#VoltiDiSperanza

PAUL– N.22 IL LIBRO GRATUITAMENTE


Ecco Paul l’Instant Book di #VoltiDiSperanza n. 22 con l’introduzione di Patricia Thomas, giornalista televisiva presso l’ufficio di Roma dell’Associated Press Television.

CON LA SOLA LUCE DELLA TORCIA DI UNA SPERANZA CHE NON DELUDE
I piccoli libri della collana #VoltiDiSperanza di Fondazione Santina ONLUS dovrebbero essere accompagnati da un avvertimento come su un pacchetto di sigarette, o forse da una lista di possibili effetti collaterali come quelli indicati sul foglietto illustrativo dei medicinali, perché gli effetti collaterali di questi piccoli libricini che si leggono in due ore sono molto forti. Leggere uno di questi Instant book significa correre infatti il rischio di farsi risucchiare da un tornado, essere spazzati via, trasportati su un altro pianeta e bombardati da sensazioni inusuali ed esperienze inaspettate. Anche per un avventuriero da poltrona può essere troppo avvincente.
Quando leggo i libri di don Gigi penso che sia un giornalista nato, un reporter di viaggio, uno scrittore, e, in effetti, lui è tutto questo, ma soprattutto è un prete. È un prete che, anche se non ne parla mai, lavora in Vaticano, eppure non è questo che accende la sua passione.
Non appena ha un momento libero, Gigi si allontana da Roma e si reca negli angoli più poveri, calpestati, sporchi e pericolosi del mondo, e cerca le persone più miserabili, sfruttate, oppresse e maltrattate e porta loro amore e speranza.
Potremmo dire che Don Gigi è un Indiana Jones cattolico che ha sostituito il suo cappello Stetson con una croce. E non ci sono femmes fatales, ma spesso donne maltrattate, violentate, sfruttate ed ammalate, come Esha in questo libretto o Everlyne: la prima mutilata genialmente nella regione di Garissa, al confine tra Somalia e Kenya, la seconda affetta da AIDS allo stadio terminale.
Questo libretto trascinerà il lettore in un forte vortice; mentre lo leggiamo ci troviamo improvvisamente seduti accanto a lui sull’autobus affollato che viaggia per nove ore fino alla citta di Garissa, in Kenya. C’è un caldo feroce, rumore e sporcizia. Non c’è aria condizionata su questi autobus, né autogrill o servizi igienici per strada.
Ecco la sua descrizione: “Sto scrivendo mentre sono in un autobus molto scassato. Doreen è seduta accanto a me. Alla mia sinistra la finestra è completamente aperta per il caldo mortale. Jimmy è seduto dietro di me. L’autobus è un misto di trasporto umano e camion di mercanzie. Sopra il colorato tetto giallo, ci sono diciassette sacchi di carbone, taniche gialle piene di latte di cammello, bagagli, frutta, verdura, galline e persino una capra. All’interno del pullman invece viaggiamo stipati. Se chiudo la finestra morirò dalla puzza e il calore di 41 gradi. Da Msabaha a Garissa sono circa nove ore, un vero casino.”
Ma il nostro Indiana Jones si trova a suo agio; sta andando in uno dei suoi posti che ben conosce: una squallida e fetida prigione a Garissa tra la Somalia ed il Kenya, con 120 prigionieri, in maggioranza musulmani tra i quali ci sono numerosi membri del gruppo terroristico noto come Al Shabaab. Come narra don Gigi, sono giovani tra i 20 e i 25 anni, la maggior parte analfabeti e prima di passare al terrore erano semplici pastori di capre il cui bestiame era stato ucciso dalla siccità. In carcere scambia la propria camicia con quella di uno dei terroristi. Si trova ad indossare una camicia a righe bianche e nere che, come lui stesso descrive, è lurida e piena di pulci e cimici.
In questo viaggio visita Paul, un insegnante cristiano che è fuggito ad un attacco terroristico di Al Shabaab nel villaggio di Fafi a 70 chilometri dal confine con la Somalia. Paul è riuscito a scappare nella boscaglia, mentre un terrorista gli sparava dietro. Ha corso per ore senza fermarsi. Il collega di Paul, Eli, anch’egli cristiano, invece è stato sgozzato. Quando Don Gigi lo visita, Paul è ancora sotto shock, ma passa due ore a raccontare la sua drammatica storia che troviamo in questo libro.
Come prima scrivevo, don Gigi ci porta nuovamente a vedere Esha, la 34enne protagonista di un libro precedente, la cui terribile esperienza di mutilazione genitale femminile l’ha segnata a vita. Esha presenta a don Gigi cinque bambine, tutte di età inferiore agli 11 anni, che hanno subito MGF nel 2018. Ascolta le loro storie e promette di scrivere dell’orrore che hanno vissuto in questo libro e le adotta tutte a distanza per i prossimi tre anni.
Per concludere questa introduzione, vorrei tornare all’inizio del libro e alla storia di Everlyne, una giovane madre keniota gravemente malata di AIDS, e dei suoi tre figli. Don Gigi vive con loro e dorme con loro alcuni giorni in una povera capanna, ma poi li porta dal loro povero villaggio in un hotel sulla spiaggia in Kenya, lo stesso dove portò sua madre, Santina, nel 2011, quando era malata e morente, e dove l’ha fatta nuotare nella piscina. Everlyne ha tre figli, Nora, Ramsy e una bimba bellissima di due anni di nome Santina, come la madre di Don Gigi. Regala a tutti loro una notte in un hotel e li porta in piscina e alla spiaggia. Ecco come descrive il momento quando porta Everlyne in piscina. È così malata e così magra che la descrive come un “grissino”.
“Le do la mia mano, lei si avvicina all’acqua, la prendo tra le mie braccia, sono molto cauto, non devo scivolare. Sente il freddo dell’acqua, ma è un breve momento. Siamo in piscina, mi guarda incredula, la immergo dolcemente, lei muove i suoi piedi e scoppia a ridere. Sembra rinata, sembra una bambina. È felice, si perché si può essere felici anche con l’AIDS!”
Ancora una volta, Gigi ha donato speranza e felicita a una persona che soffre terribilmente.
Come lettore, se sopravvivi alla lettura e termini incolume il libro senza Disagi Postraumatici da Stress DPS, avrai percorso con il nostro Indiana Jones le gallerie più buie dell’esistenza umana nel mondo, con la sola luce della torcia di una speranza che non delude e, solo allora, ti sentirai sollevato, con il forte desiderio di seguirlo ancora in un prossimo viaggio, non alla ricerca di una fantomatica Arca perduta, ma bensì di preziosi volti di #VoltiDiSperanza che don Gigi scopre in questi luoghi di dolore e miseria.
Un’ultima precauzione? Come per un farmaco o per il fumo? Attenzione questi libretti creano dipendenza e non ci si disintossica facilmente!

Patricia Thomas
ASSOCIATED PRESS TELEVISION NEWS