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IN DATA 9 MARZO 2018 FONDAZIONE SANTINA ONLUS , ALLO SCADERE DEL PRIMO  TRIENNIO DELLE CARICHE, HA RINNOVATO IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE. FORMULIAMO AI SETTE COMPONENTI AUGURI DI BUON LAVORO

 

Copertina

Chi volesse conoscere meglio Santina e quello che noi facciamo, può leggere questo bel fumetto. Esso è disponibile con l’offerta per le nostre opere di carità al prezzo di Euro 2, date un’occhiata!

Per questa pagina abbiamo realizzato speciali video youtube che vi ripropongono in una manciata di minuti il fumetto. Il breve testo che potete qui leggere è invece stato elaborato da Vania De Luca, giornalista di Rainews 24 e nostra socia.

Tra la forma immediata del fumetto, con le situazioni semplici ma significative che fotografa, e quella codificata di uno Statuto, che prende corpo quando un’esperienza si consolida e struttura, c’è una specie di “scintilla” che ha dato origine al tutto. E’ la vita e la testimonianza di una donna umile ma dal cuore grande, di cui diamo qui qualche sintetica informazione, rimandando, per chi volesse approfondire il discorso, al libro Opere di Luce, di Vania De Luca e Luigi Ginami, ed Velar.

Santina Zucchinelli era una donna “normale”, una madre, che a un certo punto della vita seppe testimoniare una grande forza nonostante l’ estrema fragilità di un corpo inchiodato a una carrozzina. Privata dell’autonomia e della parola, che non usciva più dalla bocca se non in rari abbozzi, non perse mai la capacità di amare, fino alla fine, e questo fu il segreto semplice della sua vita non facile ma tanto piena. Non aveva studiato, ma sapeva riconoscere il valore di un crocifisso anche se sporco, sfogliando una bibbia in greco poteva tranquillamente scegliere un versetto anche senza conoscere la lingua, perché era certa che in ogni riga c’era un condensato di sapienza. Un sorriso e un’attenzione per tutti: il pensiero dolce per i nipoti erano le caramelle, per un povero un caffè. Santina aveva condotto una vita per tanti aspetti dura, ma aveva testimoniato che finché c’è il respiro, e con esso la vita, l’essere umano, immagine e somiglianza di Dio, è al mondo per amare, e tutto gli può essere tolto, ma non la capacità di amare, in ogni circostanza e in ogni situazione.

Nel 1963, dopo una malattia lunga e debilitante, muore il marito Egidio, e Santina si ritrova giovane vedova con due figli, Gigi, di non ancora 3 anni, e Carolina, di appena 9 mesi. Dopo non molto tempo muore anche sua madre Alessandra. Alla solitudine si accompagna la difficoltà economica: non ha un lavoro, sceglie di non risposarsi, lascia la casa della curia diocesana di Bergamo di cui suo marito era custode e si trasferisce in una piccola mansarda con i due figli. In qualche modo entrano nella vita di Santina, in cui la dimensione materna rimarrà quella più caratterizzante, i tratti evangelici della povertà, della castità e dell’obbedienza, che per i religiosi e le religiose sono dei voti, ma che lei volle scegliere e vivere da laica di fede profonda, affrontando circostanze dure con grande dignità, con le armi del silenzio e della preghiera, con la contemplazione, la messa e l’eucaristia quotidiane, una fede mariana costante, che ispirava fiducia e confidenza.

Ci sono situazioni che nella vita non si scelgono, che si eviterebbero se si potesse, ma se si riesce ad accettarle possono diventare una via feconda e generatrice. Con grande forza d’animo Santina accettò lavori umili per sostenere i suoi bambini, anche se “tante volte” si sentiva “mancare”, come scrisse lei stessa in una lettera al fratello Luigi, che stava per essere ordinato sacerdote. Ci sarebbe stato un altro sacerdote in famiglia, dopo diversi anni: il figlio Luigi, ordinato il 21 giugno 1986, che così ricorda quel giorno: “era tanto orgogliosa di me e mi guardava con tanta ammirazione”. La figlia Carolina diede a Santina tre nipoti, che la ricordano come nonna affettuosa, serena, sempre sorridente. Fino a una nuova croce, nel 2005. Il 21 maggio di quell’anno viene accolta come oblata del Monastero di Santa Grata. Firma un atto di consacrazione del suo cuore a Dio, con l’impegno alla conversione dei suoi costumi e a una vita secondo lo spirito della Regola di San Benedetto e degli Statuti degli oblati. Dopo pochi giorni, il 4 Giugno, festa del Sacro Cuore, subisce un infarto che segna come l’inizio di una nuova storia di sofferenza, di preghiera, ma anche, incredibilmente, di profonda gioia nel Signore, secondo quanto testimoniato da chi le è stato vicino.

Il 18 luglio del 2005 viene sottoposta a un intervento chirurgico a cuore aperto dopo il quale non sarebbe stata più la stessa. All’operazione seguono centonove giorni in un reparto di terapia intensiva: un tempo lungo per una donna di ottant’anni, che dopo 9 mesi trascorsi in ospedale si trova costretta su una sedia a rotelle, bisognosa di cure e di assistenza. Non è facile mantenere il buon umore dopo aver perso l’autosufficienza e la parola, quando bisogna essere imboccati e lavati. Eppure lei ci riuscì, accettando il suo stato e mostrando la possibilità di una vita degna, anche in condizioni tanto difficili. “Non si lasciava mai Santina senza una nuova e profonda pace nel cuore”, ha ricordato il cardinale Comastri incontrando Santina nella Basilica di San Giovanni in Laterano il Giovedì Santo del 2011, colpito dal suo sorriso e dagli occhi pieni di luce: “sembrava che a lei fosse concessa la singolare grazia di vivere la beatitudine del paradiso in un corpo fragile e debole”. Nonostante la sedia a rotelle, e la diffidenza dei medici, come si racconta in uno dei fumetti, Santina gira il mondo don il figlio don Gigi: 43 viaggi in sei anni, per un totale di 328 giorni. Anche se non parla, comunica con gli occhi. Nonostante la disabilità partecipa ogni giorno alla messa, e il venerdì alla Via Crucis. Il suo ultimo gesto cosciente fu il Segno della Croce, che nel corso delle sue giornate era abituata a ripetere con frequenza. C’era poi l’obbedienza, che era per lei una virtù costante, praticata e consigliata: “Obbedire sempre” soleva ripetere anche quando parlare le era diventato difficile. E poi l’altra raccomandazione: “Stare con il Signore”, frase ripetuta negli ultimi anni ben 15 volte, come annota don Gigi. Dal 4 dicembre 2012 Santina riposa a Gerusalemme, la città che era diventata per lei una seconda casa, a pochi metri dalla quarta stazione della via Crucis, dove Gesù incrociò lo sguardo di Maria, sua madre. La scelta di seppellire lì Santina non è stata casuale.

Ci sono immagini o incroci di sguardi che dicono più di tante parole. Ed è proprio incrociando gli sguardi di tanti poveri, sofferenti e bisognosi in tante parti del mondo che sono nate, come opere di luce, le opere di carità promosse dalla Fondazione Santina Onlus, di cui si fa cenno anche nei fumetti: le adozioni a distanza, il progetto per la prevenzione del morbo di Chagas a Bergamo. E poi una cucina a Novos Alagados, in Brasile, un’aula scolastica e una cisterna per l’acqua in Kenia, una cucina e un dormitorio per l’orfanotrofio di Xuy Xa, in Vietnam, un oratorio parrocchiale nel territorio fortemente segnato dalla guerra e dalla disgregazione nella striscia di Gaza, una chiesetta restaurata a Conima, in Perù, un’altra chiesetta edificata a Garissa, in Kenia, dove 148 giovani studenti sono stati massacrati nella loro università dagli integralisti islamici, il 2 aprile 2015, per il solo fatto di essere cristiani. Sono opere nate dal desiderio di toccare con mano la carne di Cristo nei poveri e nei sofferenti, sui quali a volte, misteriosamente, risplende un raggio del volto misericordioso di Dio. Chi se ne lascia illuminare scoprirà, sul suo cammino, una nuova luce a illuminare i passi. Vania De Luca