#VoltiDiSperanza

DIANA – N.24 IL LIBRO GRATUITAMENTE


Qui trovate l’Instant Book n. 24 della collana #VoltiDiSperanza dal titolo DIANA, in versione sfogliabile, con l’introduzione di Esma Cakir, giornalista.

LA FERITA È IL LUOGO DA DOVE ENTRA LA LUCE

   Leggere una di queste opere della collana #VoltiDiSperanza di Fondazione Santina ONLUS, ci dà la possibilità ogni volta di affrontare un viaggio immersivo, spirituale, quasi catartico, uno di quei viaggi che il nostro Don Gigi compie frequentemente negli angoli dimenticati del mondo, quelli più sporchi, sofferenti, polverosi, dove il dramma diventa quasi consuetudine, e la voglia di fuggirne è presente costantemente, ma la loro grande dote e capacità è nello stesso tempo di dare più forza e speranza a noi e alle nostre anime spesso intorbidite dalla comodità e dal benessere delle nostre vite. “Siamo cristiani sì, ma prima di tutto siamo corrotti! La povertà ci fa paura, ci fa schifo la povertà e la nostra vita è tutta un matematico calcolo per non cadere in miseria. Mentre non cadiamo in miseria facciamo cadere i valori. Qui non è così.”

   Le storie raccolte da Gigi trovano corpo in questi piccoli libri tascabili nelle dimensioni, ma infinitamente grandi nell’essere così capaci di raccontare la verità, spesso amara e pericolosa, e farci carico di valori sempre più dimenticati e animare la consapevolezza nei dubbi che spesso ci assalgono. Sono racconti tremendamente drammatici, di sofferenza, dolore, maltrattamenti, quasi impossibile pensare che possano accadere, ma sono invece storie Vere, che Gigi conosce bene e grazie alla sua innata capacità narrativa ce le fa conoscere sprigionando amore, tenerezza e grande sensibilità in un vortice di emozioni che accompagnano i suoi viaggi spesso duri e complicati.
   Ho accettato con piacere di scrivere una mia presentazione al libro di Gigi dal titolo Diana ed ho letto le sue pagine con voracità, in effetti si legge tutto in meno di due ore e ti sembra di essere presente a Mosul, in casa di Diana, oppure alla inaugurazione del pozzo di acqua nel Kurdistan iracheno. Da tempo conosco Gigi e siamo buoni amici, ci vogliamo sinceramente bene pur appartenendo a due religioni diverse, parlando lingue diverse e provenendo da due Paesi diversi. Infatti io sono di Istanbul, sono musulmana e la mia lingua madre è il turco; a Roma abito per lavoro ormai da anni ed in questi anni sono diventata buona amica di Gigi: la nostra diversità religiosa non ci divide, ma ci arricchisce e nella nostra amicizia sistematicamente cerchiamo sempre e solo quello che ci unisce, mai quello che ci divide: avviene così nel tempo che passiamo insieme da un caffè alla cena o ad alcune ore di tempo libero… e Diana ? una di quelle situazioni che ci unisce.
   Diana è una ragazzina che ha visto la morte davanti a lei, la morte della madre e poi quella del padre e in questa sofferenza è cresciuta. Proprio la sofferenza unisce tutti gli uomini, come dice Gigi nelle pagine del libretto: le lacrime degli uomini hanno tutte lo stesso sapore sono amare e salate. Da quando ho avuto la fortuna di conoscerlo, ho superato i luoghi comuni del semplice prete che recita la Messa e predica parole ai suoi fedeli che sembrano a volte vuote perché dette dal comodo altare di una Chiesa e spesso non capaci di confrontarsi con la dura realtà. Ammiro enormemente il lavoro che svolge attraverso anche la Fondazione Santina, a volte mi sembra di scomparire e fare poco come giornalista difronte al loro immenso contributo nel far conoscere queste storie seppur nel pericolo e nelle difficoltà direttamente dai luoghi dove esse nascono e purtroppo si svolgono. E forse Gigi a suo modo ce lo ricorda in uno dei suoi passaggi in questo libro dal titolo Diana: “Capite che tutto è diverso dallo scrivere qui piuttosto che dal comodo tavolo di Roma? È più rude, più sgrammaticato, ma più vero! Ne abbiamo piene le scatole di articoli scritti a tavolino, puliti e ben fatti. Questo scritto spero vi graffi, vi faccia sanguinare, vi faccia uscire sangue nel ricordo di lei, l’incantevole ragazza di 18 anni!” Non è un caso, credo, che il significato del nome Luigi, il nostro Don Gigi, sia quello di “famoso guerriero.” Sì, è esattamente questo il significato del suo nome, ed è per me vero: Gigi combatte con le sue poche forze contro l’ingiustizia, la miseria è quasi un ricercatore dei dolori estremi e delle persone che soffrono; quando il nostro don Gigi si impegna in qualcosa, lo fa sempre con immensa forza ed amore: due caratteristiche che lo contraddistinguono e che si riscontrano nei suoi libri.
   Ci mette sempre tutto il cuore, entra nelle ferite di queste persone sofferenti per vedere nel buio delle loro rovine e diventa una candela di speranza per loro e per le loro famiglie. Io sono una giornalista e, come dicevo, vengo da una famiglia e da un Paese di tradizione islamica, quando penso a Don Gigi mi vengono sempre in mente le meravigliose parole del filosofo e pensatore islamico Mevlana Jalaludd?n Rumi: “La ferita è il luogo da dove entra la luce. Quello che fa male, ti benedice. L’oscurità è la tua candela. Dove c’è la rovina, c’è speranza per un tesoro. Non allontanarti. Mantieni il tuo sguardo su quel posto fasciato. È lì che entra la luce dentro di te. Il dolore può essere il giardino della compassione. Se mantieni il tuo cuore aperto a tutto ciò, il dolore può diventare il tuo più grande alleato nella ricerca di amore e saggezza. Continua a rompere il tuo cuore, fin quando non si aprirà.”
   La potenza di queste frasi credo sia immensa come immensa è anche la tenacia che ha Gigi nel provare ad andare oltre la sofferenza e il dolore di queste storie e portare messaggi di speranza e amore non dimenticandoci di come questo può essere possibile solo con l’unità e la fratellanza fra i popoli di diverse fedi e culture.
   Penso che queste pagine, adatte ad un pubblico giovane, faranno molto bene a tutti senza alcuna distinzione di religione cultura o lingua, perché parlano di valori universali. Nella mia bella Istanbul, dalla quale scrivo queste righe, provata da alcune sofferenze familiari le pagine del libro mi hanno fatto tanta compagnia. Del libretto scritto dal caro amico, non posso però che parlare con orgoglio di Amir, il giovane soldato musulmano che incontrerete nelle ultime pagine del libro. A Mosul Gigi incontra questo giovane soldato con il volto coperto a sua protezione nei pressi di una chiesa che salvaguarda da furti e da atti vandalici. Ecco un passaggio del nostro libro: “Qui, ancora una volta, un giovane musulmano rischia la sua vita per proteggere una chiesa! Il ragazzo mi chiede il numero di WhatsApp. Glielo do. Lui mi promette che mi chiamerà. Qualche parola di inglese la parla! Giuro che mi piacerebbe scrivere un libro su di lui, sul suo coraggio e sulla sua bontà. Il dialogo inter-religioso lo si fa così, tra le rovine di Mosul, non nelle aule universitarie, non in troppe riflessioni!” La figura di questo ragazzo per me è molto nobile: pur non essendo cristiano, ma musulmano, a Mosul – dove cellule di ISIS sono ancora presenti e la vita è ancora impossibile per i cristiani – lui, Amir, il giovane eroe, se ne sta lì con un fucile in mano, con un giubbetto antiproiettile a proteggere una delle vostre antiche chiese distrutte. Vorrei che ricordaste l’Islam proprio così: non nel volto incappucciato del giovane musulmano esaltato che ammazza la madre di Diana al mercato di Mosul, ma nel volto incappucciato di Amir che si protegge per proteggere una chiesa sconsacrata e depredata dalla follia del fondamentalismo islamico. Vedete cari giovani lettori? L’Islam non è ISIS, ma è questo ragazzo, sono io, Esma: amici dei cristiani, ed io amica di un prete cristiano. Non barriere di odio, ma legami di amicizia, di stima e di affetto.
   Tornando a queste pagine, Don Gigi ci porta in Iraq, un viaggio di solidarietà per inaugurare un pozzo di acqua a Mangesh nel Kurdistan iracheno: “Un pozzo che la Gendarmeria pontificia ha finanziato. Inaugureremo il pozzo proprio nella festa dell’Assunta, a ferragosto. Sono tanto felice di questa nuova opera inaugurata in un luogo di sofferenza e di scontri tra musulmani integralisti, cristiani, yazidi, curdi, turchi e americani. Quanto è difficile capire l’Iraq di questi giorni e quanto è ancor più difficile condividere la situazione di queste persone. L’intento più profondo, però, non è quello di un’opera di carità come inaugurare un pozzo, neppure quello di cooperare, ma è molto più semplice ed esigente: quello di condividere.” Ma soprattutto Gigi ci porta a conoscere la storia di Diana, l’ennesima anima fragile e deturpata della sua giovinezza e spensieratezza, una vita assorbita dal dolore e dal male che invade il mondo. Scrive don Gigi: “Lei mi guarda. Il suo sguardo è triste. Mi interroga con il silenzio e sembra dirmi: ‘Perché vuoi sapere, perché vuoi conoscere l’inferno?’ Suor Carolina, in arabo, la esorta.” Una giovane vita quella di Diana che nei suoi primi 18 anni ha visto soccombere tutto quello che per una ragazza dovrebbe essere normale come la gioia e la voglia di vivere, spazzate vie da un oceano di sofferenza che l’hanno sopraffatta. L’odio e la stupidità umana hanno cancellato all’improvviso la serenità di Diana e la follia omicida le ha fatto perdere la mamma prima e il papà poi. Gigi è ammirato dalla forza del racconto di questa ragazza: “Quando cadi in una voragine non vedi più il sole e anche se è notte dentro non te ne accorgi e nella notte di dolore di mia madre, la morte di mio padre è stata ingoiata”. Nel suo racconto Gigi spesso non riesce a trattenere le lacrime, quelle lacrime fatte di dolore, dolcezza e anche a volte di dubbio e incomprensione del disegno divino: “Le lacrime degli uomini sono tutte uguali: ricchi o poveri, vecchi o giovani, in qualsiasi parte del mondo. Le lacrime ci accomunano tutti.” (…) “Ammiro Diana, un capolavoro di dolore e mi dico: ‘… ma Dio dove è? Esiste Dio? Ma perché il Dio buono che conosco tesse capolavori di orrore come questo?”
   Si arriva fino in fondo al libro tenendo il fiato, quasi rotto dalla potenza delle pagine che scorrono sotto i nostri occhi, la capacità dell’amico prete è di farci vivere quelle esperienze insieme a lui: ci si interroga, si riflette, è difficile non sentirsi vicini a lui in questo suo cammino. Non si può dimenticare della sofferenza descritta e del dolore che accompagna il racconto, ma non lasciandoci indifferenti, Don Gigi sa come riempirci di speranza e voglia di continuare ad amare. “Premo un ultimo pulsante e l’acqua esce copiosa dal pozzo. È una meraviglia. Mi commuovo più per queste semplici e rozze immagini che per tutto il resto! Tocco il motore caldo della pompa dell’acqua. Scotta. Questa situazione crea molti disagi che sono vinti da una cascata d’acqua sulla testa, quell’acqua che viene dalle viscere della terra e che ti fa capire quanto sia buono un pozzo e che il bello del deserto è che nasconde da qualche parte un pozzo. Se non ci fosse il deserto non ameresti neanche il pozzo. E così in questa infuocata festa dell’Assunta riscopro che i deserti della vita, molte volte, li si incontra per capire la bellezza di un pozzo che sicuramente esiste, anche nella tua vita.”
   Chiudo la mia presentazione citando un grande letterato della mia terra. Orhan Pamuk, premio Nobel della letteratura nel 2006 è di Istanbul; vorrei chiudere citando un suo pensiero che mi è molto caro e che ben sintetizza il libro Diana: “Se dentro di te, inciso sul cuore, vive il volto della persona amata, il mondo è ancora la tua casa”. In questa calda sera, qui ad Istanbul, mentre firmo sulle rive del Bosforo queste paginette sono convinta che nel cuore di Diana sia inciso un nome a fuoco ed è il nome ‘Hana’, la mamma uccisa davanti a lei, ma proprio per questo oggi il mondo è la casa di Diana ed in questa casa abiti anche tu che stai per leggere la sua affascinate storia.
 
Esma CAKIR
Giornalista turca