#VoltiDiSperanza

ASHUR – N.32 IL LIBRO GRATUITAMENTE


SE DIO E’ TUTTO CIO’ CHE MI RIMANE, ALLORA IO HO TUTTO PER VIVERE
PRESENTAZIONE DEL LIBRO ASHUR (leggilo qui gratuitamente)
di GLORIA FONTANA
Coordinatrice editoriale della Collana #VoltiDiSperanza
Questi volumetti, che Gigi scrive con la passione dell’uomo di fede – che come tutti gli uomini però in alcuni momenti della sua vita finisce in balìa di dubbi e incertezze – loro si chiamano “volti della speranza”. Ecco. La storia di Ashur, che dà il nome a questo libretto che racconta gli incontri della speranza che Gigi ha avuto in Iraq, è veramente una storia di speranza – spes contra spem –, di quella speranza che affonda le sue radici in una fede solida.

Ci raccontano della speranza, i libretti di Gigi, dicevo. Della speranza che è l’ultima a morire, dice il detto. Della speranza che è caratteristica della nostra fede cristiana, ci insegnano. Ma per noi, che viviamo una vita in fin dei conti “tranquilla” – anche quando è condizionata dalla pandemia da covid-19 – questa parola ha perso la profondità del suo significato e noi non sappiamo più comprenderla nel nostro quotidiano. Gigi alterna la visita ad alcune famiglie alle visite del sacerdote, che fa accompagnando il vescovo: carceri, ospedali, scuole, altri luoghi di dolore e di speranza … alla fine della giornata Gigi si rifugia con il suo bagaglio di esperienze vissute sul campo, di storie di dolore, di fede e di speranza, nella sua bettola nella quale il suo amico pakistano gli prepara il narghilè, gli serve un goccio di whisky e lui stende il rapporto della giornata. Sono storie forti: quando le leggi, certo, ti toccano, magari ti commuovono pure; ma quando le vivi in prima persona, quando hai davanti a te Ashur, Saber con la famigla, Ramsi e il figlio, che ti raccontano il loro vissuto, tutto fa un effetto diverso. Ti sconvolgono la coscienza, ti costringono a guardarti dentro, ti fai delle domande – e non sempre riesci a darti una risposta. La fede di queste persone, il loro affidamento totale nelle mani di Dio, la speranza in una rinascita che ne deriva, noi quasi non li conosciamo più. La loro fede che non ha le nostre sovrastrutture e nemmeno i nostri “se” e “ma”, che quasi pongono una condizione alla nostra fede … E ti viene voglia di ripulirti un po’ – inside – per tornare alla semplicità della loro fede. E’ un viaggio nella sofferenza, è vero; ma è anche un viaggio nella speranza e nella certezza che ci viene dalla consapevolezza che con l’aiuto del Padre nulla è impossibile.

Ma noi, saremmo capaci di rinunciare a tutto, per non dovere abiurare? O lo abbiamo già fatto, in un certo qual modo? … Ashur, all’epoca dei fatti che racconta a Gigi, ha 23 anni, la sua giovane sposa 20. Vivono a Baghdad, dove Ashur ha un “negozio” nel mercato della città. Una giovane coppia come tante altre, presa dalla sua giovinezza e dalla convinzione inconsapevole che ai giovani non può succedere nulla perché la giovinezza di per sé è invincibile. Sono cristiani, ma fino a quel momento non hanno avuto bisogno di testimoniare la loro fede … Nel 2008, Daesh è già attivo in Iraq. Ashur, sposato da poco, è messo alla prova duramente: gli attentati terroristici dell’Is lo privano della sua attività lavorativa e lo spavento che provocano in Rania provocano un parto prematuro dei due gemellini che lui e sua moglie aspettavano con tanta gioia, al quale i piccoli non sopravvivono. “Dovevo essere motivo di speranza per Rania”, racconta Ashur, e da questa speranza nasce poi Angelina, la prima figlia … Un secondo attentato distrugge il negozio appena riavviato – e lo spavento che vive Rania di nuovo si porta via l’altro bimbo che stava per nascere. Ashur vacilla: “Quando la vita si colora di buio, la speranza ti abbandona …”, ma non cede: ricomincia daccapo una terza volta – e nasce Allen – e per la terza volta il destino si accanisce: ancora un attentato e di nuovo il suo negozio distrutto. Avevano cercato, lui e Rania, per loro stessi e per i figli, “l’alba nell’imbrunire”, ma ora tutto è svanito: solo notte fonda, la pesante notte dello spirito, il vuoto di un’ansia profonda. E quando la vita si colora di buio, la speranza ti abbandona. Ashur e Rania comprendono che la loro disperazione viene dal fatto che finora hanno lasciato Dio fuori dalla loro vita, credendo di potere fare affidamento solo sulle loro forze. Ora hanno perso tutto – rimane solo Dio. E questa è la rivelazione che cambia la loro vita: “Ma se Dio è tutto ciò che mi rimane, allora io ho tutto ciò che mi serve per vivere e per cui vivere!”. Ashur e Rania sono vittime di una persecuzione dura, spietata, violenta – perché sono cristiani. Ma l’affidamento nelle mani di Dio li aiuta ad arrivare – nonostante siano perseguitati dagli uomini dell’Is – sani e salvi a Erbil, dove ricominciano una nuova vita.

Gigi incontra poi Saber: Saber con la moglie Gina e i figli Giulia e Julian, tutti con questi nomi così palesemente cristiani da provocare, quasi, la discriminazione. La freddezza, la diffidenza, il fatto di essere tenuti a distanza dalla tua stessa gente: sono queste le esperienze che scandiscono le giornate di questa famiglia, di questa come di tante altre famiglie cristiane in Iraq. E tutto questo innesca la paura, la paura di Saber e di Gina non per l’incolumità loro, ma per quella dei figli. Loro sanno che non sono disposti ad abiurare alla loro fede, mai si convertiranno all’islam come condizione per avere salva la vita – e a questa stessa determinazione sono formati anche i figli. Ma poi, un giorno, Gina assiste al rapimento della figlia della sua migliore amica: il trauma è enorme, anche perché la sua amica porterà per la vita su di sé le conseguenze del tentativo di salvare la figlia. Loro fuggiranno in Libano, lasciando indietro tutto, portando con sé la loro vita e basta; Saber e la sua famiglia raggiungono Ashur a Erbil per ricominciare una nuova esistenza.Il custode dell’acqua è, nella sua prima vita, un camionista che trasporta viveri per l’esercito americano di stanza a Baghdad. Un lavoro rischioso, in epoca di attentati, ma si guadagna bene, e Ramsi ha una moglie – Magida – e tre figli, un maschio e due femmine: Rami, Rania e Romsa. Un giorno però, nonostante tutte le precauzioni, il convoglio del quale fa parte subisce un attentato nel quale molti soldati trovano una morte orribile e Ramsi si ritrova con una scheggia di vetro conficcata nell’inguine. Due anni dopo, quasi ristabilito dal terribile attentato, Ramsi lascia la famiglia a Baghdad e va a cercare lavoro in Kurdistan, dove diventa il custode di una cisterna dalla quale parte dei poveri edifici di Ankawa ricevono acqua. Dopo qualche anno lo raggiunge Rami, il figlio: a Baghdad, al Qaeda gli aveva chiesto di convertirsi all’islam, per avere salva la vita. In Iraq, la gente non ha paura di dirsi cristiana: la loro è una fede semplice e granitica … Poi, anche moglie e figlie devono lasciare Baghdad, perché la richiesta dell’Is diventa sempre più pressante e le minacce sempre più cupe … La fede in Gesù, in Iraq, ha un costo molto alto e per molti significa – nella migliore delle ipotesi – salvare la vita ma lasciare tutto.

Beida, invece, è una donna cristiana, una moglie, una mamma. Vive a Mosul con il marito, Edward, dove nel 2006 nasce Lora – storpia. Lora si sottopone a un delicato intervento chirurgico che le taglia in sei parti le gambe, poi il gesso, poi la dolorosissima riabilitazione – e ancora ne ha per tre anni. Ma sul suo volto, il sorriso. Questa famiglia cristiana viveva felice a Mosul – lei insegnante, lui lavorava al mercato. Quando la situazione si fa difficile per i cristiani, vanno a Qaraqosh, fino a quando gli uomini del fondamentalismo islamico arrivano anche lì: dopo il terzo giorno di bombe, Edward decide di lasciare con la famiglia anche Qaraqosh: questa volta è una fuga per salvare la nuda vita, una fuga che chiede di lasciare indietro tutto, la casa, le cose … Finiscono in un campo profughi, dove Edward ha un infarto che lo lascia paralizzato per metà – ma poi ne ha un altro e un altro ancora: non ce la fa. Beida rimane sola con Lora, si rimbocca le maniche e dopo altre sofferenze arriva a Erbil, dove vive oggi con suo fratello, con l’anziana mamma e con Lora. Di fronte a tanta sofferenza, Gigi le fa una domanda cattiva: Beida, ma tu credi ancora in Dio? E Beida gli risponde ricordandogli la storia di Abramo, al quale Dio chiede – come prova d’amore – di sacrificargli Isacco, il figlio della vecchiaia, atteso e desiderato per tutta una vita. “Abramo non reclama senso a quella richiesta di Dio; Abramo accoglie il buio della fede e si fida. E io ho provato molte volte il brivido e il rischio di fidarmi di Lui”. Ecco la prova dell’esistenza di Dio: è nella risposta di questa donna semplice che nella vita ha perso tutto – ma non la sua fede.

Ecco. Ora, Gigi è andato in Iraq e la motivazione ufficiale era che doveva inaugurare l’infermeria nell’Istituto delle Suore a Erbil che si è potuta realizzare grazie all’intervento della Fondazione Santina; in realtà, è andato sostanzialmente – e questo è lo scopo ultimo di tutti i suoi viaggi – per individuare dieci bambini (e le loro famiglie) da potere prendere in adozione a distanza per tre anni: non per tutta la vita, per tre anni, perché con tre anni di intervento serio puoi già fare molto. Ed è questa la seconda ragione per cui questi libretti si chiamano “volti della speranza”: perché anche per questi dieci bimbi che vengono presi in carico, si apre la speranza di una vita quantomeno migliore – a volte proprio di una vita nuova. E grazie a chiunque voglia dare il suo contributo.