonia La Laja di Acapulco, flagellata nel 2024 dal terribile uragano Otis. E anche in Messico si ripete il miracolo del piccolo asilo del Perù: goccia dopo goccia la parrocchia viene riqualificata. La prima opera nella parrocchia iniziò l’11 novembre 2016, con il restauro della casa per anziani “Buon Samaritano”; poi siamo passati alla realizzazione di un grande murales contro la violenza dipinto in onore di Adelaide, sorella di mons. Carlo Mazza. Quell’opera è stata forse la più ardita e coraggiosa del nostro lavoro vicino alle vittime di violenza… alcuni mesi dopo i narcos ammazzarono quattro persone impiccandole su di un ponte di fronte al bellissimo murales. Infine, lo scorso anno Fondazione Santina ha ristrutturato il salone parrocchiale che era andato completamente distrutto: un’opera esigente in ricordo della pediatra dottoressa Maria Rosa, sorella del vicario generale di Bergamo, mons. Dario Pelucchi.

Ma se devo dire la verità, l’opera che vado ad inaugurare mi vede particolarmente orgoglioso perché il denaro raccolto per la ristrutturazione di tutta la parrocchia messicana viene da una parrocchia bergamasca: quella in cui sono collaboratore pastorale, San Leone Magno Papa a Cenate Sopra. I fondi per questa “goccia di solidarietà” sono il frutto dell’iniziativa dei bambini della scuola materna dell’Adasm di Cenate: nella scorsa quaresima hanno voluto pensare ai più poveri e così abbiamo organizzato una tombolata in cui abbiamo cantato, giocato e poi fatto piccole e grandi donazioni per questa parrocchia messicana; vengono dalla generosità del gruppo missionario e dalla presentazione di un mio libro della collana #VoltiDiSperanza. E io conosco gli occhi di quelle persone, i bellissimi occhi di quei bambini, gli occhi generosi degli adulti… di Barbara, Armando e Tarcisia e di tanti altri che ti si avvicinano e ti fanno scivolare in tasca un’offerta, silenziosamente, senza grandi parole, “… per le tue opere, don Gigi!”.

Sono occhi di lavoratori, di gente povera che risparmia per chi non ha, di gente generosa … Oppure, sono gli occhi del piccolo Andrea che qualche domenica fa, in sagrestia mi dice: “Don Gigi, io ho compiuto gli anni e mi hanno regalato 30 euro: 20 li regalo a te per le tue opere di bene!”. Con me in sagrestia c’erano Blanca e Silvana che si sono commosse alle parole del piccolo Andrea, mentre in un angolo la mamma Alice – una brava catechista – sorrideva felice nel vedere la generosità del figlio.

Questi sono i denari che colorano le nostre offerte: sono anche questi “gocce di bene” che non cambiano il mondo ma che sicuramente aiutano a fare opere di carità: i 20 euro del piccolo Andrea o i quattro euro di Lucia che mi regala i soldini che la mamma le aveva dato per comperare la coca-cola … Non sono certo i soldi di Elon Musk, ma la carica esplosiva di questi spiccioli Musk non la può nemmeno immaginare: Andrea e Lucia sono dei giganti che disegnano grandi e sconosciute storie di solidarietà che non guardano a dare tanto, ma semplicemente tutto… come la vedova del Vangelo che deposita nel tesoro del tempio non tanto, ma tutto quello che aveva per vivere.

Parto, allora, e nel mio zaino ci sono loro: don Nunzio, Barbara, Armando, Tarcisia, Andrea e Lucia… e tanti altri. Se dovessi scrivere tutti i loro nomi non basterebbero le pagine di un libretto.

