Iniziamo il nostro reportage del viaggio in Vietnam, alla luce dell’illuminante esempio del Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Văn Thuận con una interessante considerazione sul denaro e sul suo valore.
Il denaro. / Non tutto quello che desideriamo/ Può comprarci il denaro./ Per esempio si può comprare: / il letto, ma non il sono; / il cibo, ma non l’appetito;/ il libro, ma non l’intelligenza; / la cultura, ma non la sapienza;/ una casa, ma non la famiglia; / la medicina, ma non la salute;/ lo svago, ma non la felicità;/ la tranquillità, ma non la pace;/ la sicurezza materiale, ma non la spirituale;/ il crocifisso, ma non la fede;/ un posto nel cimitero, ma non nel cielo;/ compagnia, piacere, risate, ma non veri amici.
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I. PER CAPIRE IL PAESE SI DEVE CONOSCERE LA GUERRA
Nel 1945 il capo del partito comunista vietnamita Ho-Chin-Minh formò un governo provvisorio che suscitò l’ostilità dei paesi occidentali, sempre timorosi dell’avanzata comunista in Asia. Nel 1946 iniziarono le ostilità tra il Fronte nazionale di liberazione (FNL) del nord del Vietnam e i Francesi, aiutati dagli Americani. La guerra terminò nel 1954 quando a Dien-Bien-Phu le truppe del FNL e del Viet-minh, comandate dal generale Giap, sconfissero le truppe francesi. Con la Conferenza di Ginevra del 1954 la penisola indocinese viene divisa in tre Stati indipendenti: Laos, Cambogia e Vietnam. Il Vietnam è diviso a sua volta in due lungo il 17° parallelo:Vietnam del Nord repubblica democratica guidata da Ho Chi-Min (con capitale Hanoi) eVietnam del Sud, affidato a Ngo Dinh Diem (con capitale Saigon)Erano previste (entro il 1956) libere elezioni e successiva riunificazione del Paese. Gli USA sostengono con aiuti militari ed economici il governo del Sud Vietnam per fronteggiare la guerriglia dei vietcong (vietnamiti rossi), i comunisti del Fronte nazionale di liberazione (Fnl). Con il trattato di Manila nel 1954 si costituisce la SEATO (Pakistan, Filippine, Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, Francia, USA, UK). Il 1957 vede l’inizio della guerra fra l’esercito regolare del Vietnam del Sud, sostenuto dagli USA, e i guerriglieri sudvietnamiti (Vietcong) appoggiati dal Vietnam del Nord. Nel 1960 si costituisce il Fronte Nazionale di Liberazione del Vietnam del Sud, sostenuto dal Vietnam del Nord, dalla Cina e dall’URSS.Il governo nordvietnamita proclamò apertamente la necessità di ‘liberare il Sud dal giogo dell’imperialismo statunitense’, sancendo di fatto lo stato di guerra. Nel dicembre del 1961 il presidente USA. John Kennedy si impegnò a sostenere l’indipendenza del Vietnam del Sud: alla fine del mese giunsero a Saigon i primi 400 militari statunitensi (sarebbero divenuti 11.200 un anno dopo). Nel 1963 il regime di Diem fu abbattuto da un colpo di Stato che portò al potere una giunta militare (generale Van Thieu), mentre le truppe statunitensi aumentavano rapidamente (il contingente militare arrivò a contare più di 500 mila soldati) I governi che si susseguirono al Sud suscitarono l’opposizione della popolazione, specialmente nelle campagne, dove guerriglieri comunisti, detti Vietcong, sostenuti dai Nordvietnamiti, organizzano azioni di guerriglia. Tra il 1969 e il 1970 i morti e le stragi furono numerosi anche tra la popolazione civile. Intanto la politica reazionaria del governo di Van Thieu stimolava la diffusione del movimento di indipendenza anche tra le popolazioni contadine del Sud, rifornite clandestinamente di armi dai governi sovietico e cinese e sostenute nel loro spirito di rivolta dal movimento dei Vietcong. Intanto un imponente movimento pacifista, sviluppatosi tra i giovani degli Stati Uniti e diffusosi anche in Europa, chiede a gran voce il ritiro delle forze americane dal Vietnam. Il presidente Richard Nixon respinse le proposte dei comandi militari per un ulteriore aumento del contingente USA (già pari a 1/3 di tutte le forze americane) e annunciò l’inizio del disimpegno americano. Nel 1969 venivano avviate le trattative di pace a Parigi. Nixon intanto decide di intervenire in Cambogia e nel Laos (invaso nel 1971) per ostacolare i rifornimenti dei vietcong. Ma questa politica di “vietnamizzazione del conflitto” si risolve in un fallimento che prelude alla sconfitta statunitense. Nel mondo si intensificano le manifestazioni pacifiste. La ritirata statunitense è preceduta da un riavvicinamento di Nixon a URSS e Cina e questo consentì di accelerare le trattative di pace, che fu firmata a Parigi il 27 gennaio 1973. Gli Stati Uniti sospendevano tutti gli aiuti militari a Saigon, in cambio della formazione di un governo democratico-parlamentare e del mantenimento provvisorio dei due Vietnam. Malgrado l’impegno del cessate il fuoco e il ritiro delle truppe statunitensi (che segnava la prima grande sconfitta nella storia degli Usa), il conflitto continuò e il ritiro americano non avvenne. Sanguinosi combattimenti, con moltissime vittime, si protrassero per altri due anni, fino al 1975, quando Vietcong e truppe nord-vietnamite riuscirono ad entrare nella capitale Saigon (ribattezzata poi Ho Chi Minh). I sudvietnamiti sempre riforniti di armi dagli americani continuarono la lotta fino al 30 aprile del 1975 quando si arresero al Fronte nazionale di liberazione. Il giorno prima la Casa Bianca aveva già annunciato l’evacuazione di tutti i soldati e funzionari americani in Vietnam. Di fatto la guerra in Vietnam, terminò così, il 30 aprile 1975. Nel 1976 il Sud e il Nord furono riuniti nella nuova Repubblica socialista del Vietnam e Saigon mutò il nome in Ho Chi Minh. Il conflitto provocò tra i vietnamiti più di due milioni di morti, tre milioni di feriti e dodici milioni di profughi.
II. LA PRIGIONIA DEL CARD. VAN THUAN
Il viaggio che ho iniziato ha avuto origine nella chiesa di Santa Maria alla Scala in Trastevere a Roma. In quella chiesa oggi è sepolto il Cardinale che è stato l’ispiratore di questo mio straordinario viaggio di solidarietà in Vietnam. Ho avuto la singolare fortuna nella mia vita di aver conosciuto il Cardinale François-Xavier Nguyễn Văn Thuận e mi è stato chiesto di partecipare al processo di beatificazione e di deporre per quanto riguarda l’ultima parte della sua vita di santità. La sua vicenda si colloca alla fine della guerra del Vietnam. La spietata e sanguinosissima guerra tra il Vietnam del Sud (appoggiato pesantemente dagli americani) e il Vietnam del Nord comunista (appoggiato dalla Cina e dalla Russia), ha finalmente termine. I comunisti, una volta impadronitisi della capitale del Sud, Saigon, prendono il potere. Le elezioni sono abolite. La stampa cattolica, i movimenti e le associazioni, le università e le scuole cattoliche vengono chiuse. I preti cattolici e i bonzi buddisti (considerati nemici dello stato comunista) sono destinati alla prigione e moltissimi alla morte. Tra di essi vi è il Vescovo Van Thuan arrestato il 15 agosto 1975 in occasione della festa di Maria Assunta in cielo. Francesco Saverio Van Thuan, Vescovo cattolico di Saigon, riceve l’ordine di recarsi al palazzo della Presidenza. Senza spiegazioni viene arrestato. Non gli viene imputato alcun delitto. Non avrà nessun processo. Non sospettando nulla, si è recato al palazzo solo con addosso la tonaca nera dei preti e il rosario in tasca. Da quel momento gli è proibito chiamarsi «vescovo» o «padre». è il signor Van Thuan e basta. «Senza preavviso – scriverà mi viene chiesto anche da parte di Dio un ritorno all’essenziale». L’unico pensiero che lo tormenta è: «Potrò ancora celebrare l’Eucaristia?». Gli viene permesso di scrivere una lettera alla sua famiglia per chiedere le cose necessarie. Scrive: «Per favore, mandatemi un po’ di vino, come medicina contro il mio mal di stomaco». I famigliari capiscono. Il Vescovo pensa di dire la Messa con quel vino e con un frammento del pane nero che gli danno una volta al giorno. «Negli anni che seguirono, potei celebrare la Messa ogni giorno, rinnovare il sacrificio di Gesù: tenevo tre gocce di vino nel palmo della mano sinistra, un frammento di pane nella destra. Ogni giorno, recitando le parole della consacrazione, rinnovavo il mio patto di eterna alleanza con Gesù, firmato dal suo sangue mescolato al mio. Erano le più belle Messe della mia vita». Nei primi due anni di prigionia viene a sapere, che le librerie cattoliche erano state confiscate, chiuse le scuole, le suore e i religiosi insegnanti dispersi. Tutti i suoi cristiani erano stati abbandonati, non avevano più i pastori né la parola di Dio. «Tutte le notti di ottobre e di novembre di quel 1975 ho scritto alla mia gente il mio messaggio dalla prigionia sui piccoli fogli, servendomi di un pezzo di matita. Non lettere ma brevi e semplici frasi». Il 10 dicembre 1975 lui e gli altri prigionieri vengono imbarcati verso il Nord, un viaggio di 1700 km. è portato nella stiva della nave. C’è solo una piccola lampada a petrolio, per il resto regna il buio totale. Nella stiva sono 1500 persone, in condizioni indescrivibili. All’indomani, quando un po’ di sole filtra nella nave, scorge attorno a sé i volti tristi e disperati degli altri prigionieri. C’è un’aria da funerale. Uno di loro ha tentato di impiccarsi con un filo di ferro. Chiamano il Vescovo. Van Thuan gli parla da fratello a fratello. Alla fine il prigioniero gli presta ascolto. «Passano le ore, e per tutta la giornata mi trovo a condividere le loro sofferenze e a confortarli. Medito sulla passione di Gesù, e comincio a capire che inizia una nuova tappa della mia vocazione sacerdotale. Si tratta di andare con lui a morire “Fuori delle mura”, dove mi porteranno. Nell’oscurità, nell’umiliazione, la luce della fede ha cambiato la mia maniera di vedere le cose: la stiva di questa nave è la mia più bella cattedrale, e questi prigionieri, senza alcuna eccezione, sono il Popolo di Dio affidato alle mie cure». 1°dicembre 1976. Il Vescovo Van Thuan viene internato in cella d’isolamento nella prigione di Phu Khanh per nove anni. Una cella senza finestre, a volte sotto la luce elettrica per molti giorni, a volte nell’oscurità, si sente soffocare per il caldo e l’oscurità, al limite della pazzia. Non riesce a dormire. Sovente perde la nozione del tempo. Lo aiutano nei primi, durissimi tempi, l’abbandono nelle mani di Dio e il pensiero della sua famiglia. Riesce a pregare: «Signore, sono nelle tue mani. Se anche permetterai che io impazzisca, so che mi vuoi bene, e un giorno mi spiegherai perché lo hai permesso. Fai di me quello che vuoi».
«Il conforto più grande era il ricordo di mia mamma Elisabeth. Mi chiamava “Francesco”, e la sua voce quando diceva il mio nome era dolcissima. La risentivo in quel silenzio, e mi veniva da piangere. Mi aveva educato cristianamente fin da quando ero tra le sue braccia. Mi insegnava ogni sera le storie della Bibbia, mi raccontava le memorie dei nostri martiri, specialmente dei nostri antenati. Era la donna forte che aveva seppellito i suoi fratelli massacrati dai traditori, a cui aveva sinceramente perdonato, accogliendoli sempre, come se niente fosse successo. Pensare a lei era il mio grande conforto. Nonostante tutto, arrivano per il Vescovo ore di profondissimo sconforto. «In certi momenti – confessa – la stessa luce della fede e l’amore sembrano spegnersi. Cado nella tristezza e nell’angoscia. Sono piccole o meno piccole notti dell’anima, a volte prolungate, che oscurano in noi la certezza della presenza del Dio vicino, che ha dato senso a tutta la nostra vita. Ogni sera diceva le preghiere che sua madre gli aveva insegnato, nella dolce lingua del suo villaggio. Negli anni bui dell’isolamento, il Vescovo avrebbe desiderato avere con sé il Vangelo, perché fosse «lampada ai suoi passi» e «luce sul suo cammino». Non potendo in altra maniera, tentò di scriverselo a memoria. “A poco a poco sono riuscito a sottrarre alcuni fogli di carta, e sono riuscito a scrivere più di 300 brani di Vangelo che ricordavo a memoria. La Parola di Dio, così ricostruita, è stata la mia agenda quotidiana, il mio scrigno prezioso da cui attingere cibo e forza”. Nel frattempo molte cose successero nella storia del Vietnam.
Nel 1979 l’esercito vietnamita occupò la Cambogia, devastata dal comunista fanatico Pol Pot. Un anno dopo, dovette combattere contro la Cina, intervenuta a sostenere la Cambogia. Negli anni ‘80 si inserì lentamente nel mercato internazionale. Ma per ricevere aiuti dall’Occidente, dovette garantire che avrebbe rispettato alcuni dei «diritti umani» fondamentali, come la liberazione dei prigionieri tenuti in carcere senza essere stati mai processati. Fu in questo contesto che avvenne la liberazione del Vescovo Van Thuan. Fu portato davanti al Ministro degli Interni, che nella direzione del carcere stava consultando la lista dei prigionieri. Il Ministro lo guardò sorpreso. Credeva di trovarsi davanti un uomo svuotato da tanti anni di carcere durissimo. Si trovava invece davanti a un uomo pieno di forza. Rivolgendosi al direttore del carcere: «Fate il necessario per liberarlo oggi». Giovanni Paolo II lo ricevette a Roma e l’abbracciò. Lo creò Cardinale. E volle che nell’Anno Santo del 2000 egli predicasse la «settimana spirituale» (che in gergo ecclesiastico viene chiamata «corso di Esercizi Spirituali») a lui e ai cardinali. Il Vescovo Van Thuan si scusò con i suoi ascoltatori: «Nei 13 anni della mia prigionia non ho avuto molto tempo per studiare libri di spiritualità. Vi racconterò semplicemente quegli anni che ho vissuto con Dio». Morì a Roma il 16 Settembre 2002 divorato da un male incurabile e dolorosissimo, di cui sono stato testimone.
Nei molti incontri che ho avuto con Lui durante gli ultimi anni della sua vita ho avuto modo di scoprire il suo animo e la sua meravigliosa interiorità. In un dialogo spirituale nella festa del Sacro Cuore, il 7 Giugno 2002, mi esortava a leggere la lettera ai Filippesi per cercare di costruire in me i medesimi sentimenti di Cristo. Il Card. Van Thuan davvero nella propria vita ha saputo vivere gli stessi sentimenti di Cristo. Non l’ho mai sentito proferire un cattivo commento su alcuno, ma ogni incontro era pervaso di grande bontà e furbizia evangelica. Il Consiglio evangelico della Povertà era il risultato di un’anima che viveva nella pace di un profondo incontro con Cristo nella preghiera. Negli ultimi giorni della sua vita quando era divorato dai dolori della malattia che lo stava uccidendo, nella clinica Pio XI la sua preghiera era costituita da un lungo e continuo sguardo al crocifisso di plastica appeso nella stanza dell’ospedale. Pur potendo contare sul sostegno di molti benefattori usava le disponibilità economiche che riceveva esclusivamente per gli altri. Nella sua casa quando andavo a trovarlo per qualche colloquio spirituale mi colpiva la sua modestia e la sua semplicità di vita, uno stile autenticamente povero. Di Lui si poteva dire ciò che Manzoni sostiene: “La modestia è una delle più amabili doti di una persona superiore” Alcune settimane prima di morire mi scrisse su di un piccolo foglietto di carta le ultime consegne per la mia vita spirituale. Il foglietto diceva così: Maria Umiltà, Silenzio. Con tanto affetto Francesco Saverio Card. Van. Thuan 18 Luglio 2002. Troppe sono le immagini ed i ricordi di questo straordinario uomo che mi riempiono il cuore e mi danno forza e coraggio. Il segreto della sua vita vissuta in povertà evangelica è il suo profondo amore per Gesù! Scriveva il Card. Van Thuan: “Nella prigione, i miei compagni non cattolici vogliono capire «le ragioni della mia speranza». Mi chiedono, in tutta amicizia e con buona intenzione: «Perché lei ha abbandonato tutto: famiglia, potere, ricchezze, per seguire Gesù? Ci deve essere un motivo molto speciale!». Il Vescovo vietnamita era totalmente preso da Cristo, era completamente trasformato in Lui, soprattutto quando celebrava la Messa dalla quale trovava forza per vivere cristianamente la sua vita di stenti in prigionia. Una volta mi regalò un piccolo calice di legno che veniva dalla Terra Santa e mi disse: “Metti questo piccolo calice all’ingresso della tua camera, ed ogni mattina prima di scendere in Chiesa per celebrare l’Eucaristia guardalo ricordandoti di quello che stai per compiere”. Sono passati alcuni anni ed il piccolo calice ogni giorno mi ricorda il suo amore per l’Eucaristia. Non si può vivere la povertà evangelica se non si vive una vita di profonda unione con Cristo. Talvolta andavo da Lui pieno di preoccupazioni per il lavoro, per l’impegno pastorale oppure per futili motivi. Nei lunghi incontri, nella Confessione sacramentale, con il suo sguardo profondo e semplice sapeva restituirmi speranza e fiducia! Lasciavo la sua casa di Trastevere trasformato dall’incontro e con il ricordo di qualche simpatico proverbio vietnamita. Nelle tasche una piccola medaglietta della Madonna, una croce, un’immaginetta… Quando mi sentivo preoccupato o triste Egli sapeva infondermi subito tranquillità e pace. Non mi è mai capitato di incontrare una persona del genere, così singolare. Sapeva parlare delle atrocità subite con grande serenità e distacco e il suo racconto sapeva curare il mio animo arrabbiato o stanco. Erano incontri che si sono inscritti in modo indelebile nella mia vita spirituale.
Una volta in macchina mi disse: “Ho un tumore, ma non ho paura; sono pronto! Quello che il Signore vorrà è il meglio per me”. Il suo completo distacco dalle cose e dalle situazioni dipendeva da una illimitata fiducia nel Signore. Van Thuan era davvero un’entusiasta della vita, e ance nelle situazioni drammatiche sapeva vedere una luce particolare. Gioiva del mondo, delle persone, degli incontri cordiali e faceva gioire gli altri: riempiva tutti di sorrisi e risate per le sue battute sagaci, per le sue cordiali espressioni. Diceva Aldo Palazzeschi che “Il buonumore è il profumo della vita”. La sua parola incantava perché era piena di aneddoti e di ricordi.
III. LA PRIGIONIA DI PADRE JOSEPH NGUYEN DUC HIEU
In questo viaggio in una terra meravigliosa ed imbevuta di tanta fede non avrei mai immaginato di incontrare un altro testimone della fede cristiana, un sacerdote incarcerato per quattro anni dal 16 luglio 1985 all’11 novembre 1989.
La mattina di lunedì 4 maggio, dopo aver celebrato la Santa Messa ad Hanoi partiamo per la Diocesi di Bac Ninh dove ci attende il Vescovo Mons. Cosme Hoang Van Dat, un gesuita che aveva da giovane prestato il suo servizio al lebbrosario che visiteremo. Con Lui ci sono alcuni sacerdoti che salutano il Nunzio Apostolico. Tra di essi vi è un prete di 68 anni del nome di P. Joseph Nguyen Duc Hieu, che è il Vicario Generale. I preti giovani, in inglese, mi dicono che Egli è stato in carcere per quattro anni e così non posso resistere e mi metto con Lui ed un interprete ad una tavola appartata e il nostro dialogo avviene davanti ad una tazza di latte fresco.
Padre Joseph perché è stato incarcerato?
“Il Governo comunista ha trovato nelle mie mani alcuni scritti del Card. Van Thuan e questo è bastato a mettermi in prigione”.
Dove è stato incarcerato?
“I primi mesi li ho trascorsi in una prigione al nord del Vietnam.
Quanti sono stati i luoghi della sua prigionia?
Tre sono stati i luoghi. In un primo momento sono stato portato a Buc Giang, poi trasferito a Thanh Hoa e finalmente in Ha Nam.
Quale è stato il momento più duro della sua prigionia?
Quando mi trovavo in Buc Giang: ero in cella di isolamento e le condizioni di vita erano durissime: vivevo in una cella ampia 6 metri quadrati recluso tutto il giorno. Poi, dopo sette mesi, mi hanno trasferito alla prigione di Than Hoa nella quale ho svolto i lavori forzati lavorando nelle risaie e nei campi e la stessa cosa avvenne nel terzo campo di lavoro di Ha Nam.
Il Cardinale Van Thuan diceva messa durante la prigionia e Lei riusciva a fare ciò?
Durante la prima prigionia a Buc Giang, quella in cella di isolamento, non mi è stato possibile, mentre in seguito sia a Than Hoa che a Ha Nam mi è stato possibile. Celebravo la Messa nel mio letto da solo e gli amici che mi visitavano in prigione portavano pane e vino.
Dopo la sua liberazione come vive a sua vita sacerdotale?
Uscito dal carcere sono stato riempito di profonda pace e gioia, di profonda unione con il Signore, mi sento molto vicino ai sacerdoti ed ad alcuni fratelli che avevo incontrato in prigione.
Mi può lasciare una frase, un ricordo di Lei e del suo carcere?
Certamente: fammi scrivere: “Guarda al passato per sperare nel futuro e guarda al futuro per vivere bene il momento presente”.
Un’ultima richiesta, vorrei portare con me in Italia un suo ricordo, come ho con me alcuni scritti, un piccolo calice di legno ed una croce pettorale appartenuti al Card. Van Thuan, ha per me un piccolo ricordo?
Don gigi sarò felice nel regalare a te la statuetta della Madonna molto venerata qui da noi, si tratta di una bella copia di Nostra Signora di Quan Ho; portala in Italia e ricordati di me nella tua preghiera… te la vado a prendere”.
Padre Joseph si alza e va a prendere la statuetta, pochi istanti dopo ci trovavamo tutti nel parco della curia per scattare insieme una foto ricordo…
Questo incontro è stato un prezioso regalo di Dio e lo conservo come un momento altamente formativo della mia vita. Mons. Girelli mi chiama, è ora di salire in macchina e di partire alla volta del lebbrosario.
una bella danza vietnamita alla fine della messa di domenica 4 maggio 2015
IV. IL “VESCOVO DEI LEBBROSI”: MONS. COSMA HOANG VAN DAT
La mattina di lunedì 4 maggio, come prima ha descritto, ho avuto l’occasione di incontrare Padre Joseph, ma vicino a lui, con una tazza di latte in mano vi era S.E. Mons. Cosma Hoang Van Dat che guida da alcuni anni la diocesi di Bac Ninh, distrutta dai bombardamenti americani e sotto il tallone del regime dopo la fine della guerra. Il Presule ha ridato fiducia alla popolazione e sta combattendo con coraggio le sfide che ha davanti. Guardando questo vescovo dalla voce gentile, di statura piccola persino per gli standard vietnamiti, non si riesce a comprendere in pieno come sia la sua vita quotidiana a capo di una diocesi tanto particolare ed anche difficile, a motivo della situazione politica. Eppure, ad alcuni anni dalla sua nomina, mons. Cosma Hoang Van Dat ha portato cambiamenti significativi nella vita del luogo che ha dato i natali a 12 dei martiri vietnamiti, uccisi per aver proclamato la loro fede in Cristo durante uno dei periodi più duri nella storia della Chiesa locale.
I cattolici della diocesi di Bac Ninh, a circa 30 chilometri a nord est da Hanoi, sono arrivati nell’anno 2011 a 125mila. Un numero che sembra piccolo, paragonato agli 8 milioni di abitanti della regione, ma che rappresenta il quadruplo dei fedeli che vivevano qui alla presa del Nord da parte dei comunisti nel 1954. In quel periodo, concluso nel 1963, la diocesi aveva soltanto “un sacerdote e mezzo”: uno aveva il permesso di dire messa e celebrare i sacramenti, l’altro era un “sotterraneo”, costretto a operare nell’illegalità con il rischio di essere arrestato e incarcerato. Oggi i sacerdoti sono più di sessanta. Dall’assenza totale di religiose, che guidarono l’esodo dei cattolici verso il Sud, oggi ci sono a Bac Ninh non meno di 300 suore: insegnano catechismo ai bambini e si prendono cura di coloro che risiedono nei 4 campi per lebbrosi della zona. Nonostante il suo enorme contributo, mons. Cosma Hoang Van Dat – che molti chiamano “il vescovo dei lebbrosi” – spiega chiaramente che il merito è tutto della Divina Provvidenza. Il presule spiega: “Non so certo come si guida una diocesi. Ho fatto soltanto attività pastorale, nella mia vita, e per la maggior parte del tempo con i lebbrosi. Faccio ora quello che deve essere fatto, ma non oltre”. Nonostante sia umile e semplice, il vescovo è anche in grado di dire le cose come stanno e affrontare con forza le situazioni scomode. Il 9 settembre 2008 ha guidato 39 sacerdoti e centinaia di fedeli a Thai Ha, per esprimere solidarietà ai padri redentoristi di Hanoi che rischiavano il sequestro dei beni. Arrivato sul luogo della protesta, mons. Hoang aveva detto: “Pregavo per voi da lontano. Oggi ho voluto portarvi la mia solidarietà di persona in questo luogo, dove da piccolo assistevo alla messa”. Una settimana prima era andato a Tam Dao per riconsacrare una chiesa, sequestrata per 54 anni dai comunisti: come conseguenza, aveva subito una settimana di attacchi violenti da parte dei media statali. Combattendo contro le restrizioni del governo e la censura dei burocrati, il prelato ha compiuto 251 visite pastorali in diverse zone di una diocesi che conta 24mila chilometri quadrati di estensione territoriale, dialogando con migliaia di fedeli. Il suo predecessore, divenuto poi il cardinale Pham Dinh Tung, era riuscito a farne solo 5 in 31 anni: arrestato dai comunisti, ha passato buona parte del suo episcopato in galera. Colpita duramente durante la Guerra del Vietnam per la sua vicinanza con Hanoi, la diocesi ha visto l’80 % dei propri luoghi di culto distrutto dai bombardamenti. La priorità di mons. Hoang è stata quella di ricostruire questi luoghi: oggi, a Bac Ninh ci sono 336 punti in cui si può pregare. Il vescovo manda i suoi sacerdoti a visitarle tutte, per celebrare messa e i sacramenti. Ma la Chiesa locale combatte anche contro l’aborto, nel Paese con il più alto tasso di interruzioni di gravidanza del mondo intero. Le suore di Bac Ninh, sostenute dal loro vescovo, forniscono un tetto e un aiuto finanziario a chi rimane incinta e provvedono all’adozione dei bambini non voluti.
Accompagnati dal Vescovo giungiamo al lebbrosario dove per tanti anni Mons. Cosma Hoang Van Dat aveva operato come cappellano. In verità il lebbrosario ospita persone molto anziane che anni fa avevano contratto il male. Si tratta di un ospizio per vecchi che hanno nel loro corpo i vecchi segni della lebbra. Vedere il corpo martoriato da questa malattia non è piacevole, come in Africa non è per niente bello vedere i piedini dei bimbi divorati dalle cimici. Ma questi anziani mi colpiscono molto per la loro serenità. Sono felici di vedere il loro Vescovo ed ancora di più di incontrare il Rappresentante del Papa. I malati sono tutti raccolti in una aula centrale il lebbrosario, la struttura è quella tipica comunista nella quale una grande statua di Ho Chi Min campeggia. Gli edifici sono brutti per il nostro gusto occidentale e ricordano un po’ quelli staliniani della Russia. In una omologazione di cultura, anche l’architettura spegne il suo valore. E’ un incontro per me molto commovente, pur nella sua brevità… il Vescovo mi spiega che per lunghi anni ha servito quella comunità e ci torna spesso per condividere la loro sofferenza e pregare con loro. Ha gli occhi molto buoni quel Vescovo, come buoni sono gli occhi di quei lebbrosi. Sono anziani, con il volto solcati da grandi rughe, ma con gli occhi accesi di gioia per l’incontro. Sembrano dei bambini… con delle rughe, ma gli occhi sono gli stessi, come gli occhi dei bambini. E’ davvero consolante la festa per noi, e al preghiera insieme; ed anche la superiora, la suora responsabile di questa struttura comunista è molto felice. Lascio a lei una piccola pubblicazione sulla nostra ONLUS, anche se è in italiano la riceve con tanto piacere. Rimane il tempo per una nuova preghiera in cappellina, alcune fotografie e poi dobbiamo purtroppo fare ritorno ad Hanoi, la sera ci attende il volo per Saigon, ma porto nel cuore il ricordo di questi angeli buoni, il ricordo, nelle loro membra martoriate, della Carne di Gesù.
V. L’INCONTRO CON LA FEDE DEL VIETNAM E LA MESSA DOMENICALE NELLA CHIESA DI THUY HIEN
Seppure il regime del Vietnam sia ancora comunista, la fede cristiana e cattolica è molto presente e ne ho avuto una prova sconcertante. Domenica 3 maggio, la nostra vettura lascia Hanoi per giungere ad un villaggio lontano circa 70 chilometri dalla Capitale. Il Nunzio Apostolico è atteso per una visita ufficiale. All’inizio del paesino una grande folla ci attende: la banda, il parroco, i catechisti: tutti insieme esplodono in un canto di benvenuto, bambine dai lunghi ed eleganti vestiti con fiori e candele colorate fanno corona al Nunzio, una pioggia di coriandoli partecipa alla festa e la banda riempie con la sua musica le strade del piccolo, ma grazioso villaggio.
L’accoglienza e l’ospitalità sono formidabili: addirittura vi sono persone delegate a tenerci l’ombrello per riparare dal sole cocente ed altre ancora con ampi ventagli cercano di muovere l’aria così umida che incolla i vestiti alla pelle, producendo una situazione molto sgradevole per l’europeo che ancora non si è abituato a questo clima pieno di umidità. La solenne processione giunge davanti alla chiesa ed una folla di uomini ci attende all’esterno. Ci rechiamo alla sacrestia e poi inizia una messa bellissima. E’ difficile trovare in Europa una chiesa così gremita: davanti all’altare stanno assiepate donne sedute su stuoie e gruppi di ragazze vestite con i loro tradizionali vestiti. La messa è in Vietnamita e mi viene dato un messalino, in inglese che mi aiuta a pregare. Sono colpito moltissimo da questa meravigliosa folla che con i suoi enormi occhi e con la sua bontà, mostra una fede genuina e vera che in Italia fatichiamo a trovare. L’omelia viene tradotta dall’inglese al vietnamita, io non posso prendere la parola perché il Governo non lo permette ai visitatori, ed anche Mons. Girelli è molto controllato dalla polizia, ogni suo spostamento è scrupolosamente seguito ed il Nunzio deve presentare alle autorità il suo programma prima di compierlo. Riesco ad intuire che la vita non sia molto semplice nel rapporto con le autorità. Ma quei bambini, quella processione, quei canti di fede sincera in un Paese comunista mi riempie il cuore di gioia. Alla fine della messa due gruppi di bambine eseguono dolcissime danze che mostrano una cultura antica e piena di poesia, che il comunismo non è riuscito ad uccidere. La fede stessa vive ed ha radici profonde, il caso del Card. Van Thuan ne è un esempio eloquente.
Dopo le danze il Nunzio ha parole semplici per la gente e in questo si vede come Mons. Girelli abbia la stoffa di un dolcissimo pastore intelligente e fine.
La messa finisce e fuori dalla chiesa siamo attesi per tante fotografie scattate con i telefonini. Ci rechiamo a pranzo dal parroco e gustiamo un ottimo cibo vietnamita mangiando rigorosamente con i bastoncini. Il caldo è torrido e dobbiamo partire nel primissimo pomeriggio per la visita dell’orfanotrofio di Xuy Xa. Sono giornate intense e piene di emozione per me, emozione che raccolgo in questo scritto, nelle molte fotografie ed in brevi ma significativi filmati in youtube.
VI. L’ORFANOTROFIO DI XUY XA E ADOZIONE DI 10 BAMBINI A DISTANZA
Come per Brasile, Kenya e Perù abbiamo preso in adozione a distanza dieci bambini e ragazzi: cinque femmine e cinque maschi. Mentre in Brasile ed in Perù i bambini sono tutti sani, anche se provengono da situazioni drammatiche ed hanno talvolta dei traumi psichici per violenza e degrado sociale, in Kenya il quadro cambia perché molti di quei bambini sono sieropositivi ed abbiamo poi il problema di un bimbo che sta gradatamente recuperando l’udito grazie ad un intervento offerto dalla nostra associazione. I bimbi di Msabaha inoltre hanno problemi ai loro piedini divorati da terribili parassiti con conseguenze di infezioni invalidanti.
Il quadro dei Xuy Xa ci rivela un contesto diverso dei 10 ragazzi e bambini che abbiamo adottato; solo quattro sono sani: Gia Bao, e tre bambinine Thi Thu Huong, Thi Thuy King e Thi Thanh Van.
Gli altri sei hanno invece situazioni di forte disabilità in particolare due ragazzi: il più grande di 19 anni Hu Tung, che presenta uno sviluppo fermo ai 3 anni; Duc Thanh di quindici anni completamente devastato da ustioni gravi e profonde; abbiamo poi il caso di Xua Loc che è idrocefalo, di Thi Lan che è una bimba Dawn, mentre Van Tuyen è paralitico insieme alla ragazzina di 14 anni Thi Hien che anch’essa è paralizzata e non può stare in piedi da sola.
Tutti questi 10 drammatici casi sono custoditi e ben seguiti dall’amorevolezza dalle Suore della Carità di Vinh. Come vedrete i dieci casi vengono tutti dalle Provincie del Vietnam del nord e gravitano attorno alla Capitale di Hanoi. Dobbiamo ricordare che il nord è ancora oggi la parte più in depressione del Paese in confronto con la più dinamica Saigon al sud. Ecco le dieci storie che ho raccolto nel villaggio di Xuy Xa e che offro alla vostra riflessione e al vostro amore.
1. NGUYEN GIA BAO
È un bimbo di quattro anni con una triste vicenda. La mamma quando aveva quindici anni è stata violentata da un uomo. Da questa violenza è nato Gia Bao. La situazione diventa dura è difficile per la mamma di nome Lin.
Quando Gia Bao ha solo due anni Lin si ammala di tumore, non riesce più a sostenere economicamente se stessa ed il bimbo che lascia all’orfanatrofio. La donna è cattolica ed il bimbo proviene dalla provincia di Ha Nam.
2. VUONG THI THU HUONG
È una bambina di tre anni, che ha perso la sua mamma dopo due mesi della sua nascita. La mamma di chiamava Nah, non era cristiana ma ha compiuto un gesto bellissimo. Quando Nah ragazza giovane rimane incinta ed il suo ragazzo scopre che ha una grave malattia la abbandona.
Il medico propone a Nah una scelta drammatica: o abortire o rischiare di perdere la vita.
Eroicamente Nah decide di non abortire è così nasce una splendida bambina dal nome Thi Thu Huong. Ma il costo è alto e Nah muore dopo due mesi. La bambina viene dalla provincia di Myduc ad Hanoi. La Madre è un bellissimo esempio per noi occidentali.
3. NGUYEN THI HIEN
È’ una ragazza di 14 anni disabile. I genitori sono vivi, ma molto poveri: versano nella miseria più completa. A due ore dalla nascita per complicazioni la bimba diviene disabile.
I genitori hanno lavoro saltuario e svolgono lavori duri e servili. Hanno tre figli di cui solo Thi Hien è in orfanatrofio a Xuy Xa. Anche un altro figlio è disabile. La situazione molto difficile e la famiglia lascia la ragazzina in Xuy Xa perché difficile da gestire. Viene dalla provincia di Ha Nam.
4. NGUYEN DUC THANH
È un ragazzo di 15 anni, forse è il caso che sorprende di più perché il viso ed il corpo sono sfigurati da una grave ustione che è visibile sulle braccia sul petto e soprattutto sul volto. I due genitori sono entrambi morti ed hanno lasciato cinque fratelli.
Il ragazzo all’età di 2 anni è stato vittima di grave incidente. In occasione di una festa una fiaccola di bambù avvolta in stracci e benzina gli cade addosso devastando tutto il suo corpo. Il ragazzo non ricorda nulla, ma soffre il fatto fisico che lo devasta. Occorrerebbe un intervento di chirurgia plastica. Il ragazzo non soffre dolore ed appare molto impegnato nell’orfanotrofio. Viene da Xuy Xa
5. NGUYEN THI LAN
È una ragazzina di 12 anni con sindrome di down. La madre Thien Duc ha cinque figli ed il marito la ha abbandonata. Con le proprie forze non riesce a mantenere tutti i figli e dunque affida Thi Lan alle suore di Xuy Xa . In orfanotrofio la ragazza va seguita attentamente.
Viene dalla provincia di Mi Duc Ham. È molto dolce, ma ha gravi problemi di sviluppo cognitivo e di relazione con gli altri.
6. NGUYEN HUU TUNG
Ragazzo di 19 anni. È una sorpresa perché invece sembra avere solo due anni, sconvolge tenere in braccio questa creatura che sembra avere solo pochi anni ed è fragilissimo. È nato il 9 settembre 1997. Sono in tutto quattro fratelli e sorelle due maschi e due femmine. Il ragazzo non cresce nella forza ed è completamente incapace di intendere e di volere.
Veramente mi è sembrato essere la carne di Gesù. Viene dalla provincia di Chuong My di Hanoi. E’ un caso difficile ed umanamente grave.
7. NGUYEN THI THANH VAN
È la più piccola delle nostre adozioni ed ha solo nove mesi. La donna dopo essere stata sposata ed aver avuto quattro figli dal marito, lascia il marito ed è con un altro uomo che concepisce Than Van.
La donna di nome Li non se la sente di tenere la piccola e così la lascia all’orfanatrofio di Xuy Xa, dove viene amorevolmente accudita dalle suore, la cui superiora è suor Ngat.
8.LUONG XUAN LOC
Xuan Loc ha cinque anni è idrocefalico ed è molto difficile da accudire. Il padre è molto malato e non può lavorare, la madre deve sostituire anche il padre. I due genitori devono allevare tre figli. Vengono dalla provincia di Phu Tho. Si tratta di due bambine ed un bambino.
Solo una bambina è accudita a casa dalla madre, che svolge mansioni molto umili come pulire le case ed anche lavori di fatica che capitano in modo saltuario.
9. NGUYEN VAN TUYEN
È un bambino di otto anni ed è paralitico dalla nascita. Il padre è morto, mentre purtroppo la madre soffre di gravi disturbi mentali.
Van Tuyen ha un fratello ed una sorella. La famiglia viene dalla provincia di Yen Bai.
Anche questo bambino in orfanatrofio deve essere accudito con particolare cura a motivo della sua situazione di grave disabilità.
10. LUONG THI THUY LING
La bambina ha nove anni ed è dolcissima. La madre si chiama Luy e svolge lavori saltuari con i quali non riesce a garantire la sopravvivenza e quindi due figli sono nell’orfanatrofio. Thuy Ling studia in classe 9 ed è della provincia di Phu Tho. Anche per questa bambina è necessario trovare una adozione a distanza per poter mantenere i suoi studi e la sussistenza.
L’ORFANOTROFIO DI XUY XA
L’orfanotrofio nasce nell’anno 2000 vicino alla parrocchia di Xuy Xa, proprio adiacente alla chiesa parrocchiale per volontà di Padre Giuseppe Hoang che fa partire questo progetto, oggi gestito dalle Suore della Carità di Vinh, la cui superiora è suor Nguyen Thi Ngat. La casa è conosciuta coma Casa del Sacro Cuore.
La peculiarità dell’orfanotrofio è quella di essere una eccezione perché non è statale. Il governo di Hanoi lascia fare. Per sostenersi l’orfanotrofio chiede aiuto con le questue durante le messe parrocchiali, oltre al piccolo stagno d fiori di loto che produce magre entrate per sfamare i tanti bambini disabili
Le 10 adozioni vorrebbero raccogliere per tre anni euro 300 in modo da inviare all’istituzione euro 3000 all’anno e 9000 in tre anni.
Non vogliamo dare come in tutti gli altri casi soldi ai singoli bambini, ma all’istituto. Abbiamo individuato in Padre Bruno, responsabile della Caritas di Hanoi, la persona che potrebbe essere per noi il riferimento: i soldi sarebbero inviati sul conto della Caritas a fronte di ricevute e di bilanci semestrali da inviare al Direttorio della nostra ONLUS.
COSTRUZIONE NUOVA CUCINA E DORMITORIO
Oltre alle 10 adozioni a distanza abbiamo individuato con il Nunzio Apostolico Mons. Leopoldo Girelli un concreto intervento a favore dell’orfanotrofio.
La struttura che abbiamo visitato è fatiscente e non è adatta ai piccoli ospiti molte volte affetti da patologie serie.
La parrocchia ha messo a disposizione un nuovo terreno e le suore hanno iniziato a costruire un nuovo orfanotrofio, ma non sono in grado di concludere per la mancanza di fondi… Abbiamo chiesto di formulare un preventivo ed una lettera di richiesta da parte del Direttore della Caritas. In data 4 maggio 2015 – nella sede della Caritas di Hanoi padre bruno con la superiora Sr Ngat e il parroco della parrocchia di Xuy Xa mi hanno consegnato una lettera firmata da loro tre con la seguente richiesta: quella di concludere i lavori iniziati dell’orfanotrofio.
Si tratta di concludere la costruzione della cucina e dei dormitori e la richiesta è di EURO 16.500 suddivisi in tre capitoli di spesa:
1. Tetto e porte
2. Acquisto del materiale per le rifiniture
3. Costo della manodopera.
La nostra proposta è stata di suddividere la somma richiesta in tre parti.
Due prime rate di euro 5000 e ultima rata di euro 6500. Ogni rata verrà erogata solo a fronte delle ricevute inviate e a fronte di una scrupolosa relazione a padre Bruno.
Il tempo ipotizzato è dai sei agli otto mesi dall’erogazione delle prima rata di spesa.
Possiamo dirci soddisfatti e mentre volo da Singapore a Doha in una notte dolcissima sono contento di quanto avvenuto e prego dio di aiutarci sempre in questo progetto che ha portato Santina in Vietnam con la nostra associazione.
Nell’occasione abbiamo lasciato a Padre Bruno Euro 300 per acquisto di 6 carrozzelle per un programma di aiuto alle persone disabili ed anziane.
VII. HANOI: LA VISITA ALLE FAMIGLIE POVERE SULLE RIVE DEL FIUME HONG
Dopo essere rientrati dal villaggio di Thuyhen, la sera di domenica 3 maggio chiedo a don Bruno, responsabile della Caritas di Hanoi, di poter visitare la parte più povera della città. Il sacerdote acconsente volentieri ed in un’ora organizza per me la visita. Vi è un seminarista molto bravo che parla italiano, di nome Xuan, lui mi accompagnerà con la moto, ma occorre anche l’aiuto di due persone esperte e che conoscano bene le famiglie che visiteremo nella loro miseria, sono due suore che si dedicano alla visita di questa periferia.
Come poi a Saigon, questa periferia di Hanoi sorge ai margini del grande fiume Hong. La nostra moto sfreccia caotica per Hanoi ed in venti minuti giungiamo alla nostra destinazione.
1. IL TUGURIO DI THANH HAI
La prima abitazione che visitiamo mi impressiona molto. Lasciamo la moto e al di là di una rete metallica individuiamo lo scorrere di una fogna, un uomo molto magro vestito con dei poverissimi panni a dorso nudo ci apre lo sgangherato cancelletto; per arrivare alla sua abitazione dobbiamo percorrere in bilico alcuni metri su assi che costituiscono un piccolo ponticello instabile e che da l’impressione di crollare da un momento all’altro. Ci troviamo così sul ciglio di un torrente puzzolente, ennesimo scolo di una fogna a cielo aperto, addossato a questa fogna, abita lui, da solo: Thanh Hai. Ci permette di entrare nel tugurio, e mi sembra di entrare nella povertà della capanna di Nekesa in Africa. Il tetto è costituito da assi, stracci e lamiera sorretti da alcuni pali, all’interno in pochissimi metri quadrati vi è una bombola per il gas sul quale l’uomo si sta cucinando la povere cena. Una candela rossa porta luce, perché la casa non contiene ne elettricità, ne acqua. Ci sediamo su quello che deve essere il suo letto, intuisco questo perché la lorda zanzariera è predisposta per la notte. Il clima umido e caldo di Hanoi pone quel tugurio in una situazione di tanfo e di mancanza totale di igiene, eppure Thanh Hai vive in quelle condizioni da ben 20 anni. Il fumo della candela si mescola con la puzza e crea un clima insopportabile, penso che la mia tshirt ne sappia qualche cosa perché per tutta la sera puzzerà di quella miseria. Chiedo all’uomo quale sia il suo lavoro, mentre meticolosamente scrivo quanto mi dice. “Padre, io vivo qui da venti anni e compio lavori saltuari ed occasionali, faccio di tutto: imbianchino, muratore, vendo acqua, oppure porto pesi nelle case… ma non riesco a vivere con questi mestieri e così qui vivo da tanto tempo. Il comune mi vuole cacciare da qui, ma non so proprio dove andare”. Colgo in lui qualche forma di disagio psichico dovuto alle mortificazioni in cui vive. Cambio argomento e cerco di entrare in familiarità con lui… “Vedo che nella tua pentola vi è carne con alcuni vegetali, cosa cucini di buono?” Non mi sono reso conto di aver toccato un argomento tanto problematico per noi occidentali: “Don gigi, questo è cane cotto con il bambù. Ne vuoi assaggiare un po’?”
Mentre pronuncia quelle frase, a momenti svengo: la mancanza totale di igiene, il tanfo che regna unito al fumo della candela e soprattutto la carne di cane… mi mettono il vomito. Oddio, dico dentro di me, ma che schifo! Se ne accorgono le suore che con gentilezza in inglese mi spiegano che il cane è la carne dei poveri e che in Vietnam è uso mangiare questo animale. Prendo un respiro forte e con grande gentilezza, per non mettere a disagio questo amico, rispondo: “Grazie di cuore, ma questa sera ho già preso appuntamento per la cena” e poi aggiungo una studiata bugia: “La prossima volta che vengo da te sicuramente accetterò questo ottimo piatto!” Le suore mi dicono che è davvero arrivato il tempo di lasciare l’abitazione di Thah Hai e altre famiglie ci aspettano… Saluto gentilmente quel povero ed auguro a lui salute e pace pur sapendo che vive una triste vita, ma forse molto più serena di tanti italiani che vivono nella ricchezza. In lui la miseria non ha tolto dignità e ci saluta con grande cordialità.
Richiudiamo il cancello e nella mia testa vi è ancora la storia del cane che Thanh Hai mi aveva offerto da mangiare. Avevo visto nel centro storico di Hanoi una macelleria per cani, mi avevano fatto un po’ schifo, anche se non so se si possa chiamarla “macelleria” visto che si trattava di due ragazze sedute in una bancarella che esponeva carne di cane (thịt chó in vietnamita) sia cruda che già arrostita; ma poi non mi ci ero fermato più di tanto…
Se ne accorge Xuan che sto pensando ancora a quel cane cotto insieme al bambù e con grande gentilezza mi dice: “Scusa don gigi, tu stai ancora pensando al fatto che in Vietnam si mangia comunemente il cane?” Non posso mentire lui e rispondo: “Scusa Xuan, ma a momenti vomitavo in quella casa, per me è impossibile mangiare carne di cane…”.
Xuan prosegue: “Don gigi prima di prendertela con i vietnamiti pensa un po’ a questo fatto, apri il tuo cervello: in India se uccidi una vacca finisci in prigione. In California macellare e mangiare carne di manzo è cosa buona e giusta, però guai a toccare i cavalli. In Italia macellate allegramente sia le vacche che i cavalli, però se qualcuno vi parla di carne di cane gridate al massacro. Trattate i cani come delle persone e spendete così tanti soldi, che con i soldi che destinate ad un cane in un mese, questi poveri che visitiamo questa sera sarebbero tutti sfamati e in alloggi molto più puliti e sicuri per una settimana, e parliamo di sette famiglie… Comunque nel nord del Vietnam mangiare la carne di cane è un’usanza largamente accettata. Don Gigi, sembra che la carne di cane si sia diffusa nel nord del Vietnam durante le carestie dovute ai tanti anni di guerra che questa terra ha dovuto subire. L’usanza è poi entrata a far parte della cultura”. Man mano il giovane mi fornisce queste spiegazioni entro più profondamente in questa mentalità e rispondo a Xuan: “Si, Xuan, hai ragione probabilmente i cani allevati per la loro carne non sono considerati animali domestici. Come invece noi consideriamo il cane come parte della famiglia e diamo a loro un nome. Questi cani non hanno un nome e crescono nelle stesse fattorie che allevano polli, maiali e manzi destinati al mercato. Certo, questi cani probabilmente passano tutta la vita in una gabbia prima di essere macellati, e se la mettiamo su questo piano la cosa fa tristezza. Ma sarebbe ipocrita pensare che polli, maiali e manzi ricevano un trattamento migliore”. Le suore ci chiamano dobbiamo andare, altre famiglie ci aspettano ed è ormai buio.
2. LA PALAFITTA-BARCONE DEL VECCHIO THAI MHA CHUNG
Inizia così un lungo percorso di circa due ore che ci porta in stretti vicoli, dove lo squallore fa da cornice a persone giovanissime, ma provate dalla miseria, ragazzi e ragazze molto giovani, genitori appena ventenni con in braccio un bimbo nascosto sotto il grande cappello tipico di queste zone del Vietnam. Giungiamo ad una piccola piazzola dove dobbiamo lasciare le nostre due moto. Qui abita una famiglia cristiana. Le suore quando dicono che vengo dal Vaticano sentono che la gente chiede una preghiera, una benedizione, una giovane donna vestita di giallo di nome Thi Ha Kam – che diventerà la nostra guida – chiede anche di confessarsi… impossibile non conoscendo la lingua. La sera ormai è scesa e si accendono le luci del grande ponte sul fiume Hong. Dobbiamo proseguire a piedi; Thi Ha Kam ci guida in mezzo ad un sentiero nel verde della vegetazione che – anche se in mezzo al degrado della grande città – permane sempre piena di forza.
Il nostro ultimo incontro sarà con le famiglie che abitano su dei tuguri galleggianti a metà tra la palafitta ed il barcone, dove si convive con i ratti fluviali, nugoli di zanzare e rane. Thi Ha Kam mi offre la sua mano, la notte è veramente buia e non vedo la strada, rallentiamo il passo e procediamo in fila indiana in mezzo alle sterpaglie: Thi Ha Kam, io, Xuan e le due meravigliose suore anch’esse giovanissime.
Dalle rive dell’inquinato fiume ci viene incontro un uomo che abita nella prima casa sul fiume che incontriamo, sua moglie è in casa. Thi Ha Kam ci dice che sarebbe disponibile ad ospitarci in casa… ed io volentieri acconsento. Per giungere al tugurio galleggiante vi è un sentiero in mezzo all’acqua fatto di sassi, poi i sassi scompaiono e trovano posto delle assi, come nella precedente casa, che poggiano su di un patio fluttuante prospiciente la casa, un passo falso e si finisce nella schifosa acqua del fiume.
Thi Ha Kam con grande agilità attraversa il ponticello per giungere alla baracca di quell’uomo. In modo più incerto giungo anche io ed entrando in quella casa illuminata da una lampada a olio, mi commuovo: vi è una povertà estrema, ma questa volta la piccola stanzetta di tre metri per tre appare pulita, o almeno ordinata, non siamo nel caotico disordine della casa di Thanh Hai, visitata all’inizio del nostro viaggio nella miseria di Hanoi. Il vecchio Thai Mha Chung prepara il te. Dispone le piccole tazze davanti a noi e con un secchio pesca dal fiume l’acqua e la mette a bollire… Mi trovo davanti ad un’altra tremenda sfida. Se facevo fatica a pensare di mangiare carne di cane è altrettanto duro pensare di bere dall’acqua di quel fiume sporco e lurido, il cui tanfo di marcio giunge fino a noi. Ma… lascio fare. Inizia una piacevolissima conversazione che viene puntualmente tradotta in vietnamita dal mio fidato Xuan. Parliamo del Vietnam, della vita difficile, del Papa a Roma, delle loro famiglie… Thai Mha Chung mi riempie la piccola tazzina di te, la porto alla bocca e contemporaneamente la nascondo con la mano. Siamo seduti sul pavimento con le gambe incrociate, mi riesce semplice vuotare un po’ di contenuto della tazza per terra senza farmi accorgere: nel giro di tre volte la tazza è completamente vuota e l’accompagno con una seconda bugia: “Grazie di cuore Thai Mha Chung, il tuo te era molto buono”. Mentre dico così Thi Ha Kam ci dice che è ora di tornare, lei deve uscire per le strade di Hanoi a lavorare: vende acqua ai passanti… il suo lavoro è precario ed insufficiente, ma ogni sera deve provare a racimolare qualche denaro. Prima di uscire dal tugurio, mi inginocchio e bacio i piedi ai due vecchi, sempre più mi convinco che nella miseria abita la Carne di Gesù, come duemila anni fa nella capanna di Betlemme.
Salutiamo Thi Ha Kam riprendiamo le nostre moto e facciamo ritorno al seminario di Hanoi, la prima giornata intera vissuta ad Hanoi è stata sfruttata fino all’ultimo secondo.
VIII. CASA APERTA FATIMA PER RAGAZZE MADRI A NHA VAN HOA
Lunedì, 4 maggio 2015, prima di andare in aeroporto e volare verso Saigon, con Mons. Girelli ci rechiamo nella località di Nha Van Hoa, dove le suore hanno una Casa Aperta dal nome Fatima. Dopo circa un’ora di strada arriviamo a questo villaggio. Le suore stanno costruendo, con aiuto di benefattori, una nuova casa per le ragazze madri. Nella casa vi è anche un asilo normale dove le mamme la sera vengono a riprendere i loro piccoli. Sono bimbi bellissimi, dai tratti orientali, in particolare mi colpisce una piccola bimba vestita di blu, molto dolce e con il visetto allegro, salutiamo tutti i bimbi che giocano sulla giostra collocata fuori dalla casa, nel giardino. E poi salutiamo le tre ragazze madri. Una di esse sta per partorire e partorirà due gemellini, un’altra ragazza mi mostra la sua piccola bimba che è nata con il labro leporino: sarà operata a settembre, ma occorrono alcuni denari (300 Euro) per pagare a lei ed alla sua mamma il viaggio ad Hanoi e la loro permanenza. Speriamo così di trovare con questa relazione una buona persona intenzionata a compiere un gesto di generosità.
Risaliamo in auto e partiamo per l’aeroporto di Hanoi, alle ore 19.00 un volo di Vietnam Airlines ci porterà a Saigon dove si svolgerà la seconda parte della nostra missione umanitaria.
IX. SAIGON: VISITA A TRE FAMIGLIE POVERE
La mattina del 6 maggio, ben preparati da Padre Vincent in un incontro il giorno precedente nella sede della Caritas Nazionale a Saigon alle ore 9 partiamo con la moto per visitare quartieri di miseria nella vasta periferia della città che si trova al sud del Vietnam.
Una delle caratteristiche di tale povertà, che ho potuto verificare anche nelle squallide periferie di Hanoi nel Vietnam del nord è che la povertà sceglie come luogo di vita la sporcizia. Sulle rive del fiume Saigon, come quelle del fiume Hong nella Capitale vietnamita si sviluppa la vita di famiglie e nuclei famigliari che vivono ai bordi di fiumi totalmente inquinati e nella confluenza di fogne e latrine, che generano stagni dal fetore incredibile. Dalle povere baracche si vede così liquame e scarichi di fogne che, quando l’acqua si alza a motivo delle grandi piogge o della piena del fiume, invadono letteralmente l’abitazione che diviene un luogo insalubre. I poveri che abitano in questo inferno vengono dalla campagna e raggiungono la grande città nell’abbaglio di trovare lavoro e danaro, ma poi il miraggio scompare e la loro vita risulta essere peggiore a quella che prima vivevano, almeno in condizioni di vita più igieniche, in mezzo alla bellissima natura del Vietnam. Ci accompagnano nella visita Padre Vincent Dong, un salesiano che è responsabile della Caritas nazionale. E tre suore della congregazione Lovers of the Cross di Hanoi.
Dopo l’esperienza vissuta con Nekessa in Kenya e l’accompagnamento economico che abbiamo a Lei garantito, abbiamo pensato di far partire in modo sperimentale anche l’adozione di nuclei famigliari, che pur facendo riferimento ai bambini si articola in un aiuto a tutto il gruppo familiare a cui appartengono. La cifra che chiediamo per questo impegno è di Euro 300 annuali per un ciclo di tre anni, per un totale di 900 Euro in tutto. I soldi vengono bonificati sul conto della Caritas di Hanoi e sono le suore a provvedere per le famiglie latte, riso, medicine e beni di prima necessità. Responsabile e referente di questo progetto è suor Teresa Ngoc Thuy che ha una buona conoscenza delle povertà di Hanoi. E’ lei che per noi ha predisposto il profilo delle tre famiglie in adozione.
1. LA FAMIGLIA DI LE THI THIEN NHAN
Appena entrati nella baracca, mi colpisce lo squallore: siamo in una specie di palafitta che, appoggiando sulla terra ferma, si propende sul fiume Saigon ed è raggiunta sia a destra che a sinistra da fetidi scarichi di fogne. Le pareti sono in legno e sono dei semplici divisori di poca o nulla sussistenza. In un primo ambiente vi è una specie di cucina e, seduta per terra, vi è una vecchia che ci fa capire che ha un forte mal di gambe, probabilmente divorata dall’artosi… più in la si apre una specie di finestra senza vetri che guarda sul puzzolente fiume che scorre sotto di noi, un water per i servizi igienici; con una piccola scala si sale al piano superiore dove le zanzariere mi fanno capire sia il luogo in cui la famiglia dorme. Mi chiedo come si possa dormire in un ambiente così malsano e privo di ogni bene primario, come luce ed acqua potabile. I volti dei due ragazzi sono pieni di bontà e dolcezza, inizia così il nostro incontro con loro. Mentre parlo mi sembra di tornare in Africa, nella capanna di Nekesa dove ho trascorso la notte e mi ripropongo in un prossimo viaggio di ripetere la stessa esperienza vivendo una giornata a contatto con queste forme estreme di povertà.
La bambina di cui parliamo si chiama Le Thi Thien Nhan ed è nata il 21 agosto 2003, ha dunque quasi 12 anni e frequenta la scuola di Au Dung Lan. Ci riceve con la divisa scolastica, con noi infatti vi è Mons. Leopoldo Girelli, Nunzio Apostolico e P. Vincent deve aver avvisato con il telefono dell’importante visita. Il padre di Le Thi Thien Nhan svolge lavori manuali con salari molto bassi. La madre ha un piccolo lavoro ogni sera, è un lavoro che si è inventato lei: ogni sera gira per le strade della città per vendere acqua. Le Thi Thien Nhan vive con la sua mamma nella casa della nonna con il suo fratello più giovane che si chiama Hieu e che abbiamo incontrato insieme con lei.
Il salario di questa famiglia è instabile, incerta è dunque la rendita economica mensile e vivono insieme in un luogo dove la fogna entra in casa durante la stagione delle piogge.
2. LA FAMIGLIA DI NGUYEN VAN HAI
Nguyen Van Hai è un signore nato nel 1953 ha dunque 62 anni ed è il nonno di cinque bambini e con la nonna si prende cura di loro. La madre dei cinque piccoli è scappata, mentre il padre è morto. Per mantenere i cinque bambini il Signor Van Hai durante il giorno svolge un servizio di taxi con la sua moto; è davvero difficile per loro sopravvivere: ogni mese deve pagare 800.000 vnd (circa 35 Euro) per l’affitto della lurida baracca in cui vivono. La casa è molto sporca, piccola e l’inquinamento ambientale è folle, vivono circondati da stagno di liquame nel quale si trovano bottiglie di plastica ed ogni genere di immondizia. I bambini hanno la scabbia. Ecco i nomi dei cinque bellissimi bambini che vivono in questa situazione terrificante… Nguyen Thi be Tuyen nata nel 2002, Nguyen Tong Nghia nato nel 2004; Nguyen Thi bich Tiam nato nel 2008 ed infine le due più piccole Nguyen Thi Tim Anh che ha cinque anni nata nel 2010 e Nguyen Thi Phi Nhung nata nel 2012 ed ha solo 3 anni.
La visita a questa famiglia mi colpisce profondamente, forse più di tutte le altre: una bambina dorme su di una amaca improvvisata, un altro ha il biberon e dorme per terra, mentre Thi Bich Tiam e il suo fratellino Tong Nghia ci aspettano sulla porta della capanna. Ogni volta che nel mondo i incontro con queste situazioni di povertà estrema mi sento ridicolo nel vedere quanto esse siano capaci di mettere in luce la mia miseria e la mia povertà. Molto spesso bramo magari di vedere il Papa, di stare a Lui vicino ed invece non mi accorgo che sono chiamato da Gesù a stare vicino alla sua carne che sono i poveri. Vi è molto di più nell’essere carne di Cristo che vicario di Cristo e tutto ciò Papa Francesco me lo insegna con la vita. Prendo in braccio dolcemente la piccola di 7 anni e scorgo nei suoi bellissimi occhi a mandorla neri una profonda tristezza… pur essendo così piccola ha già passato la grande prova della sofferenza causata dalla mancanza di tutto e soprattutto di affetto. La riempio di baci e non contento mi inginocchio e bacio i piedi del vecchio Nguyen Van Hai che pur avendo solo 62 anni ne dimostra di più.
Quel bacio purifica la mia vita cretina, espia i miei peccati e trasforma il cuore, come era avvenuto baciando le mani della lebbrosa nel lebbrosario di Bac Ninh. Ogni volta che bacio la miseria, la ricchezza entra nel cuore, ogni volta che mi allontano dalla mia vita agiata e ricca per vivere con i poveri e con uno stile povero, la mia vita diventa estremamente ricca di significato e di forza umana e spirituale, come dopo aver ricevuto al comunione eucaristica ogni mattina.
La nostra breve visita si conclude, salto in moto e nel cuore mi sovviene il ricordo di una frase che mi diceva il Cardinale Van Thuan: Don gigi non possiamo dimenticare che gran parte dell’umanità vive in un mondo in cui scarseggiano i beni materiali e milioni di persone lottano quotidianamente per la sopravvivenza. Il divario tra ricchi e poveri si allarga sempre più in maniera drammatica. Rivolgo a Lui la mia preghiera mentre la moto percorre le strade affollate e caotiche di Saigon: “ Ti prego, per tua intercessione, tu che sei stato Vescovo in questa città: aiuta i tuoi poveri e fammi capire come li possa aiutare. Amen”.La nostra moto si sta dirigendo verso la terza famiglia quella di Trieu Phuoc Trung, un ragazzo di 12 anni con una storia pazzesca.
3. LA FAMIGLIA DI TRIEU PHUOC TRUNG
Il ragazzo Trieu Phuoc Trung è nato il 5 febbraio 2003 e studia nella scuola Rach Ong School, nell’ottavo distretto. A motivo di un tumore il suo papà è morto, e, dopo un anno, anche la madre è morta a motivo di un ictus celebrale. Questo è stato un grande trauma per il ragazzo che non aveva ancora compiuto un anno. Iniziò a vivere con sua nonna molto anziana che alcune settimane dopo morì lasciandolo solo. E così nuovamente Trung deve cambiare abitazione e va a vivere con sua zia. In una casa grande non più di tre metri quadrati e nella quale vivono in tre persone nella casa lui, la zia ed una cugina della zia, senza luce ed acqua. Hanno solo un letto per tre persone dove mangiano dormono e studiano. Dopo scuola Trung aiuta la sua zia confezionando in casa ceste di vimini. Il bambino ha un sogno di diventare sacerdote ed è chierichetto in chiesa Binh Xuyen Church. Pochi giorni prima della visita di S.E. Mons Leopoldo Girelli, Nunzio Apostolico, il bambino aveva sognato che Papa Francesco era andato a trovarlo. Che bella coincidenza la visita del Rappresentante del Papa in Vietnam nella sua umile casa! Insieme abbiamo pregato davanti al quadro di Gesù della Divina Misericordia e Mons. Girelli ha rivolto al piccolo gruppo familiare un breve incoraggiamento, ed ha donato latte e cibo per il quotidiano sostentamento.
APPENDICE: IL PROGRAMMA DEL NONO VIAGGIO DI SOLIDARIETA’ IN VIETNAM 30 APRILE -8 MAGGIO 2015
| GIORNO | MATTINO | POMERIGGIO |
| Giovedì30 aprile 2015QATAR | Ore 22.40 Roma – Doha (Qatar) arrivo ore 5.15 | |
| Venerdì1 maggio 2015 SINGAPORE |
Ore 7.00 Doha – Singapore | Ore 19.55 Arrivo, spostamento in Nunziatura cena e pernottamento |
| Sabato2 maggio 2015 VIETNAM HANOI |
Ore 9,30 Santa Messa in NunziaturaOre 11.30 partenza per aeroporto | ore 13,05 partenza per Hanoi con volo Vietnam Airlinesore 15,25 arrivo ad Hanoi – trasferimento alla residenza del Nunzio, visita della Cattedrale e passeggiata nel centro storico della Capitale- cena e pernottamento |
| Domenica3 maggio 2015 HANOI |
ore 07,00 partenza per la parrocchia di Tuy Hien, arcidiocesi di Hanoiore 10,00 Santa Messa e pranzo nella parrocchia di Tuy Hien | ore 13,00 visita all’orfanotrofio di Huy Xa visita all’area dove sorgerà nuovo orfanatrofio in vista di un aiuto alla costruzione della struttura, 10 adozioni a distanza e ritorno a Hanoiore 15,30 incontro con il responsabile della Caritas di Hanoiore 17,00… visita alle famiglie povere di Hanoi con seminarista Xuan e le suoreore 19,30 Aperitivo e cena nella Residenza di Mons. Girelli |
| Lunedì4 maggio 2015
HANOI |
– Ore 8,00 S. Messa nella residenza del Nunzioore 09,00 partenza per Bac Ninh incontro con il Vescovo e con P. Josephore 10,00 visita al lebbrosario di Qua Cam, Bac Ninhore 13,00 pranzo in residenza ad Hanoi | – ore 15,00 partenza per la località di Nha Van Hoa visita alla Casa Aperta per ragazze madri Fatima, bimba dal labbro leporino in aiuto- ore 18,55 partenza per Ho Chi Minh City con volo Vietnam Airlines- ore 09,00 arrivo a Ho chi Minh e trasferimento alla residenza del Nunzio |
| Martedì5 maggio 2015 SAIGON |
– Ore 8,00 S. Messa nella residenza del Nunzio- Ore 9,30 Incontro con P. Vincent della Caritas Nazionale- Ore 13.00 Pranzo dal Nunzio | – Ore 15.00 Visita della città e della natura del Vietnam- Ore 20.00 Cena di festa in ristorante italiano |
| Mercoledì6 maggio 2015 SAIGON |
– Ore 8,00 S. Messa nella residenza del Nunzio- Ore 9,00 partenza per visita ai quartieri poveri della città di Saigon ed incontro con tre famiglie della periferia- ore 13.00 pranzo nella residenza del Nunzio | – ore 16,30 partenza per Singapore con volo Vietnam Airlines- ore 19,25 arrivo a Singapore – cena in Nunziatura. |
| Giovedì7 maggio 2015 SINGAPOREQATAR |
– Ore 8,00 S. Messa nella residenza del Nunzio- breve visita alla città- Pranzo in Nunziatura con Consigliere Ambasciata italiana | – Ore 16,00 Visita della città di Singapore nel suo centro- ore 19,30 cena in Nunziatura e trasferimento in aeroportoOre 21.20 partenza per Doha e arrivo alle ore 23.55 |
| Venerdì8 maggio | Ore 1.45 Doha – RomaOre 6.55 Arrivo a Fiumicino e fine del Nono viaggio di Solidarietà |





