MAI TAM E LA PICCOLA HU HI LI
Nel tentativo di cambiare discorso dico: “padre Anthony non è ora di cambiare questo scassato motorino?” “Ascolta: ci pensiamo noi? Va bene?” “Magari” mi dice… “Ok te lo prometto!” Chiudo il portone, dall’ altra parte il pianto di Hu Hi Li, da questa parte un cuore in paradiso: gli artigli del demonio nulla possono su Dio e i suoi angeli. Uno di questi angeli io l’ho conosciuto abita a Saigon e si chiama Hu Hi Li, ma da quella sera la piccolina abita nel mio cuore e guardando la ferita non ricordo solo il demonio che mi spaventa, ma i tre baci dolci di Dio e…. la sua saliva che dona pace.
Leggete il seguente brano tolto dal libro Ngo Quan Tuyen, settembre 2016, Edito da Fondazione Santina (euro 5) e riguardante il viaggio di solidarietà in Vietnam dal 2 all’11 settembre 2016 pp 83-94. Al termine della visita al centro che cura HIV vediamo esigenza di un motorino nuovo. Tale proposta viene accolta dal direttivo che stanzia 1500 Dollari per acquisto della moto, come riportato dalla Lettera qui allegata.
Sono in volo da Saigon a Canton in Cina. Il 18mo viaggio di solidarietà si conclude con loro. Ho ancora nelle mie orecchie le loro grida, la loro saliva sul mio volto. Sono i piccolini del centro Mai Tam, Madre della Speranza di Saigon. Tale centro raccoglie 78 malati di HIV il più piccolo ha 4 mesi ed il più grande ha 17 anni, poi ci sono loro sette madri sieropositive. Padre Antony ha il volto di un diciottenne e leggi nei suoi occhi forte carattere, immensa dolcezza e determinazione: tutte qualità legate insieme da entusiasmo! Ti spara nel cuore una formidabile cura di amore. Sono pieno di nostalgia, con fatica sono salito in auto per l’aeroporto e con ancora più fatica sono salito in aereo per le Cina. Questa notte da Canton un aereo mi porterà ad Amsterdam e poi a Roma. Loro ci sono, sono in me, le piccoline ed i piccolini che ieri mi hanno ubriacato, mi hanno stregato… Ero stanco, venivo dal delta del Mekong e appena arrivato a Saigon avevo appena finito di trattare una noiosa rogna per il budget di spesa per il ponte nel delta del Mekong: mi avvicino alla porta accompagnato da Gia e una faccina piccolina piccolina, con due occhietti piccoli, ma vivaci spunta dalla porta semiaperta. La richiude per la paura, bussiamo, una giovane suora ci apre la porta. “Monsignore, Padre Antony sta celebrando la messa, appena avrà finito tra un quarto d’ora verrà da lei”. Mentre dice così la piccola bimba sieropositiva, che non ha più di due anni, si intrufola tra le mie gambe ed inizia a giocare con i miei scarponcini. La piccolina senza volerlo mi fa capire che devo levare le scarpe, come è uso in tutte le case del Vietnam, con il suo gioco innocuo e semplice. Torno indietro, mi levo gli scarponcini e sembra indispettita per averle tolto un nuovo giocattolo.
La guardo è dolcissima e mi chiedo quale sia la colpa per questa malattia troppo comune in Vietnam! La bimba di nome Maria non si scompone, i suoi occhietti buoni e furbi propri dell’innocenza che fa trasparire ogni sentimento, guarda i miei piedi con le calze bianche, guarda i miei scarponcini da trekking e non ha dubbio sceglie gli scarponcini. Deve essere attratta dal color verde delle rifiniture e delle stringhe e così ha inizio un nuovo gioco: prende tra le manine piccole la calzatura e si diverte a sfilare le stringhe…. Giunge un’altra piccolina della stessa età, con un biberon pieno di acqua, e questa decide invece audacemente di saltarmi subito tra le braccia ed una volta in braccio mi ficca in bocca il biberon e mi costringe a bere. Bevo due sorsi e poi vedo Maria che sta tirando i miei pantaloni, vuole anche lei stare in braccio e per catturare la mia attenzione mi dà un bacetto sulla mia mano sinistra, vede il grosso orologio verde e cerca di prenderlo, ma capisce che non è semplice. La prendo in braccio e felice mi abbraccia. Queste due bambine in cinque minuti hanno tolto sia stanchezza che preoccupazioni. Giungono tutti gli altri bambini ed a rimettere un po’ di ordine giunge anche Padre Anthony. Mi saluta con un abbraccio e mi mette subito a mio agio. Parlo a lui del nostro lavoro in Kenya con i malati HIV e lui mi descrive il bellissimo lavoro che svolge.
Apre nel mio cuore il desiderio di fare qualche cosa per loro. Lui mi ferma e mi dice: “Noi siamo contenti che tu sei venuto qui, basta questo oggi!” Il ragazzo è davvero commosso per la mia presenza ed io provo una santa invidia per la sua età, per il suo entusiasmo e soprattutto per la sua missione. Giriamo un piccolo video in ricordo della visita e brevemente mi fa incontrare prima le bambine che stanno mangiando e poi i bambini presenti nella casa. Al piano di sopra vi è il più piccolo nella culla. Lui è stato abbandonato dalla mamma all’ospedale. La piccolina che prima mi ha dato il biberon mi tira una mano. La guardo, ma che bella cinesina esclamo, nel mio cervello che accomuna i tratti orientali indebitamente a quelli cinesi, anche dopo anni di discernimento e distinzione tra cinesi, giapponesi, coreani, vietnamiti e mongoli… Ma sempre alla fine per me gli occhi a mandorla sono quelli semplicemente cinesi. Mentre il mio cervello muto esclama così, Padre Anthony mi chiede di prendere in braccio la piccola Hu Hi Li. Monsignore, la bambina è buddista, loro accolgono solo gli orfani sani, quelli malati li scartano! L’abbiamo presa noi. La stringo forte forte al mio cuore e la piccolina fa altrettanto spinta da un forte e naturale bisogno di affetto a lei negato. “Padre Anthony: ascolta questa sera prendo la bimba, la impacchetto e la porto in Italia io, questa bambolina!”
Il giovane sacerdote mi guarda e a bassa voce inizia a parlarmi: “Si vede dal tuo atteggiamento che vuoi un sincero bene a questa bimba, io è da alcuni anni che compio questo servizio e ti dico che Hu Hi Li si è accorta che non stai giocando con lei, ma che le hai detto qualcosa di vero! Sarà un dramma tra pochi minuti quando la saluterai. Scoppierà a piangere. Tu vai pure, ci penserò io a prenderla in braccio per te. Ma ti dico una cosa lei oggi ti ha voluto sinceramente bene. Custodisci nel cuore questo suo amore puro. Ti farà bene quando guarderai alle cicatrici della tua vita”. Facendo così il padre tocca la cicatrice che ho sul braccio sinistro, una vecchia cattiva ferita che proprio non ricordavo in quel preciso momento. Probabilmente lui non sa il valore forte e simbolico di quel brutto taglio che vorrei dimenticare, che mai vorrei aver avuto… Mi scuote quella sua profetica provocazione. Lui non sa, ma io conosco bene il significato di quella ferita dalla quale non sono mai guarito. Ma la cosa più forte che fa rischiare al mio cuore un infarto è la piccolina Hu Hi Lin. Anche lei probabilmente guidata dal gesto semplice e diretto di Padre Anthony, guarda la cicatrice e poi? La bacia tre volte e la accarezza per pulire la sua saliva! A quel punto dai miei occhi scendono due lacrime. Il padre non capisce, poi intuisce e…. Mi dice diretto con un dolce sorriso vietnamita: “Ti fa ancora male questa vecchia cicatrice vero, sembra il segno di un coltello? È come ancora aperta nel tuo cuore e le tue lacrime lo mostrano. Ci sono cicatrici nella vita che non si dovrebbero mai avere e che ti cambiano la vita, ci sono cicatrici brutte e questa per te non è brutta è bruttissima. È una ferita che dal tuo braccio è arrivata dritta al cuore e lo fa sanguinare anche oggi. Io padre non so cosa sia, ma so che esiste una cura, una medicina forte e so come si chiama: si chiama Hu Hi Li. Se è vero che io ti ho fatto soffrire con quel ricordo è vero che Lei con quel gesto semplice e gratuito di baciarti la cicatrice, di bagnarla con la sua saliva e poi di accarezzarla per asciugarla è stato per te un gesto potente di amore, di misericordia, di totale dolcezza. Don gigi sappi bene che Dio è così!
Esattamente così, come Lei, si avvicina a te ti bacia le tue cicatrici, le bagna con la sua saliva e le accarezza, quasi a dirti: “Coraggio, io so cosa è avvenuto! Ma a me non fa problema, devi riuscire a perdonare chi ti ha fatto questo e soprattutto a perdonarti! Il diavolo con i suoi artigli ti può ferire, ma una bimba di può curare… Ed è addirittura buddista!” Che forte questo nostro Dio, pazzo di amore, che non guarda alla religione per guarire, ma guarda il cuore! Forse Monsignore tu non sei venuto qui per aiutarci, ma per ricevere da noi, dalla tua Hu Hi Li una cura e secondo me partirai da qui turbato, ma con una profonda pace nel cuore. Capita spesso non sei l’unico!” Quel ragazzo giovane prete e quella bimba in quella sera avevano fatto qualcosa di così grande e profondo quanto semplice e nascono. Dio fa proprio così, non ama il chiasso ed i giochi di prestigio per strabiliare. La piccolina in quel momento mi strinse forte il collo e mi regalò uno stupendo sorriso che nessuna macchina fotografica potrebbe riprodurre perché fatto con il cuore. Non riuscivo a parlare avevo un nodo alla gola, continuò lui a parlare, Padre Anthony: “Vivendo così come fai tu ci si può far male, tagli del genere capitano una volta nella vita, ma Papa Francesco ci dice che meglio una chiesa ferita come il tuo braccio, che ammuffita perché chiusa tra denaro e potere… Continua così, non farai carriera, ma forse vivrai più autenticamente il Vangelo! Ora vai, la piccolina piangerà ma ha svolto con te la sua missione”. Con dolcezza il sacerdote stacca la bambina che scoppia in forte pianto, sono io a riempirla di baci questa volta. Inghiotto le sue lacrime, la sua saliva il suo muco tutto confuso nei suoi lacrimosi grandi e dolci. Ciao piccola Hu Hi Li, una bimba buddista e sieropositiva ha curato la mia cicatrice e ha riempito il mio cuore di pace, vado verso il portone, sento le strilla della piccolina. Vicino al portone un motorino scassato… Nel tentativo di cambiare discorso dico: “padre Anthony non è ora di cambiare questo scassato motorino?” “Ascolta: ci pensiamo noi? Va bene?” “Magari” mi dice… “Ok te lo prometto!” Chiudo il portone, dall’ altra parte il pianto di Hu Hi Li, da questa parte un cuore in paradiso: gli artigli del demonio nulla possono su Dio e i suoi angeli. Uno di questi angeli io l’ho conosciuto abita a Saigon e si chiama Hu Hi Li, ma da quella sera la piccolina abita nel mio cuore e guardando la ferita non ricordo solo il demonio che mi spaventa, ma i tre baci dolci di Dio e…. la sua saliva che dona pace.





