Viaggi di Solidarietà

Kenya 18-30 settembre 2020 44mo viaggio di solidarietà – PRIMO ERA COVID19


 
 

PREMESSA LA FORZA DI RIPARTIRE
Fondazione Santina riprende a viaggiare. Il 44mo viaggio di solidarietà sarà per inaugurare un dormitorio bruciato nell’orfanotrofio di Mambrui in Kenya: perché il viaggio? Leggi la pagina per capinere il significato, guidati dalle parole di Papa Francesco.

“Noi, l’anno scorso, anzi a novembre dell’anno scorso, non sapevamo cosa fosse una pandemia: è venuta come un diluvio, è venuta di colpo. Adesso ci stiamo svegliando un po’. Ma ci sono tante altre pandemie che fanno morire la gente e noi non ce ne accorgiamo, guardiamo da un’altra parte. Siamo un po’ incoscienti davanti alle tragedie che in questo momento accadono nel mondo. Soltanto vorrei dirvi una statistica ufficiale dei primi quattro mesi di quest’anno, che non parla della pandemia del coronavirus, parla di un’altra. Nei primi quattro mesi di quest’anno sono morte 3 milioni e 700 mila persone di fame. C’è la pandemia della fame. In quattro mesi, quasi 4 milioni di persone. Questa preghiera di oggi, per chiedere che il Signore fermi questa pandemia, ci deve far pensare alle altre pandemie del mondo. Ce ne sono tante! La pandemia delle guerre, della fame e tante altre.” (Omelia di Papa Francesco, Giovedì, 14 maggio 2020 a Casa Santa Marta).

 

E’ domenica 13 settembre 2020, venerdì prossimo 18 settembre alle 23.40 salirò su di un aereo e partirò per il Kenya: è il 44mo Viaggio di Solidarietà, il primo dell’era covid19. E’ un viaggio problematico e complesso a motivo della pandemia e la preparazione è minuziosa. Oggi per volare in qualche paese del mondo diventa estenuante. Ed il racconto di queste procedure costituisce la premessa di quello che spero sia il trentesimo libretto della nostra collana #VoltiDiSperanza. Il periodo del viaggio è dal 18 al 30 settembre. Il biglietto l’ho acquistato solo i giorni scorsi perché gli imprevisti sono settimanali. Volo alle 23.40 da Roma ad Addis Abeba dove giungo alle 7 del mattino, poi alle 10 il volo per Mombasa dove atterro alle 12,30. Sembra facile, ma non lo è. Il Kenya chiede per l’ingresso un test sierologico entro le 72 ore di partenza. Ho fissato appuntamento in Vaticano al Fondo Assistenza Sanitaria e domani, lunedì, devo chiamare per la conferma. Poi visto sul passaporto, poi devo riempire un formulario nel sito del Ministero della Salute Keniota con una serie di dati minuziosi, devo inviare per mail la richiesta: essa viene esaminata e viene inviato al mio cellulare in QRCODE che devo mostrare dal mio telefonino all’arrivo in frontiera in Kenya: devo dare cellulare Keniota perché ogni giorno mi si possa inviare aggiornamenti sulla situazione covid e per essere avvisato se un passeggero che avesse viaggiato con me avesse covid e quindi finire in una maledetta quarantena, indicare mia residenza a cui essere contattato e questo solo per il viaggio di andata.

E per il viaggio di ritorno? Se stanno così le cose al mio arrivo a Fiumicino il giorno 30 alle 4 del mattino devo indicare mia residenza: via Arena 5 Bergamo e recarmi a tale indirizzo, presentarmi alla ASL e rimanere in quarantena per 14 giorni finiti i quali per rientrare in Vaticano devo fare un test sierologico… Se non cambiano le cose mi sembra un bel casino, senza parlare del fatto che le cose potrebbero peggiorare e magari, spero proprio di no, tornare in lockdown! Sudo freddo alla fatica di un rientro in Italia se ciò avvenisse. Continuo nel raccontare i casini? Con Jimmy stiamo preparando bene ogni dettaglio, ma la prudenza non è mai troppa. Da Mombasa a Mambrui Jimmy dovrà guidare con il mio biglietto aereo in mano per dimostrare che mi viene a prendere… vi è obbligo di mettere mascherine dalle 18 alle 6 del mattino e di non uscire. E se ti prendi il covid in questa situazione… mi diceva Bobo, un amico che ben conosce il Kenya: “gigi ome fai di solito prega tutti i tuoi santi protettori che ciò non avvenga!” A proposito anche una assicurazione di viaggio in sto casino non è proprio conveniente: chi ti assicura per un viaggio in piena pandemia? Sono in trattativa con un amico che fa assicuratore e sta studiando la situazione più conveniente per me. In Kenya ci siamo dati delle regole molto ferree: incontri solo in sicurezza e rigorosamente con mascherine: programma scarno, senza dormire nelle capanne dalle famiglie.

Ecco i punti salienti: inaugurazione dormitorio all’orfanotrofio di Mambrui e celebrazione Messa, incontro con Piera la mitica responsabile dell’orfanotrofio; visita alle dieci famiglie dei bambini HIV che terminano il triennio di adozione; incontro con 10 nuove famiglie per adozione di altri 10 bambini per il triennio 2021-22-23; visita alla missione di Lango Baya, dove abbiamo costruito 4 aule di scuola ed a Chakama dove Silvia Romano è stata rapita dagli islamisti di Al Shabab… per incontrare le suore della comunità cristiana. A proposito in Kenya proprio a motivo della pandemia sembra più elevato il rischio di terrorismo… bene questo è il viaggio che sto organizzando. Sicuramente ne ho passati altri belli incasinati, ma come prospettiva questo sembra proprio non lasciarsi mancare nulla, del tipo sai quando parti, ma non quando torni, e come torni! Ridendo ieri con gli amici di Bergamo in chat dicevo che se durante la quarantena a Bergamo mi incasinassi con il covid e finissi in terapia intensiva che mi mettano uno dei due ventilatori con la targhetta Fondazione Santina, preferibilmente quello di mia madre, ma anche quello di Rosy Lorini mi va bene!

PERCHÉ PARTIRE? ANZI PERCHÉ RI-PARTIRE?
Ecco il cuore di questa introduzione! Gigi non è il caso di rimandare? E’ da marzo che non mi muovo, a parte la pausa di 5 giorni a Bergamo per ferragosto e due fine settimana. In questi mesi l’occhio del ciclone del coronavirus si è abbattuto su Bergamo ed ha causato un disastro. Penso che tra 200 anni sui libri di storia nel 2020 si parlerà di una città nel mondo e quella è Bergamo ed il Covid19. Il video promo in youtube è molto forte, lo potete vedere qui. Camion dell’esercito zeppi di cadaveri scorrono e dipingono in pochi fotogrammi tutta l’angoscia della mia Bergamo. Il mondo è cambiato, ma soprattutto il mondo si è spaventato, Bergamo si è spaventata. E gli spaventi molte volte sono salutari. Questo 44mo viaggio in verità è iniziato da molte settimane ed ha il suo cuore nel libretto Luca. In quel libretto con Giulia abbiamo dipinto la tragedia del covid vissuta da persone in carne ed ossa come Luca, Giovanni, Pina, Don Angelo, Maria, Caterina ed Emanuele. Storie vere che hanno graffiato l’anima di tutti i nostri lettori e l’hanno fatta sanguinare! Il libretto ha avuto un grande successo, la nostra Fondazione Santina, solo con le sue forze ha distribuito ben 6000 libretti ad oggi e con il ricavato abbiamo, come ben sapete, comperato i due ventilatori per il costo di euro 25.000: un autentico miracolo, forse un autentico mistero. Ci siamo spaventati tutti!
Abbiamo perso parenti amici, posti di lavoro, chi è finito in cassa integrazione. La Chiesa di Bergamo ha perso 40 preti tra diocesani e religiosi. Mentre scrivevo il libretto di Luca mi interrogavo profondamente e mi domandavo: stiamo assaggiando il dolore, l’angoscia e la disperazione: la morte! Ma il covid è il reale guaio del mondo? Oppure è il reale guaio dei ricchi? Io mi sto facendo l’idea che il covid sia il guaio dei ricchi, dei malati ricchi, perché i poveri hanno altri guai! Quali? Rileggi l’inizio di questa premessa l’omelia di Papa Francesco: in quattro mesi tre milioni e settecentomila persone sono morte di fame, diceva il papa in quella omelia del 14 maggio 2020. Bene torniamo ad oggi e con un certa approssimazione raddoppiamo la cifra… e vedrai che possiamo pensare che alla fine del mese di agosto i morti per la fame erano 7 milioni, mentre il covid è solo a 920.000 morti. Ora divento cattivo e graffio! I 7 milioni sono tutti poveri, mentre i 980.000 sono tutti morti ricchi: Gigi, dai piantala! Non mi provocare! E invece ti provoco, ti faccio incazzare: ma rifletti. Sai perché sono morti i 980.000? Perché mancava a loro un ventilatore, perché non vi era posto in terapia intensiva. Ma, alt! Fermati così sei lineare preciso pulito: mancano ventilatori, questo è il motivo! Giusto vero sacrosanto, ma anche falso ridicolo e blasfemo! Sai quanto costa un ventilatore solo? Circa 12.500 euro! E per avere un ventilatore devi avere un letto di terapia intensiva al quale arrivi una conduttura di ossigeno e un ospedale in cui situare il tutto e in questo ospedale un luogo di emergenza. …purtroppo ti se scordato tutti i passaggi, nella tua testa di “ricco”. Si nella nostra testa di merda di ricchi mancano i ventilatori perché abbiamo ossigeno, abbiamo terapia intensiva, abbiamo ospedale e a Bergamo un ospedale all’avanguardia! Se prima di pensare all’ Africa pensiamo al Perù sulle Ande vediamo che scompaiono non solo i ventilatori, ma anche l’ossigeno e le terapie intensive, anche se vi sono sguarniti ospedali! La si muore non perché mancano ventilatori, ma perché manca ossigeno! E il gioco è già diverso… abbiamo spedito al vescovo di Puno un modesto simbolico contributo per una campagna che i vescovi del Perù hanno promosso per avere bombole di ossigeno e impianti per ossigeno nelle piccole cliniche ed ospedali del Perù profundo . Se passiamo in Kenya invece il casino è davvero molto più grosso: che significa lavarsi le mani con acqua frequentemente per evitare il covidd se manca acqua? Manca cibo? Dove sto andando si muore di fame, di malaria, per la puntura di un serpente velenoso! Loro i poveri non muoiono di Covid, noi ricchi moriamo di covid! Loro muoiono male e molto peggio di noi… ma i morti tra i poveri non fanno numero. Ti lancio una domanda forte ed imbarazzante: ma con tutti i miliari di euro che stiamo investendo nella lotta al covid quanti morti in meno avremmo avuto per la sola fame, ti rispondo forte. TUTTI, avremmo salvato 7 milioni dalla morte di fame ed invece i miliardi che buttiamo sono per salvare i 980.000 ricchi dalla morte senza ventilatore! Non è uno schifo? Non è schizofrenia? Rispondi a questa domanda e sei pronto a leggere la seconda parte di questa premessa! Spero di non aver graffiato troppo…

 

REPORT N.2
LA FORZA DI RI-PARTIRE

VOLO ADDIS ABEBA – MOMBASA

Non mi sembra vero! Sono in aereo verso Mombasa? Un viaggio agognato, sognato, voluto ed amato come segno di speranza è forza nel disastro del COVID19 a Bergamo. Come ho detto nella premessa un viaggio complicato, imprevedibile e denso di ostacoli, ma anche  con straordinari segni misteriosi. A Roma preso dallo sconforto chiedevo alla Madonna calpestata luce ed un segno… Forse sto sbagliando tutto, ma a Bergamo ora ci sono due nostri ventilatori, 6000 libretti dal titolo Luca.. Ed in Kenya un dormitorio ricostruito, in Vietnam una rete elettrica, in Iraq un ambulatorio: tutto realizzato durante i mesi in cui a Bergamo sono morte migliaia di persone! Chiedevo comunque un segno, non contento di questi, quanto sono cretino! Ho paura di partire, mi sbaglio, meglio attendere come tutti dicono? maria dammi una risposta: un segno! E la risposta giunge come un fulmine nel cuore: una telefonata: “Don gigi, sono Gianfranco…stai organizzando il viaggio vero? Bene una sorpresa io e Novella ti offriamo il biglietto aereo!” Attacco il telefono e due lacrimoni mi scendono dagli occhi… E poi? Nei giorni seguenti! Secondo segno: Matteo mi aiuta per il,visto sul passaporto e il visto mi giunge in due giorni: mi chiede solo una preghiera per la sua bellissima Bimba che sarà battezzata nei prossimi giorni. Altro segno? Nel casino della preparazione mi viene detto che per entrare in Kenya devo avere un test sierologico eseguito con prelievo di sangue, ma poi tre giorni prima… Scopriamo che è un tampone. Cado nella disperazione… E adesso?  Un amico prete, don Dario, in tre ore mi risolve il problema! Se non sono questi tre bellissimi segni? Cosa voglio di più? Il prezzo di questo viaggio è alto comporta quattordici giorni di quarantena a Bergamo, tempo prezioso sottratto ad un altro viaggio: ma queste restrizioni sono unico modo di viaggiare oggi! Perché vado in Kenya? Per inaugurare un dormito bruciato nell’orfanotrofio di Mambrui: e sono felice! Vado in Kenya per incontrare la mia piccolina Santina e il cuore mi si riempie di dolcezza, vado in Kenya per pregare sulla tomba di Everlyne nel l’anniversario della sua morte. Vado in Kenya per andare a Lango Baya e Chakama, dove Silvia romano è stata rapita, ed incontrare i missionari condividere la fede in un luogo dove l’Islam è talvolta furente. Vado a Chakama non per convertirmi all’islam, ma per dire quanto è bello e pericoloso essere cristiani in luoghi dove la fede cristiana spesso è odiata. Vado in Kenya per visitare le,povere capanne dei nostri 10 bambini in adozione a distanza e trovare altre 10 famiglie per il prossimo triennio 2021-23. Si sono felice anche se preoccupato, sto nuovamente scrivendo in aereo seduto al posto 24C. Nel cuore veramente la volontà di dedicare più tempo alla,preghiera, al confronto con i poveri malati di AIDS, di malaria e … di fame. Eh si perché la fame da gennaio a settembre ha ucciso 6 milioni e 700mila persone! mentre il covid neppure un milione! Guardo dal finestrino, ormai siamo nello spazio aereo del Kenya e dal cuore e dall’Africa vi lancio una forte domanda: perché ogni giorno la televisione ci informa minuziosamente su quanti contagi di covid sono avvenuti e quanti morti ha causato? Perché la stessa televisione non ci aggiorna sul bilancio di morti per fame? Un’ altra domanda: quanti miliardi di euro si stanno buttando per impedire che il covid uccida un milione di persone? Per trovare un vaccino? E quel vaccino per salvare pochi ricchi? Lo so la domanda mi trapana il cervello da giorni e la ripeto ma mi strappa la pelle: ma con tutti quei soldi quanti morti avremmo salvato di quei sette milioni? La domanda ha sempre la medesima agghiacciante risposta: tutti! VI porto nel cuore e vorrei che voi foste qui, tutti! Sono convinto che comunque questo report lo leggerete e mi aiuterete a vivere bene queste giornate sante in cui incontrerò la carne di Gesù. Tolgo dalla tasca il fazzoletto di Ismaele morto di SLA e chiedo il suo aiuto, penso a mio zio Padre Luigi, schiantato è paralizzato dalla SLA a Parma in un letto della Infermeria della sua casa religiosa e che mi ha promesso un rosario ogni giorno! Guardo l’anello di oro con il nome di Miroslava, Sofia e Romina in Messico, penso alla mia Olinda in Perù che è venuta qui in Africa con me nel 2011, penso a suor Carolina in Iraq che sta ultimando l’ ambulatorio a Men Thi Bui in Vietnam e la rete elettrica, a Marco Antonio in un carcere del Brasile e penso soprattutto ai tanti morti di covid a Bergamo da marzo ad oggi, a Luca, Giovanni e Pina, a don Angelo Mario e Romana, ad Emanuele, Caterina e Maria: tutti loro sono qui con me ed anche tu che stai leggendo queste righe che ti invierò se riesco a trovare linea qui dallo spazio aereo del Kenya. Siamo partiti tutti insieme e tutti insieme viaggiamo: ho bisogno di voi perché alla fine vi confesso che ho paura! Ma penso che la vita vada riempita anche di gesti folli come questo di viaggiare per incontrare la carne di Gesù in questo tempo di pandemia per dichiarare che la pandemia vera non è quella del covid, ma quella della mente umana che non riesce a risolvere il problema della fame, della malaria e dell’aids mentre è compulsivamente impegnata a trovare un costosissimo vaccino ma trascurando chi oggi muore di fame! Alla fine questo viaggio vuole essere un omaggio a loro a chi oggi muore di fame senza meritarlo, e a voi perché coltiviate sempre il coraggio di pensare e di riflettere per poi pregare sui drammi più veri dell’umanità. Grazie di cuore Gianfranco Novella, Matteo e Adriana, Dario e Luigi per aver permesso questo pellegrinaggio di speranza, preghiera e riflessione. Come dico sempre in questi report che scrivo a bordo di un aereo tra Addis Abeba e Mombasa: stiamo per atterrare devo chiudere IPad. E inizia il 44mo viaggio di solidarietà il primo dell’era covid che ha come slogan: la forza di ri-partire. E tu nella tua vita, tu mentre leggi hai perso una persona cara per il covid, o il lavoro, tu che sei in cassa integrazione, nella tua vita hai la forza di ri-partire? È dura lo so, ma coraggio pensa a loro che muoiono di fame hanno malaria e sono morsi da serpenti velenosi.. Quando stai male pensa a chi sta più male di te ed apriti a loro! Coraggio nascerà la speranza, farai del bene a loro e farai bene a te: nel tuo cuore nascerà la forza di ripartire! Chiudoooo: atterriamo

 

REPORT  N. 3
LA DURA SFIDA DEL NONNO DI SANTINA ED UNA PIÙ DURA RISPOSTA

Al villaggio ormai mi conoscono tutti i bambini, per una singolare storpiatura mi chiamano Gigiv. Non so perché ma questi piccolini africani ridono, sorridono felici e mi corrono incontro festanti Gigiv Gigiv Gigiv ! Hai voglia di correggerli: non  Gigiv ma gigi! Ridono e gridano ancora più forte Gigiv! Un piccolino mi strattona il braccio, un altra mi prende per le mani, un terzo si attacca alla mia camicia e tutti danzano e saltano. Scatenano una energia di gioia, di purezza e pace che curano il mio cuore malato. Sono in Kenya da poco più di 24 ore e l’Italia mi sembra in un altra galassia, il Vaticano pure. Da marzo non mi muovevo, mai successo e prepotente e forte era il desiderio di vederli incontrarli questi bimbi e tra tutti per prima la mia adorata Santina. Lei piccolina mi riconosce e da lontano mi corre in contro anche lei gridando Gigiv Gigiv Gigiv ! Appena la vedo il cuore mi batte forte, forte. Nei momenti duri e difficili lei mi fa compagnia: pensare a lei ed alla sua purezza e semplicità mi allarga il cuore. La prendo tra le braccia sorride felice e si accoccola contro di me con grande affetto! Nora e Ramsi giungono anche loro e mi salutano gridando anch’essi Gigiv Gigiv ! Rido pensando a Gigiv . Come mai quella v in più??? Ma chi se ne frega conoscono il mio nome e questo mi riempie di orgoglio. Arriviamo alla capanna della nonna di Santina, ci sediamo, con gli occhi cerco la tomba di Everlyne per recitare una preghiera, ma non la,vedo. Stropiccio gli occhi, guardo più attentamente e… Una infinita tristezza mi sorprende. La tomba, il luogo dove è sepolta la mia Everlyne è interamente coperto da arbusti verdi, sembra una piccola collina con cespugli, guardo con attenzione e scopro i confini della tomba e mi pongo triste. La piccola croce piantata sei mesi fa è quasi tutta coperta da rovi, mi avvicino e la parte sporgente è piena di ragnatele… Il freddo mi prende nel cuore. Giustamente a Bergamo durante gli scorsi mesi ci siamo lamentati per come le salme dei nostri cari sono state trattate, ma almeno non sono state profanate. Si perché una tomba per essere tale deve avere un minimo di cura, le erbacce che crescono sopra, i rovi che attorcigliano la croce quasi nascondendola creano in me disagio. Mi fermo in preghiera e penso che esistano morti di serie A, e cioè i nostri, ed i morti di serie zeta ai quali appartiene quella sfigata con AIDS  di Everlyne. Se da viva viveva discriminazione, tale discriminazione la sopporta anche da morta e vi è una aggravante che è sepolta proprio fuori dalla casa della madre… A pochi metri da lei! Come è possibile questa trascuratezza e questa discriminazione, sembra pesare sul suo ricordo il fatto che aveva AIDS, quasi un marchio anche da morta.  Sento Everlyne tanto vicina e ogni giorno la prego, avevo voglia di venire a trovare la sua tomba ma non immaginavo di trovare una tomba dimenticata a solo una anno dalla sua morte. Ripenso alla vita ed alle ingiustizie, sembra che in questo fazzoletto di terra africana anche la morte abbia ingiuriato la mia amata Everlyne. Lentamente sfilo il braccialetto con il nome di Santina e mi avvicino alla croce, lo metto attorno alla croce con il nome di Everlyne e le dico: non avere paura angelo mio, prego per te e ti voglio far sentire rispetto, rispetto per il tuo corpo e rispetto per la tua anima, da lontano, dall’Italia ti ho portato il braccialetto che due anni fa Santina mi aveva messo al polso, non ti preoccupare chiederò a lei di mettermene uno nuovo, ma  questo braccialetto che è per me un tesoro prezioso, lo voglio ridare a te, come un giorno Santina me lo ha messo al polso oggi io te lo ridono e chiedo per te rispetto preghiera ed onore! Mi alzo, la nonna Florence mi viene incontro: ha la mia età 59 anni, al villaggio dicono che anche lei sia sieropositiva, ma non me ne frega molto di saperlo. Giunge anche il nonno di Santina felice di vedermi… Mi stringe la mano dicendo Jambo. Ma ora vi devo svelare un segreto. Qualcuno di voi si sarà chiesto,ma scusa Gigiv Santina, Nora e Ramsi non sono all’orfanotrofio di Mambrui? Questo è un punto doloroso che dovete conoscere. Si la bimba dovrebbe stare a Mambrui, ma, complice il covid, ora è in questa misera e sporca capanna. Cosa è successo? Che alla fine della scuola i nonni hanno voluto che i tre bimbi tornassero a casa…per le vacanze estive. Quando Jimmy mi dice questo in piena pandemia mi spavento! La soluzione dell’orfanotrofio è ottima per cibo pulizia ed educazione ma allora perché? Perché portarli a casa? Mi affretto a chiamare suor Nadia. Ne parliamo insieme e lei mi dice: Gigi ti conviene accontentarli, noi stiamo finendo le pratiche di affido all’orfanotrofio e finché tutto non è apposto meglio averli dalla nostra parte ok? E così avviene.. La mia piccolina, Nora e Ramsi alla fine di giugno sono tornati a Msabaha. Non vi nascondo che uno dei momenti più dolorosi del mio viaggio ed uno dei motivi per i quali sono venuto in Kenya era per regolare questa situazione e così il momento arriva! Ci sediamo a pochi passi dalla tomba di Everlyne, tengo in braccio la mia piccola Santina che è felice di giocherellare con me. Il nonno si siede vicino a me. Dopo i convenevoli più o meno banali entro in modo un po’ duro, ma certamente chiaro nel cuore del discorso. Senti Baraka, così si chiama, voglio essere onesto e chiaro con te! Tua figlia Everlyne ha messo nome a sua figlia Santina in onore di mia madre e delle cure ricevute attraverso il nostro aiuto. Io sono così orgoglioso di questo! La piccola Santina la sento davvero come parte di me il suo dolce pensiero mi accompagna e sorregge ogni giorno. Mentre contemplo una manina della mia piccola dico a lui: “Sarò molto chiaro con te!” Il vecchio in tono falsamente mite mi risponde: dimmi padre, sono contento di ascoltarti! … Sto in silenzio un momento e poi lentamente dico a lui: ” Non sarai contento di sentire queste cose, ma te le dico con molta forza e freddezza. Perché hai portato via da Mambrui i tre bimbi? Abbiamo fatto tanta fatica per sistemarli la e sono sistemati davvero bene… Perché hai fatto così? Il vecchio assume l’aria risentita e controbatte: sono vacanze estive, la scuola era finita, che motivo vi era di lasciarli la abbiamo anche noi affetto per loro e vogliamo godere un po’ della presenza di questi bambini! Sto per incazzarmi, prevedevo ogni passaggio di questo dialogo già dall’Italia. Mi fermo, respiro forte e poi controbatto: “Sai che ti dico? A te di questi bambini non te ne frega un bel niente, quando tua figlia si è ammalata di AIDS hai cacciato di casa lei e loro tre: se non costruivo a loro quella capanna dove andavano? Ora tua figlia è morta, giungo al villaggio senza avvisarti e la sua tomba è tutta sterpaglia… È morta da solo un anno e guarda quanto ti frega della sua memoria! Un cumulo di rovi, sterpi che confondono la tomba al,punto di renderla quasi introvabile… Ed ora questo improvviso amore per i tre mie piccoli, che sono,più miei che tuoi… Si è vero, ti sono mancati, ma ti sono mancati di più i soldi che mensilmente davamo a loro per il cibo e con quel cibo ci vivevi bene tu e tutta la tua famiglia vero? Ora con i bimbi in orfanotrofio… Quei denari ti mancano proprio e allora sai che faccio? Mi faccio venire la nostalgia… Dei nipotini. Li riporto a casa e vedrai che quel prete Muzungo tornerà a dare i soldi! Bene sono venuto proprio per questo e per dirti questo: da me tu non riceverai mai più uno scellino, se i bimbi rimangono qua, ci penserai tu e il tuo amore a mantenerli! Io ho chiuso con te… Forse ti aspettavi che in questi mesi ti giungesse un mio aiuto ed invece nulla! Forse immaginavi che con me giungessero regali: i soliti sacchi di farina mais e fagioli, invece nulla. Con me questa sera ti giunge solo una certezza: Santina, Nora e Ramsi se torneranno a casa non riceveranno da noi proprio un bel nulla, hai capito? L’ uomo dagli occhi di ghiaccio rimane in silenzio a testa alta… Ma i suoi pensieri li vedo negli occhi: ma questo Muzungo chi crede di essere? Pensa che io accetti questi toni? Sta per rispondere e precedo la sua risposta! Alt Baraka non parlare, non osarmi sfidare! Stai zitto e pensa, ma mentre pensi aggiungo un’ ultima cosa, poi posso prendere di nuovo aereo e tornare in Italia… Ed avrei fatto un viaggio pieno di significato. Non oso pensare che oltre i nostri soldi forse stai pensando a far lavorare questi tre piccolini… Di nascosto, senza dare nell’occhio, ma se vogliono mangiare devono lavorare! Non è importante che a mangiare sia tu e a loro solo le tue briciole. Se scoprissi queste cose allora io ti denuncio, hai capito? E guarda che ho fatto questo in Perù per una bimba che si chiama Alicia violentata dal,patrigno, quando ho scoperto questo ho messo la piccola in una casa protetta di Puno  e ho denunciato quel demonio! Ci siamo capiti? Vero! Baraka non è stupido e capisce che non ha molte vie di scampo… Sono furente! “Muzungo calmati, farò come tu dici: Santina, Nora e Ramsi all’ inizio delle scuole torneranno all’orfanotrofio, basta che mi lasci stare. Mi guarda con diffidenza ed anche paura. A questi uomini la paura fa molto bene… Guardo Jimmy che con la testa mi dice di si, dallo sguardo di Jimmy capisco di essere stato convincente, forse anche troppo, ma ci voleva! Continuo il,discorso:”ho sentito bene? Dunque i tre bambini torneranno all’orfanotrofio vero? Ramsi mi dice che sta meglio a Mambrui che a casa e questo per me basta, Santina e Nora la sono felici: mangiano bene ed abbondante, fanno la doccia due volte al giorno ed invece qui? Guarda la fronte di Ramsi queste macchie, guarda il braccino di Santina un insetto, guarda il suo piedino con questa crosta divorata da un insetto! A Mambrui la pelle di Santina e Ramsi è liscia e pulita come un petalo di rose! Conviene anche a te… Non dovrai procurare cibo o pagare la retta ci pensiamo noi, ma noi senza di te! L’ uomo tenta un sorriso e vuole stringermi la mano. Non gliela porgo ma aggiungo… Un’ ultima cosa domani abbiamo a Mambrui l’inaugurazione del dormitorio finanziato da noi porto anche Santina Nora e Ramsi alla cerimonia,te li riporto domani sera, va bene? ” Sono io ora a offrire la mano. L’ uomo stringe la mia e io la stringo forte. Si padre va benissimo portali con te e non ti preoccupare i bambini torneranno a Mambrui sicuramente te lo giuro! Ci conto Baraka. Do un bacio a Florence la moglie di Baraka, nonna di Santina, e con jimmy lentamente torniamo sul viottolo che porta al villaggio con nel cuore tanta pace ed in braccio la mia adorata Santina, bella come il sole che sorride felice e contenta di avermi visto. Questo incontro era uno dei momenti più importanti del mio viaggio e sono felice di aver ottenuto un grande successo. Le onde dell’ oceano fanno sentire la loro voce nella mia abitazione in riva al mare mi addormento felice, ma prima spedisco a voi in Italia questo terzo report con la speranza che mi abbiate letto fino a qui. Buona notte dal Kenya Jambo!

 

REPORT N.4
INAUGURAZIONE DEL DORMITORIO DELL’ORFANOTROFIO DI MAMBRUI: LA FORZA DI UN SEGNO

Lunedì 21 settembre 2020 ore 16

Nella vita appaiono talvolta dei segni semplici ed umili ma che nascondono dentro di se un valore e significato che ci sfugge, poi man mano pensiamo e riflettiamo sul semplice gesto vediamo che in realtà è un segno misterioso che ci trascende e riempie di significato l’esistenza. Questo è avvenuto ieri a Mambrui: l’inaugurazione del dormitorio dell’orfanotrofio bruciato il 29 dicembre 2019. Quando ho incontrato Piera e suor Nadia a febbraio avevo fatto una promessa di aiutare a ricostruire con euro 15.000 ma con la condizione di farlo durante l’anno. Nessuno di noi si immaginava che l’anno appena incominciato nascondeste un mostro chiamato covid! In Italia e soprattutto a Bergamo in poche settimane sarebbe radicalmente cambiata al punto di trasformare la mia città nell’occhio del ciclone del corona virus. Tutti ricorderemo per sempre le immagini notturne dei camion pieni di feretri. In tutto quel casino Bergamo è divenuta per tutti noi della associazione amici di Santina Zucchinelli la priorità! Ci siamo organizzati con la scrittura di un libretto dedicato a Luca perché rimanesse a tutti una vivida fotografia dell’ orrore a Bergamo, abbiamo regalato due ventilatori polmonari alla terapia intensiva dell’ ospedale, abbiamo ascoltato le voci di tutti i 200 inscritti per fare il conto dei morti,di chi ha perso il posto di lavoro o è in cassa integrazione. Ci siamo trovati con addosso una incredibile forza e ci siamo chiesti tutti da dove veniva! Dovevo fare questo viaggio in Kenya per capire che la nostra forza non era in noi stessi o a Bergamo, ma nel non aver perso di vista durante la sciagura le sciagure più grandi dell’umanità che sono la fame, la malaria, l’AIDS ecc. Penso che la nuova enciclica che uscirà tra pochi giorni ci dirà una autorevole parola su tutto ciò. Mentre a Bergamo infuriava il covid Piera mi chiamava da Mambrui: gigi noi stiamo lavorando per ricostruire il dormitorio, non ci abbandonare ne? Vi devo dire la verità che mi sembrava di offendere Bergamo aiutando proprio in quel momento i poveri di Mambrui. Ho dovuto pregare molto e mi sono sentito un po’ solo nel prendere la drammatica decisione. Mi sono detto: ma a Bergamo stiamo dando molto, non faccio male a non dimenticarmi di chi sta peggio di noi, penso di no… Ed alla fine ho deciso: proprio perché Bergamo è l’occhio del ciclone, proprio,perché Bergamo sta grondando lacrime e sofferenza, proprio perché Bergamo è devastata ora, è inferma ora, proprio perché sta male, PROPRIO IN QUESTO MOMENTO DOBBIAMO AIUTARE perché questo è un momento santo di grande valore di grande significato. Troppo comodo aiutare quando si sta bene, la forza è aiutare quando si ha bisogno di aiuto! È un paradosso ma la croce di Gesù funziona proprio così ed io credo che Gesù ci ha salvato non quando ha compiuto la moltiplicazione dei pani o ridato la vita a Lazzaro, no lui ci ha salvato dalla croce ed è proprio la mia Bergamo crocifissa che ha costruito l’orfanotrofio! Ho detto la parola magica e potente: la Bergamo crocifissa ha fatto l’orfanotrofio di Mambrui, non la Bergamo ricca che dona il superfluo, che dona il di più che dona senza guardare negli occhi. Fondazione Santina crocifissa ha realizzato l’orfanotrofio. Mentre scrivo non dimentico che dalle 200 telefonate che ho fatto a tutti soci vi è chi ha perso un parente è stato malato… Bene proprio questa Bergamo crocifissa, questa Fondazione Santina crocifissa dal COVID ha investito nella croce e da quella incredibile crocifissione fatta di bare di angoscia e silenzio è nata forse l’opera più simbolica delle ormai tante compiute nel mondo. Ma il mistero di questa opera non è solo nella Bergamo crocifissa, dalla nostra Fondazione in croce, ma proprio su cosa sia: un grande orfanotrofio. Ieri suor Nadia nel suo discorso diceva che i bimbi senza genitori sono i più indifesi come ben sappiamo lo sia Santina Nora e Ramsi. Tra le tante opere che il Padreterno ci poteva far inaugurare  proprio quella in favore dei più deboli, ma questi bambini sono sieropositivi, questi bambini non hanno cibo… e il dramma diventa catastrofe perché qui a Mambrui non vi è il covid vi è molto peggio del covid: vi è la fame, la morte per la puntura di un velenoso serpente, la malaria…ed allora ieri mentre prendevo tra le mie braccia i piccoli mi dicevo: ma Bergamo è crocifissa? Fondazione Santina è crocifissa? oppure i veri crocifissi non sono loro? Ecco la domanda più bruciante e… Continuando: a Bergamo sono morte migliaia di persone, verissimo… I nostri anziani, i nostri meravigliosi anziani, ma loro avevano alle spalle una lunga vita di settanta, ottanta, novanta anni! Questi piccoli invece muoiono e così non potranno vivere per settanta, ottanta, novanta anni! ma non perché mancano costosi ventilatori, ma perché manca un pezzo di pane!!! Questo è il dramma che provo nel cervello dopo la inaugurazione è che mi frantuma il cuore. Sono partito nella convinzione occidentale e ricca di venire da un luogo di crocifissione, come abbiamo chiamato,per giusti motivi Bergamo, ma rimanendo qui mi chiedo: ma forse non è qui il reale calvario dell’umanità ? Forse non è qui che la gente è realmente crocifissa? Io so forse di sbagliare ma penso che qui sia il calvario e sapete che vi dico, non sono venuto qui a donare, ma a ricevere forza! Come prima immaginavo Bergamo crocifissa che aiuta gli altri nel,suo dolore, così ora immagino Mambrui crocifissa che aiuta la mia Bergamo, non costruendo cose, ma dando significato alle cose. Al mio ritorno in Italia sicuramente sarò migliore e con più voglia di impegnarmi per le piaghe dell’ Italia, ma la forza non verrà da me ma da questi poveri che riempiono con il loro dolore il senso della mia vita e danno forza ciclopica di leggere l’esistenza non con gli occhiali di una bella vita, ma di una buona vita! Ma questa inaugurazione che sto per descrivere si carica di altri bellissimi significati. Da dove vengono i 15.000 euro? Vengono tutti da Carlo Olmo. E chi è Carlo Olmo, un uomo ricchissimo, con alle spalle un passato di squallida povertà… Non rivelo nulla di Carlo dicendo che è cresciuto in un..? ORFANOTROFIO! Ma tu guarda che caso, la prima opera dell’era COVID19 è un dormitorio di un orfanotrofio e chi la finanzia totalmente è un uomo che ha dormito per lunghi anni in un orfanotrofio: è un orfano che aiuta gli orfani! E penso che questa sia musica magica per gli orecchi di Carlo, per me invece è una meravigliosa sinfonia di mistero! Vero abbiamo inaugurato un orfanotrofio, ma non dobbiamo solo realizzare opere dobbiamo soprattutto riflettere su quello che compiamo! E questa cosa è piena di mistero ed è bellissima, ma i significati di ciò che facciamo sono molti sempre. Ed allora continuo, Carlo non è solo un orfano, ma chi è Carlo? È colui che durante il covid non è stato chiuso in casa…come chi tra noi non ha avuto il coraggio di andare in banca per predisporre le carte del bonifico da inviare perché pur nella sua giovinezza aveva paura! Il nostro dottor Pacini è andato in banca a inviare qui i 15.000 euro! Carlo non è stato in casa ma aiutato dall’esercito ha cominciato ad aiutare Vercelli e poi anche Bergamo, portando mascherine, cibo a chi aveva perso lavoro, assegni per pagare elettricità… In tutto ciò la forza di Carlo non è stata tanto questa, ma quella di non perdere di vista i crocifissi veri che non si trovano in Italia, ma che abitano in Africa! Ed è a lui che va la nostra ammirazione ed il nostro ringraziamento… Ma il mistero di questa inaugurazione non finisce qui… Continua! E vede una protagonista unica, formidabile raffinata ed è una piccola bimba orfana di soli 4 anni che si chiama Santina. Mentre con fatica tagliava il nastro con una forbice troppo grande per lei mi dicevo sto sognando? Alle spalle il grande logo con la firma malata di Santina anziana e sofferente, tra le mie braccia la Santina piccola, indifesa ed orfana con forbici più grandi di lei a tagliare un bellissimo nastro rosa! Veramente amici mi tremavano le gambe: penso che una inaugurazione così bella non avverrà mai più. La mia piccolina bellissima nel suo vestitino emozionata e vergognosetta stava per compiere un gesto di grande valore. Non so come dirvi il capogiro di emozioni forti, intime belle, genuine e pure di trovarmi alle spalle la grande firma di mia madre Santina e tra le braccia la piccola Santina la cui mamma è morta di AIDS . Penso che alcuni dei bambini abbiano pensato che il dormitorio era dedicato alla bimba che avevo tra le braccia e questo fatto ambiguo mi dava il coraggio di fare un altro meraviglioso pensiero se i bimbi pensano così sia così! La mia vecchia Santina dal paradiso riderà felice morirà dalla gioia si farà la pipì sotto dal ridere (anche se in paradiso questo non può avvenire) perché mia madre in cielo potrà dire ora in Africa una piccola bimba può continuare a fare quello che io ho fatto in vita: insomma una degna erede… È così in paradiso una contadina che ha fatto solo la terza elementare sarà orgogliosa che una povera bimba di 4 anni continui ad annunciare una cosa sola? E qui la sorpresa finale della prima parte di questo report. Sapete cosa accomuna la nostra Bergamo crocifissa, la nostra Fondazione crocifissa, Mambrui crocifissa la Santina in cielo crocifissa dalla lunga sofferenza e la piccolina crocifissa dall’ essere orfana e senza cibo? Vi è nella mia bibbia preziosa una frase che le due Santina mi hanno indicato ed è questa: “Io non conosco altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso”. Vi ricordate la,potenza di questa frase indicata da mia madre il 6 dicembre 1992 e che ho,posto sulla sua bara il 6 dicembre 2012? Vi ricordate che la mia piccola Santina proprio qui in Africa fuori dalla sua capanna casualmente mi aveva indicato con la sua manina? È la a potente esegesi del Card. Martini? Se ricordate tutto questo avete  capito la potenza della croce e capire, conoscere è il primo passo… Poi lo si deve vivere ed inaugurare a Mambrui crocifissa durante il tempo del covid un orfanotrofio significa tentare di vivere la potenza della crocifissione! Ora siete pronti al racconto semplice simpatico quanto bello della inaugurazione!

 

REPORT N.5
UNA GRANDE FORBICE E DUE PICCOLE MANINE

In Africa l’uso del vestito è molto diverso da quello dell’ Italia. Spesso nel nostro paese ci si veste bene per andare in ufficio e poi male per il tempo libero… Questo codice di comportamento è davvero interessante. Gli amici si incontrano in modo informale mentre in ufficio si deve stare ben ordinati e vestiti, le signore con il trucco rifatto, l’abito pulito e fresco ecc… E trasferiamo questa abitudine spesso per la nostra partecipazione alla messa, vestiti casual, vestiti un po tra il disordinato e il curato eccentrico… Un frullato di vestiti con la scusa o aggravante che incontrare il Padreterno è incontrare un amico! Qui in Africa non è così… Nella capanna Santina arriva sporca il vestito è a brandelli è tutto sporco. Qui non esistono giocattoli e si gioca con la terra, con le noci di cocco, con un ramo di albero, ma i bambini si divertono sorprendentemente di più che con giocattoli costosissimi quanto scemi. Santina mi raggiunge dal gioco con una scodellina che altro non è che la metà di una noce di cocco, dentro ha preparato per me una zuppa di vegetali: sono le erbe che la mia piccolina ha raccolto, poi le ha spezzettate in un cucchiaio di acqua le ha cotte su due mozziconi di carbone fumante e poi felice con un meraviglioso sorriso mi offre la sua squisita  cucina! Gli occhi pieni di luce, le manine nere la noce di cocco la zuppa di vegetale: un incantevole gioco in cui i piccoli entrano e scavano la vita. Santina sorride quando faccio finta di bere, mi chiede se è buona le dico che occorre un po di sale… Con la manina raccoglie un po di sabbia che nella sua testa e nella mia testa diventano sale e me ne mette un pizzico. Poi io giro assaggio e dico: ora è buonissima. Santina mi dice con la sua bellissima vocina, ne vuoi ancora? Ma certo Santina rispondo… Poi mentre  mangio ti devi preparare per la inaugurazione del dormitorio e dobbiamo fare un’ora di strada! ‘Mi siedo fuori della capanna… E mi commuovo nel tenere in mano il cibo preparato dalla piccolina di quattro anni che senza scarpe, povera e senza reale cibo, si diverte nello stesso modo se non di più dei nostri ricchi bimbi che hanno da mangiare, giochi elettronici nuovi ogni tre mesi e divertimenti costosi. Il divertimento dei bimbi non dipende dalle cose, ma dalla fantasia è una noce di cocco si trasforma in una tazza con zuppa vegetale e la piccolina è inebriata nella sua fantasia e la fine terra diventa del buon sale da cucina… È così via! Mi meraviglio è commuovo a vedere la fantasia, la creatività e la meraviglia dei piccoli che impedisce a loro depressione e tristezza mentre in noi adulti privi di questi vestiti come fantasia meraviglia e creatività diventiamo tristi infelici e depressi e chi non è felice cerca il piacere! I bimbi no… Hanno una formidabile struttura interiore per la quale riescono ad essere felici con una noce di cocco e purtroppo spesso la nostra educazione li slega dalla loro felicità è insegna a cercare piacere. Assorto da questi pensieri mi sento tirare la camicia mi volto,e… Alle mie spalle appare lei con un meraviglioso vestitino rosa e bianco: il vestito della festa! E la bimba lo sa bene… Quando mette quel vestito accade qualcosa di importante: si incontra qualcuno, si va in chiesa. Non è il vestito della settimana, ma il vestito della festa, quel vestito che spesso abbiamo perduto perché ci vestiamo con il vestito di festa per andare a lavorare e con il vestito dimesso per andare in chiesa o incontrare amici… Vi sono persone ricche che come status simbol addirittura vestono casual. Loro se lo,possono permettere dicono. Santina è vestita che è un amore, le scarpine in tinta con il vestitino e sembra una bambolina. Mi lasciano andare con una esclamazione oooo e lei gira il faccino con un po di timidezza. Saliamo in macchina e partiamo per Mambrui. Le scuole non sono ancora riaperte e a causa del covid apriranno il prossimo ottobre. Troviamo 35 bambini tutti sieropositivi, quei pochi che sono dovuti rimanere lì per le cure ed è proprio lì nell’ orfanotrofio che avrei voluto lasciare i tre bimbi perché meglio curati e sfamati che nella lurida capanna del nonno. Ci sono 35 bambini, tre educatori, Mary, Piera, Suor Jenny, Suor Nadia, Suor Lucy, Jimmy, io e padre Lucas… Veramente poche persone, ma così immaginavo che fosse. Un momento pieno di magia: la messa, il taglio del nastro e la benedizione del grande dormitorio, la visita all’ ambulatorio per la cura dei bimbi HIV. Una magia piena di forza e significato. Mi dico: valeva davvero la pena venire fino qui in questo momento! Di tutta la bella cerimonia quello che più porto nel cuore è il taglio del nastro da parte di Santina. Sono tre nastri rosa davanti alla porta: il primo è Piera a tagliarlo, il secondo è di Santina… E qui mi accorgo che le grandi forbici sono enormi per la sua manina: la bimba da sola non ci riesce proprio neppure a sollevarla e tenerla nelle sue mani, davanti a tutti la tengo in braccio… Jimmy dice a lei di tagliare e…lei mi guarda con uno sguardo forse il più bel suo sguardo in tutta la sua vita per me è con i suoi due occhioni pieni di luce mi fissa intensamente con vergogna ed imbarazzo e il suo sguardo mi dice: non c’è la faccio non vedi come è grande? Aiutami! Si vergogna… Lentamente mentre le do un bacio per rassicurarla con la mia mano prendo la forbice con estrema attenzione metto le sue piccole dita nei due occhi della forbice, mantenendo nel mio palmo la forbice stessa, ma in quel momento per me è più importante dedicare tempo a Santina che a tutti i presenti che attendono! È il suo momento, non può e non deve fallire. Con qualche equilibrismo tenendola in braccio la forbice si chiude e tagliamo il nastro e sul volto della piccolina scoppia il sorriso, è felice… Ma può fare di più il terzo nastro, il mio, lo deve tagliare lei! Alziamo la mano una seconda volta e la forbice lentamente taglia il terzo nastro, il nastro cade e viene portato via da una folata di vento, e la bocca della bimba con il forbicione in mano si spalanca per la meraviglia verso di me. Dipingo nel cuore con il fuoco questa meraviglia che ha un sapore divino e i bimbi scoppiano in un applauso. Ho le lacrime agli occhi: la prima inaugurazione delle nostre opere dell’era COVID ha segnato la nostra storia dicendo che pur nella tragedia che l’umanità vive vi è sempre posto per un sorriso se nella vita cerchi la felicità è non il piacere! questa inaugurazione è stata potente ora il viaggio può continuare con un ultimo ringraziamento a Carlo Olmo ed Angela Oliviero che nella vita ostinatamente con i loro soldi non cercano il piacere perché sono felici. E chi è felice non cerca il piacere!

 

REPORT N. 6 
BENDERA IN KENYA COLLANA #VoltiDiSperanza N.30

Se forse è chiaro a tutti che sono venuto in Kenya durante l’era del COVID per inaugurare l’orfanotrofio, devo però con onestà dire che non sono venuto solo per questo, ma forse soprattutto per lei, per Bendera l’eroina del nostro trentesimo libro della collana #VoltiDiSperanza. Mentre il Covid devastava Bergamo e l’Italia ero sconvolto nel vedere i camion di cadaveri e non so come mai, forse per una infantile paura mi rifugiavo nei pensieri delle nostre realtà in Kenya, Vietnam, Iraq, Gaza, Brasile, Messico e Perù. Le migliaia di morti a Bergamo esigevano una risposta, chiedevano senso… e non so come mai il pensare a questi luoghi estremi mi dava conforto e pace. Un po’ come ai tempi di Santina in terapia intensiva, trovavo conforto nel guardare, pregare e fare piccole cortesie ai malati che stavano peggio di Santina in terapia intensiva. proprio da quella terapia intensiva 15 anni fa era partita una scommessa: il dolore di Santina non deve essere vano e deve rischiarare e farmi trovare altre sofferenze: fare di tutto perché la gente non soffrisse come mia madre, ecco il segreto! Quando nella vita stai male, ti chiudi, diventi impenetrabile, anafettivo, freddo calcolatore: sono stato tanto male ora devo pensare a me. Ecco l’errore pensare a me! Da qui ricerca del piacere scambiato con felicità, poi depressione, infine angoscia per lo scorrere senza significato della vita piena di piacere e di te stesso. La crocifissione di Bergamo deve invece produrre risurrezione. Ecco il motivo per viaggio pieno di significati. Venire in Kenya per comperare il termometro della vita, che non sono i ventilatori costosi della terapia intensiva di Bergamo, ma sono quattro pastiglie contro TBC, contro HIV e qualche chilo di farina per non cadere. Nella malnutrizione che uccide. Per questo dobbiamo istituire il paragone il confronto tra Bendera e una persona anziana di Bergamo sopravvissuta al COVID, meglio tra la piccola Zenabu morta a soli 4 anni, figlia di Bendera, per TBC e malnutrizione il 2 luglio 2020. Iniziamo. Bergamo è entrata nell’occhio del ciclone nelle ultime settimane di febbraio e ne è uscita nelle prime settimane di luglio, per prendere un periodo ampio. La storia di Zenabu è dalla prima settimana di settembre al 2 luglio, una costatazione: le storie si sovrappongono. Zenabu è nata il 25 giugno 2016 ed è morta il 2 luglio 2020: quattro anni e qualche giorno. I nostri morti di Bergamo nella stragrande maggioranza sono morti sopra i 70 anni. 70-4= 66 anni di vita in più di Zenabu. Zenabu è morta perché mancavano semplici antibiotici, poche pastiglie e qualche chilo di farina. I nostri morti sono morti nonostante ventilatori polmonari e cure costosissime! chi mi sta leggendo ed ha perso qualcuno non deve arrabbiarsi, ma deve ringraziare Dio! È vero hai perso tuo padre, tua madre in modo imprevisto, io ho,perso mia madre dopo sette anni di dolore, MA devi ringraziare Dio e non piangere perché tua madre è giunta a 80 anni perché cure sofisticate hanno permesso questo durante la sua vita, le condizioni alimentari, le condizioni sociali. Qui no qui si muore a 4 anni perché manca il pane. Devi ringraziare Dio per queste righe e provare grande conforto perché tuo padre è morto nonostante il ventilatore polmonare a cui era attaccato… Qui si muore perché non hai una ridicola flebo con antibiotici! e lei la piccolina non aveva questo. Se leggi queste righe e ha perso qualcuno non ti lamentare per le ceneri restituite a te dopo tanto tempo, ora le ceneri dei tuoi genitori sono ospitate in un luogo di rispetto, come le ceneri di Santina a Gerusalemme… Il corpicino di Zenabu è una piccola fossa con sopra terra neppure la croce ed un segno. Con Jimmy andremo a compiere il pietoso gesto di piantare un croce per dire che la terra sotto quel cumulo di sabbia ospita il corpo mortale di una creatura umana destinato alla risurrezione! Coraggio tu che sei devastato dal dolore, dall’ angoscia, dalla perdita di lavoro o dalla cassa integrazione, dedicami dieci minuti di tempo e lentamente leggi queste righe sono storie che sto scrivendo non in Italia, ma qui in Kenya, fuori dalla capanna di Bendera la mamma che mi ha raccontato questa morte. Lei Bendera con la sua formidabile storia porterà pace al tuo cuore è pur nel dolore ringrazierai Dio per i benefici non meritati che ti ha concesso! Sei pronta? Sei pronto? Continuiamo!
Bendera è una ragazza dagli occhi bellissimi, quando la guardi sembra che abbia 20 anni, piccolina, magra, tra le mie braccia pesava una quarantina di chili scarsi. In Italia, la vedrei bene forse al primo anno di università…,ultimo del liceo, la faccina mi sembra proprio quella. Invece è più grande pur essendo giovanissima: ha 34 anni ed è mamma di 8 figli. Giovanissima vero per avere otto figli? Per noi in Italia si qui in Kenya no! Bendera Mweni nasce nel 1986, non conosce la sua data di nascita è di Msabaha e come mestiere è pescivendola ed il suo guadagno è di circa 20 euro al mese per sfamare sei suoi figli, in famiglia sono nove fratelli: sei femmine e tre maschi. A quattordici anni Bendera si mette con un uomo di nome Kitsao molto più grande di lei e subito rimane incinta di Pendo una ragazza che oggi ha venti anni e che ha due figli in un villaggio vicino a Mambrui. Dopo penso Bendera ha un secondo figlio da Kitsao che si chiama Kelvin. Il piccolo Kelvin si ammala ed allora fanno il test a lui per HIV e risulta positivo, lo stesso test viene fatto a lei e risulta sieropositiva e con lei anche Pendo. Quel Bastardo di uomo non aveva minimamente detto alla ragazzina che era sieropositivo e senza alcune precauzione lo stronzo ci fa due figli!!!! Tre persone con HIV per il cretino che sfrutta una piccolina sessualmente di 14 anni e se ne sbatte se la infetta ancora bimba e infetta così i due figli. In Italia parliamo di pedofilia vero? Behmqui questa categoria non esiste di crimine per che sono tutte appena mestruate le ragazzine che rimangono incinte! Quel porco sbatte Bendera in uno stigma per il quale qui in Africa si è esclusi da tutto, con questa cicatrice di essere HIV nessuno ti da un lavoro stabile. E lei si trova con due figli con HIV. La prima tragedia? Kelvin muore perché non ha cure per HIV aveva solo 9 anni! 70-9=61 Sessantuno anni di differenza dai nostri morti per COVID. Questo ragazzino muore alcuni anni fa… Dopo Kelvin muore Kitsao nel 2006 e la mia Bendera si trova sola, senza lavoro. Ha solo 20 anni, trova un uomo perché la donna sola in un villaggio non esiste! E Bendera si unisce a Kazungu, un pescatore del lago dal quale compera il pesce che lei vende, è una relazione non stabile, ma dice a lui di essere sieropositiva, l’uomo la accoglie comunque… Da Kazungo Bendera ha tre figli Tumaini, 13 anni, Brian 9 anni e Denis 8 anni i tre bambini grazie a Dio nascono senza HIV, ma la storia si incasina nuovamente perché Bendera infetta Kazungo che muore di AIDS! La triste storia che scrivo qui da questa terra è per portare conforto a noi affetti dalla lebbra del COVID, per aprire la finestra ed oltre le bare di morti nei camion dell’esercito guardare un po’ più in là e trovare forza per la situazione di privilegio in cui viviamo e che questa gente non conosce minimamente. Torniamo a Bendera. Ora Bendera è alla quinta gravidanza ed ha avuto 5 figli di cui uno, Kelvin è morto alcuni anni fa. Bendera si mette con Kahindi che è un altro pescatore del lago, lui è HIV. Da Kahindi Bendera ha una bambina il 25 giugno 2016 di nome Zenabu e infine, dopo di lei, il 29 giugno 2018 due meravigliosi gemellini di nome Isac e Abraham. Tutti e tre i bimbi non sono sieropositivi. Incontro Zenabu fuori dalla sua capanna e parla solo Kiswaili, nulla di inglese, ma il meraviglioso Jimmy è abituato a tradurre bene e velocemente per me lavoriamo insieme da 6 anni. Ed allora le parole escono dalla bocca di Bendera in Kiwaili nella testa di Jimmy diventano inglese e nella mia testa diventano sui fogli in italiano. Il meccanismo è estenuante e vi è tensione, quella di non perdere neppure una parola di quello che lei mi dice e di farlo in un tempo ragionevole. Ma questa storia così potente l’ho rivista tre volte con Jimmy. È appuntata tutta in un povero quaderno di Denis che la povera donna mi regala. Ed allora dopo avermi raccontato questa sua dolorosa vita entriamo nel tema della recente morte di Zenabu. Bendera, hai qualche certificato che mi possa spiegare di cosa sia morta la tua piccolina di quattro anni? Certo padre, attendi un momento che vado nella capanna a prenderli. Torna in pochi minuti, ha le mani piccoline e mi fa tanta tenerezza attorniata dai suoi bimbi… Gli occhi sono tristi. Ecco gigi questa è la mia tessera con la quale posso ricevere le medicine per HIV. Toglie dalla busta due piccole tesserino gialle che accuratamente fotografo per inviare all’ amico Marco Rizzi l’ infettivologo del Papa Giovanni che per i miei sfigati trova sempre il tempo per dare una valutazione, anche se a Bergamo il covid lo assorbe ancora. Poi Bendera mi passa delle lastre della piccola Zenabu dalle quali anche io vedo che aveva una infezione al ginocchio, poi la lastra dei polmoni e qui i brividi mi salgono la schiena: ” Cazzo i piccoli polmoni sono totalmente compromessi! “”E poi la ragazza mi commuove quando mi passa il foglio della diagnosi rilasciato dall’ospedale. Con molta cura me lo porge e io mi trovo con due lacrimoni agli occhi! Bendera guarda con attenzione il foglio, penso stia leggendo…ma il foglio è al contrario, lo ha in mano capovolto è capovolto me lo consegna. Mi commuovo, le faccio una lunga e lenta carezza, è per me il volto di una semplice è bellissima figlia, con un po di trepidazione dico: Bendera, ma tu sai leggere e scrivere?” Sorride con timidezza e vergogna. No gigi non so né leggere né scrivere. Il foglio era al contrario vero? Grazie per avermelo consegnato così. Grazie per la tua carezza e per non avermi discriminato perché non so né leggere né scrivere”. Ma perché? Perché non sono mai andata a scuola perché la scuola costa ed a 14 anni una figlia ti impegna… E così oggi io non so né leggere né scrivere. E qui con la mia stupida, cretina e spregiudicata testa di persona progredita compio il più stupido passaggio del mio incontro, mi sarei scavato una fossa vicino al corpicino di Zenabu per nascondermi dentro li. Voglio fare il buono, voglio fare il generoso, e con i poveri non devi essere generoso devi fare molto di più li devi amare, devi respirare con i loro polmoni, capire la loro vita. Ed io sono incapace di capire la vita! Ecco il mio dialogo stupido è scemo che mi vergogno a ridire, mentre scrivo pensa che arrossisco ancora! Bendera ma a questo rimediamo subito, ti piacerebbe imparare a leggere e a scrivere? Anche se hai 34 anni è tanto importante, ti cambierebbe la vita: ci penso io ti pago una insegnante personale! Ti piacerebbe? se ti piace prima che parto cerchiamo di sistemare tutto! La guarda e nuovamente domando: ti piacerebbe? Jimmy traduce… nel mio cuore è nel mio cervello sono convintissimo di aver fatto una proposta bellissima, noi ricchi abbiamo sempre delle proposte per i poveri sottosviluppati che più pensiamo intelligenti e più sono così stupide ed offensive! Bendera mi guarda con dolcezza e con la sfida della madre, della autentica Madre africana, ma di tutte le vere e grandi mamme del mondo. Bendera concentra in quello sguardo dolcezza, sfida umiltà e fierezza. Gigi sai cosa voglio davvero? dare da mangiare ai miei 5 figli, al posto di spendere per imparare a leggere e scrivere comperami l’equivalente in cibo! Questo quello che voglio veramente, comperami medicine, comperami vestiti per loro. SE tu fossi arrivato prima Zenabu non sarebbe morta e sai perché ? Tizi avrei detto Gigi, tutto questo denaro per insegnarmi a leggere e scrivere dallo alla mia bambina che sta morendo! Lei aveva TBC, lei non aveva da mangiare. Mi scoppia un tuono nel cervello, ed un tumulto di emozioni non riesco ad arginare. La lastra con i polmoni compromessi mi portano a Zenabu, il foglio che tengo capovolto come lei mi ha dato mi dice che Bendera è analfabeta, i cinque bimbi attorno mi parlano con i loro occhi, ma sento in testa una pugnalata! Ma che cazzo di uomo sono? Sono uno stronzo, sono un superstronzo sono una persona disgustevole piena dei bisogni che immagino che gli altri possano avere e non riesco a capire i reali bisogni degli altri! lascio i fogli… Li consegno a Jimmy, vedo lontano la latrina del villaggio, chiedo scusa e dico di andare a fare la pipì, ma nel cesso scoppio a piangere e sapete che faccio prego in un cesso, recitando un atto di dolore profondo sentito a voce alta, chiedo a Dio perdono del peccato, chiedo a Dio di cambiarmi il cuore è quella latrina diventa il luogo della mia verifica più profonda, quella con gli occhi di Dio. Ho gli occhi rossi, esco e da una tanica di acqua gialla verso acqua e mi lavo la faccia. Torno da lei la mia Bendera, la mia guida spirituale nella vita di oggi. La riempio di baci, mi inginocchio e le chiedo scusa. Lei mi rialza… Non fare così padre! La tua domanda era così bella, scusa se ti ho fatto piangere ma la tua domanda era troppo importante è distante da me. Io ho bisogni essenziali come il pane per i miei figli! La abbraccio e la riempio di baci. E lei inizia a raccontare il calvario di Zenabo. la bambina peggiora gigi, da gennaio avanti e indietro dall’ospedale, ma con 20 euro al mese di guadagno per 5 persone cosa potevo fare… Deperisce, si spegne, tossisce e nulla assisto alla sua agonia senza possibilità di contrastare la malattia… Alla fine il 2 luglio la prendono in ospedale e mi muore tragicamente in braccio. Da quel giorno un secondo pezzo di cuore si è,staccato da me. Chiedo a lei quanto era la cura mensile per TBC e malnutrizione? Padre circa 100 euro! e quindi con 700 euro sarebbe in vita? Si Gigi sarebbe qui e non sarebbe li in quel tumulo di terra! Si può morire perché mancano 700 euro? Mio chiedo mentre parla. Capisci padre perché ti ho detto compera cibo per i miei bambini e non farmi imparare a leggere e a scrivere? Bendera mette a terra una dei gemellini… Isac e chiudo queste righe piene di dolore, amore e passione con questa immagine: il piccolino zoppica ha le anche mal posizionate… Ma Bendera cosa è successo? Perché poverino Isac cammina cosi? Questo è il secondo motivo per il quale ti avrei chiesto il denaro che mi offrivi per leggere e scrivere. SE fossi stato qui due anni fa il mio piccolino poteva camminare in modo corretto… Occorrevano mille euro… E tu non eri arrivato con la tua importante domanda. Ed ora padre ti faccio una domanda: dove eri tu quando Zenabo è morta? Dove eri tu quando Kelvin e morto? Dove eri tu quando Isac è nato disabile? Perché Dio ti ha mandato solo ora? Vedete amici… Ero partito da Italia chiedendomi perché Dio ha mandato a noi il covid… Ora quella domanda non mi interessa più mi interessa subito ed immediatamente la domanda di Bendera alla quale ho risposto così! Sono arrivato tardi, ma a Isac ci voglio pensare io e i soldi per il tuo leggere e scrivere li mettiamo per una buona visita medica. SE Dio ci aiuta potremo fare qualcosa. ma tu oggi hai fatto per me è per i miei lettori tanto, ci hai rivolto domande forti per la nostra stupida vita è forse alla fine della lettura di queste righe saremo migliori. Chiudo e spedisco a voi in Italia queste righe e ricordate non sono scritte a tavolino ma con uno scassato IPad qui a Msabaha… Dove nella miseria le domande sono autentiche. Venite qui a imparare le domande prima di dare risposte. Bendera vi insegna qualcosa di più importante del leggere e scrivere vi insegna la vita è per insegnare la vita si sede essere analfabeti.

 

REPORT N.7
CHAKAMA ED I TRE BATTESIMI DI MSABAHA

Forse il Covid ha oscurato dalla vostra testa il ricordo di questa parola: è il nome di un villaggio lontano non molti chilometri da Msabaha. In quel villaggio noi ci siamo e ci siamo stati, in quel villaggio in accordo con il parroco vorremmo costruire alcuni ambienti per la missione cattolica che versa in grande povertà, una missione con miseria fatta di pastori pecore capre e magri raccolti dei contadini, una Missione con un problema non indifferente: l’Islam fatto di piccole gang, un Islam integralista come lo può essere quello che si compone di contadini e pastori analfabeti. A Garissa ho conosciuto in prigione membri folli di al Shabab, meglio membri disperati, allucinati e ignoranti! In questo Islam è difficile vivere e padre Joseph ci offre un quadro di solitudine, depressione ed angoscia nell’essere cristiani nella paura. Per giungere a Chakama sono trenta chilometri di pista sterrata: piove si trasforma tutto in una specie di palude. padre Alex fa fatica a guidare… ma Chakama non è nota purtroppo per l’eroicità di padre Joseph, delle suore che li abitano, di Padre Alex e padre Elias: no quel villaggio in Italia salta nelle pagine dei giornali per il rapimento di Silvia Romano nello scorso anno ed era di attualità nei mesi scorsi perché liberata costosamente dal governo italiano. Atterrata a Ciampino, la prima cosa che fa non è ringraziare, anche, ma soprattutto dire che si è convertita all’islam. Non ho alcuno strumento per giudicare questa donna cristiana rapita da gang legate ad al Shabab e poi liberata in Somalia, non posso emettere giudizi e neppure giudicare… Ma leggere la realtà si quello è dovuto all’ intelligenza! Senza giustiziare nessuno, senza emettere giudizi. Un dato di fatto è che all’arrivo in Italia della donna mentre Bergamo era devastata dal covid, la gente perdeva cari, perdeva lavoro o finiva in cassa integrazione, il nostro governo impegnava un fiume di soldi per questa priorità. Il dato di fatto del report è questo: una donna italiana e cristiana si è convertita all’islam. Nessuno gliene frega niente di dare giudizio sul perché. Ma a me interessa dire che se una cristiana si è convertita all’islam, tre piccoli bambini Ramsi di undici anni, Nora di nove e la piccolina di quattro sono diventati cristiani cattolici ieri a Msabaha a poche decine di chilometri da Chakama! Questo è il dito di Dio: lui non ama i giornali, la popolarità, la scena mediatica, non ama interviste. Dio non ama farsi vedere, ma nascondersi e le sue vittorie non sono mai di potenza, ma di debolezza… E così in una affascinante quanto povera, nascosta, dimenticata celebrazione il 26 settembre alle ore 16.00 la chiesa del Kenya spesso devastata in modo orrendo da al Shabab, basta ricordare i 148 martiri del 2 aprile 2015, anch’essi con autografo di Dio perché totalmente dimenticati, non dal mondo ma dalla chiesa cattolica stessa, bene da ieri la chiesa in Kenya ha tre nuovi cristiani cattolici! Non finiranno sulle pagine dei giornali per questo gesto, non rilasceranno interviste senza ringraziare troppo per una liberazione dovuta… Loro tre i miei piccoli che ho battezzato sono simili ai 148 ragazzi di Garissa. Nessuna festa per il battesimo un goccio di te nella Missione, tre palloni colorati la mattina, dei bei vestitini, quelli per la festa. Alla celebrazione chi era presente? Io, padre Lukas, il mitico Jimmy, Suor Jane, Piera che è stata una meravigliosa madrina per i miei tre bimbi ed un giovane fraticello che faceva il chierichetto… Più nessuno! Non le solenni celebrazioni di San pietro con cerimonieri e turiboli, come suono al posto dell’organo sacro? Il rumore degli uomini che fuori tagliavano un tronco di albero acquistato al mercato per farne quattro assi. Quindi neppure una atmosfera tanto quieta, in cui regnava povertà, semplicità ma anche il gesto forte di Dio che prendeva possesso dei tre bimbi rendendoli Figli di Dio. Nel mio cuore un tumulto di pensieri forti, quello di essere strumento nelle mani di Dio per la nascita di tre nuovi cristiani, quello della felicità di essere prete con questo gesto sacramentale, quello di vedere nei miei tre piccoli il futuro della chiesa cattolica. E mentre presiedevo il rito, mi dicevo: ma guarda come si comporta Dio! Devo imparare da Lui ancora tanto, ma per questo esiste il paradiso per imparare a vivere come Dio! Ma qui in terra il Padreterno mi fa toccare con mano come Lui e solo Lui attraverso Gesù costruisce bene la chiesa. I tre bimbetti erano davanti a me… Belli come il sole con i vestiti della festa, lei il mio amore vestita di rosa con delle perline, le scarpine rosse che le avevo comperato la mattina, sembrava una bomboniera, una bambolina, ma anche Nora e Ramsi erano bellissimi, i tratti della purezza impastati con quelli delle povertà dei quattro straccetti che vestono, i tratti dello stupore e della meraviglia nel tenere in mano le candele accese durante il rito: la consapevolezza soprattutto dei due più grandi di essere davanti ad una scelta importante, l’orgoglio di essere i protagonisti di quella semplice e nascosta cerimonia sono gli ingredienti che creano in quella cappella sperduta qui in Africa il fascino, il sapore il profumo di paradiso! Arriva il momento solenne i bimbetti si avvicinano al fonte battesimale, la piccolina non arriva neppure al fonte, si vedono solo le delicate e piccole manine, le sue unghiette bianche che risaltano forte sulla bella carnagione nera lucida come un legno di ebano, sulle braccine piccole crosticine e macchie dovute alla puntura di qualche insetto e parassita. Piera si avvicina, vestita elegantemente nel suo abito scuro, lei è di Bergamo ed ha consacrato la sua vita all’orfanotrofio di Mambrui dove i miei bambini vivono e cresceranno nella fede. Il primo ad essere battezzato è Ramsi, a voce alta lo interrogo: Ramsi vuoi diventare cristiano cattolico? Il ragazzetto mi risponde di si. Abbassa la testa e in una colorata cerimonia africana da una brocca di verde brillante verso l’acqua sul capo di Ramsi e l’acqua si raccoglie in un bel catino azzurro. Penso che i maestri delle cerimonie liturgiche di mezzo mondo sarebbero svenuti davanti a quella brocca e a quel catino… Ma invece a noi sembrava che quella brocca e quel catino fossero i più belli del mondo in quel momento… È la volta di Nora e poi prendo tra le braccia la mia piccolina, lei capisce e abbassa la testolina verso il catino azzurro che il fraticello tiene e mentre la tengo in braccio, con un po’ di equilibrismo verso l’ acqua: “Santina io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen”‘ Sono troppo felice, felice di essere prete, entusiasta di vivere la mia vita per Dio ed orgoglioso di aver fatto diventare cristiani questi tre piccoli bimbi. Sono i miei primi tre battesimi in terra africana, in Perù avevo battezzato già altri sette bimbi, ma qui in Africa in un contesto in cui essere cristiani è una sfida mai! E la sfida dei tre battesimi è piena di fascino e dolcezza. Sono commosso! Prendo la piccolina, la faccio saltare in aria appena battezzata, lei ride felice le regalo un sonoro bacio che puoi vedere nel video e poi la passo a Piera che le regala due bacioni . Tutti tre i bimbi ho voluto dare un bacio… Santina, mia madre, mi diceva che appena battezzati i bimbi non hanno più il peccato originale, cosa nella quale credo profondamente, e che sono come angeli perché incapaci ancora di compiere il male… È così da sempre, i bimbi da me battezzati ricevono un bacio, poi i genitori e poi i padrini e le madrine… Ho fatto così per tutti i battesimi che ho fatto, per quello dei miei tre nipoti ora grandi Martina, Daniela e Paolo, ma per tutti gli altri bimbi o adulti battezzati! Respiro a pieni polmoni la gioia di essere prete e ringrazio Dio di essere qui vicino a Chakama per battezzare, per compiere un gesto forte di identità, di interiorità, quella identità ed interiorità che i cristiani in Italia e a Bergamo stanno perdendo. E il battesimo di Nora Ramsi e Santina forse è il motivo più vero del viaggio dell’era covid. Noi, sempre lo ripeto, non siamo assistenti sociali, i dormitori li possono ricostruire altri, siamo si una ONLUS, ma noi siamo cristiani cattolici che si muovo per il mondo guardando alla carne di Gesù! ora per riconoscere negli altri la carne di Gesù si deve essere battezzati, perché solo nel battesimo si colgono bene e fino in fondo i significati che prima ho detto negli altri report, che significa, ad esempio, parlare di Bergamo crocifissa se non so cosa sia la passione di Gesù? è così via… Ma come si costruisce la fede? La fede si costruisce con la preghiera innanzi tutto, mia madre Santina non era laureata in teologia eppure aveva una fede forte, fatta di segno della croce, preghiere del mattino e della sera, messa quotidiana, Rosario, confessione! La nostra vita oggi in Italia? Totale digiuno dalla preghiera, se in Europa esiste un digiuno quello è certo è il digiuno dalla preghiera, scompare il suono delle campane, le chiese si chiudono, la visita eucaristica non si sa più cosa sia, il Vangelo non sappiamo neppure il nome degli evangelisti! Mia madre Santina pregava e pregava tanto! Sapete una cosa? A Mambrui, all’orfanotrofio si prega e si prega tantoooo. In Italia se un istituto che accoglie i nostri ragazzi proponesse la preghiera sarebbe scartato da una vita, la nostra, atea ed insulsa! Proponendo forme di emancipazioni cretine ed inebetite. La gente oggi fa yoga, va dallo psichiatra, diventa vegano, qualcuno stravagante si fa buddista, qualcun altro si fa musulmano, infine vi è la New age… Una cazzata atomica che brucia il cervello di senza gente senza palle! a Mambrui invece i nostri tre piccoli cristiani pregano alla mattina e alla sera, poi tutte le sere 30 minuti di preghiere, poi a pranzo e a cena il segno della croce, poi la messa, il catechismo ed i sacramenti! in questo modo si costruisce quella identità che a Garissa ha dato la forza ai ragazzi dell’Università di dirsi cristiani davanti alla morte. Gli hanno sparato una fucilata in testa, se non sono stati sgozzati, poi con gli scarponi hanno spappolato il cervello rendendolo poltiglia in mezzo al sangue! Questo significa esser cristiani qui, non appartenere ad una ONLUS che ha come scopo far saltare i bambini, farli disegnare… Ma senza conoscere una parola di kiswaili. Ma che si viene a fare in Africa? Per questo? I cristiani qui pregano, ma i cristiani qui anche se sono analfabeti imparano il catechismo a memoria… Ma lo sapete perché il catechismo si impara a memoria? Perché come nel caso della mia Bendera qui la priorità non è leggere e scrivere ma sopravvivere! Ed allora se impari a memoria non è necessario che tu sia istruito! Imparano a memoria i misteri principali della fede, il nome dei sette sacramenti, i dieci comandamenti! Ora ti graffio dall’Africa, attento ti faccio male: fermati! Fai partire il cronometro. Ci sei? Bene ora Ripetimi a memoria i dieci comandamenti hai 5 minuti. Io aspetto! Bene…sono passati, oppure hai fermato prima il cronometro dicendo: non li so proprio! ma sai che fai adesso? fai un bel respiro, dici gigi ha ragione, ma poi te ne freghi di impararli a memoria. Ora ti scandalizzo, quando ho visto che non me li ricordavo anche io sai cosa ho fatto? li ho scritti su di un foglio grande e li ho messi in studio a Roma. Ogni volta che inizio la giornata li ripeto e se qualche amico mi viene a trovare, mi dice: come mai hai qui i 10 comandamenti, dico a lui, li ripeto tutti i giorni perché ho paura di dimenticarli! E così ho fatto con le opere di misericordia spirituale e corporale ecc… Ecc.. Dunque, non scandalizzarti se addirittura un prete come me deve continuamente rinfrescare il cervello! Bene Mary all’orfanotrofio fa imparare a memoria i comandamenti, il catechismo e i bimbi sanno a memoria anche i misteri del Rosario! e noi? Noi no. Bene allora devi venire in Africa non con una scema ONLUS, ma con gente che proprio qui ti fa prendere coscienza della tua fede, e ti dico una cosa prima di salire in aereo con me per il Vietnam o il Perù nei prossimi viaggi alla scaletta dell’aereo ti domanderò prima i dieci comandamenti, se non li sai non parti! una domanda secondo voi i ragazzi di Garissa sapevano a memoria i comandamenti e pregavano? seconda domanda è chi rapito da al Shabab si converte all’islam sapeva a memoria i comandamenti e pregava. Forse no, come tutti noi, dunque non si passa da una religione all’ altra, ma si aderisce a una nuova religione perché quella cristiana non la conosco neppure. E guarda che a Bergamo ed in Italia vi è gente che si converte in silenzio e senza scalpore allo psichiatra, allo yoga, alla New age… Qui in Africa Ramsi, Nora e Santina, senza far rumore senza mettere i manifesti ieri sono diventati cristiani e sono convinto che crescendo all’orfanotrofio se disgraziatamente un fanatico di Islam chiederà a loro la vita, loro con la loro semplicità, con la loro purezza e forza sceglieranno Gesù molto più facilmente di noi che contrabbandiamo la nostra fede con ambienti emotivi in cui alla fine ricaviamo piacere, ma non felicità. Scegliere Gesù significa seguire la felicità è non il piacere ed i martiri di Garissa erano tutti ragazzi felici anche se vivevano una vita poco piacevole. Scrivo davanti all’oceano indiano, scrivo guardando lontano una nave che passa in una natura incantevole della quale vi parlerò nel prossimo report, una natura fatta di granchi sabbia colori, di vento… Un capitolo bellissimo che si chiamerà Laudato sii. Il nome non vi dice nulla?

 

 

REPORT N.8:
LAUDATO SII

Durante il covid nel giardino di Roma ho imparato a guardare a lungo è meglio la natura: gli alberi, le formiche i bruchi, ricci, farfalle mosche fiori erba… Tutto un pianeta che prima mi sfuggiva durante i mesi di chiusura in quel giardino per ore… Ho imparato a guardare con attenzione alle lumache… A tutta la natura. Ed in questo primo viaggio dell’era covid qui in Africa è stata la natura una grande maestra. Complice il fatto di aver affittato una stanzetta spartana ma… In riva all’oceano. Con il covid non mi sono permesso di dormire nelle capanne, ma giuro che nel 2021 ci dormirò… La mia stanzetta è a 20 metri dal mare. Avete presente i film dell’ispettore Montalbano tanto popolari? Bene la mattina all’ alba ed alla sera tardi un tuffo nell’oceano ed una nuotata salutare sono un ricostituente, ma anche una esplosione di adrenalina, la frescura dell’ acqua, il sapore salato che lascia sulla pelle, le alghe che hai sul corpo uscendo… La notte poi le onde sulla spiaggia mi cullano e mi addormento di botto! Nella notte mentre nuoti nell’acqua ti fermi. Testa in su e… le stelle entrano nel cuore con la luna a metà. Quelle belle stelle di Africa mi richiamano le belle stelle delle Ande dove loro risplendono forte perché qui non vi è altra luce! Il gioco il trionfo delle stelle in cielo mentre il corpo è immerso nell’acqua dell’oceano indiano mi danno una grande forza e così nell’acqua ti trovi a dire: ma tutto ciò chi lo ha fatto? e con la commozione nel cuore per la meraviglia del creato arrivi a Dio diritto! Laudato sii mi signore, canti spontaneo con le note della emozione e le stelle negli occhi. Poi esci dall’acqua e la mattina ti siedi sul bagnasciuga e bellissimi granchietti bianchi escono dai loro rotondi buchi scavati nella sabbia, più sono piccoli e più sono vivaci, ti girano attorno ai piedi nudi e poi scappano via verso altre sorprese della bella spiaggia bianca come la farina che qui a Mambrui puoi calpestare. Le spiagge dell’Africa! rientri in camera e dopo la doccia ti siedi fuori a pregare prima di saltare in moto per un villaggio e mentre preghi sei distratto dal canto degli uccelli, dai corvi che planano vicino a te per vedere se ci è qualche cosa da mangiare, con la mia Bibbia aperta li osservo, neri, belli e furbi, furbissimi… Sanno subito vedere se possono mangiare qualche cosa. Alla mia sinistra una grande lucertola di venti centimetri si ferma al sole, lo ascolta sulla pelle colorata, la sua testa è arancione, poi ha delle belle striature di azzurro e verde, apro la bocca per la meraviglia e la ammiro, bellissima nei suoi colori… Basta un gesto e scappa via. Una noce di cocco cade vicino a me, la prendo con il panga la taglio e la bevo felice, Jimmy mi ha insegnato a tagliare con un taglio netto e preciso una delle due estremità, poi apri la polpa e bevi una bella tazza di acqua. Una farfalla colorata si appoggia alla vecchia Bibbia, sarebbe da fare una foto… Ma il cellulare è in stanza. Laudato sii mi signore, salto in moto dopo la preghiera con Lazzaro. Lasciamo Mambrui per Msabaha. E invece nell’interno la natura cambia: scimmie dispettose, mucche, asini, e poi bellissimi colibrì. Mi viene in mente il libro che ha vinto il premio strega quest’ anno, ma vederli dal vivo volare così in modo incredibile con i loro meravigliosi colori, e poi pecore, capre a non finire pastori! Una piccola capretta Bianca ci attraversa la strada e mi spavento se sbandi in moto ti spacchi tutto… Bruchi enormi sulle piante, come quello che lo scorso anno mi sono trovato addosso in una capanna… Questa meravigliosa natura ti entra nel cuore. Non è la natura dei ricchi safari degli italiani scemi, no è la natura dei poveri della costa del Kenya, ma è una natura ugualmente magnifica come quella del leone, della giraffa e dell’elefante: Laudato sii mi signore! Vuoi che ti dica una cosa? Forse mi vergogno a dirlo qui in Kenya non ho mai fatto un safari a Garissa, Chakama, Msabaha, Mambrui non vi sono elefanti, tigri, giraffe e leoni… E non mi vergogno a dirlo, neppure Jimmy li ha mai visti. Jiambo. Il prossimo report? Si avvicina il momento della partenza e si intitolerà IL CORAGGIO DI RI-PARTIRE PER L’ITALIA. sono un anteprima: mi occorre molto più coraggio per ri-partire per Italia di quello che ho dovuto mettere per venire in Kenya.

 

REPORT N. 9 :
IL CORAGGIO DI RI-PARTIRE PER L’ITALIA

Il volo decolla da Mombasa per Addis Abeba in Etiopia e poi da li questa notte il volo per Roma. Tutti siamo con le mascherine, il volo non è pieno e vicino a me vi sono due posti liberi. Quando sei in Italia pensi che il problema sia arrivare in Kenya, ma non sai che vi è anche il problema di ritornare in Italia. Ed ecco che ricominciano i casini. Ok in Italia dovrò fare la quarantena, ma per salire sul volo di ethiopian Airlines la compagnia chiede un tampone negativo e… Non siamo in Italia o a Roma, ma a Mambrui! Che fare? Sapete chi mi aiuta questa volta?i nostri malati HIV… Se non ci fossero stati loro non avrei avuto il text. Perché sono loro ad aiutarmi? Ne parlo con mio figlio Jimmy, così lo considero questo uomo,ormai di 38 anni, Jimmy mi chiedono Tampone per rientrare in Italia, la compagnia aera vuole essere sicura. Conosci qualcuno? Il giovane uomo nero sorride… Gigi, ma i dottori che curano i nostri malati di HIV, che hanno curato Everlyne, sono loro che fanno il test di questa infezione. Nulla di più facile, ma dovrai pagare. Mi informo. Jimmy compie un paio di telefonate ieri alle 7 e alle 13.30 test covid19 tampone negativo. Tutto in poche ore… È proprio vero aiutare gli altri fa bene anche a chi aiuta, altro che amici degli amici come fanno i Muzungo bianchi, no, i miei amici sono gli infetti di HIV. Ringrazio Everlyne, oggi è un anno che è morta, ringrazio tutti i nostri malati e prego per loro. Anche loro ho scomodato per questo primo cazzuto viaggio dell’era covid! Ma poi i casini continuano, domani mattina alle 4 al l’atterraggio la polizia mi chiederà dove fisso la mia residenza ed io risponderò a Bergamo in via arena 5. Domani sera Emanuele Berbenni mi attende per le 21 per fissarmi ennesimo tampone. Poi il domicilio dato alla polizia non ti permette di muoverti per Italia con pene molto severe… Se tutto va bene riappaio a Roma il 13 ottobre, dopo aver fatto un secondo tampone per confermare che sono negativo ( in totale siamo così a 4 tamponi in un mese) a questo punto devo fare solo un test sierlogico in Vaticano per riprendere a lavorare. Semplice? Si sapevo più o meno tutto: è il prezzo di aver voluto compiere un viaggio nonostante tutto! E la volete sapere tutta? Sto già pensando ad un nuovo viaggio per natale sfruttando una parte di ferie e di festività natalizie e recuperi. Destinazione? Vietnam, oppure Iraq, oppure Perù, o Messico. Ma questo è un sogno e non si può oggi sognare per più di una settimana. Iniziamo a tornare in Italia e svolgere per benino i compiti per ritornare alla vita normale, poi vediamo! Hanno portato la cena e dopo aver mangiato fagioli e pesce con un sorso di vino bianco, mi rimetto a scrivere. Soffio il naso prima di rimettere la mascherina e guardando il fazzoletto azzurro il mio pensiero va a Ismaele morto di SLA e che mi ha accompagnato con i suoi vestiti regalatimi da silvana la moglie; mezzo cielo è impegnato in questo viaggio! Forse in questo viaggio aereo nella quiete della sera riesco a raccogliermi per un primo bilancio interiore del viaggio. È la domanda più forte è questa. Lo slogan del viaggio era: “la forza di ri-partire” ma questa sera mi chiedo, graffiandomi il cuore: occorre più forza per ri-partire per il Kenya oppure nel ri-partire per l’Italia? Devo essere sincero? In questo volo? Scottato dal sole, con un taglio in testa, con lividi, vesciche sui piedi, barba lunga… Porca vacca quanto mi è costato salire su sto cazzo di aereo e tornare in Italia! Una immagine? Forse tra le più belle dei migliaia di scatti fatti? Lei la mia piccola Santina in braccio che a sentire che parto per lontano,lontano scoppia a piangere e nasconde la testolina tra le braccine. Ma in quella foto dallo scatto formidabile di Jimmy, io sono in lacrime, ma la mia testa bassa come la sua, protegge il mio volto e le nostre teste basse proteggono i nostri visi pieni di lacrime… Perché quando si piange… Ci si vergogna! Gli altri magari non capiscono, gli altri non devono vedere i tuoi occhi rossi e i lacrimoni, e faccio violenza su di me a raccontare! Ma questa immagine restituisce a voi in uno scatto tutta la portata del viaggio. Nella testa bassa mia e di Santina vi è dolore, amore e condivisione. Questa mattina avevo trascorso prima della fotografia un quarto d’ora in silenzio davanti alla tomba di Everlyne ripulita dalle erbacce, nel giorno del suo anniversario di morte. E in quei 15 minuti tutte le giornate del viaggio mi erano passate davanti. Parlavo con Everlyne di tutto. Del suo braccialetto al mio polso destro, poi del braccialetto di Santina regalatomi da lei nel giorno del battesimo, dei fiorellini disegnati su un pezzo di carta che ho nella Bibbia il giorno prima del battesimo, poi con Everlyne pregavo per Nora Ramsi Santina e i bambini presi nuovi in adozione a distanza. Ma sapete una cosa? Ora vi dico un segreto! Ieri concludendo il giro nelle capanne dei nostri bambini HIV, l’ ultima adozione a distanza di chi era? Di una bimba di nome Stella, la più piccolina, ha solo un anno, ma la bomba è che compie gli anni oggi. Che significa? Che mentre Everlyne lo scorso anno come oggi moriva di AIDS nello stesso giorno nasceva Stella che purtroppo è sieropositiva e che noi abbiamo reso in adozione a distanza. A proposito chi la vuole adottare? Quante cose in 13 giorni abbiamo fatto dicevo a Everlyne nella preghiera! La inaugurazione del dormitorio, poi il battesimo di Ramsi, Nora e Santina, poi la visita a Chakama e Lango Baya, e nuovi progetti da esaminare come una tanica di 10.000 litri ed un pozzo per la MIssione di Msabaha, oppure un laboratorio artigianale a Lango Baya, ed ancora l’asilo nido al nostro orfanotrofio di Mambrui. E poi gli incontri con Bendera ed il dramma durante il tempo del covid della figlioletta, di una bimba di 4 anni morta per TBC e denutrizione per una manciata di euro mancanti… Poi l’ incontro con i due gemellini di Bendera Isac e Abraham di due anni, uno dei due Isac è zoppo, e i lunghi colloqui con Piera e suor Nadia per portali all’orafnotrofio. Ed ancora una volta un bel risultato: i piccolini da ottobre saranno ben accuditi da Piera! Gli occhi pieni di luce di Bendera… E poi incontro con i 10 bambini sieropositivi di cui due Nuru è deturpata da forti ustioni profonde e Faith è cieca da un occhio. Quando in pochi giorni incontri tutti questi giganti, questi disastri, queste storie potenti ti dici ed ora come faccio a ri-partire per Italia? Non puoi ripartire senza lasciare lì un pezzo di cuore… E riparti per dove? Per Roma dove sono avvenuti importanti casini nelle gerarchie alte! Ringrazi tutti loro in Kenya e ti dici, questa vita mi pone al riparo da tanti pericoli. Il Card. Martini mi diceva che il servizio in Vaticano rischia di rubarti la fede: è vero, ed è per questo che vengo in Africa per riprenderne un po’ ed allora ti rendi conto che il problema non è partire, ma è ritornate se là dove vai ci lasci il cuore, se la dove vai incontri la carne di Gesù, se la dove vai impari la vera interiorità, se la dove vai non incontri i potenti ma i perdenti di questo mondo! E nel mio lavoro mi considero un felice perdente appassionato al suo lavoro ma ancora più appassionato all’ incontro con le realtà che attraverso la fondazione e la associazione aiutiamo. E qui ho detto una cazzata! Il cervello bolle: è parziale quello che ho detto la parte più vera è che loro, i poveri del mondo, mi regalano tanto! Bergamo crocifissa aiuta il Kenya! VI ricordate? Si è vero, ma stasera io non ho nel cuore in questo volo tra Kenya e Etiopia la Bergamo crocifissa dal covid alla quale domani mi recherò in quarantena, ma davanti ai miei occhi vi è il Kenya crocifisso che aiuta la mia vita e la nostra Italia: ho davanti Santina crocifissa dall’essere orfana, ho davanti Stella crocifissa ad un anno oggi da esser HIV, ho davanti Isac crocifisso dall’ essere zoppo a 2 anni, ho davanti Faith che ha HIV ed è cieca dall’ occhio destro, ho davanti Nuru che è HIV ed è crocifissa dal fuoco che ha bruciato il suo corpo. Se guardo alle loro disgrazie ed alla loro miseria e soprattutto alla loro età così piccola e tenera, la sciagura del COVID mi appare una sciocchezza davanti alla fame che ne ha ucciso sette milioni di questi crocifissi, alla malaria che ne ha ucciso tre milioni, all’ AIDS ed alla TBC che ne hanno sterminati altri milioni… E se penso che con pochi soldi la loro vita sarebbe diversa la voglia di rimanere qui e di abitare nella stanza che Piera mi ha regalato è più di una tentazione è un pensiero reale che passa nel cuore! Occorre tanta preghiera ed occorre tanto silenzio quella preghiera e quel silenzio che cercherò di costruire nei prossimi 15 giorni di Buen ritiro a Bergamo! Quel silenzio e quella preghiera di cui vive Fondazione Santina e la nostra Associazione Amici di Santina. E il desiderio forte, impetuoso, grande è quello di ri-partire dal Kenya per poi andare a Bergamo, in Vietnam, in Iraq, in Messico, in Perù, in Brasile ed incontrare la carne di Gesù presente nei poveri. Il primo viaggio sta terminando… Era il quarantaquattresimo… Se ci state vicini ce ne saranno altri. Nel frattempo vi raccomando la lettura di un libro che sarà presto nelle librerie edito dal Messaggero di Sant’Antonio dal titolo BENDERA, ed è il trentesimo volto di speranza che la nostra Fondazione offre per la riflessione. Una domanda, tu per caso conosci Bendera? Perché non comperi un libretto? con la cifra di 5 euro ci aiuterai a istallare una tanica di acqua di diecimila litri, a scavare un pozzo, oppure a costruire un asilo nido in un orfanotrofio a Mambrui… A proposito in quell’ orfanotrofio da ottobre ci saranno 5 ospiti che conosciamo: Isac zoppo e il suo gemellino Abraham di due anni, i figli di Benedera, e poi la mia Santina di 4 anni, Nora di 9 e Ramsi di 11… Sai di chi sono figli di una donna morta lo scorso anno come oggi di AIDS, di Everlyne ho al polso il suo braccialetto, mentre Bendera mi ha regalato il velo giallo e nero che aveva sulla testa… Sono qui con me e mi proteggono… Sono il ricordo di due crocifisse che la Bergamo crocifissa del corona virus ha aiutato: non la Bergamo ricca, ma la Bergamo sofferente. Ed ora torno a Bergamo con un braccialetto e un velo giallo e nero, ora sono pronto a rileggere il calvario di Bergamo alla luce forte e accecante dei crocifissi del Kenya. Stiamo atterrando ad Addis Abeba chiudo IPad. Italia sto ritornando…

 

Conclusione

Sono arrivatoooo ho dormito 3 ore e mi sono svegliato alle ore 10.00 Con una grande pace e felicità nel cuore. Ora disfo la valigia, celebro la messa e poi alle 13 vado in macchina a bergamo dove ho fissato la mia quarantena (ho comunque un tampone che mi è costato 60 euro a Malindi negativo), ma alla quarantena non ci scappa! Questa sera mi attende il dottor Emanuele per mandare la segnalazione dovuta alla ASL di Bergamo. Tornerò così a Roma il 13 ottobre per iniziare il lavoro il giorno 14: è stata una magnifica esperienza che mi ha cambiato e ridato forza. Ringrazio per avermi seguito con i miei lunghi report. Nel cuore ed in testa ho un prossimo viaggio in questo anno, vediamo come evolve la situazione COVID. Vietnam? Iraq? Perù? ora comincio a fare questa quarantena 😄 forse vale la pena di rivedere questo video: 

 

ULTIMO REPORT VIAGGIO IN KENYA 44MO VIAGGIO DI SOLIDARIETA’ 18-30 SETTEMBRE 2020, PRIMO VIAGGIO DELL’ERA COVID19:
GLI IMPEGNI:

 

Durante il viaggio in Kenya, come del resto in tutti gli altri quarantatré viaggi tra le miserie del mondo ho riempito il mio zaino di piccoli, ma significativi progetti da realizzare nel prossimo anno 2021. Soprattutto in questo viaggio, mentre il mondo vive momenti di ristrettezze economiche ho pensato che dovevamo rinnovare il nostro impegno a favore di coloro che non hanno il necessario e vivono nella miseria. Quattro sono i progetti che ho sulla scrivania ed attendono l’approvazione del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Santina ONLUS.

Il primo progetto riguarda una cisterna di 10.000 litri per la scuola della Missione di Msabaha, dove già nel 2014 avevamo regalato un’altra cisterna. Ora la seconda cisterna è danneggiata: si è aperta completamente e così alla scuola manca acqua. Padre Lukas, cappuccino, mi ha mostrato la bella scuola che ospita più di 200 bambini. Questa bella scuola dove giungono bimbi sfortunati, molti dei quali con problemi di HIV, è una scuola parrocchiale privata. La struttura è molto bella ed efficiente, ma, come in tutto il Kenya vi è un problema molto serio: l’acqua. Non vi è un sistema idrico che sia in grado di portare acqua nella scuola; bisogna dunque pensare all’approvvigionamento. Un modo abbastanza semplice è quello della raccolta dell’acqua piovana, che scende copiosa nel periodo delle piogge. Il tetto della grande scuola è così predisposto per poter convogliare l’acqua in due grandi cisterna di 10.000 litri di acqua. Pensate che in una sola giornata di pioggia torrenziale la grande cisterna si riempie e l’acqua che raccoglie può bastare per 5-6 mesi. L’acqua serve alla pulizia delle aule, all’igiene dei ragazzi ed a cucinare; dunque è indispensabile per poter garantire condizioni igieniche basiche per le attività della scuola. Visitando questa scuola il Padre mi ha mostrato come le necessità dei bimbi siano tante e l’acqua di quella cisterna è insufficiente, soprattutto oggi in tempo di COVID19. Che senso ha di dire di lavare frequentemente le mani se manca l’acqua? Se ne dovrebbe realizzare una nuova e con tale cisterna le condizioni di vita della scuola sarebbe efficienti. Ho chiesto a Padre Lukas di darmi un preventivo preciso di spesa. Con novecento euro si può risolvere un grave problema. Non si tratta di qualche cosa di superfluo, ma di autentica necessità. Come del resto in Africa è sempre la vita.

Il secondo progetto è ancora chiesto da Padre Lukas e riguarda l’intera missione, fuori dalla scuola di cui vi ho parlato. La necessità è ancora acqua: acqua per il dispensario, per la casa delle suore, per le aule del catechismo e per la chiesa stessa. Padre Lukas ci chiede di poter fare un pozzo. Non stiamo parlando di un pozzo simile a quello dell’Iraq, ma di un pozzo molto più elementare e semplice, si scava il terreno per alcune decine di metri dai 10 ai 25 metri, si infila un tubo e poi l’acqua viene pompata fuori a mano. Il prezzo di questo secondo progetto è di circa 1400 euro. I due piccoli progetti, soprattutto quello della cisterna, sono davvero molto urgenti e dovremmo in questo stesso anno 2020 provvedere. Perché tu che stai leggendo non ci dai una mano?

Il terzo progetto si trova invece nella missione di Lango Baya, nelle vicinanze di Chakama. A Malanga i missionari della Fraternità di Maria, originari del Guatemala hanno nel cuore di costruire una scuola tecnica professionale. I ragazzi poveri a questa scuola imparerebbero un lavoro e sarebbero così meno esposti ad una vita delinquenziale. Il progetto sta partendo in questi mesi, e Padre Alex ci chiede di costruire proprio a Malanga una prima aula di questa scuola professionale, il costo della realizzazione è di euro 6500. Questo potrebbe essere il primo progetto che il prossimo anno noi potremmo sostenere in Kenya.

Il quarto progetto in Africa per il prossimo anno 2021 riguarda ancora Mambrui. Piera Chiodi e Suor Nadia ci chiedono un grande aiuto. Il Governo del Kenya chiede al grande orfanotrofio di costruire un asilo nido per ospitare i più piccoli bimbi in un luogo separato dagli altri bambini e ragazzi più grandi. Lo spazio vi è e la struttura in cemento armato già esiste, ma occorrono euro 10.000 per poter ultimare l’aula definita come asilo nido.
A Mambrui abbiamo deciso di investire e di rendere l’orfanotrofio più armonioso e bello. Un po’ come è avvenuto nella scuola materna di Villa San Roman sulle Ande del Perù, oppure come la scuola primaria di Lango Baya in Kenya. Oltre a Santina, Nora e Ramsi, figli orfani di Everlyne, da questo ottobre saranno ospitati anche i due piccoli gemellini di Bendera, soprattutto Isac che è storpio. La costruzione di questo asilo nido sarà così una forma di ringraziamento alle suore e a Piera per aver accolto altri due nostri piccoli ospiti. E sono sicuro che in futuro i nostri piccoli ospiti potrebbero crescere. I quattro progetti saranno eseguiti con il criterio della massima trasparenza e ogni fase di pagamento sarà ben evidenziata nel nostro sito istituzionale. Se la lettura di questo piccolo libro ti ha tolto due ore di tempo e ti ha preso il cuore… contattaci! Questi semplici progetti attendono il tuo contributo… e ricorda, il nostro motto è questo: “Non vogliamo i tuoi soldi, vogliamo solo il tuo cuore!” E con la tua generosità potremo dire a questi piccoli il secondo nostro slogan: Cari piccoli: “Il nostro cuore è la vostra casa”. Grazie delle due ore di tempo prezioso che ci hai donato, se volessi fare qualcosa di più: coraggio attendiamo il tuo aiuto!