Qui trovate il 27° InstantBook della collana: Sonico con l’introduzione di Cristiana Caricato, vaticanista di TV2000
Sono le stesse parole che sento riecheggiare ogni qual volta i resoconti frammentati, crudi e disturbanti dei viaggi di don Gigi irrompono nella mia vita. Nel flusso ininterrotto di notizie, emozioni, scatti e sollecitazioni che riversa in sempre più avvolgenti catene digitali si è catturati dalla rassicurante sensazione che in qualche modo misterioso la “maternità di Dio” si renderà visibile.
Deve essere per il punto di origine di questa frenetica attività solidale che porta un monsignore di curia a scarpinare tra le Ande e i deserti africani, tra regioni disastrate e favelas melmose. E la sorgente è lei Santina, donna dei dolori e delle lacrime, madre nel senso più pieno, seno che continua ad allattare e a sorreggere, asciugare visi inondati e abbracciare corpi stanchi e violati.
Nel nuovo, piccolo, volume della collana che racconta l’avventura di bene inaugurata anni fa c’è molto di Santina. Lei continua a generare dal cielo, e nelle pagine che seguono, scopriremo come.
Di certo il suo nome torna, anzi sigilla, nuove vite, spazi di speranza, conversioni e opere.
Nella inedita avventura tra Messico e Amazzonia peruviana, don Gigi Ginami, riesce a donarci plasticamente la prossimità agli ultimi e allo stesso tempo il legame di figliolanza con Santina. Ne ha assorbito dolcezza e premure che riversa su un’umanità ferita, umiliata dalla povertà e dall’esclusione, deturpata dalla violenza, abbandonata ad un destino di nulla da scontati egoismi.
Nel diario dell’ultimo viaggio in Perù si avverte l’urgenza della consolazione, parola riportata in auge da Papa Francesco, atteggiamento del cuore che spinge a lenire le sofferenze dell’altro, facendo vibrare l’amore di Dio in una serie di azioni essenziali, prossime nella quotidianità. Comprare una lampadina, chiamare l’elettricista per mettere a posto un improbabile impianto, aprire un frigorifero scassato per riempirlo di latte e formaggio, concedere al povero la dignità di ospitare, è il modo in cui don Gigi esercita la maternità della Chiesa.
In queste pagine c’è lo stesso odore della stalla di Betlemme, lo sterco e la paglia, la bellezza del cielo e l’impurità dei pastori che circondano il Dio umiliato per amore dell’uomo.
“La consolazione è il lavoro proprio di Dio” ricordava Papa Francesco nella conversazione, durante il suo viaggio coreano, alla Sogang University di Seoul. Parlando ai confratelli gesuiti, il pontefice, invitava alla Misericordia, a scardinare certo clericalismo, il rigorismo morale dei custodi della dottrina, per spendersi senza tregua nel testimoniare il Dio che “consola sempre, spera sempre, dimentica sempre, perdona sempre”.
Nelle storie di Alicia, bambina stuprata dal patrigno, di Maritza, giovane donna dallo sguardo menomato e il ventre violato, e di Sónico, detenuta colpevole di innumerevoli delitti, scopriremo la Grazia che inonda attraverso la Croce.
Nulla è nascosto, e niente viene risparmiato. Si viene catapultati in un mondo dove sangue, sperma e fango, sporcizia e brutalità sono padroni di esistenze sprecate o inutili. Costretti dalla ruvida cronaca di Don Gigi si diventa partecipi di drammi senza redenzione apparente; agganciati dalla sua vorticosa passione, si viene trascinati in inferni periferici ma non meno bestiali. Si trema e si freme con lui, lasciandosi irretire dalla rabbia o dal disgusto, per poi farsi avvolgere dalla tenerezza di anime che hanno saputo conservare la propria innocenza, nonostante il male e le ferite. Cuori aperti, generosi nell’abbandonarsi al cambiamento e alla speranza, disposti a farsi “ri-creare” da Dio, a lasciarsi visitare da Lui, a ricomporre le proprie vite spezzate nell’infinito amore del Padre.
La vera rivoluzione è la condivisione.
Perdersi, come fa don Gigi, nella povertà degli altri è il modo migliore per entrare nel mistero della Carità. Grazie alle sue provocazioni possiamo mettere in discussione le nostre certezze, i giorni tranquilli, i piccoli intoppi che rischiano di avvelenarci le comode abitudini. La schiera di figliol prodighi che la Fondazione Santina ci fa incontrare dovrebbe aiutare noi, figli maggiori, a rivedere la scala delle priorità e ad asciugare le lacrime. Quelle che scorrono su volti deturpati dei poveri del mondo e quelle di pietà che dovrebbero bagnare i nostri visi.
TV2000

