Viaggi di Solidarietà

Perù – Bolivia 8 -19 dicembre 2017


Viene riportato resoconto viaggio solidarietà in Perù e Bolivia dall’ 8 al 19 dicembre 2017 in occasione dell’inaugurazione dell’asilo di Villa San Roman a Juliaca

TRE COSE CI SONO RIMASTE DAL PARADISO: LE STELLE, I FIORI E I BAMBINI
27mo Viaggio di Solidarietà in Perù e Bolivia

In taxi collettivo da La Paz a Desaguadero. Un viaggio lunghissimo: 10,40 minuti Roma – Philadelphia, poi da Philadelphia a Miami 2 ore e mezzo. Poi da Miami a La Paz in Bolivia e poi ora in combo 7 ore per giungere in Perù a villa San Roman. A El Alto mi sono venuti a prendere Cynthia e Olinda con un bel mazzo di fiori, forti abbracci e tanta gioia di rivederci. Il taxi collettivo corre spericolato a 4100 metri, l’altezza la sento nel respiro più difficile che si confonde con la stanchezza abissale con la quale scrivo. Tra poco il confine con il Perù. La musica è alta l’autista sembra non poterne fare a meno. Sono felice. Ê iniziato il 27mo viaggio di solidarietà. Olinda ha comperato un buon panino da mangiare e ci aggiungo una bottiglia di acqua. Sono felice di questo viaggio. Il signore ci benedice in settimana inaugurai,o l’ asilo a Villa San Roman? Ora dormo non ce la faccio più a scriverei, l’altipiano e la strada dura fanno un misto esplosivo, Emanuele vomiterebbe… Io quasi. Qui è estate ma la giacca a vento ci vuole l’altezza porta il freddo. Mi metto il cappellino e dormo. Speriamo che la guida spericolata di questo boliviano non faccia incidente. La macchina è uno schifo.

 

SUSANA
Ho avuto oggi una lunga chiacchierata con Susanna la figlia di Juana. Ha dodici anni, bella come il sole, ma sporca e lurida. Ho abbracciato Mariluz e Alicia nel primo, pomeriggio, ho salutato Juana dalle suore di Madre Teresa. La ragazzina mi dice che la mamma da un mese vive con un altro uomo. Suor Adonai l’ha chiamata per dire a lei che avrei voluto dormire nella loro topaia per una notte. La donna le risponde di sì, ma felice sembra essere la mia Susanna della mia visita! E lo sono anche io. Dopo una frugale cena dalle suore di madre Teresa di Calcutta saliamo in taxi per dirigerci alla casa dove devo trascorrere la notte… Nella casa la desolazione è totale. Non vi è elettricità. E questo ti cambia davvero la vita. Forse diamo per scontato premere interruttore ed accendere la luce, ma qui non è così. Lascio il sentiero entro dentro e trovo il buio. Buio e questo ti toglie orientamento. Poi l’abbaiare del cane nel cortile e questo ti spaventa perché non sai dove è. E poi regina, sovrana su tutto è la puzza, un tanfo forte che non sai come respirare è un misto di orina, feci, cibi andati a male, un vero e proprio fetore. Accendo la torcia del telefonino. Sono tornato alla casa di Juana, ma lei non vi è più se ne è andata con un altro uomo e la casa in cui a giugno vi abitava Juana con MariLuz Alicia, Nestor, Monica e Susanna questa notte è abitata da Susanna, Monica e Nestor. Il disastro è totale. Manca la luce e sono solo le nove di sera. Rimango attonito, immaginavo di trovare Juana… Ed invece non vi è più. I tre ragazzi mi accolgono con gioia, Nestor ha 18 anni ed è un po’ il padrone di casa. Mentre respiro l’angoscia mi entra nei polmoni. Questa sera il cielo è coperto e non vi sono le meravigliose stelle da guardare, il buio è profondo Nestor ha una piccola torcia ma che spegne subito, anche io spengo il telefonino e piombo nella confusione mentale più profonda, quella che ti trapana il cervello, una sorta di trastorno mentale. Sembra una cazzata ma la mancanza di luce mi ha spento il cuore. Quanto è bella la luce! Da piccolo avevo il terrore del buio ed in questa notte mi sento scaraventato a quando avevo 4 o 5 anni ed avevo forte il terrore del buio. Ma quel buio innocente poi si stemperava, mamma accendeva per me un lumicino al quadro della Madonna e mi addormentavo con mamma vicino.

Qui invece la paura che quel buio cattivo mi dava era davvero terrificante. Un buio che puzza, con un forte fetore, non so dove sia la latrina, fuori la stamberga il cane abbaia e il maiale nero che avevo conosciuto a giugno mi mette paura. Esco ed orino nel patio, rientro e il buio vi è ancora, più cupo, più profondo, il nero buio di una ragazzina di dodici anni, della sorella di 15 e di un ragazzo troppo giovane per essere adulto ed accudire le due sorelline rimaste nella squallida casa. Cerco la coperta prestatami dalle suore di madre teresa, almeno quella è pulita. Nel buio Susanna inizia a parlare… Padre Luis mamma ci ha lasciato per un altro uomo. È un muratore che ha il vizio del bere. Veniva qui e viveva con noi alcuni giorni, poi se ne andava. Io non lo sopportavo, anche perchè ha tentato di abusare di me! Mamma se ne è andata un mese fa, mi ha tolto dalla scuola e mi ha mandato a lavorare da una sua amica. Pulisco le latrine, lavo i pavimenti e la biancheria sporca, in cambio mi dà un po di cibo. La ragazzina si butta tra le mie braccia ed inizia a piangere, un pianto strozzato, forte, implacabile! Nel buio quel pianto di terrore mi toglie le ultime forze e risorse che avevo…e allora i pensieri si fanno stupidi, come sempre nel terrore. Ti sta raccontando una storia di merda e tu cosa pensi? Cazzo se ci fosse la luce mi sentirei meglio, il tuo essere bambino viene fuori nuovamente, oppure il pensiero scemo è il riflesso della disperazione che avverti nella piccola e il buio in cui ogni giorno vive. Susanna vive nel buio e nel buio piange.

Mi abbraccia forte e mentre mi abbraccia la puzza si fa formidabile. Monica tenta di consolarla, Nestor è in silenzio, ma non li vedo perché porca miseria è buio. Ancora un pensiero scemo, inadeguato al dramma della mia Susanna. “Susanna da quanto non ti lavi?” E la sua risposta è fulminante: non abbiamo acqua, ma non abbiamo neanche sapone e dentifricio e spazzolino. A quel punto nuovamente il terrore un grosso ratto mi passa tra le gambe, ma me ne accorgo quando me lo dicono perché io pensavo fosse un cane un gatto… Nestor dice: da qualche notte questo grosso ratto non ci lascia dormire e non riusciamo a prenderlo, perché non sappiamo dove sia. Accendo il cellulare e faccio una cazzata… Perché l’enorme ratto, grosso come un gatto mi è davanti e mi guarda faccio un urlo pazzesco, il cuore mi va a tremila… Ma una cosa buona ho fatto i tre ragazzi ridono divertiti il ratto fugge via e la piccola Susanna di nuovo mi abbraccia e mi dice. Non avere paura ci sono qui io! una piccola bimba che cerca conforto mi offre conforto! Ma che situazione del cavolo e quanto sono ridicolo nell’ adeguarmi alla vita della miseria! Ma mentre la piccola mi dice ” Non avere paura ci sono qui io ” il mio essere prete viene fuori nella mia mente e la frase continua così nel mio cuore: ” Non avere paura, non sono forse qui io che sono tua Madre?” Questa frase non è di Susanna ma della Madonna di Guadalupe a Juan Diego e siamo nella notte del 12 dicembre festa della Madonna di Guadalupe. La frase mi entra nel cuore e allora una enorme pace mi entra dentro: ” Don gigi non avere paura ci sono qui io che sono tua Madre!” Prendo forza, mi calmo, nel buio inizio a vedere un luogo in cui abitare. Prima di tutto contraccambio l’abbraccio di Susanna. Poi annuso profondamente la sua puzza e con calma le dico. Sai che facciamo domani parlo con suor Adonai e dico di comperare sapone e dentifrici con i trecento euro che vi diamo all’ anno. Poi le dico che hai bisogno di una buona doccia e di vestiti puliti… La piccolina mi dice. Vestiti puliti per pulire i bagni? Dureranno un giorno. Bene poi con le suore di Madre Teresa impareremo a lavarci a lavare non i vestiti degli altri ma i tuoi e piano piano a cambiare lo stile di vita che Juana ti ha dato. La seconda cosa che facciamo domani è pagare la bolletta della luce per riportare la,luce in questa baracca, per vedere il disordine la sporcizia e fare ordine. Nestor dal buio del,suo letto interviene: questo è un regalo bellissimo padre! Non abbiamo più un soles. Domani vado a vendere il maiale, sto lavorando duro, non bevo più e voglio essere per le mie sorelle un riferimento. Monica si è addormentata. Bene una terza cosa che dirò a suor adonai, dopo quella del sapone e dentifricio e dei nuovi vestiti puliti, dopo elettricità nella vostra casa, dirò a lei di non dare neppure un centesimo di soles a Juana, ma a te Nestor. Te la senti di amministrare quei pochi soldi per Alicia, Mari Luz e Susanna? Potrai parlare con suor adonai e con Padre Francisco! Il ragazzo esclama Wooo, accende la torcia e per enfatizzare la sua risposta illumina il suo volto! Non sai cosa hai detto! Hai detto la cosa più bella del mondo. Ma chi dà fiducia a me? Nel mio lavoro occupo l’ultimo posto, mio,padre mi picchiava a sangue, mi sono buttato a bere a 16 anni e… Mi sento uno schifo! E tu? Tu mi dai fiducia? Sai che potrei berli tutti in alcol? Sai che potrei prendere i vostri soldi e fuggire? Lo guardo negli occhi… Voglio correre questo rischio. Meglio darli a te che a tua madre! Ma non ti preoccupare suor adonai ti chiederà tutte le ricevute e se sgarri una vola sei fuori.

Il ragazzo salta giù dal suo pagliericcio lurido e viene da me, mi prende la mano destra e mi dice. TI giuro Padre che non ti deluderò… Lo voglio sperare! Fai vedere che hai le palle e che usi bene i soldi e noi ci saremo vicini almeno due anni. Il ragazzo spegne la torcia debole per una batteria quasi scarica. Ora sono io ad accendere il mio cellulare. Tolgo 30 soles vado al posto del ragazzo e glieli consegno. Sono per le pile alla tua torcia ed il resto compera due torce una per Susanna ed una per Monica, anche loro devono avere la loro luce! Almeno finché rimettiamo elettricità in questa topaia, ma attento accendere la luce forse non sarà bello perché vedrai disordine, sporcizia, confusione e ti verrà di rispegnere la luce per non cambiare nulla, sarà allora che voi tre dovrete cambiare questa topaia e renderla una casa pulita. Va bene? Sta facendo freddo siamo a 4100 metri. Non ho portato il cappello… Susanna ne tiene uno in testa se lo toglie e me lo mette con tanto amore addosso. Un tanfo incredibile provoca in me la reazione di toglierlo immediatamente. Ma poi quella voce che ho sentito nel cuore: Non temere non ci sono qui io che sono tua madre? ” Mi ferma la mano. E mi dico sono una testa di cazzo! Come mi permetto di togliere questo cappellino? Poi un nuovo gesto innato, non voluto… Me lo tolgo delicatamente, lo prendo tra le mani… Lo annuso due tre volte profondamente e poi lo bacio con devozione. Me lo rimetto e dico a Susanna questo è il più bel regalo che ho ricevuto dal Perù! La luce della torcia del mio telefonino ha risvegliato Monica che ha un occhio fuori da una consunta e lurida coperta. Si alza trema dal freddo si avvicina a me e mi dà una lunga carezza e poi.. Mi sistema il cappellino! Adesso sì che ti sta bene è da femmina ma ti proteggerà dal freddo della notte! Susanna mi dice te lo regalo… porta la mia puzza con te, porta la mia puzza lontano da qui, ma lasciaci qui il tuo cuore… Tutti noi abbiamo bisogno di te! Si sono fatte le undici la torcia del telefonino illumina il nostro ultimo importante discorso. Susanna e Monica ve la sentite di dire che vostra madre vi ha abbandonato ed è andata via con un altro uomo? ve la sentite di fare una denuncia? Questo aiuterà molto le suore di Madre Teresa nel potervi accudire. Susanna e Monica mi dicono, se ce lo dici tu padre noi lo facciamo. Bene pensiamoci su… Penso che sia la giusta strada! Anche la torcia del mio telefonino si esaurisce. Sono sfinito dal sonno, ma quanto è diverso ora il mio stato mentale, sono calmo, sono felice, sono realizzato. Ragazzi dormiamo domani alle quattro, come tutti i giorni vi dovete alzare, ma diciamo una ave maria insieme oggi è la festa della Morenita e forse questa non è una coincidenza ma una diocidenza! Lentamente iniziamo la preghiera: Dios te salve maria… È buio i ragazzi dormono ed io al buio, al freddo, nel disordine tra topi, avanzi di cibo, un maiale ed un cane spelacchiato, pulci provo una formidabile sicurezza, come quando mia mamma Santina accendeva il lumicino e mi addormentavo al sicuro per le sua presenza. Una frase forte e bella nel cuore” Non avere paura, non sono forse qui io che sono tua madre?” Stringo forte la medaglia della Madonna di Guadalupe che porto al collo e sprofondo in un quieto e forte sonno. La mattina salendo sulla jeep Olinda mi vede con il curioso cappellino è venuta a prendermi con padre Francisco. Salutandomi mi dice: togli subito quel cappellino che emana un tanfo di orina ed escrementi! Le do un bacio e saluto con la mano Nestor che sta uscendo con Susanna tirando il magro maiale pieno di croste per venderlo al mercato. Andiamo da Suor Adonai abbiamo importanti discorsi da fare. beh almeno per una notte il Papa Francesco non si potrà lamentare di me, che ho addosso l’ odore di queste pecore e poco importa se il tanfo è di orina ed escrementi. Arrivato a villa San Roman la buona Olinda mi sequestra il cappellino e mi dice, dammelo ora la mettiamo a mollo per un giorno, non puoi portare con te questo cappellino a Roma prima che io te lo abbia ben lavato e profumato.

LATTE SCADUTO E UNA ASSURDA MOTO
Sono stanco morto nel cervello vi è stanchezza e confusione, la visita alle famiglie che abbiamo in adozione a distanza è devastante, una miscela esplosiva in cui povertà, sporcizia e mancanza di educazione sono ingredienti fatali. Quello che ho visto in queste case lo devo ancora una volta definire un inferno. Certamente il livello di degradazione in cui si vive qui in questi altipiani bellissimi è infinto. Ti chiedi se quello che hai davanti è ancora un uomo. Per arrivare alla casa delle due prime bambine che visitiamo sono 45 minuti di fuoristrada. Il panorama è bellissimo, ma più ci addentriamo in queste infinite estensioni in cui ancora oggi vivono i puma e più la solitudine ti prende. Qui se ti spacchi un braccio o ti viene appendicite muori. Le due ragazzine di dieci anni hanno visitato tre volte nelle loro vita Juli. La macchina scassata sale la irta strada… Sembra una formula magica, ma invece è il nome di una località bellissima da un punto di vista naturale quanto desolata da un punto di vista umano. Questo è il Perù della miseria. A La Kalaka vivono Melissa Danay e Melissa Danitza, due gemelline nate il 14 marzo 2007 e che dunque anno 10 anni. Le abbiamo prese in adozione a distanza per tre anni a trecento euro all’ anno. I denari, come per gli altri bambini, sono tutti inviati alle suore di Madre Teresa di Calcutta che ci hanno indicato i bambini da scegliere. Queste righe vogliono mostrarvi come sia difficile donare bene ed in modo corretto i denari che ci donate. Se a voi sembra difficile raccogliere, ed è verissimo, qui invece mi rendo conto di quanto sia difficile ed insidioso donare in un ambiente povero e culturalmente a zero. Cerco di ricostruire la visita che con Olinda abbiamo fatto a questi confini del mondo. Prima di tutto, come prima dicevo per arrivarci occorre un fuoristrada e la pista che si percorre è di 33 chilometri che a queste altezze sono come i nostri cento chilometri. In totale quarantacinque minuti di tempo. L’ ambiente è bellissimo, ma più ci si addentra in queste piste e più si avverte una implacabile solitudine che crea desolazione e povertà. Questa solitudine è molto lontana da quella che in una città si può vivere perché significa distanza da tutto e questo è terribile per i bisogni essenziali. Infatti qui si muore per un appendicite o perchè ti ferisci profondamente. In questo ambiente la vita dei campesinos è quella di pascolare pecore, vigogne lama ed alpaca. Si incontrano pascolare vicino a ruscelli e torrenti, cani latrano per tenerli vicino. E qui in questo mondo diverso e lontano dalla civiltà i diritti umani finiscono ed inizia una sorta di legge della giungla. Le famiglie abitano in situazioni al limite dell’umano confondendo la loro abitazione con quelle delle bestie che pascolano. Melissa Danay e Melissa Danitza, i cui nomi sono frutto di giochi algebrici che rasentano il cattivo gusto e che non hanno nulla a che fare con gli antenati inca, ma che dipendono da bizzarre e grottesche combinazioni vivono qui. Sono nate da Franklin e da Elisa. Elisa le ha abbandonate per un altro uomo e così Franklin, che non si è sentito di allevarle le ha affidate ai nonni materni. Bene i nonni materni sono Sabino e Jakoba che hanno 70 e 68 anni. Naturalmente Franklin si è fatto un’altra donna Giovanna che ha disturbi psichiatrici e che le ha dato due piccole bambine.Franklin non vive con Giovanna e non posso immaginare come le piccoline vivano accudite da una donna psichiatrica. Ma torniamo alle nostre due gemelle dai nomi impossibili. Conosciamo Franklin al nostro arrivo a Juli alla casa delle Missionarie della Carità, è il loro autista. Suor Adonai ci dice: le prime due bambine che oggi visiterete sono le figlie del nostro autista, abitano molto molto lontano e noi non ci siamo mai state. Va molto bene che ci andiate voi per dirci come vivono. Il padre Franklin ci ha chiesto di aiutarlo a comperare una moto in seconda mano per il nonno Sabino. Le bambine vanno a scuola, non tutti i giorni ma ci vanno, ma vanno a piedi e con questa moto il nonno le potrà più facilmente accompagnare! L’ uomo sta caricando la bella moto di colore rosso sul fuoristrada delle suore. Al primo impatto mi fido ciecamente del discorso fattomi da suor adonai, ma poi mi dovrò tristemente ricredere. Dei seicento euro destinati alle due bambine trecento sono andati per la moto. Saliamo sul fuoristrada e l’uomo rimane silenzioso, sembra timido o forse è immaturo. Insieme con Olinda iniziamo a porre domande ed io a raccogliere le sue risposte. Il suo racconto ci dice che la legge affida ai nonni le due bambine, ma dal profilo che suor adonai mi aveva dato a giugno le cose stavano in modo diverso. Inizio a chiedermi quanta sincerità ci sia in questo uomo. Olinda chiede quante volte vada a trovarle e lui candidamente risponde una volta al mese od ogni due mesi… E per un’ora non di più! Parla delle bambine poco ed in modo anche freddo. Chiediamo a lui come stiano le piccoline. Ed Olinda le dice: ma cosa serve la moto? Franklin risponde: serve per andare a scuola. Melissa Danay e Melissa Danitza vanno a scuola a piedi o in bicicletta il denaro che mi avete dato mi ha aiutato a comperare una moto con la quale il nonno le accompagnerà a scuola. La sua risposta mi tranquillizza, ma non tranquillizza Olinda. Voglio proprio vedere come è la situazione. Ed effettivamente una caratteristica delle nostre adozioni a distanza è quella di verificare con frequenza le storie che seguiamo! Sono appena passati 6 mesi e quindi si può ancora correggere qualche cosa.

Il fuoristrada si inerpica per sentieri e giungiamo così a 4300 metri. I panorami sono incantati, il freddo aumenta pur essendo qui estate, le nostre domande continuano a Franklin e lui mi risponde in modo un po’ evasivo, forse è anche scocciato, ma nasconde tutto in risposte fugaci ed evasive e nel silenzio. Solo gli occhi lasciano trasparire perplessità con una punta di avversità alle mie troppe domande. Forse le suore di madre teresa sono furbe a mandare avanti noi per capire meglio chi è il loro autista che da due anni lavora con loro. O forse semplicemente non conoscono realmente la loro storia occupate a seguire più di quaranta disperati nella loro casa. Finalmente dopo essere scesi in una valle, l’uomo ci porta su di una pista che si biforca. Da una parte ci mostra in lontananza la scuola, che effettivamente non è vicina ed imbocca la pista che va a sinistra e ci avviciniamo agli ovili ed alla squallida casa dei nonni. Stanno seguendo i lama ed alpaca nei pascoli. Franklin ferma la macchina alla mia destra seduta vicino ad una scassata bicicletta e con un cane al suo fianco sta Melissa Danay. Il giovane uomo di trent’ anni mi dice: ecco la prima figlia! Non un sorriso, non un motto degli occhi, ma semplicemente ghiaccio. Olinda scende e fa a tempo a sentire parole in Aymara che giungono ai miei orecchi come incomprensibili. “Devi dire al padre che la Moto è per te e tua sorella,” il ragazzo non sa che Olinda parla Aymara. Olinda saluta la piccola. Io le do un bacio, ma forse il più affettuoso dei te sono io. Olinda si avvicina e sotto voce mi dice la traduzione della frase. Rimango di ghiaccio. L’ uomo non sente la traduzione di Olinda perché sta arrivando il nonno che, vista la macchina ferma con la nuova moto di seconda mano, Ci raggiunge velocemente ma su di una moto. Non credo ai miei occhi! Mentre vedo questa cosa Franklin mi dice che quel vecchio è il nonno; interiormente mi incazzo fortissimamente. Conto fino a dieci, respiro forte, guardo le montagne, il verde ma poi riesco a calmarmi guardando la ragazzina seduta vicino alla bicicletta, per nulla interessata alla moto e dai vestiti di scuola luridi. Il nonno immediatamente mi saluta con reverenza falsa, poi saluta olinda. Di noi non gliene frega molto, a lui interessa la moto! Il giovane risale sul fuoristrada ed inizia a slegare la moto da sciogliere. Il vecchio collabora.

Lascia l’altra moto e con molta attenzione e passione segue ed aiuta la discesa di quella assurda moto acquistata con parte dei nostri soldi. Appena la moto è a terra la provano. Mi sento preso in giro, umiliato e trattato come un coglione! Penso alla fatica fatta in Italia per raccogliere quei soldi e inghiotto amaro. L’ uomo incurante di tutto, parla con il vecchio. Ma le sorprese purtroppo non sono finite! Non reggo L’ incazzatura ed esplodo. Senti Franklin, io rispetto e adoro le suore di Madre Teresa di Calcutta ed è per questo motivo che cerco di essere con te educato. Dimmi che cosa cazzo serve una moto quando quel vecchio ne ha un’altra? Come un tonto mi risponde con la risposta che mi ha dato almeno quattro volte e che diviene sempre più stupida… Serve a mio suocero per portare le due bambine a scuola! Faccio il tonto anche io, e domando: e la moto sulla quale è arrivato il vecchio? Io mi sarei trovato risposte più astute, del tipo non è sua, oppure è vecchia e non funziona più, tutte stavano insieme tranne quelle che mi da lui La moto del nonno serve a lui per il lavoro questa nuova moto la userà per le bambine! Una risposta pazzesca, ma essendo in un altro mondo non le puoi capire. Ma drasticamente faccio capire a lui un paio di cose. Bene, senti! Prima di tutto verifico con Suor adonai la storia ridicola della moto per portare le bambine a scuola, ma poi ti dico subito che gli altri trecento euro sono da questo istante sospesi. La mia risposta deve averlo fatto infuriare ma in modo latino americano l’uomo diventa ancora più freddo del freddo che prima era ed i suoi occhi si ghiacciano, ma riesco a a capire che il suo sguardo non è molto buono verso di me. Ma non me ne frega niente anche perché il problema è un altro e sta arrivando a piedi e si chiama nonna Jakoba. La donna è una pattumiera vivente, ha solo sessantotto anni ma sembra che ne abbia venti di più. Sporca, lurida e con un tanfo che la accompagna incredibile. Se un uomo sporco fa schifo, una vecchia lurida e sporca è inguardabile. Non parla si mette a piangere dicendo che sta male ha male al cuore, ai polmoni, ecc… Ed effettivamente mi sembra un rottame! Comincio a chiedermi, ma questi due vecchi inetti come possono accudire le bambine? Sono le due piccoline che accudiscono i nonni o i due vecchi si prendono cura di loro? Ma chi sono le due bambine dai nomi strani per questi vecchi? Delle specie di cani addomesticati? Degli animali da compagnia? Sta giungendo l’altra ragazzina Melissa Danitza. Per questa il padre neppure un sorriso, ma un semplice ciao. Mi sento a disagio ed Olinda più di me, sono andato a finire in un labirinto indecifrabile per me! Da una parte due vecchi stanchi malati e senza il minimo di educazione, sporchi forse avidi o semplicemente due disgraziati, dall’ altra parte due piccole bambine che non sanno cosa sia la parola affetto, lontano dal mondo, vittime di due disgraziati e con una vita pazzesca davanti! Chi scegliere? Certamente il nostro programma non è di adozione di due vecchi squinternati, lo è invece di due bambine sfortunate. Ma questa è la porta del disgusto perché entrando nel recinto della casa si vedono delle belle latrine volute dallo stato e costruite dallo stato una doccia, un water, ma per nulla usate, sono una sorta di ripostiglio, ma è l’ angolo più bello di quello schifo. Ciò che disgusta davvero è la baracca dove le due piccoline vivono con i due vecchi. L’ uomo non mi parla delle bambine, il vecchio parla con ostinazione delle medicine per la vecchia lurida. Mi viene il capogiro a questa sua domanda. Mi gira la testa! Dunque ricapitoliamo la storia insensata della moto nuova con due bambine da accudire e una moglie malata. Ma come sta insieme? Almeno prima della moto chiedere soldi per la salute della nonna invece prima ti fai portare una moto nuova e poi mi chiedi soldi per le medicine? Ma forse è una cazzata per usarmi nuovamente soldi? È Olinda a chiedere dove dormano. Ci aspettiamo due ambienti distinti uno per le ragazzine ed uno per i vecchi. Non è così… Dormono tutti quattro nella stessa stanza. Prima di tutto un casino terribile: biancheria, pezzi di cibo, stoviglie e posate, un secchio vuoto per acqua, una specie di padella che penso serva alla vecchia è una puzza ammorbante. Un cane spelacchiato… Le bambine ci seguono in silenzio, sembra che abbiano loro ben detto che parte recitare, ma anche penso che siano molto chiuse non incontrando altro tutto il giorno che lama e alpaca. La loro socializzazione è pari a zero. Chiuse, introverse ed in imbarazzo, sono vicino alla porta. Olinda trova del latte e me lo mostra. È latte avariato con data di scadenza 14 novembre 2017. Forse vi sembrerà pazzesco ma quella piccola data di scadenza che ho fotografato sintetizza nella mia mente tutto quell’ incontro! Si chiede una moto nuova e si dà da bere alle bambine latte scaduto da un mese. Pazzesco no? Ti aspetti che in tutta questa miseria l’essenziale sia mangiare sia la salute, non segno della più profonda miseria, quella interiore è l’incapacità di scegliere l’ essenziale. Ed allora mi rivolgo a Franklin, tipico esempio di uomo latino americano! Smidollato e che ragiona con le palle. Senti Franklin tu sai che con quei 300 euro che ti sei speso per una inutile moto potevi portare del latte fresco a queste bambine? Ma come cavolo saluti le tue figlie? Non ti vergogni hai portato una moto ma non un piccolo regalo, un solo fiore per loro due. Ma come si può comperare una moto e dimenticare un fiore per le bambine? Come si può comperare una moto e non costruire una stanza per loro con la stessa cifra. Una stanza tutta loro, senza che dormano con un uomo vecchio… Ma non troppo! Ed infine rivolgendomi ai due vecchi: ma siete voi che accudite le bambine o loro sono le vostre badanti? Sporche, senza un sorriso, corrono dietro ai lama ed alpaca, si svegliano alle quattro portano le pecore fuori, poi tornano la vecchia le maltratta, le picchia, le insulta e loro piccole schiave dopo le pecore, curano la vecchia, la scuola è solo un momento stupido ed obbligatorio. Piccole schiave di due vecchi senza poter far sentire la loro voce! E non contenti i vecchi di queste due piccole schiave ti chiedono una moto e tu usi i soldi per loro come un regalo al vecchio squinternato! Ma si è accorta Olinda di quel latte scaduto e tu non hai neppure chiesto alle bambine se mangiano. Voglio parlare solo con loro due! Mi lasciano… Ma non parlano! Mute, chiuse, introverse… Le abbraccio teneramente, chi mai le abbraccia! Le accarezzò con dolcezza e dico a Franklin riportaci giù voglio parlare con le suore e con padre Francisco. Con Olinda saliamo in jeep, l’uomo non parla. E la sera scende sulla nostra strada. Ma entra nel cuore il disagio, la confusione ed il senso di impotenza. Con le suor Adonai decidiamo di affidare questo caso a padre Francisco perché parli con Franklin e sblocchi questa situazione di grande disagio. A marzo olinda tornerà con padre Francisco dalle due bambine. Speriamo che il sorriso sia tornato sulle loro labbra. Ed i trecento euro per la moto? Trecento euro spesi bene per capire questa situazione, ce li metterò io, ma alle bambine solo latte non avariato, sapone, dentifricio, vestiti puliti, ma sapete quale è il mio vero desiderio portarle via da li! Anche qui sarà duro è difficile… Ma ci proviamo!

CINQUEMILACINQUANTA METRI
La terza visita a Challapalca è stata una grande sorpresa. Le condizioni di quel carcere estremo posto a 5050 metri, a 4 ore dal primo centro abitato per una strada sterrata che si inerpica fino a 5050 metri le conoscete bene. La strada l’abbiamo percorsa su un Toyota fuoristrada quattro per quattro. Dal Kenya al Perù viaggiare in una jeep non è cosa comprensibile se non si prova una volta: strade sterrate, piene di buche, l’insidia della ghiaia che fa slittare la macchina… L’ossigeno diminuisce ed il motore fa fatica a salire, prendo alcune foglie secche di coca e me le metto in bocca, le mastico e le succhio lentamente. Prima le ammorbidisco, poi le pongo tra i denti e la guancia. Il sapore della coca mi accompagna nelle ultime due ore di salita. Ci aspettano, ci conoscono, ci accolgono. Alejandro scarica i 6 cassoni con panettoni per i 210 prigionieri e la nostra visita ha inizio, questa volta sono accompagnato da Olinda e padre Joselo.
Ma la cosa speciale di questa visita è l’incontro non solo prolungato di circa un’ora con il Viejo Paco, che voi conoscete dal libretto Santigo, ma anche con i più efferati criminali del Perù posti in cella di isolamento. I loro nomi non dicono molto in Italia, ma se per scherzo buttate questi nomi o soprannomi in internet ne viene fuori l’inferno. El Viejo Paco è il capo del cartello chiamato La Gran Familia, Gerald Oropeza, potente ed indiscusso esponente del narcotraffico, come pure Caracol, definito da padre Joselo, il più sanguinario, ed infine un olandese alto dal nome impronunciabile e che qui in aereo da Santa Cruz a Miami non ricordo, ma che ha fatto,a pezzi prima la moglie e poi la figlia e le ha chiuse in due grosse valigie. Queste sono le persone che qui ho incontrato e leggere davanti alla loro vita la pagina del V Ángelo che dice … Ero in carcere e siete venuti a visitarmi, ESIGE la fede, umanamente non si può! Soprattutto dopo il viaggio in Messico e palpando al collo il cuore di cristallo pieno di luce appartenuto ad Erika, fatta a pezzi da gente simile in Messico.Da Challapalca porto a casa di ciascuno di loro un regalo. El Viejo paco mi ha regalato una pesante camicia di flanella marrone; Oropeza mi ha fatto dono di un cappellino; l’olandese di un braccialetto arancione e Caracol di un libro di Paolo Cohello dal noto titolo l’Alchimista. Sinceramente di tutti questi regali quello che più mi intriga e mi incuriosisce è il regalo del più sanguinario, del Caracol, il suo libro è tutto sottolineato da lui e le sottolineature mi regalano un uomo sincero e le sue intuizioni sulla vita pur nella aberrazione catastrofica piena di perversità, così come in Perù è conosciuto. Mi regala anche la foto dei due figli. Voglio leggere con calma il libro che ben conosco, voglio raccogliere le sue frasi, catalogarle e vedere che profilo umano ne esce, quali valori, quali timori ha un uomo del genere. Sarebbe bello maturare con calma un libro su questo. Chissà cosa ne penserebbe Cohello? Magari chiedere a lui una introduzione. Ma oggi in questo volo di 7 ore da Santa Cruz a Miami, dopo il volo di un’ora da La Paz a Santa Cruz e prima di quello della notte da Miami a Londra per giungere poi in serata di domani a Roma con un volo Roma – Londra ho paura di perdere il ricordo della mia ora di colloquio con  Ángel, El Viejo Paco, e dunque butto giù in modo disordinato e un po svalvolato il ricordo di quell’ incontro avvenuto 3 giorni fa, sembra un secolo con tutte le cose che abbiamo fatto in questo viaggio.

ÁNGEL
L’ uomo è ammanettato, lo sciolgono al mio arrivo. Chiedo di rimanere solo con lui, la guardia me lo vieta. La guardia che lo ha sciolto dalle manette e che su di noi veglia ha il volto coperto e questo mi dà i brividi. Certo non è bello assistere a queste conversazioni, se fossero speciali con rivelazioni di certo livello si corre il rischio di essere uccisi per aver ascoltato alcune cose. Devo essere molto prudente. Ma a non essere prudente è lui. Mi abbraccia forte e mi dice: padre che piacere rivederti dopo un anno! Lo vedo commosso e dico lui, tu per me sei molto speciale, sei la confessione più bella che ho ascoltato nella mia vita è quella assoluzione è la più conosciuta forse del mondo, circa 15.000 visualizzazioni in youtube. Ma chi se ne frega di YouTube è che tu hai fatto del gran bene alla mia gente con la tua confessione pubblica! È stato sicuramente il natale più bello della mia vita. Ci abbracciamo e le nostre parole tra l’aria rarefatta dei 5050 metri non sono vuote. Il nostro secondino con il volto coperto è in un angolo vicino alla finestra.  Ángel, questo è il vero nome del Viejo Paco, inizia a parlare. Ho atteso con tanta ansia questo momento è sono così felice che sei qui. Ti voglio raccontare le mie perversità, perversità che ho in parte superato. Io voglio cambiare me stesso. Non so perché padre io sono delinquente fin da quando ero ragazzo, mi mostra la mano destra dove vi è una profonda cicatrice e l’osso appare spezzato e ricomposto, questa è il frutto delle prime sparatorie. Si inizia da poco prima con lo svaligiare un grifo, una pompa di benzina, poi con il rubare in un negozio, poi si passa all’ assaltare banche, e poi all’ estorsione ed al rapimento.

Li ho commessi tutti e crescevo nella piramide del potere della delinquenza. Tra i fatti che più mi ricordo è stata l’uccisione di quattro persone. Mi avevano teso un’imboscata, mi volevano far arrestare. Li ho voluti incontrare uno per uno; ed uno per uno li ho uccisi tutti senza pietà, senza alcuna misericordia, uno l’ho bruciato in una macchina. Molti potenti del Perù, uomini ricchi chiedevano a me ed alla mia organizzazione di uccidere e noi lo facevamo, ordinavo omicidi e sequestri a decine… Mentre le parole di quell’uomo venivano pronunciate entravano nel mo cuore come delle lame e sentivo dolore, schifo, ribrezzo, avversione. La guardia sembrava lontana anni luce o forse faceva finta di essere lontana con i suoi occhi, i suoi occhi neri che risultavano in tinta con la tuta mimetica nera trapuntata di munizioni e pistola. Volevo alzarmi, andare via, volevo dire che questo era un demonio! Chi me lo faceva fare di ascoltare le sue perversità. Mentre Ángel mi parlava mi guardava profondamente negli occhi. I suoi occhi erano pieni di lacrime e mi facevano meno paura degli occhi del militare in nero con il volto coperto da un pesante passamontagna.  Ángel continuava a vuotare il sacco di tutta la sua vita, una vita tristemente nota in Perù e cosparsa di decine e decine di cadaveri. Padre, questo mio potere e questa mia perversità non solo suscitava terrore, in molta gente suscitava ammirazione! Avevo donne che venivano da me e mi dicevano: fammi un regalo, dammi un figlio, un figlio pistolero come te, sanguinario, forte, inesorabile, un duro! Qui con me nel carcere vi è mio figlio. Si Ángel, l’ho incontrato alle cucine, ho lasciato a lui una piccola croce, mi ha abbracciato forte!

Si ricordava di me… Ma padre Luis clemente qui tutti ci ricordiamo di te. L’ultima volta che qui è venuto un prete cattolico a celebrare la messa è stato lo scorso natale, poi più nessuno. Ma chi vuoi che venga in questo schifo, per incontrare un uomo sfigurato come me? Non solo ricordiamo la tua messa, ma le tue parole e tutti si ricordano anche la mia confessione. Non sai quanto bene ci ha fatto che tu da Bergamo in Italia sia partito per venirci a trovare, per inaugurare qui un campo sportivo! Mio figlio ti vuole bene, ogni tanto ci vediamo, parliamo ancora di te. Padre Luis, io sto cambiando, io sono cambiato! Aiutami a vedere più luce…mentre l’uomo parla mi rivela che ha 66 anni, da un sacchetto di plastica toglie una grande camicia pesante marrone, è visibilmente consunta, ma adatta al clima glaciale ed alle condizioni estreme dei 5050 metri. Padre Luis clemente quando ho saputo che sei arrivato sono stato felice. Ho pensato di farti un regalo. Qui in carcere non ho nulla, siamo in un carcere di massimo rigore, ascoltano le nostre chiacchierate, con la testa si rivolge all’agente in nero, tra poco mi legheranno e mi porteranno in cella…

Te la regalo, ha ancora la puzza del mio sudore, porterai via così di me qualcosa di mio e prega per me! Quanto è diverso quest’ uomo dalla sanguinaria Kaori, incontrata al carcere di Las Cruces in Messico! Mentre mi regala la camicia marrone di flanella si commuove. Ed io non so cosa succede in me, sono reazioni incontrollate, non pensate, ma mi sembrano corrette, le verifico in un millesimo di secondo nel cuore. Prendo con ambo le mani il faccione di Ángel, è rigato di lacrime. I suoi occhi sono bellissimi, splendono come due stelle accesi dai sui lacrimoni. Piange, l’efferato criminale piange e non si vergogna! carcere e pianto, quante lacrima in un carcere, chi le vede mai? Sembra che Dio abbia il suo nascondiglio qui sulla terra proprio nelle nostre lacrime. Quanto sono belle quelle lacrime! Lacrimoni grossi e pieni di luce. Con i due pollici, mentre tengo con le mani il suo faccione, asciugo le lacrime e poi lentamente metto il pollice destro e sinistro nella mia bocca. Ora ho inghiottito le tue lacrime e tu fai parte di me, voglio che tu ricordi sempre questo momento! L’uomo mi abbraccia forte e chiede di confessarsi e volentieri gli dico di si, ripeterà le stesse cose dello scorso anno questa volta ascoltate da me e dalla nera guardia. Mi alzo in piedi impongo le mie mani sulla sua testa, le premo forte e pronuncio le terribili, potenti e misteriose parole, le uniche che hanno il potere di polverizzare il peccato. Tremo mentre le dico e mi sento prete! Tremo mentre premo forte le mie mani su quella testa e sono felice di essere prete! Tremo mentre faccio il segno della croce che accompagna le parole della assoluzione e mi sento entusiasticamente sacerdote!

Una merda di uomo come me, con che autorità può perdonare una vita di perversione? Una cosa singolare avviene mentre faccio quel gesto, avviene in silenzio, io ed Ángel non ci accorgiamo neppure. Le cose belle e grandi avvengono nel silenzio e non si fanno notare. Il nero agente si leva lentamente il passamontagna e si inginocchia davanti a noi nell’ angolo… Guardo Ángel, bussano alla porta, il tempo è scaduto. Devo uscire.  Ángel, ti devo dire due ultime cose, in questo nostro natale. Se veramente vuoi diventare un uomo nuovo ripara il male che hai commesso, se hai denaro usalo per chi è stato tua vittima, chiedi scusa anche a loro, vivi questi anni qui in prigione offrendo il duro carcere per chi hai ucciso, torturato, sentirai nascere una profonda pace nel cuore… Ed una seconda cosa. Dal V Ángelo sappiamo che solo una persona è in paradiso, proclamato santo prima della sua morte! Non è Maria, non è San Pietro o uno degli apostoli, ma è il buon ladrone! Allora quando sarai in Paradiso ricordati di me del tuo Padre Luis Clemente e digli a Gesù di tirare su anche me, ti abbraccerò forte e saremo tutti e due felici di ricordare questo momento! Ci abbracciamo, poi abbraccio la nera guardia carceraria che chiede una benedizione per lui e per i suoi figli. Lo benedico di cuore dopo aver recitato tutti tre insieme un’ave maria. Apro la porta ed esco, la jeep mi sta aspettando sono le tre del pomeriggio ed è lunga la strada per Juliaca.. Mentre scrivo ho ancora il terremoto nel cuore. Sapete? Anche Ángel ha scritto sulla mia bibbia! E in un’altra occasione, magari parlando di Caracol od Oropeza vi dirò cosa ha scritto.

 

DA JULIACA A LA PAZ
La strada da Juliaca a La Paz non è poca ed il tipo di strade sterrate ti riporta nella natura e nell’ antico mondo degli inca i cui discendenti oggi si possono identificare con l’etnia quechua, in opposizione alla fiera etnia Ahymara che rifiutò sistematicamente la sudditanza a Cusco. Sono due lingue distinte, con grammatica propria e non hanno nulla a che vedere con lo spagnolo. Juana ad esempio parla Ahymara ed è per me impossibile capire il significato. È un mondo incantato fatto di colori ed animali per noi sconosciuti come vigogne, lama, alpaca, condor e puma: l’altezza dei 4000 metri regola tutta la vita della natura. Sulle Ande del Perù non nevica, eppure Challapalca è più alto del monte bianco e si trova a 5050 mentri, mentre il monte bianco è 4980. Il motivo è da trovarsi nel grande bacino di acqua del lago Titicaca che crea una sorta di microclima. Il lago è ricco di pesce e si mangia la trota salmonata. Questo non toglie che la notte la temperatura scenda moltissimo e facilmente si vada sotto lo zero. Un’ altra caratteristica del bellissimo altipiano è il clima estremamente secco, proprio tale clima rese possibile agli inca disidratare frutti, verdura e cereali, alla festa per l’inaugurazione dell’ asilo a Villa San roman ho mangiato alcuni di questi cibi disidrati come una sorta di patata che si conserva per molti anni. È il mondo delle tisane di zenzero, salvia, rosmarino, alloro, dei semi di chia… Per ogni momento della giornata vi è una tisana di erbe e ogni patologia si cura con questi buonissimi e caldi infusi. È la terra in cui si mastica coca per vincere i disagi dell’altezza; è la terra degli sciamani, della pachamama, del culto della dea terra. Il sincretismo è ancora molto forte e le usanze dei contadini sono ataviche e talvolta bizzarre. Mi racconta Hernan, il marito di Olinda, che quando era maestro nei campi esistevano ancora pratiche arcaiche. Hernan mi sta raccontando questa storia perché fuori piove e la mia domanda è: ma come è possibile che a questa altezza piova e non nevichi. Il caro amico mi risponde. È davvero difficile che qui nevichi, alcune volte la pioggia di trasforma in grandine. In enormi chicchi di grandine che distruggono il raccolto, ma questa grandine avviene solo in alcune porzioni di terreno non troppo molto vaste. Allora i vecchi del paese al vedere la grandine dicono che la terra si è arrabbiata perché una donna ha ucciso il suo bambino e lo ha sepolto in terra segretamente. La mattina presto tutti i tenientes del villaggio chiamano la gente a rapporto ed interrogano le donne in un modo curioso, il più vecchio del villaggio schiaccia a loro i seni una per una finché si trova la donna dai cui capezzoli esce latte. Allora la donna deve mostrare dove il bambino è sepolto nella terra, lo si esuma e la dea terra si placa. Tradizioni antiche, che si perdono nella notte dei tempi, ma ancora vive oggi e che richiedono rispetto e profonda comprensione per capire la mentalità di questa gente semplice e contadina che ha molto del sincretismo. Alla pachamama mama si offriva El pago de la tierra: le primizie dei campi e se si voleva chiedere un grande favore anche il feto di un lama. Il vescovo di Puno, in una mia conversazione appena arrivato sull’altipiano, mi dice che nel popolo oggi cristiano ancora purtroppo è diffuso tale culto e che spesso vi è il fenomeno di non offrire il feto di un lama, ma il feto umano, che viene venduto per il valore di circa 500 euro.

 

PREGHIERE SOTTO LE COPERTE
Due letti a castello, la stanza pulita con federe e lenzuola stirate e profumate, un piccolo ma ordinato bagno con tanto di water da condividere con un’altra stanza: questo è l’alloggio dove dormirò con Olinda e Cynthia la mia notte a La Paz, ospite della parrocchia tenuta dai bergamaschi a Munaypata. Siamo stanchi ben 7 ore di viaggio sulle strade polverose e piene di buche del Perù, tre cambi e te diversi pulmini, chiamati combi… Il gusto di condividere ed assaporare i disagi con i quali la gente povera qui viaggia. Ma prima di raccontarvi del vijeo paco e di Challapalca mi piace raccontare una cretinata, ma che mi ha scaldato il cuore. Dopo la celebrazione della Messa e terminata la cena con i sacerdoti bergamaschi ci rechiamo in camera e ci prepariamo per la notte, spegniamo la luce e Olinda dice: ora diciamo insieme la preghiere della sera! Inizio a recitare semplici preghiere e Cynthia ed Olinda rispondono… Sono preghiere piene di sbadigli sotto le calde coperte che ci proteggono dal freddo dei 4100 metri dove sorge La Paz in Bolivia. Ma mentre recitiamo quelle preghiere una profonda calma ed una grande commozione mi pervade il cuore. Quando ero piccolo in città alta a Bergmo Santina, carolina ed io dormivamo nella stessa stanza: Mamma e mia sorella nel letto matrimoniale, io in un letto in un angolo della camera da letto e concludevamo le preghiere così. Alcune volte mamma non faceva a tempo a finire le preghiere che il potente e profondo sonno dei bambini si impossessava di me… E terminavo le preghiere nel mondo dei sogni! In America Latina, tanti, ma tanti anni dopo a La Paz nel freddo dei 4100 metri si riproponeva la stessa cosa. In verità Santina Olinda ed io pregavamo insieme tutte le sere con skype, io a Roma e loro a Bergamo, oppure in viaggio al termine del giorno, ma così come ieri sera a La Paz, non mi era più successo da quando avevo otto anni! Pregare insieme prima di dormire fa sentire più vicino Dio ed il calore delle coperte e la infinita stanchezza del giorno, tra uno sbadiglio e l’altro stava per farmi riaddormentare prima di finire le preghiere! Sprofondo felice in un sonno ristoratore e pesante. La mattina la sveglia di Cynthia ci fa svegliare ad un quarto alle cinque, molto presto: don Giovanni ci attende per le 5,15 all’ ingresso per portarci all’aeroporto. Le prime parole che dice la Olinda? Diciamo le preghiere del mattino! Puntuale ritorna il mio ricordo a quando ero piccolo che mentre Santina ci tirava letteralmente giù dal letto recitava le preghiere del mattino, anche questa volta per buona parte nel mondo dei sogni. Ritorna nel mio cuore il piacevole ricordo e mentre nel pulito bagno dei padri mi lavo al faccia, respiro profondamente per il freddo ma mi riempio di gioia e gratitudine per il signore che mi ha fatto concludere in modo così cristiano la mia ultima notte di questo portentoso viaggio. Torno in camera velocemente, chiudiamo i nostri bagagli e apriamo la porta, il freddo vento della notte non ancora terminata ci fa tremare. Chiudo la giacca a vento e ammiro le luci della città che sono sotto di noi, partiamo per l’aeroporto. Ma a questo punto ti lancio una domanda: tu le reciti ancora le preghiere della sera? E le reciti da solo o con la tua famiglia? Prova a recitarle insieme in famiglia ti farà dormire meglio!

PROGRAMMA 27MO VIAGGIO DI SOLIDARIETÀ’
FONDAZIONE SANTINA ONLUS

GIORNO MATTINO POMERIGGIO
Venerdì
8 dicembre
Solennità ImmacolataVolo
IntercontinentaleSTATI UNITI
BOLIVIA
PERU’ 
Ore 7,00 celebrazione S. Messa e inizio del 27mo viaggio di solidarietà

Ore 11,35 AA718 Fiumicino – Philadelphia  ore 15.50

 

 

 

 

Ore 18.00 AA097 Philadelphia – Miami ore 21,05

Ore 22,35 AA0922 Miami – La Paz

 

 

 

 

Sabato
9 dicembre 
-Ore 6, 14 EL ALTO LAPAZ (Bolivia)
Partenza immediata in Combi 5 ore per Juliaca. Ingresso in Perù da Desaguadero e passando per Puno si giunge a Juliaca per ore 13,30Pranzo
Riposo prolungato
Celebrazione santa messa
Cena Casa di Olinda 
Domenica
10 dicembre
Riposo e adattamento climatico Ore 18,00: Messa della sera in Parrocchia e saluto alla comunità della Cattedrale
Lunedì
11 dicembre
Ore 8,00 Santa Messa al Collegio San Roman.

Incontro con gli studenti

– Ivan bordador

– Cena con Padre Joselo

Martedì
12 dicembre
Partenza per Juli e visita famiglie bambini adottati
pranzo
Ore 14,30 continua visita alle famiglie e pernottamento a Juli
Mercoledì
13 dicembre
Ritorno a Juliaca Visita vicario Generale
Ore 10,30: inaugurazione Asilo Villa San Roman
Santa Messa
Auguri di Natale con i bambini
Ore 14,30 Tupac Aamru e Ivan el bordor
Giovedì

14 dicembre

Ore9,00 Visita al Barrio di Villa San Roman  Acquisto panettoni per carcerati di Challapalca e preparazione per viaggio a Challapalca
Venerdì
15 dicembre
Challapalca, santa messa con carcerati Incontro con El Viejo Paco, Caracol e Gerard Oropeza
Sabato
16 dicembre
Incontro con Parroco di Conima Acquisti e valigie cena con la famiglia di Olinda
Domenica

17 dicembrE

Ore 8,00 Partenza per La Paz, passaggio della frontiera a Desaguadero Arrivo nel pomeriggio a Munyapata La Paz cena e pernottamento
Lunedì
18 dicembre
Ore 7,16 AA922 La Paz – Santa Cruz ore 8,38
Ore 10,15 AA922 Santa Cruz Messa a Santa Cruz
– Miami Ore 16,14
Ore 21.00 AA038 Miami – Londra Ore 10,30
Martedì
19 dicembre
Volo
Intercontinentale
BOLIVIA
STATI UNITI
INGHILTERRA
ITALIA
Londra Ore 10,30 Ore 12,50 AA 6683 Londra – Roma Ore 15,25

SANTA MESSA E CONCLUSIONE 27MO VIAGGIO DI SOLIDARIETA’