Qui trovate l’Instat Book n. 29 della collana #VoltiDiSperanza: LUCA con l’introduzione di Andrea Riccardi della Comunità di S. Egidio.
A BERGAMO TRA DOLORE E SPERANZA. LA STORIA DI LUCA CHE LOTTA NEL CUORE DEL COVID. UN LIBRO TESTIMONIANZA DI QUESTI MESI DI GRANDE SOFFERENZA DURANTE IL LOCKDOWN. (ALETEIA.ORG 4 SETTEMBRE 2020)
Lucandrea Massaro | Set 04, 2020
I giorni più duri della pandemia di coronavirus sembrano alle spalle, e naturalmente tutta Italia, tutto il mondo, prega e si adopera perché i prossimi mesi non siano una replica, magari aggravata, di quel periodo di lockdown, che – specie in alcune parti d’Italia – ha rappresentato uno dei momenti più duri e tristi dal dopoguerra ad oggi. Solo in Italia ci sono sono stati 35 mila morti, la maggior parte dei quali nella ricca Lombardia. Il cuore del disastro è stato Bergamo, e in quel luogo – dove il virus ha fatto più male – che la speranza non è mai venuta meno, e il dolore è stato lenito da un sorriso, e dalla cura che medici e infermieri hanno elargito con sapienza e carità. Per questo vale la pena di leggere la storia dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, attraverso lo sguardo del primario Luca Lorini, direttore del dipartimento di emergenza del nosocomio intitolato al “Papa Buono”. Questo librino, consultabile gratuitamente sul sito della Fondazione Santina Onlus, edito dalle Edizioni Messaggero di Padova e curato da Giulia Cerqueti e Luigi Ginami dal titolo “Luca. Bergamo nell’occhio del ciclone coronavirus“. Il libro è un cosiddetto “instant book”, cioè un libro scritto a caldo rispetto ad un evento, spesso frutto di interviste e inchieste sul campo. Questo non vuol dire che non sia un libro ragionato, ma che è un libro frutto di una volontà di narrare l’incredibile sforzo fatto dagli “eroi del Covid” prima che possa calare un velo di apatia che spesso tradisce chi vive il nostro tempo fatto di frenesia. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio ha scritto nella sua presentazione del volumetto le parole chiave per capirne l’importanza:
«L’ospedale è luogo di cura, ma anche di dolore. Lo sappiamo tutti. Lo sanno la Fondazione e l’Associazione intitolata a Santina Zucchinelli, che hanno promosso questo libro. Conosciamo i dolori personali e privati. Ma un dolore, così forte e opprimente, lo avevano visto solo in aree lontane del mondo, nelle grandi periferie umane del Sud, dove si vive con niente e si muore per niente, dove manca la cura. Il nostro mondo opulento (non tutto) ha chiuso persistentemente gli occhi sui grandi dolori del mondo. Tanto dolore vissuto nelle nostre terre non ci potrà non rendere più sensibili alla sofferenza lontana e vicina. Perché in questo mondo globale – si vede bene in questi giorni – non ci sono frontiere. La realtà di questa pandemia ha portato a vedere il grande dolore tra noi. Bergamo, con il Papa Giovanni, è stato una frontiera dolente della battaglia tra la vita e la morte.”» (pag 8-9)
Il dolore non è lontano, crediamo che lo sia perché ci spaventa, e non guardarlo in faccia ci fa sentire al sicuro. Il dolore è umiliante e in quest’epoca in cui la superbia si è trasformata in virtù, nessuno vuole guardare in faccia l’umiliazione. Ma – come si dice fin dalle prime pagine del volumetto – il dolore ce lo avevamo in casa, e (mi sia concesso aggiungere) proprio per questo non dobbiamo abbassare la guardia, né la mascherina:
«L’emergenza non è sulle Ande del Perù, tra gli islamisti di Mosul in Iraq o nel delta del Mekong in Vietnam: no! L’emergenza, il centro del mondo, purtroppo oggi, è l’Ospedale di Bergamo e questo ci lascia senza fiato! Un ospedale così efficiente, nuovo, all’avanguardia, assediato dal terribile morbo del Corona Virus. Peggio di una guerra! Medici che lavorano con una passione incredibile, struttura provata all’estremo delle forze. Sembra un perverso gioco del Male che infuria senza pietà e che, in modo cieco, ammazza gente!» (pag. 16-17)
Un dolore che sono i medici e il personale sanitario a caricarsi sulle spalle, come racconta Luca Larini intervistato da “Gigi” al quale confida che lui non piange mai, si carica tutto dentro ma spesso fuori dalle porte della terapia intensiva, quell’ultimo baluardo al quale i pazienti possono ricorrere in situazioni di estrema gravità,
«Gigi, in terapia intensiva, quando entro, mi capita di trovare seduto in un angolo un mio medico o un mio infermiere con le lacrime agli occhi per il paziente appena morto. Sono uomini e donne strepitosi. Li vedo seduti con le mani coperte dai guanti sul volto coperto dalla mascherina e ne noto i singhiozzi. Faccio finta di non vederli, ma loro sanno benissimo che sono lì vicino a loro, ai miei medici e infermieri.» (pag. 33)
Eppure devono farsi forza, armarsi del loro sorriso più vero e passare al prossimo paziente, mentre sanno che magari anche la persona davanti a loro può non farcela, magari a causa dell’età, ma non perderanno la voglia di confortare, di scambiare alcune parole, di rassicurare, di esortare. Sono queste le storie, emozionanti, struggenti e piene di bellezza che emergono da questo libro, in cui ci si può ritrovare a piangere con loro, e a gioire dei loro successi e davvero di pensare a loro come a degli angeli o – come si è detto nei mesi scorsi – come a degli eroi. Nella fase più dura del lockdown, le persone ricoverate erano sole, impossibilitate ad essere confortate dai familiari ed è così che al malato, solo e spaventato, che capisce che la sua condizione è grave cosa si può dare?
«Cosa puoi regalare ad una vecchietta lucida che sta crepando? Una medicina? Certo… ma sono convinto che il regalo più bello è un sorriso! […] saper sorridere, Gigi, dentro la terapia del Coronavirus è un’impresa ciclopica. Non è facile! Ma, se il pianto dice paura, il sorriso dice speranza» (pag. 34).
Leggendo della fatica di quei giorni, dei turni estenuanti, delle precauzioni, del tempo sottratto alla famiglia e agli affetti, si capisce che Bergamo è il simbolo della lotta al Coronavirus, un virus che Luca definisce “della solitudine”, perché strappa tutti dalla propria vita, dalle proprie relazioni, e che – nel momento della massima fragilità – costringe in un letto di ospedale lontano da tutti. I medici e gli infermieri in quel momento sanno che non possono permettersi di ammalarsi, che ogni comportamento azzardato è un pericolo per i pazienti e per le famiglie a casa. Una emergenza durata 107 giorni, un lungo, lunghissimo turno durato più di tre mesi, questa è stata la fase acuta. Leggendo queste pagine non si può fare a meno di pensare ai nostri comportamenti giornalieri, io che mi lamento perché devo fare la spesa con la mascherina, ma che cos’è rispetto a 3-4 ore con uno scafandro addosso? Con le piaghe sul volto per via di una mascherina che io sono costretto a sopportare per pochi minuti, mentre loro per ore e poi per giorni, settimane e mesi? Ecco perché la sofferenza è importante per il cristiano, non per masochismo come dice chi vuole deridere, ma perché nelle nostre sofferenze possiamo ritrovare quelle del Cristo. E’ in un meccanismo di immedesimazione e di ricerca di senso che possiamo guardare al crocefisso senza orrore, Gesù non è lì per spaventare il prossimo, ma per dire “io ti ho amato così, amatevi anche voi così”. E quei segni in faccia dei medici e degli infermieri non sono così lontani dalle stimmate: anche loro, credenti o meno, hanno detto “si, ti amerò così”. Ecco allora che questo libro, parte di una serie su uomini e donne che si sono donati in vario modo, è un piccolo cammino spirituale se lo si legge con gli occhi giusti, ed è un monito ad amare il prossimo anche con piccoli gesti, magari con una mascherina sul volto per evitare che altri debbano tornare a vivere quella dura esperienza che ci siamo lasciati alle spalle. Buona lettura.
IL COVID E IL DOLORE: IN UN LIBRO LA LOTTA PER LA VITA ALL’OSPEDALE DI BERGAMO (BERGAMO NEWS 28 AGOSTO 2020 ORE 12.04)
Il libro “Luca: Bergamo”, scritto da monsignor Luigi Ginami e Giulia Cerqueti, giornalista di Famiglia Cristiana, racconta la sofferenza ma anche la solidarietà e la passione nella battaglia contro il Coronavirus. L’impatto della pandemia da Covid-19 sulla vita di ognuno di noi è stato fortissimo. Bergamo è stata epicentro dell’emergenza sanitaria e l’ospedale Papa Giovanni XXIII l’ha affrontata in prima linea con una grande prova di passione da parte dei medici. Questi mesi segnati da sofferenza, lutti e paura ci hanno portato a vedere il dolore tra noi e ad avvertire una fragilità che la nostra società non era abituata a considerare ma anche lo strazio di morire soli, senza la vicinanza delle persone care, che è stato uno degli aspetti più strazianti del Coronavirus, come ha rilevato il dottor Luca Lorini, direttore del dipartimento di emergenza dell’ospedale di Bergamo. Un’esperienza come questa non ci potrà non rendere più sensibili alla sofferenza lontana e vicina a noi perchè per ricominciare come prima, ci vuole una seria e commossa meditazione sulla realtà. Sono questi i temi al centro del libro “Luca: Bergamo“, scritto da monsignor Luigi Ginami e Giulia Cerqueti, giornalista di Famiglia Cristiana.

IL LIBRO “LUCA: BERGAMO NELL’OCCHIO DEL CICLONE DEL CORONAVIRUS” RILANCIATO CON LA PRESENTAZIONE DI ANDREA RICCARDI DAL SITO “IL SISMOGRAFO” IL 27 AGOSTO 2020 ALLE ORE 15,22)
(Andrea Riccardi – Comunità sant’Egidio) Una seria e commosa meditazione. Questo piccolo libro è un instant book: a caldo sulla frontiera dell’epidemia di corona virus a Bergamo, specie dell’osservatorio dell’ospedale dell’Ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’, di cui abbiamo sentito parlare molto in queste settimane. L’ospedale è luogo di cura, ma anche di dolore. Lo sappiamo tutti. Lo sanno la Fondazione e l’Associazione intitolata a Santina Zucchinelli, che hanno promosso questo libro. Conosciamo i dolori personali e privati. Ma un dolore, così forte e opprimente, lo avevano visto solo in aree lontane del mondo, nelle grandi periferie umane del Sud, dove si vive con niente e si muore per niente, dove manca la cura. Il nostro mondo opulento (non tutto) ha chiuso persistentemente gli occhi sui grandi dolori del mondo. Tanto dolore vissuto nelle nostre terre non ci potrà non rendere più sensibili alla sofferenza lontana e vicina. Perché in questo mondo globale – si vede bene in questi giorni – non ci sono frontiere. La realtà di questa pandemia ha portato a vedere il grande dolore tra noi. Bergamo, con il Papa Giovanni, è stato una frontiera dolente della battaglia tra la vita e la morte.” (…)

SALA STAMPA MESSAGGERO S. ANTONIO EDITRICE (ALESSANDRA SGARBOSSA 29 LUGLIO 2020)
“Luca” (ed. EMP), il Coronavirus vissuto in prima linea al Papa Giovanni XXIII di Bergamo nell’istant book di Giulia Cerqueti e Luigi Ginami.Il volume della collana #VoltiDiSperanza ha per protagonista Luca Lorini, direttore del dipartimento di emergenza dell’ospedale bergamasco. Un diario del dramma del covid-19 in corsia, ma anche della speranza nata dalla sofferenza. Prefazione del cardinale Angelo Comastri, vicario generale di sua Santità per la Città del Vaticano L’associazione Santina Onlus che ha promosso il libro ha donato due ventilatori al Papa Giovanni XXIII

Il Covid-19 entra direttamente nelle pagine di Luca di Luigi Ginami e Giulia Cerqueti, per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova, che ci conducono a Bergamo nell’Ospedale Giovanni XXIII, di cui abbiamo sentito parlare spesso in questi mesi e giorni. Luca Lorini, direttore del dipartimento di emergenza, urgenza e area critica del Papa Giovanni XXIII, protagonista dell’istant book, rivela agli autori uno degli aspetti più terribili di queste settimane: «Forse lo squallore più forte della morte è morire soli».
La solitudine è sempre una povertà in più. Il dolore non si può archiviare, ma deve diventare anima di una visione rinnovata del futuro, tenendo conto delle lezioni della pandemia.I due autori raccontano con immediatezza questa straordinaria storia di umanità e solidarietà vissuta in corsia al tempo della pandemia di Covid-19. Una storia corale, fatta di tante voci: oltre a quella di Luca, ci sono anche quelle di Caterina la cardiochirurga, Filippo e Maria infermieri, Giovanni l’anestesista, Emanuele il medico di famiglia, don Angelo. Un instant book a caldo da un territorio, quello del Papa Giovanni di Bergamo, che in pochissimi giorni è diventato frontiera. «L’ospedale è luogo di cura, ma anche di dolore. Lo sappiamo tutti.
Lo sanno la Fondazione e l’Associazione intitolate a Santina Zucchinelli, che hanno promosso questo libro. Conosciamo i dolori personali e privati. Ma un dolore, così forte e opprimente, lo avevamo visto solo in aree lontane del mondo: nelle grandi periferie umane del Sud, dove si vive con niente e si muore per niente – commenta Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio nella presentazione del volume – Il nostro mondo opulento (non tutto) ha chiuso persistentemente gli occhi sui grandi dolori del mondo. Tanto dolore vissuto nelle nostre terre non ci potrà non rendere più sensibili alla sofferenza lontana e vicina. Perché in questo mondo globale – si vede bene in questi giorni – non ci sono frontiere. La realtà di questa pandemia ha portato a vedere il grande dolore tra noi. Bergamo, con il Papa Giovanni, è stato una frontiera dolente della battaglia tra la vita e la morte».
Il libro è anche un delicato e struggente inno alla speranza perché, come ha detto lo stesso Lorini in una recente intervista radiofonica, la pandemia ha lasciato anche una preziosa eredità: quella di scoprirci, forse per la prima volta, uniti a livello globale per combattere un “nemico” comune, un virus, e quella della solidarietà non solo tra popolazioni di stati diversi ma anche all’interno della stessa nazione. E questa eredità ci deve dare la capacità di costruire una società e un futuro migliore.
«Le esperienze di vita raccontate da Giulia Cerqueti e don Luigi Ginami sono specchi puliti nei quali si vede veramente il Volto di Gesù – scrive nella prefazione il cardinale Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano – Quando il dolore diventa terra feconda nella quale sboccia l’amore, allora il dolore è vinto: come è accaduto sul Calvario. Così è accaduto nell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo: persone straordinarie, in silenzio, hanno scritto e stanno ancora scrivendo pagine meravigliose di Vangelo Vivo. Sono eroi senza l’atteggiamento degli eroi: questo li rende ancora più grandi!». Il volume fa parte della collana #VoltiDiSperanza, che raccoglie i reportage di don Luigi Ginami tra gli ultimi del mondo, dall’Amazzonia fino all’Iraq. Il monsignore bergamasco ha firmato per EMP finora una decina di istant book tra racconto di viaggio e solidarietà, arricchiti da videoclip dell’autore con QRcode.
IL MESSAGGERO DI SANT’ANTONIO LUGLIO 2020 L’ULTIMA CAREZZA
L’addio di un medico bergamasco alla madre 81enne. Sullo sfondo, l’emergenza coronavirus in una delle aree più colpite dal virus. Il dolore, ma anche la gratitudine in una telefonata all’amico sacerdote: si apre così il libro Luca. a cura di Roberto Losa
Suona il cellulare. Sono le prime ore di un pomeriggio in cui a Bergamo il coronavirus ammazza senza pietà: tutti rintanati nelle case, l’ospedale Papa Giovanni XXIII assaltato da autoambulanze piene di persone in fin di vita, per le strade deserte solo le tristi carovane dell’esercito zeppe di cadaveri da cremare. «Pronto Gigi, sono Luca!». «Ciao carissimo, strana questa tua telefonata in giorni in cui i tuoi reparti di terapia intensiva sono stracolmi; sono io normalmente a chiamare: dimmi tutto». «Gigi: mia madre, Rosy, è morta ieri sera! Sono in macchina con Mary e sto tornando dal cimitero». Rimango muto, come troppe volte in questi giorni. «Cosa dici?». «Mia mamma ci ha lasciato. Non era coronavirus, il tumore che aveva non ha perdonato e, a 81 anni, ci ha lasciato». Questa frase del caro amico mi fa girare la testa. In queste ultime settimane ci siamo sentiti con Luca quasi ogni giorno, mi informava sull’andamento della pandemia, sulla lotta dei suoi medici. Molti amici giornalisti mi hanno chiesto il suo numero per interviste in televisione, radio e giornali. Poi, mi ci sono messo anch’io a scrivere con Giulia Cerqueti un libretto ( Luca, ndr). Abbiamo fatto davvero belle e approfondite chiacchierate. Sullo sfondo delle nostre riflessioni c’era la preoccupazione di come stavano Mary, la moglie, Andrea e Giorgio i due figli ormai grandi e, certamente, Rosy. Sapevo che Rosy non stava bene ma, nelle domande purtroppo di rito che si fanno tra amici, funziona più o meno così: «Ciao Gigi, come stanno i tuoi?». «Bene, grazie, e i tuoi, Luca, stanno tutti bene?». «Sì Gigi, stanno bene…». «E la tua mamma Rosy come sta?». «Lei, Gigi, va avanti… non sta bene, tutte le sere passo a trovarla, ma andiamo avanti!». Dopo queste espressioni – molto informali seppur sinceramente cordiali – che tutti, più o meno, abbiamo usato tra amici, iniziavano le nostre chiacchierate sul coronavirus e sulla tragedia. Ma, mentre Luca descriveva la tragedia di altri, quella della pandemia, mai l’amico medico mi aveva fatto capire che stava «piangendo dentro» per la sua mamma ormai morente! Mai, mai, mai! Ostinatamente mai…
Vicini nella fine
«Come è possibile che tu non mi abbia detto niente! ». «Gigi – riprende Luca – sapevo che stava morendo ed è morta con me vicino, ieri sera. Prima di andare da lei, per starle accanto nel momento della morte, tutto il giorno ho lavorato duramente in ospedale prendendomi cura di altri malati che, affetti da coronavirus, non avrebbero potuto morire come sarebbe morta mia mamma dopo poche ore… con me vicino. La mattina e il pomeriggio in ospedale sicuramente il pensiero è spesso andato a lei, ma, mentre ci pensavo, vedevo persone più o meno della sua età in un altro squallore: stavano morendo, ma nel freddo della solitudine, una solitudine troppo spesso vissuta nella consapevolezza. Davanti a quelle persone, allora, cercavo di dare quell’affetto e quelle attenzioni che un figlio o un parente avrebbe saputo dare, magari una leggera carezza sul dorso della mano, oppure una battuta scema di incoraggiamento, quella battuta che ai moribondi fa tanto bene, non perché cambi la loro situazione, ma perché avvertono di non morire soli. Poi, in serata, mi hanno avvisato che Rosy stava proprio per morire.

Ho guardato i miei malati e mi sono congedato da loro: “Torno presto, non vi dimentico neppure un secondo. Vado a dare un bacio a mia mamma morente e a regalarle un’ultima carezza… poi torno. Non preoccupatevi: non starò via molto!”. Gigi, sono arrivato in tempo: le ho dato una carezza e un bacio. Penso che quella carezza sia stata la carezza più bella che le abbia dato in tutta la mia vita! Penso che quella carezza, lavata dalle lacrime non mie – perché io non piango –, ma da quelle dei miei pazienti, sia stata una carezza santa e di grande forza. Non so se mamma se ne sia accorta, ma penso che Dio, di sicuro, abbia sorriso dicendomi: “Ma tu guarda questo dottore che non piange mai che razza di carezza ha saputo regalare a sua madre Rosy: una carezza piena di tutte le sue lacrime amare e infuocate accumulate nel suo pianto interiore per il centinaio di persone sole davanti alla morte…”. Gigi, però, sono riuscito a stare vicino anche a lei… e a starci vicino bene!».

«Sì Luca, lo immagino. Sono felice per te che sei riuscito a vederla morire, e tu sai quanto queste parole siano forti anche per me, perché io invece questa fortuna di essere vicino a mia mamma Santina mentre moriva non l’ho avuta… è morta sola, come i tuoi malati di coronavirus oggi. Forse lo squallore più forte della morte è morire soli!». «Gigi, ricordo bene quel fatto, anche se sono passati quasi otto anni!». «Io cosa posso dirti Luca? Sai, questa sera devo ancora celebrare la Messa. La celebrerò per lei! Ti prometto anche che uno dei due ventilatori che, per fine mese, ti arriveranno in reparto – gesto concreto della nostra condivisione con le sofferenze dei tuoi malati –, nella targhetta di Fondazione Santina porterà la dedica: “A Rosy Lorini”. Che ne dici?». Luca fa silenzio. Sono solo alcuni istanti, ma mi fanno capire tanto: «Gigi, una Messa se la merita proprio… è stata una grande donna! Il ventilatore in suo ricordo, davvero, mi sembra una bella idea. Sai cosa mi piace di questa seconda idea? Che almeno potremo dire che le sofferenze di Rosy e Santina stanno dando, oggi, respiro e vita a tanta gente che non conoscerà mai Rosy e Santina. Gente che tornerà a respirare da sola, perché le nostre mamme hanno capito il grande “vantaggio di non essere viste!”». «Luca, ne abbiamo parlato anni fa e ne abbiamo parlato alcuni giorni fa… Chi è in terapia intensiva non conoscerà mai chi sei. Nella sala operatoria, nessuno vede quello che avviene, così come nel re- parto di terapia intensiva nessuno ricorda cosa sia successo! Una domanda, Luca: questa mattina cosa hai fatto prima di andare a seppellire tua madre?». «Indovina Gigi! Ho mantenuto la promessa. Sono tornato dai miei pazienti in terapia intensiva e ho lavorato senza sosta tutta la mattina. Questa volta, però, le mie mani che accarezzavano erano lavate non dalle loro lacrime, ma dalla sofferenza di una donna di 81 anni che oggi, in paradiso, sorride felice e compiaciuta del figlio Luca». La solitudine di chi muore è il lato più atroce e devastante di questa pandemia. Lo spiega bene anche la riflessione di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, nella Presentazione al volume: «Forse lo squallore più forte della morte è morire soli. La solitudine è sempre una povertà in più. Lo avevamo dimenticato nella nostra società opulenta, dove tanti, troppi, specie anziani, sono lasciati soli. E la solitudine diventa insopportabile, quando si è deboli, malati, non autosufficienti. Bisogna lasciarsi prendere dal dolore di questi giorni, se vogliamo ricominciare a vivere e progettare il futuro, tenendo conto delle lezioni di questa pandemia. Il dolore non si può archiviare, ma deve diventare anima di una visione rinnovata del futuro. Tanta sofferenza dei malati e di chi è stato loro vicino deve far maturare la nostra società. L’epidemia non è solo un temporale che passerà, ma una rivelazione delle debolezze umane e strutturali del nostro vivere sociale. Non ascoltare questa grande e dolorosa lezione sarebbe un errore storico. Ci vuole una seria e commossa meditazione sulla realtà».

ADNKRONOS – CORONAVIRUS: FONDAZIONE SANTINA, UN LIBRO PER RICORDARE IMPEGNO MEDICI A BERGAMO
Monsignor Ginami, ‘i proventi per donazione ventilatori polmonari a ospedale Papa Giovanni’
Città del Vaticano, 28 lug.
(Bon/AdnKronos)

“La solitudine è sempre una povertà in più”. E’ quanto sottolinea Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio nella prefazione per l’instant book ‘Luca’, scritto da monsignor Luigi Ginami con Giulia Cerqueti, edito dal Messaggero di Sant’Antonio da Padova, su iniziativa della fondazione Santina, dedicato alle vittime del Covid nella realtà di Bergamo, una delle più colpite dalla pandemia del coronavirus, e all’impegno dello staff medico e sanitario del locale ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’ e in particolare del direttore del dipartimento di emergenza Luca Lorini. “Forse, lo squallore più forte della morte per tanti nostri anziani è morire soli”, afferma Lorini nel volume i cui proventi, sottolinea il fondatore e presidente della fondazione Santina, monsignor Luigi Ginami, saranno devoluti per la donazione già avvenuta di due ventilatori polmonari all’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’ di Bergamo. La fondazione Santina, nata in memoria della madre di monsignor Luigi Ginami, Santina Zucchinelli, compie opere di solidarietà in Perù, Brasile, Messico, Kenya, Iraq, Palestina, Vietnam. Nell’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’ di Bergamo è anche sorto un ambulatorio ‘Cuore-Chagas’ sostenuto dalla stessa fondazione.
L’ECO DI BERGAMO DOMENICA 26 LUGLIO 2020
In un libro la lotta per la vita dei medici in prima linea
L’EMERGENZA COVID I PROVENTI ALLA FONDAZIONE SANTINA
DI LUCA BONZANNI
Il volume scritto dalla giornalista Giulia Cerqueti e da monsignor Luigi Ginami.
Dietro i camici e le mascherine ci sono i sentimenti, le emozioni. Dolore, paura, speranza. E le domande, anche. In un instant book di oltre 150 pagine, capace di scorrere rapido nella lettura ma di rimanere denso nei contenuti, è racchiuso un diario dal fronte di Bergamo. «Luca. Bergamo nell’occhio del ciclone del coronavirus» (Edizioni Messaggero Padova) è il libro scritto da Giulia Cerqueti, giornalista di Famiglia Cristiana, e da monsignor Luigi Ginami, sacerdote bergamasco in servizio presso la Segreteria di Stato del Vaticano e presidente della Fondazione Santina Onlus.

Nel libro, il 29° testo della collana «I volti della speranza» promossa dalla Fondazione, più storie s’intrecciano con delicatezza e profondità: quella di Luca Lorini, direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza e Area critica del Papa Giovanni di Bergamo, quella del sacerdote don Angelo Riva, poi Giovanni Di Dedda e la moglie Pina, medico anestesista lui e infermiera lei, la cardiochiuruga del Papa Giovanni Caterina Simon, l’infermiera Maria Berardelli, il medico di famiglia Emanuele Berbenni. I proventi contribuiscono a sostenere la Fondazione Santina, che ha già donato all’ospedale bergamasco due ventilatori polmonari nel periodo più critico. «Siamo profondamente legati al Papa Giovanni – premette monsignor Ginami -.
La pandemia a Bergamo è stata uno scossone. Abbiamo però cercato di raccontare in questo libro le persone che in questa disperazione hanno saputo essere segni concreti di speranza. Nella nostra Bergamo dove si respira angoscia, il pericolo grosso è chiudersi: invece occorrere non perdere un orizzonte di senso». «Nel libro si va oltre l’aspetto medico. Si raccontano le emozioni e le sensazioni vissute nei momenti più duri – riflette Luca Lorini -. In quel periodo non ci si poteva fermare neanche a riflettere. Forse la stanchezza sta venendo fuori ora; prima era tanta l’adrenalina, tante le cose da fare: non c’era tempo per i bilanci. Da qualche settimana s’è cominciato a respirare: c’è più tempo per riflettere, ma non basta. Da parte di tutti, occorrerà spendere tante energie, capacità, tempo, attenzioni per rielaborare quanto si è vissuto. Questo libro, con le sue storie, aiuta molto. Si legge facilmente, ma i concetti restano. Nonostante sia uno dei “protagonisti”, l’ho già riletto tre volte, trovando ogni volta un aspetto che alla lettura precedente era sfuggito. È stato scritto anche per un principio nobile, raccogliere fondi per donare dei ventilatori: la solidarietà è un valore che nella società moderna si è spesso lasciato in disparte; il Covid ci ha ricordato il suo valore, in alcuni casi ha costretto alla solidarietà, ma questo valore deve essere un valore aggiunto per il futuro».

COVID-19: IN UN LIBRO LA LOTTA PER LA VITA DEI MEDICI DELL’OSPEDALE DI BERGAMO. VATICAN NEWS 25 LUGLIO 2020
DI LUCA COLLODI
“Dimenticarsi della scomparsa di tanti anziani sarebbe doppiamente criminale, ancora di più di quello che ha fatto il Covid”: Luca Lorini, medico dell’ospedale di Bergamo, testimonia il suo impegno e quello del personale sanitario nel salvare vite umane. Il diario della pandemia nell’instant book ‘Luca’ (Messaggero Padova).
“Forse lo squallore più forte della morte per tanti nostri anziani è morire soli”. Lo afferma Luca Lorini, direttore del Dipartimento di emergenza dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “La solitudine è sempre una povertà in più, scrive Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, nella prefazione dell’instant book “Luca” (Messaggero Padova) scritto da Giulia Cerqueti e Luigi Ginami e promosso dalla Fondazione Santina Zucchinelli. Un volume dedicato al dottor Luca Lorini e al ruolo del personale medico sanitario. Tra questi, l’anestesista Giovanni Di Dedda che per settimane ha fronteggiato in prima linea il coronavirus nella struttura ospedaliera bergamasca. “Tanta sofferenza – testimonia nel libro don Angelo Riva, che ha perso il padre e il vice parroco – deve far maturare la nostra società. Sofferenza e virus che hanno costretto anche la Chiesa a fermarsi”. La Fondazione Santina ha donato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII due ventilatori polmonari per la terapia intensiva. La Fondazione, di cui don Luigi Ginami è fondatore e presidente in memoria della mamma, compie opere di solidarietà in Perù, Brasile, Messico, Kenya, Iraq, Striscia di Gaza, Vietnam. Nell’ospedale Papa Giovanni XXIII è sorto un ambulatorio “Cuore-Chagas” sostenuto, in ricordo proprio di Santina Zucchinelli, dalla stessa Fondazione.
COSTRUIRE IL FUTURO
“Non abbiamo scelto di avere il Covid”, spiega il professor Luca Lorini a Radio Vaticana Italia. E’ diventato un dittatore, ci ha obbligato a fare delle cose, ci ha fatto perdere una generazione importante. Ora il sacrificio di questi anziani deve lasciarci in eredità la capacità di costruire il futuro. Così come loro sono usciti dalla guerra e hanno costruito molto bene questo Paese, noi dobbiamo ereditare questo sacrificio perché ci aiuti a costruire una società e un futuro migliore. Dimenticarsi della loro scomparsa sarebbe doppiamente criminale, ancora di più di quello che ha fatto il Covid”.

Come ricostruire il futuro senza la memoria dei nostri anziani?
R.- È la prima volta che io vedo tutto il mondo, tutti gli uomini uniti a lottare contro un nemico. Di solito si fanno le guerre tra popoli, tra religioni, in questo caso il mondo è la prima volta che si unisce contro un nemico invisibile. C’è stata poi una solidarietà tra le varie popolazioni, addirittura tra le diverse fasce all’interno delle singole Nazioni. La solidarietà e l’unità sono due elementi sui quali possiamo costruire un mondo migliore.
La pandemia ci ha fatto vedere la solitudine della morte…
R.- Questo è l’elemento peggiore di questa pandemia. La morte esiste nella medicina, la possibilità che noi non riusciamo a curare un paziente o non siamo in grado di risolvere il suo problema esiste da quando esiste la medicina. Per fortuna dico io, perché non siamo degli dei. Però la morte, di solito, ha delle modalità: è accompagnata dai familiari. Stare con loro ha una dignità diversa da quella che, invece, noi abbiamo dovuto affrontare in questa pandemia. Poi devo dire che i pazienti proprio da soli non erano, perché sono morti tra le nostre braccia, con gli infermieri, i medici che gli tenevano la mano, con i dottori con l’Ipad che cercavano di mostrare le immagini dei familiari a casa. Ci siamo trasformati in tante figure: abbiamo fatto i medici, i familiari, i sacerdoti, perché abbiamo dato anche l’estrema unzione in certi casi. Abbiamo svolto tanti compiti. Certamente è terribile pensare che un figlio porti il suo papà ai primi di marzo e non lo veda mai più. E’ qualcosa che è devastante. E lo dico da medico ma anche da figlio, perché ho avuto la sfortuna di perdere la mamma a metà del Covid-19, per un’altra malattia, ma comunque l’ho persa in quel periodo. Ed è morta come gli altri pazienti, da sola. Una realtà molto difficile da digerire sul piano affettivo ed umano.
Fondazione Santina ha pubblicato un instat book, “Luca”, dedicato proprio alla sua esperienza…
R.- Il libro racconta delle storie diverse tutte incentrate sull’esperienza Covid. Da un confronto con don Gigi che conoscono da tempo, nel pieno della pandemia, è nata questa esperienza con l’idea, riuscita, di raccogliere fondi per donare due respiratori. E, quindi, attaccare molti pazienti alla macchina e salvare tante persone. È stata un’esperienza unica, bellissima. Penso, che oltre ad aver partecipato a una parte di questo libro, fa molto bene leggerlo per riflettere insieme ed avere speranza.
È un diario sulla tragedia di Bergamo?
R.- È esattamente così. E’ un diario della tragedia che vede Bergamo al centro ma che potrebbe essere trasferito in qualsiasi parte del mondo e che speriamo di non vedere mai più. Ma ci potrebbe insegnare molto anche per il futuro. La situazione, attualmente a Bergamo, è come in tutta italia. Il Covid ha smesso di fare male. Si fanno ancora dei tamponi ma non c’è più quel numero elevato di malati e questo grazie al fatto che gli italiani hanno capito che il distanziamento è l’unica terapia efficace fino all’arrivo del vaccino. Bisogna continuare a comportarsi bene. Ma, soprattutto, gli ospedali sono tornati a fare il loro mestiere che facevano prima del Covid.
FONDAZIONE SANTINA. CORONAVIRUS: A BERGAMO SI RIPARTE DAI “VOLTI DI SPERANZA” (AGENZIA S.I.R. 2 LUGLIO 2020)
DI MICHELA NICOLAIS

“Fare memoria significa anzitutto ricordare i nostri morti e significa anche assumere piena consapevolezza di quel che è accaduto”, ha proseguito il capo dello Stato: “Senza cedere alla tentazione illusoria di mettere tra parentesi questi mesi drammatici per riprendere come prima. La straordinaria disponibilità e umanità di medici, infermieri, personale sanitario, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari, Forze dell’Ordine, volontari. Vanno ringraziati: oggi e in futuro”. E proprio ai “veri eroi”, come li ha definiti Papa Francesco, è dedicato il 29° volume della Collana “I volti della speranza”, promossa dalla Fondazione e l’Associazione intitolate a Santina Zucchinelli e curato da don Gigi Ginami e Giulia Cerqueti.
Nella trasmissione di Radio Mater il Cardinale Angelo Comastri in brevi minuti svela il Segreto della Associazione Amici di Santina Zucchinelli
LUCA E GLI ALTRI, EROI DI OGNI GIORNO FAMIGLIA CRISTIANA 31 MAGGIO 2020 N. 22/2020 PAGINA 41
IL LIBRO DELLA NOSTRA GIORNALISTA
Leggi articolo di Giulia Cerqueti in pdf cliccando qui e qui e sulle due immagini qui di seguito riportate. E’ per tutti noi un grande onore il fatto che la popolare Rivista ospiti in due pagine l’argomento del nostro libro nell’edizione del 31 maggio 2020 numero 22 di questo anno. Grazie di cuore a Giulia Cerqueti, senza di Lei non sarebbe stato possibile.
Ecco il trafiletto che riassume la nascita dell’Instant book.
Una telefonata in piena quarantena: è don Luigi Ginami, presidente della Fondazione Santina Onlus: «Ho fatto tanti viaggi solidali nelle periferie del mondo, dal Messico all’Iraq, dal Perù al Kenya. Ma oggi la periferia del mondo è qui, la mia Bergamo martoriata. Voglio fare un instant book solidale per la mia città. E vorrei che tu fossi mia coautrice». La risposta di chi scrive non poteva che essere affermativa. Nasce così Luca, 29° volume della collana #VoltiDiSperanza (Edizioni Messaggero Padova), con l’introduzione di Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio.

Luca è il dottor Luca Lorini. E poi, gli altri volti: don Angelo Riva, parroco; Giovanni Di Dedda, anestesista; Caterina Simon, cardiochirurga; Maria Berardelli, infermiera; Emanuele Berbenni, medico di base. Nei giorni dell’emergenza, ognuno di loro ha raccontato la propria umanità. «Eroi senza l’atteggiamento degli eroi», li definisce il cardinale Angelo Comastri nella sua prefazione. Luca ha finalità benefica: con la vendita del libro in versione cartacea la Fondazione Santina può finanziare l’acquisto di due ventilatori polmonari già donati all’ospedale di Bergamo.
Giulia Cerqueti
Covid: la malattia della solitudine nella lotta tra la vita e la morte nell’ospedale di Bergamo – 29.05.2020
“Forse lo squallore più forte della morte è morire soli”. Lo afferma Luca Lorini, direttore del Dipartimento di emergenza dell’Ospedale ‘Papa Giovanni’ di Bergamo. “La solitudine è sempre una povertà in più, scrive Andrea Riccardi della Comunità di Sant’Egidio, nella prefazione dell’instant book “Luca” (edizioni Messaggero Padova) scritto da Giulia Cerqueti e Luigi Ginami e promosso dalla Fondazione Santina Zucchinelli, dedicato al dottor Luca Lorini e al ruolo del personale medico sanitario, tra cui l’anestesista Giovanni Di Dedda, che per settimane ha fronteggiato in prima linea il Coronavirus nella struttura ospedaliera bergamasca. “Tanta sofferenza, testimonia don Angelo Riva, che ha perso il padre e il vice parroco, deve far maturare la nostra società. Sofferenza e virus che ha costretto anche la Chiesa a fermarsi”. La Fondazione Santina ha donato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII due ventilatori polmonari per la terapia intensiva. Il rapporto della Fondazione e Associazione con l’ospedale di ‘Papa Giovanni’ di Bergamo nasce nel 2005 quando la signora Santina, mamma del sacerdote bergamasco don Luigi Ginami, fu sottoposta ad un intervento cardiaco. L’ospedale ha poi seguito e curato per 7 anni la malattia di Santina, fino alla morte nel 2012. Da allora diversi sanitari hanno aiutato la Fondazione, di cui don Luigi Ginami è fondatore e presidente in memoria della mamma, a compiere opere di solidarietà in Perù, Brasile, Messico, Kenya, Iraq, Striscia di Gaza, Vietnam. Mentre nell’ospedale Papa Giovanni XXIII è sorto un ambulatorio “Cuore-Chagas” sostenuto proprio, in ricordo di Santina Zucchinelli, dalla Fondazione.
Con noi:
don Angelo Riva, parroco di Carenno, Lorentino e Sopracornola nella Valle di San Martino, provincia di Lecco e diocesi di Bergamo;
Giovanni Di Dedda, medico anestesista, rianimatore di chirurgia pediatrica Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo;
Conduce: Luca Collodi
UNA SERIA E COMMOSSA MEDITAZIONE SULLA REALTÀ’
PRESENTAZIONE DEL LIBRO A CURA
DI ANDREA RICCARDI, FONDATORE DELLA COMUNITÀ’ DI SANT’EGIDIO
Questo piccolo libro è un instant book: a caldo sulla frontiera dell’epidemia di coronavirus a Bergamo, specie dall’osservatorio dell’ospedale ‘Papa Giovanni XXIII’, di cui abbiamo sentito parlare molto in queste settimane. L’ospedale è luogo di cura, ma anche di dolore. Lo sappiamo tutti. Lo sanno la Fondazione e l’Associazione intitolate a Santina Zucchinelli, che hanno promosso questo libro.
LEGGI IN PDF PRESENTAZIONE DI ANDREA RICCARDI SU CORRIERE DELLA SERA ED. DI BG. DEL 10.05. 20 CLICCANDO SULLA IMMAGINE QUI SOTTO
Conosciamo i dolori personali e privati. Ma un dolore, così forte e opprimente, lo avevamo visto solo in aree lontane del mondo: nelle grandi periferie umane del Sud, dove si vive con niente e si muore per niente, dove manca la cura e il necessario per sopravvivere. Il nostro mondo opulento (non tutto) ha chiuso persistentemente gli occhi sui grandi dolori del mondo. Tanto dolore vissuto nelle nostre terre non ci potrà non rendere più sensibili alla sofferenza lontana e vicina. Perché in questo mondo globale – si vede bene in questi giorni – non ci sono frontiere. La realtà di questa pandemia ha portato a vedere il grande dolore tra noi. Bergamo, con il ‘Papa Giovanni’, è stato una frontiera dolente della battaglia tra la vita e la morte.
Luca Lorini, direttore del dipartimento di emergenza del ‘Papa Giovanni XXIII’, rivela uno degli aspetti più terribili di queste settimane: “Forse lo squallore più forte della morte è morire soli”. La solitudine è sempre una povertà in più. Lo avevamo dimenticato nella nostra società opulenta, dove tanti, troppi, specie anziani, sono lasciati soli. E la solitudine diventa insopportabile, quando si è deboli, malati, non autosufficienti.
Aggiunge un infermiere, Filippo, a contatto con i malati di Covid 19: “Questa è la malattia della solitudine…”. E poi osserva, quasi con un doloroso sospiro: “Tanti, ma tanti, anziani!”. Sì, tanti anziani si sono ammalati e troppi sono morti. Don Angelo, un parroco di Bergamo, racconta la perdita dell’anziano padre e la malattia della madre.
LEGGI IN PDF PRESENTAZIONE DI ANDREA RICCARDI SU AVVENIRE DEL 10.05.20 CLICCANDO SULL’IMMAGINE QUI SOTTO RIPORTATA

La morte di tanti anziani ha rivelato una fragilità strutturale della nostra società: la condizione degli anziani più fragili. Soprattutto quelli istituzionalizzati. L’OMS ha dichiarato che più del 50% dei decessi riguarda anziani negli istituti. L’istituzionalizzazione, che dovrebbe essere un’eccezione, è divenuta nelle nostre società – per molti motivi – una consuetudine. E, in istituto, si muore molto di più – lo si è visto – e si vive male, anche in quelli che offrono condizioni di vita accettabili. È tutta una tematica da ripensare.
Bisogna lasciarsi prendere dal dolore di questi giorni, se vogliamo ricominciare a vivere e progettare il futuro, tenendo conto delle lezioni di questa pandemia. Non si può, con la fase 2 e le successive, ricominciare come prima.
Ci vuole una seria e commossa meditazione sulla realtà: “Una generazione è stata devastata. È stato uno tsunami che ha travolto tutti” afferma Emanuele Berbenni, un medico di famiglia, uno di quegli operatori sanitari di base così necessari e forse troppo trascurati in un sistema che ha privilegiato le istituzioni ospedaliere. Tanto che il medico lamenta che ancora non gli è stato fatto il test del Covid-19. “Una generazione devastata…”: non lo si può dimenticare.
Il dolore non si può archiviare, ma deve diventare anima di una visione rinnovata del futuro. Come aiutare gli anziani a restare a casa loro? È un grande tema del futuro. E poi c’è una sanità di base da ripensare, insieme a tante altre questioni… La commozione è tanta e pervade tutte le pagine del libro.
Caterina Simon, cardiochirurga al ‘Papa Giovanni’, dice: “Alla morte, da medico, sei abituato. A vedere andar via un così alto numero di persone in poche ore no”. Il direttore Lorini parla di un “piangere dentro”.

Tanta sofferenza dei malati e di chi è stato loro vicino deve far maturare la nostra società. L’epidemia non è solo un temporale che passerà, ma una rivelazione delle debolezze umane e strutturali del nostro vivere sociale. Non ascoltare questa grande e questa dolorosa lezione sarebbe un errore storico. Vale anche per la Chiesa.
Lo dice don Angelo: “La Chiesa è stata costretta a fermarsi”. Non si potrà ricominciare, dicendo: heri dicebamus. Non si potranno riprendere, come li abbiamo lasciati, i piani e le linee guida di ieri o le attività come sempre.

Bisogna capire quest’umanità ferita dalla pandemia: dialogare con le donne e gli uomini, gli anziani e i bambini, che hanno fatto la grande traversata. Questo mi pare il senso di questo libro.
Andrea Riccardi
Comunità di Sant’Egidio







