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Settimo Anniversario Morte di Santina – 4 dicembre 2019


CHIESA: FONDAZIONE SANTINA, MESSA IN VATICANO IL 4 DICEMBRE CELEBRATA DA COMASTRI, VIAGGIO DI SOLIDARIETÀ’  IN PERU’ 
Città del Vaticano, 22 nov.
(Bon/AdnKronos)
 Sarà il cardinale Angelo Comastri, vicario di Papa Francesco per la Città del Vaticano, a celebrare il 4 dicembre alle 17.30 la messa in ricordo di Santina Zucchinelli – nel cui nome monsignor Luigi Ginami ha dato vita alla fondazione Santina e alle ‘opere di luce’ in diversi Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina – presso l’altare della tomba nella basilica di San Pietro in Vaticano. Al termine della messa, seguirà un incontro alle 19 nella sede dell’Associazione Stampa Estera per presentare il volume ‘Grecia e le altre’ dedicato ai volti femminili della sofferenza e della violenza, cui seguirà una cena di beneficenza. Sempre a dicembre, si compirà poi il 42° viaggio di solidarietà, questa volta in Perù, dove verrà inaugurata una nuova aula scolastica presso l’asilo di Villa San Roman.

DIO ASCIUGHERÀ OGNI LACRIMA IL GIUDIZIO FINALE SU SANTINA
Si avvicina la festa del 4 dicembre 2019. Siamo alla settima festa della nostra Fondazione: da sette anni Santina vive in Paradiso, ma continua a “fare guai” qui sulla terra. Sono dei diamanti che brillano dalla sua morte ormai in tutto il mondo: Kenya, Vietnam, Iraq, Gaza, Messico, Perù, Brasile ed Italia. Euro 1.300.000 in solidarietà. Ben 130 bambini in questi paesi adottati a distanza, decine di progetti inaugurati e poi assistenza ai carcerati, malati di AIDS, morbo di Chagas, tossicodipendenti e vittime di violenza. Tutto con un targa su ogni nostra opera: la firma tremula e malata della piccola Santina che dal Paradiso ride divertita e continua a farci capire che Lei è viva e che dall’altra parte esiste la vita vera. Le prove? Ma quelle che vi ho dato le potete palpare, toccare, vedere. Sono in partenza per il Perù dove in dicembre inaugurerò una aula scolastica a 4100 metri sulle Ande. Come è possibile? Sapete che Santina è morta avendo sul conto della banca niente? Come ha potuto nella sua povertà regalare in questi anni un milione e trecentomila euro di carità? In questa pagina lo scoprirete. E se siete tanto curiosi, vi spiegherò anche cosa è avvenuto dopo la sua morte, cosa Santina fa tutto il giorno i suoi amici e le sue amiche… Chi me lo ha  detto? leggetelo, non vi tolgo la curiosità!
GG

Ecco il racconto di cosa è successo a Santina dopo la morte, se ti piace condividi la pagina e vieni il 4 dicembre!

Il forte tremito imprigiona tutto il sistema nervoso di Santina. La povera vecchia è tutta un fascio di nervi… non ha più forze, la grave infezione avvelena il corpo e neppure potenti sedativi calmano i dolori. Senza denti, trafitta da aghi per le flebo, con una cannula nel naso per l’alimentazione, con il catetere per raccogliere l’urina, con la mascherina dell’ossigeno sulla bocca, la povera donna sta vivendo la sua agonia che non risparmia a Lei gli ultimi atroci dolori. Non ha bellezza, né dignità, donna che ben conosce il patire: sembra che su di lei si sia accanita la furia del Male, una lotta dura senza tregua. Gli occhi guardano l’infinito. È un corpo crocifisso, torturato: cicatrici vecchie e nuove cospargono tutto il corpo provato da anni di sofferenza e la lotta è dura senza quartiere, il Male infierisce, devasta, ma la donna tra spasimi e sofferenze resiste unta dalla forza del Santo Olio di Dio ricevuto dal Sacramento degli Infermi; nella sua anima vi è un’incredibile pace. Come i tre giovani della Bibbia nella fornace ardente del dolore, il Male non riesce a toccare il profondo della sua anima, a rubarle il cuore… La donna è completamente sola, un rantolo che fa rabbrividire e poi l’elettrocardiogramma tace: il cuore non batte più, il respiro viene meno e la pupilla si dilata. “Dottore, Santina ci ha lasciato, è morta!”. Dicendo così l’infermiera chiude le palpebre prima che il rigore della morte lo impedisca. Sono le ore 22:18 di martedì 4 dicembre 2012, come viene accuratamente scritto sul certificato di morte… Entro trafelato nella camera, il suo corpo giace ancora caldo e, mentre l’elettrocardiogramma continua a registrare la morte, mi avvicino al cadavere e dolcemente bacio la fronte di mia Madre. Le lacrime scendono per la dolce Santina; Lei ha terminato la corsa, ha mantenuto la fede: ora il Suo Re l’attende per il premio eterno. Piango. Il cuore batte forte, riesco a controllarmi, organizzo le cose immediate: avviso Carolina, parlo della cremazione, del trasporto a Gerusalemme. Non riesco a capire cosa avviene invece realmente al mio Sorriso di Luce, alla dolce Santina… Quello che vedo è solo il bozzolo vuoto di una bella farfalla colorata che è volata via. Mentre il cuore non batte più su questa terra, in un’altra dimensione, quella eterna, il cuore della piccola Santina comincia a battere, prima piano, poi aggancia un ritmo regolare, i suoi polmoni iniziano a respirare vita eterna, i suoi occhi si muovono leggermente, le palpebre stanno per aprirsi a una Vita nuova: credo la Risurrezione della Carne!
Santina apre i suoi occhi, guarda il suo corpo e riconosce ogni sua cicatrice, ogni sua piaga, come Gesù Risorto, la dolce Santina risorta ha conservato nelle membra i segni della sofferenza, ma che in paradiso sono solo dei segni di merito, strumenti per partecipare meglio alla Vita del Risorto.

Una dolcissima e lenta carezza sveglia Santina: è la mano di sua mamma Alessandra. “Ben arrivata Santina! Dio oggi asciugherà ogni tua lacrima. Sono la tua mamma! Egli mi ha incaricato di svegliarti a questa nuova Vita perché io ti ho dato la vita sulla terra, ti ho regalato il Battesimo, ti ho insegnato a pregare e ti ho preparato ai sacramenti!! Alessandra guarda negli occhi Santina, tra le due donne vi è una particolare intesa. Benvenuta, ti stavo aspettando, tu sei la mia figlia prediletta. Santina è piena di gioia ed ancora incredula esclama: “Quanta felicità nel rivederti Mamma: grazie per avermi dato la vita! Grazie per avermi dato il Battesimo!”. Dietro Alessandra, Santina scorge Clemente, suo padre e grida: “Papà sei anche tu qui, ad accogliermi?”. Il vecchio Clemente non parla, ma con la testa annuisce e Santina prosegue: “Papà, grazie di avermi dato la vita!”. Alessandra però sembra avere fretta, non ammette indugi: “Sbrigati Santina, ti devi preparare Principessa… Sei attesa da tanto tempo qui!”. Alessandra prende dolcemente la figlia per mano e la conduce su di una strada piena di luce. Santina sente una mano sulla sua spalla, si volta ed il suo viso si riempie di gioia: “Egidio, sei tu marito mio?”. Il giovane uomo con voce calma risponde a Lei: “Dio oggi asciugherà ogni tua lacrima. Non avrei mai immaginato di sposare una donna così, così, così grande, cara Tina! Quanto hai sofferto e quanto hai amato! Man mano che da qui osservavo la tua semplice e dura esistenza fatta di castità, povertà ed obbedienza a Dio, più cresceva il mio amore per Te, grazie per avermi sposato, per essermi stata fedele, per aver vissuto nel mio ricordo e donando amore alla mia Vita. Non io, ora, ma Dio stesso ti ricompenserà… Un abbraccio dolcissimo e tenerissimo segue tra i due sposi. Calde lacrime di gioia scendono dai dolci occhi di Santina, collirio per preparare alla visione della Luce eterna. Alessandra invita la figlia a seguirla, e così tutti e quattro: Alessandra, Clemente, Egidio e Santina continuano il loro cammino sul sentiero di luce e, attraversando un arcobaleno d’oro, che sono le buone opere che uniscono la terra ed il cielo, e verdi colline di speranza, la piccola comitiva giunge alla Città Santa. Attraversando la Porta dei Leoni, la dolce Santina, accompagnata dalla gradita comitiva, entra nella nuova Gerusalemme. La Gerusalemme celeste è piena di luce, le sue strade sono luminose; la strada maestra è diversa da quelle terrene, è irta e stretta, ma la sua luce è folgorante; si chiama con un nome bellissimo: Via Lucis che è conosciuta nella vita terrena come Via Crucis. Santina sembra conoscere bene questa strada, dall’anno 2005 ben cinque volte ha percorso tale via portando la sua croce e poi… le ceneri di Santina hanno avuto il privilegio della sepoltura proprio in questa via, alla Quarta Stazione, dove Gesù ha incontrato Sua Madre. Il Palazzo del Re sorge proprio al centro della Gerusalemme celeste: una volta sorgeva lì un monte tristemente conosciuto come Golgota…

La grande porta si apre e un uomo dagli occhi severi e dal temperamento forte scruta la comitiva, vede Santina e intuisce chi sia, lo sguardo diviene dolce e si carica di rispetto: sembra riconoscere in Lei un’autorità, una persona nota… “Santina, sei qui: finalmente sei arrivata. Dio oggi asciugherà ogni tua lacrima. La tua storia è conosciuta, la tua bontà, il tuo sorriso, i tuoi occhi, il tuo silenzio sono stati per tutti noi un grande orgoglio sulla terra! Vieni sei attesa per il grande momento per il quale sei vissuta, il momento per il quale vive ogni uomo sulla terra, vieni Santina: non aver paura, il tuo giudizio finale sta per iniziare…”. Il vecchio Pescatore della Galilea ha nelle mani e nei piedi il segno di ferite provocate dai chiodi della crocifissione avvenuta anticamente sul Colle Vaticano a Roma. Le sue ferite sono piene di luce ed emanano uno straordinario profumo: sono belle, non fanno ribrezzo… Santina è molto incuriosita da questo fatto e con ammirazione guarda a quelle trafitture. È una voce forte e piena di determinazione a chiamarla e con tono che non ammette indugio esclama: “Santina vieni, io sono la tua Avvocata! Dio oggi asciugherà ogni tua lacrima”. Le mani trafitte e piene di luce di Pietro indicano una Donna… La vecchia donna, appena nata alla Vita vera, spalanca i suoi occhi per la meraviglia e la bocca rimane aperta per lo stupore: una giovane Donna piena di luce e di una bellezza insuperabile le tende la mano… “Non avere paura, io ti difenderò durante il giudizio sulla tua anima, mio Figlio non potrà non ascoltare la mia difesa perché tu sei un’anima santa e bella, purificata dalla sofferenza sulla terra: poche anime come te sono state purificate da un così grande e lungo dolore. Entriamo insieme nel Tribunale celeste”.

L’anima di Santina è piena di stupore per l’incontro con la Vergine, ma un altro sentimento si affaccia nel suo animo puro ed è la sensazione della gravità e solennità del momento che sta vivendo: da quel Giudizio dipende la sua sorte… Mamma Santina si inchina davanti a Maria ed in latino esclama: “In te Domine speravi, non confundar in Aeternum! Io non ho studiato, ma so che un Santo Vescovo Gregorio Barbarigo morì recitando questa frase: In te Signore ho sperato, che io non sia confusa in eterno! In questo momento non so ripetere altro che questo e Tu, Vergine Santissima, mia Potente avvocata, difendimi davanti al Tribunale dell’Altissimo!”. “Non temere Santina – risponde la bellissima Signora –: tu hai trovato grazia presso Dio”. Confortata da queste parole, Santina lascia la mano di Alessandra e prende quella della sua potente Avvocata… A destra di Santina vi è Maria ed alla sua sinistra il vecchio Pescatore di Galilea dalle mani piene di luce. Procedono lentamente tutti e tre. Sulla grande porta regale di oro che si apre davanti a loro sono incise le lettere greche Alfa e Omega ad indicare che quel Giudizio è il principio e la fine della Vita di ogni persona che viene al mondo, e che ciascuno di noi deve vivere misurando la propria vita sul Giudizio Finale che tutti un giorno avremo sulla nostra vita, perché la Vita vera inizia nel momento della nostra morte. La grande sala del Tribunale Celeste ha al suo centro il Sacro Trono ricavato da un antichissimo Sepolcro vuoto, che Pietro ben conosce perché è il luogo della Risurrezione: proprio da quel Luogo, il più santo del mondo terrestre, avviene il giudizio di ogni uomo, ed avverrà anche il Giudizio di Santina…

Se vuoi riascoltare il testo qui proposto per scritto, dalla voce di professionisti, puoi cliccare qui:

Nella grande sala Santina e la sua Avvocata prendono posto a destra del trono regale; ad indicare il posto è proprio la Vergine: “Santina tu sei destinata alla destra del Re”. Santina prende coraggio da quell’indicazione ricordando che quel luogo ha un significato nella descrizione del Vangelo… Mentre Mamma fa questo pensiero un fenomeno grandioso avviene: come il giorno della Risurrezione un turbinio di fuoco, una brezza leggera, una luce formidabile si posano sulla pietra del sepolcro vuoto che costituisce il Trono ed il Re appare nella sua potenza, nella sua forza, nella sua bellezza. I segni della Passione sono formidabili emanano una forza incomparabile, il suo sguardo di fuoco trafigge ogni persona e solo Maria può sostenere i suoi occhi meravigliosi. Attorno a Lui dodici uomini. È Maria a parlare con voce dolcissima… “È arrivata, Figlio mio! È arrivata finalmente la dolce Santina…”. I resti del suo corpo mortale sono in un luogo a noi due molto caro. Le sue spoglie mortali giacciono a Gerusalemme nel luogo in cui mi hai incontrato mentre salivi il Calvario con la croce. Tutti e due ricordiamo ancora come se fosse oggi quel momento, non è vero? Su quel luogo oggi è costruita una chiesa che è a me dedicata dal nome Nostra Signora dello Spasimo. È vero: io sono la Signora del Dolore, vorrei iniziare da qui la difesa di questo Sorriso di Luce…”. Il Re guarda con compiacenza la Madre e in silenzio con la testa acconsente. Il silenzio regna sovrano. La potente Avvocata guarda Santina: “Coraggio è il tuo momento, parla, non avere paura Lui ti ascolta, ti ha già ascoltato, Lui ti ama: in effetti più che un Giudice, Lui è solo la parte lesa… Non avere paura, racconta chi sei…”. Mamma Santina alza gli occhi verso il Re, la Luce è davvero forte, ma nell’ammirazione del suo volto le parole escono spontanee… “Mio Re e mio Dio, io non sono nessuno di grande, non sono potente, non sono colta ed istruita; ai miei figli ho sempre detto di aver fatto solo la terza elementare; sono un’umile contadina, scrivo facendo errori grammaticali, non ho letto un libro… Il mio lavoro è stato quello della serva: ho pulito pavimenti, ho lavato biancheria sporca, le mie mani sono consumate dai detersivi.. Non conto niente e qui davanti a Te mio Re, cosa posso dire?


Ho letto nel Primo Libro di Samuele di Anna. Come Anna, la moglie di Elkana, non potendo avere figli si recò a Silo e chiese a Te il dono della gravidanza, anch’io non potevo avere figlie ed allora mi recai a Roma ed in San Giovanni in Laterano ti chiesi un figlio… Anna fu esaudita e nacque Samuele e lo consacrò a Te dalla nascita. Io fui esaudita e nacque Luigi che consacrai a Te dalla nascita. Il bambino di Anna, appena divezzato entrò al tuo servizio al Tempio di Silo ed anche mio figlio all’età di undici anni entrò in seminario divenendo poi sacerdote… Se Anna, moglie di Elkana, si trova qui: ti chiedo umilmente, Onnipotente, di concedere anche a me la Vita eterna.
Ho letto nel Vangelo di Luca di un’altra donna di nome Anna. Come Anna, la figlia di Fanuele, anche io ero sposata con Egidio. Anna, ricordo sempre nel Vangelo, ha perso il marito dopo sette anni di matrimonio ed anch’io dopo sette anni perdetti mio marito Egidio per una grave male. Mi lasciò sola all’età di 33 anni con due piccoli bambini. Da quel momento non mi sono più sposata e mi sono dedicata a Te mio Re, servendoti con preghiere e sacrifici. Lo sai, mio Re, Anna aveva 84 anni quando ti incontrò al Tempio di Gerusalemme. Sai, anch’io come lei, all’età di 84 anni ho avuto la possibilità di essere al Tempio di Gerusalemme in pellegrinaggio con mio figlio Luigi. Se Anna, figlia di Fanuele si trova qui: ti chiedo umilmente, Onnipotente, di concedere anche a me la Vita eterna. O mio potente Sovrano, ricordo infine che nel Vangelo di Marco si parla di una Vedova come me, di cui non si dice il nome. Tu ti eri seduto di fronte al tesoro del Tempio ed osservavi come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a te i tuoi discepoli, tu hai detto loro: ‘In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere’. O mio Re, la mia vita è stata povera, i miei bambini vestivano i vestiti che la Caritas mi portava: non ho cercato potere, soldi, una casa grande. Non mi interessava nulla di tutto quello che il mondo chiama bella vita ho invece cercato di vivere una buona vita. Se per caso questa Vedova buona del Vangelo è qui: ti chiedo umilmente, Onnipotente, di concedere anche a me la Vita eterna.

Qui trovi la seconda parte del racconto, buon ascolto e buona visione:

Onnipotente ed Onnisciente Sovrano, ascolta la mia supplica e perdona i miei errori perché nella mia povera vita posso solo dire questo: ‘Mi sembra di non aver conosciuto altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso!’. Mi sono fidata della potenza di Dio ed ho vissuto nascosta in Lui e sono convinta che Dio oggi asciugherà ogni mia lacrima”. Dicendo queste ultime parole Santina sorride con il suo bellissimo sorriso di luce, con i suoi occhi buoni e si chiude nel profondo silenzio che l’avvolgeva negli ultimi anni di vita. L’anziana Signora di quasi 87 anni abbassa il capo e vede con meraviglia che le sue cicatrici sono diventate più luminose, il suo anziano volto si è illuminato di luce nuova. Il Re guarda verso Santina con uno sguardo profondo: sembra assorto nei ricordi della sua vita a Gerusalemme e nel ricordo delle tre sante donne che Santina ha citato: Anna moglie di Elkana, la profetessa Anna, figlia di Fanuele, e la povera Vedova del Tempio di Gerusalemme; ma il Re pensa altresì al ricordo dell’incontro con sua Madre mentre portava la croce al Calvario. Tale ricordo deve essere profondamente vivo nel Giudice supremo perché dai suoi occhi sembra apparire una lacrima… Se ne accorge l’Avvocata, la Donna piena di Luce: “Figlio anch’io ricordo il dolore del nostro incontro a Gerusalemme sulla Via Dolorosa ed è bellissimo che il dolore di Santina abbia trovato casa laddove noi ci siamo incontrati nella strada del tuo e mio dolore. Oggi la cenere di Santina riposa alla Quarta Stazione della Via Crucis e i suoi resti mortali onorano il nostro dolore.

Celebre foto di Santina dalla quale è stato ricavato il quadro che è il nostro logo in youtube, con ad oggi  1.297.247 visualizzazioni

O Onnipotente Sovrano, Figlio mio amatissimo, se me lo concedi vorrei prendere io la parola e difendere questa anziana donna… Cosa posso raccontare di Santina, la cui devozione nei miei riguardi è stata somma in vita ed in morte? In vita onorandomi con le preghiere e le opere, in morte scegliendo di essere sepolta in un Santuario a me dedicato? O mio Re, ricordo che in Galilea salito sulla montagna un giorno ci hai indicato le tue regole di vita. Ed ora io ti posso dire, o Sovrano eccelso, nato in una stalla, che Santina è davvero beata ed a Lei concederai il Regno dei Cieli, perché durante la sua vita è stata povera di spirito vivendo una vita di autentica povertà e rifiutando ricchezze ed onori. Ti posso dire o Sommo Consolatore, che Santina è davvero beata ed ora sarà da Te consolata perché nella sua vita è stata afflitta ed il pianto ha abitato e lavato la sua esistenza, nella perdita del marito Egidio, negli anni della malattia, fino a giungere all’ultima lacrima nella stanza in ospedale, alcuni giorni prima di morire. Ti posso assicurare, o mitissimo Re, che Santina è davvero beata ed ora a Lei darai in eredità la terra, perché nella sua vita è stata mite. Mai si è lamentata nella malattia, mai è stata orgogliosa, ma la sua bontà raccontava a tutti mitezza. Ti posso garantire, o Giudice giusto, che Santina è davvero beata e Tu ora la sazierai perché nella sua modesta ed umile vita sempre ha avuto fame e sete di giustizia, pur sopportando soprusi e vivendo sempre nella più grande onestà. Ti posso ribadire, o Re misericordioso, che Santina è davvero beata ed ora troverà misericordia in Te, perché nella sua vita è sempre stata misericordiosa, perdonando sinceramente e di vero cuore le offese ricevute. Ti posso oltremodo assicurare, o Dio pieno di Amore, che Santina è davvero beata e che oggi ti potrà per sempre vedere, perché tra tutte le beatitudini quella che più ha contraddistinto la vita di questa anziana è la purezza di cuore! Santina non si è mai risposata, ha vissuto in castità, ma soprattutto il suo cuore buono ha saputo vedere in ogni cosa solo il bene… Questo cuore puro, proprio dei bambini, contagiava tutte le persone che negli ultimi anni della sua vita terrena incontrava ed alle quali regalava un’infinita gioia.

Ti posso dire con grande sicurezza, o Re di Pace, che Santina è veramente beata e che sarà chiamata Figlia di Dio perché nella sua vita ha operato solo per la pace e tutti quelli che, nella lunga malattia, venivano a Lei, se ne partivano con la pace nel cuore. Ti posso ancora garantire, Sovrano di Giustizia, che Santina è beata ed a Lei concederai il Regno dei cieli, perché nella sua vita ha subìto e sopportato ingiustizie accettandole con serenità. Ed infine ti posso con tutta sincerità dire, o Creatore dell’universo, che per la nona volta Santina può essere detta beata perché è stata insultata e derisa come bigotta per la grande fede in Te”. La bellissima Donna ha quasi terminato la sua arringa: ogni beatitudine che ha pronunciato ha creato nel volto del Re una nota di compiacimento che traspare anche dallo sguardo dei dodici giudici seduti alla destra ed alla sinistra del Re. Ma lo stupore è cresciuto nella santa assemblea perché il corpo di Santina ad ogni beatitudine si è trasfigurato: sembra in qualche modo che la potente parola dell’Avvocata si sia tradotta in concretezza. Ora il viso di Santina è bello come quello di un angelo splendente, le sue ferite sono piene di luce, i tratti del suo dolce volto assumono bellezza indicibile… e il suo sorriso diventa uno splendore. La parola potente e calma della Vergine ha trasfigurato Santina e l’ha resa un angelo purissimo. Ma lo splendore esterno non è nulla paragonato alla gioia interiore dell’anziana signora… Ogni beatitudine annunciata è entrata nel cuore ferito di Santina e ha prodotto una gioia impagabile, eterna che nessuno potrà togliere. In un primo momento Santina non aveva immaginato di poter reggere a quella profonda, forte, granitica gioia venuta dalle parole della Vergine. Il volto di mia Madre è diventato splendente come il sole e le sue vesti sono divenute candide come nessun lavandaio sulla terra potrebbe rendere… La bella Signora, l’Avvocata nostra, sta per pronunciare la conclusione della sua arringa.

Santina con il fratello missionario Padre Luigi Zucchinelli che Lei tanto amava, da ospitarlo in casa permanentemente durante una malattia e anche dopo

Si è creato un profondo silenzio e la Vergine Madre, Figlia del suo Figlio, con potente autorità pronuncia l’ultima frase: “Rallegrati ed esulta Santina, perché ora e grande la tua ricompensa nei cieli!”. La bella Signora si avvicina a quell’angelo di Santina e le dà un bacio sulla fronte… Poi con misurato passo, con un incedere sovrano lascia Santina e raggiunge il Trono della Gloria. Prendendo dal Figlio la corona l’Avvocata Nostra, da Avvocata assume la veste che le spetta quella di Regina del Cielo e della Terra, e da Grande Regina si mette in piedi alla destra del Figlio per attendere il suo Giudizio finale. Il momento è solenne e grave lo si percepisce: tutta la corte celeste guarda il Re, che assorto nei suoi pensieri, sta per formulare il Giudizio Finale sulla Vita di Santina… Il Re guarda profondamente l’angelo di mia Madre. L’anziana donna sussurra con voce lenta una frase: “Roccia del mio cuore è Dio; la ripete gustando interiormente quella frase. Santina non pensa a nulla, rivolge nella sua semplicità il cuore buono al suo Creatore. Il Grande Sovrano alza lentamente il braccio destro: dalla piaga del costato una formidabile luce di amore polverizza ogni forma di male e toglie ogni ombra presente nel cuore di chi lo può guardare; dalla mano destra trafitta un’altra luce emana misericordia. I dodici giudici celesti, i Santi Apostoli si alzano in segno di rispetto per l’Onnipotente che sta per emettere il suo Giudizio. Il Grande Re indicando Santina a tutta la corte celeste ed ai dodici giudici con la mano destra, inizia a parlare lentamente e con una voce di tuono. È una voce chiara e forte che incute timore, il santo Timore di Dio in cui Santina ha vissuto tutta la sua vita.

Il Padrone del cielo e della terra prende la parola: “Petra cordis mei Deus in Aeternum, questa meravigliosa frase è scritta Santina sulla lapide del tuo Sepolcro a Gerusalemme e significa Roccia del mio cuore è Dio ed è la frase che proprio in questo momento stai recitando nel tuo cuore e nella tua mente. È una frase sublime che ben conosco e si trova scritta nel luogo in cui io ho incontrato mia Madre – prima che gli uomini mi crocifiggessero sulla croce – ed in cui le tue ceneri riposano. L’unico luogo sulla terra dove chiaramente è stata riconosciuta la mia sovranità non è stato Betlemme, Nazareth o nei mie potenti segni. Io mi sono manifestato Re sulla Croce. Guarda cosa è scritto sopra questo mio trono di luce…”. Santina, stropiccia gli occhi e con fatica riesce a vedere un’antica tavola in legno sulla quale vi è scritto “Questo è il Re dei Giudei”. Riprende il Re: “Santina questo cartello era sopra la mia croce ed ora, nel giudizio finale è qui a giudicare ogni uomo. Perché la croce è la misura del mio giudizio… Mi sono fatto crocifiggere per mostrare amore e misericordia. Io sono la parte lesa prima di essere il Giudice della Vita e per questo io oggi asciugherò ogni tua lacrima! E tu piccola e dolce Santina, donna senza cultura, senza denaro, senza potere come hai vissuto la tua vita? Affermando con i fatti e non con le parole di… non conoscere altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso!


Mi sono molto meravigliato di te: ma in una delle tue ultime fotografie che ti ritraggono crocifissa in un letto di ospedale, tra atroci dolori, con la mano trafitta non dai chiodi della croce, ma dagli aghi della tua malattia, hai avuto la forza di indicare nel libro della Sacra Scrittura, con il tuo dito, il brano che dice proprio questo: Io ritenni infatti di non conoscere altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso!… Dolce angelo, quel tuo gesto mi ha commosso perché in esso si è racchiuso tutto il tuo testamento, tutta la tua vita dedicata a Dio. Ed ora gli uomini ti ricordano sulla terra con il tuo dito indice destro appoggiato su quella significativa pagina della Bibbia”. Il Re crocifisso tace alcuni istanti. Nel più profondo e rispettoso silenzio la Regina, i dodici giudici, la corte terrestre attende il Giudizio… Il Re degli umili e delle beatitudini continua: “Perciò, io ti dico: vieni Santina, benedetta dal Padre mio, ricevi in eredità il regno preparato per te fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e tu mi hai dato da mangiare, ho avuto sete e mi hai dato da bere, ero forestiero e mi hai ospitato, nudo e mi hai vestito, malato e mi hai visitato, carcerato e sei venuta a trovarmi”. Quell’angelo di Santina è ormai un’anima piena di luce, splendente. Non si può immaginare sulla terra il grande fulgore in cui è avvolta; è un’anima eletta e scelta, brilla e riflette luce che riceve dal Re come un autentico diamante. L’umile e dolce angelo balbettando prende la parola ed ha il terribile coraggio di ribattere alla sentenza del Re crocifisso; le sue parole sono audaci: “Signore, quando mai ti ho visto affamato e ti ho dato da mangiare, assetato e ti ho dato da bere? Quando ti ho visto forestiero e ti ho ospitato, o nudo e ti ho vestito? E quando ti ho visto ammalato o in carcere e sono venuta a visitarti?”.

Rispondendo, il Re le dice: “In verità ti dico: ogni volta che hai fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’hai fatto a me! Quando hai curato tuo marito nella sua malattia che lo portava alla morte, tu hai curato me Santina. Quando lavavi panni sporchi e pulivi i pavimenti cantando inni alla Madonna per i tuoi piccoli bambini nella povertà ed austerità di vita, tu lo hai fatto a me; quando la mattina scendevi a portare un caffè caldo al barbone nella strada, lo portavi a me; quando mettevi nella manina dei tuoi nipotini una piccola caramella, la davi a me. Ma soprattutto la tua vita si è identificata alla mia dal giorno in cui il tuo cuore è stato colpito – era il 4 giugno 2005, festa del Sacro Cuore – fino al giorno della tua morte il 4 dicembre 2012. Tu hai sopportato la tua croce, hai vissuto tutta la tua vita assorta in me, nel tuo silenzio, nella tua preghiera, nel tuo sorriso di luce: tu vivevi già qui! In quegli anni Santina hai saputo regalare paradiso alla terra, hai indicato a tutti la strada del Vangelo e, dunque, con tutta l’autorità che mi compete Io oggi ti dico in modo irrevocabile ed eterno: Vieni Santina, benedetta dal Padre mio ricevi in eredità il regno preparato per te fin dalla fondazione del mondo”. Le parole del Sovrano cambiano radicalmente l’identità di Santina: tutto quello che è deforme, le cicatrici, i segni della sua Passione, la sua vecchiaia divengono una meraviglia perché esse richiamano con prepotenza le piaghe di Gesù, in qualche modo si identificano con esse, il suo costato, le sue mani ed i suoi piedi trafitti…

Proprio in quelle piaghe di mia Madre non si capiva più se esse fossero di Santina o di Gesù. La corte celeste, la Vergine e gli apostoli e tutti i santi del cielo sono in festa per l’arrivo di questo nuovo e bellissimo angelo. Il Gran Sovrano, con un gesto inaspettato da tutti, con la mano destra rivolta a Santina dice: “Angelo mio, stella prediletta vieni, avvicinati!”. La Regina, quasi intuendo il desiderio del Re, va incontro a Lei e nuovamente la prende per mano. Santina dopo il giudizio del Re vede con più profondità e con più amore le persone e riesce a tuffarsi nel cuore immacolato di Maria vedendo il mistero di quel cuore unico e grande che ha dato a noi il Salvatore. “Coraggio Santina vieni!” dice la Regina. Il Gran Re si alza e dice a Santina: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato!”. Risponde Santina: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli dice: “Beata te angelo purissimo perché, come Tommaso, non mi hai cercato nel lusso, nel potere, nel denaro, nella carriera, nella cultura, nella forza… ma come il buon Tommaso hai voluto toccare di me nella tua vita le mie piaghe, il mio costato; nella tua miseria, nella tua umiltà hai intuito come l’Apostolo che la strada della Risurrezione passa attraverso le piaghe della Passione, quelle piaghe che gloriosamente ti permettono di essere un Angelo pieno di luce in Paradiso…”. Alla meravigliosa luce che avvolge Santina, all’atto del mettere il dito destro, quello stesso con il quale aveva indicato a me la pagina della Sacra Scrittura prima di spirare, si aggiunge un fatto nuovo e bellissimo. Santina apre il suo volto ad un incantevole, indicibile meraviglioso sorriso divino radicalmente diverso da quello di prima, un sorriso sublime! “Dolce Santina – riprende Gesù, concludendo il Suo Giudizio nel tribunale divino – la tua caratteristica angelica per l’eternità sarà un meraviglioso sorriso di luce, perché la Vita Eterna non contraddice quella passata, ma la rende vera! E ti do un impegno che so che saprai adempiere con grande capacità: continua a vegliare su tuo figlio Don Luigi, su tua figlia Carolina, su tuo fratello Padre Luigi, sulla buona Olinda, sui tuoi amati nipoti e su tutti quelli che ricorreranno a te nella preghiera…

Li voglio tutti, tutti qui con me, hai capito?… Non ne deve mancare uno!”. Il sorriso fulgido di Santina cattura la corte celeste da quel momento. Senza dire una parola, ma inchinandosi profondamente davanti al Re il dolce angelo dice di “sì” con la testa e da quel momento il suo Paradiso è proteggere tutti noi che la invochiamo qui sulla terra e di concedere a noi un po’ di luce e di pace, nel guardare alla gioia eterna che attente tutti noi in cielo… E qui le parole scritte con inchiostro su carta, e qui ogni tentativo più o meno ingegnoso di descrivere il Giudizio finale di Santina si fermano perché quello che avviene in seguito non è dato da capire a noi su questa terra: troppo diversa, troppo pura, troppo eccelsa è la gioia del Paradiso, una gioia che troppo spesso trascuriamo. Mentre il Giudizio divino avveniva in Cielo, in terra veniva inviato un SMS era il 4 dicembre 2012, nel breve messaggio, trasmesso anche su Facebook e con Twitter, erano scritte queste parole: Questa sera è festa in Paradiso, la mia dolce e buona Santina è entrata in cielo alle 22:18. Rallegratevi tutti con me!!! Cristo mia speranza è Risorto!!! Il figlio sacerdote non si rendeva però minimamente conto a quale indicibile gloria, felicità e gioia la piccola Santina era destinata… forse per un puro caso nel giorno del suo funerale, un’autentica festa di Pasqua, sulla bara del corpo vuoto di Santina, prima della partenza per Gerusalemme, vi era appoggiata la Sacra Scrittura aperta alla pagina in cui si dice: “Io ritenni di non conoscere altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso”. Santina senza sapere il contenuto dello scritto in greco lo aveva indicato al figlio il 6 dicembre 1992; nei giorni precedenti la morte con la sua mano aveva nuovamente indicato quel brano con il suo indice destro trafitto. Forse in quel funerale avvenuto esattamente 20 anni dopo dal 6 dicembre 1992, e cioè il 6 dicembre 2012, fu proprio dal Paradiso l’indice trafitto da aghi che toccava il costato del Re ad indicare nel medesimo istante quella pagina su un feretro contenente il corpo vuoto di Santina? Non lo sappiamo, lo chiederemo a Lei un giorno quando tutti ci troveremo in Paradiso… e sappiamo che Santina, da buona contadina, quando vuole una cosa la ottiene.