Viene qui riportata una selezione di fotografie riguardanti i funerali di Santina a Bergamo
III. NOTE TECNICHE PER I FUNERALI DI SANTINA A ROMA ED A GERUSALEMME
– Giovedì 13 Dicembre, alle ore 18, il Cardinale Angelo Comastri celebrà una messa di suffragio davanti l’urna delle ceneri di Santina. La celebrazione avverrà nella Cappella di Villa Maria Assunta in Via Aurelia Antica 284 a Roma. Vi è un ampio parcheggio. Per informazioni il numero di telefono è: 06 39366804. I sacerdoti che intendono concelebrare sono pregati di portare camice e stola viola. Si potrà rendere omaggio all’urna delle ceneri di Santina dalle ore 8,00 alle ore 20,00 di giovedì 13 dicembre 2012. La mattina di venerdì 14 i resti mortali di mia madre partiranno per Gerusalemme. Sabato 15 dicembre 2012 nella Basilica del Santo Sepolcro vi sarà la Messa di Risurrezione ed il canto del Te Deum per la Vita di Santina e cercheremo di vivere la morte di Mamma alla luce della risurrezione. Lunedì 17 dicembre nella chiesa di Santa Maria dello Spasimo sulla Via Dolorosa, vi sarà la messa funebre per la sepoltura delle ceneri che avverrà nella cripta del terzo secolo e dove si ricorda l’incontro di Gesù con Sua Madre. Un giorno spero che anche le mie ceneri possano riposare in quel luogo, in modo che i numerosi pellegrini vedendo il sepolcro di Santina ed il mio possano pregare per un prete e la mamma di un prete che aspettano lì insieme, la risurrezione della carne. Vi aspetto tutti per dare l’ultimo saluto ai resti mortali di Santina… o a Roma …o a Gerusalemme!
CRISTO E’ RISORTO!
Vivo con Santina i 50 giorni di Pasqua
Io ritengo di non conoscere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questo Crocifisso
IV. BREVE NOTA CRONOLOGICA SULLA MORTE DI SANTINA ZUCCHINELLI
Sabato 24 Novembre 2012, alle ore 2,15 vengo svegliato al telefono da Olinda che dice che la Santina non respira bene. Chiamo Carolina e il cardiologo Attilio Iacovoni. Insieme decidiamo di portarla all’Ospedale di Bergamo. Santina arriva in ospedale e perde i sensi è un arresto respiratorio si intuba e massaggia per sei minuti, riprende i sensi ma viene intubata. Parto per Bergamo alle 3,20 del mattino. Santina viene ricoverata in Terapia Intensiva della Cardiochirurgia. Lunedì 26 Novembre nel pomeriggio le condizioni generali sono buone e viene dimessa dalla Terapia Intensiva per il reparto di Cardiochirurgia, Mamma non è cosciente. Dal 26 Novembre al 2 Dicembre rimango a Bergamo con Santina e prego intensamente con Lei. Riceve quotidianamente l’Unzione dei Malati, recitiamo il Rosario e le preghiere della Mattina e della Sera. Domenica 2 dicembre celebro con Santina l’ultima messa con le letture del giorno di Pasqua, amministro l’ultima volta l’Unzione dei Malati e riceve la comunione sotto le specie del vino consacrato sulle sue labbra. Parto per Roma, ma nel pomeriggio appaiono le prime crisi neurologiche. Il sistema centrale appare danneggiato irrimediabilmente. Lunedì 3 dicembre ritornano le crisi ed appare una sepsi partita dalle vie urinarie. Martedì 4 dicembre con il volo della sera rientro a Bergamo e corro in Ospedale. Il volo è in ritardo e giungo in Ospedale alle 22,20 Santina spira alle 22,15. Do un grande bacio alla su fronte ancora calda di Mamma e avviso Carolina. Terminiamo la giornata con le preghiere della sera e la benedizione della salma.
V. PER UN AIUTO ALLA RIFLESSIONE: IO RITENGO INFATTI DI NON CONOSCERE ALTRO IN MEZZO A VOI SE NON GESÙ CRISTO E QUESTI CROCIFISSO
Santina è entrata in Paradiso il 4 -12-12 solo con questa conoscenza
I. INTRODUZIONE: UN POLVEROSO CROCIFISSO
Anni ed anni fa, Santina faceva le pulizie nella Banca Cooperativa Diocesana per guadagnarsi da vivere e sfamare due piccoli bambini, che come vedova da sola cresceva con il sudore della fronte. In questi vecchi uffici un bel giorno decisero di cambiare arredamento: mobili, poltrone, vecchie librerie sarebbero state sostituite da nuovi, eleganti ed efficienti arredamenti. Si iniziò da un ufficio abbastanza ampio che aveva bisogno anche di tinteggiatura. I mobili furono accatastati fuori in attesa di essere dismessi. Si era così creato un cumulo di mobili rotti uniti ad una sgangherata scrivania ad una polverosa poltrona sgualcita, ed in un vecchio cestino di vimini per la carta era finito uno polveroso e sporco crocifisso. Dal cestino usato per la carta spuntavano i piedi del crocifisso, in mezzo a stracci impolverati usati dagli uomini di fatica per spostare i mobili. Il povero crocifisso giaceva in una situazione di totale squallore in mezzo ad una piccola catasta di mobili di legno rotti, assi schiodate, panni impolverati destinati tutti ad essere dismessi. Un ammasso di roba vecchia destinata ad essere distrutta e scartata. Santina scende la mattina per le pulizie ed incontra il Direttore della Banca: “Buongiorno Signora Santina, buon lavoro!” “Buongiorno Signor Direttore, di buonora questa mattina vero?” “… Con gli operai qui in Banca per il cambio degli arredamenti è meglio dare un’occhiata, non si sa mai! Ad esempio, guardi quanta roba senza valore abbiamo scartato, tutta quella roba li verrà distrutta e venduta come legna da ardere” Santina guarda incuriosita verso la catasta di mobili e rimane perplessa… Si avvicina ai vecchi mobili guarda con attenzione, poi vede il cestino di vimini. Si ferma, aguzza la vista e si chiede se quello che intravede sia veramente quello che pensa. “Signor Direttore posso guardare un momento?” “Faccia pure Signora!” Lentamente, sembra addirittura attenta a non voler far male al povero crocifisso, oppure semplicemente per paura di romperlo estrae piano la croce dal cestino, poi toglie i panni luridi e il crocifisso appare: è un crocifisso abbastanza grande di circa 70 cm. E’ mal ridotto, sporco, con uno schizzo di vernice bianca su uno dei bracci. Mia madre devotamente si china e dà un bacio a Gesù. Poi alza i suoi bei occhi castani e guarda il Direttore, con un po’ di paura formula una domanda: “Signor Direttore, buttate via anche questo?” “Signora a dirLe la verità non avevo fatto proprio caso a questo vecchio e malandato crocifisso” “Se lo buttate via, me lo posso prendere?” “Ma Santina! E’ vecchio e anche inutilizzabile, come si può appendere in un ufficio un tale crocifisso con una macchia di tempera bianca? Non serve più a niente!! Se lo prenda pure se vuole…” Gli occhi di Mamma si riempiono di luce: “Grazie di cuore ragioniere! E’ il più bel regalo che mi poteva fare…” Santina risale le scalette di servizio interne e torna alla nostra mansardina. Sentiamo aprire la porta e noi bambini, io e mia sorellina Carolina, contenti andiamo incontro alla mamma che in una mano tiene il secchio con gli stracci ed il vetril e nell’altra coperto da uno straccio pulito bianco vi è uno strano oggetto. “Venite a vedere bambini cosa vi ha portato la vostra mamma…” Ho pensato che è un bel regalo per il Luigi e lo potremo mettere nella sua stanza… Noi bambini siamo pieni di curiosità, cosa sarà quell’oggetto misterioso? “Mamma, facci vedere, urla piena di gioia la piccola Carolina!” Lentamente Santina toglie il panno e noi bambini esclamiamo “oh… che grande crocifisso!” Mamma devotamente da un bacio e poi lo avvicina a noi due. “Mamma – dico io- ma è tutto sporco!” “Proprio per questo dobbiamo baciare questo Gesù!” E poi non preoccuparti con una bella pulitina con acqua tiepida e olio di gomito toglierò la macchia bianca e puliremo bene questo Gesù. Questo regalo è per te, lo metteremo nella tua stanza, va bene?” E così dopo due giorni il crocifisso, senza più la macchia bianca e in discrete condizioni era appeso sopra il letto della mia camera. Iniziai così a pregare da piccolo e da ragazzo davanti a quel crocifisso, senza farci caso e un po’ come Don Camillo iniziai a parlare con Lui. Passarono gli anni e divenni uno studente di liceo al seminario e continuavo a pregare davanti a quel crocifisso. Un giorno mentre lo guardavo con attenzione nella preghiera, mi venne in mente un pensiero fisso: ma questo crocifisso di che epoca è? La domanda mi martellò il cervello durante la recita delle mie orazioni. Vicino a casa in Via Arena il Signor Mandelli era un restauratore di mobili di oggetti di legno antico. Staccai il vecchio crocifisso e corsi nella sua bottega. “Signor Mandelli mi può dire qualche cosa di questo crocifisso?” “Dove lo hai preso, ragazzo?” “Con molta semplicità raccontai la storia di molto anni prima… “Lasciamelo qui, passa tra 15 giorni, ti farò sapere!” Tornai dopo 15 giorni “Buongiorno Signor Mandelli!” Ah sei tu! “Ho una meravigliosa sorpresa per te: ho finito ieri il restauro del tuo crocifisso… vedi là vicino alla boccetta del solvente, tra la lente d’ingrandimento e la lampada che uso per restauri minuziosi? Alza quel panno bianco.” Mi avvicinai con il cuore che batteva forte per vedere cosa aveva combinato l’esperto restauratore. Alzai il telo bianco e come anni prima non potei trattenere una esclamazione di sorpresa e stupore: ohh… ma è bellissimo!” Un meraviglioso crocifisso mi guardava con tutta l’intensità di una scultura lignea antica in cui l’artista aveva messo tutta la sua bravura. Lo presi tra le mani e lo baciai. Guardai con fare interrogativo il restauratore che nel suo camice bianco era desideroso di darmi spiegazioni. “Quello che hai tra le mani è un crocifisso scolpito in legno della fine del ‘500 inizio del ‘600 ed ha un suo discreto valore, guarda che cura ha messo lo scultore nello scolpire il legno e nello stendere poi un appropriato colore!” “La tua mamma senza volerlo ti ha regalato un oggetto di grande valore, ma più grande valore è la sua fede che ha riconosciuto nel crocifisso sporco un valore spirituale tanto grande. Mi ha commosso il tuo racconto e sai cosa ti dico, davanti alla fede della tua mamma anche io ti faccio un regalo, non mi devi nulla per l’accurato lavoro svolto… ma quando sarai prete ricordati di me e tieni questo crocifisso vicino a te, mi hai capito? E ricorda sempre questo fatto e la fede di tua madre, va bene? Questa è la migliore ricompensa per il mio lavoro”. Uscii trepidante dalla bottega, entrai in casa e senza parlare, ma con gli occhi lucidi di commozione diedi un bacio a Santina. Oggi il crocifisso si trova appeso nella mia camera da letto: è l’ultimo volto che vedo la sera ed il primo che incontro la mattina, e come per don Camillo è diventato per me il mio migliore amico.
II. NEL SEGNO DELLA CROCE
Sabato, 24 Novembre 2012, alle ore 2,15 la buona Olinda mi chiama nella notte con grande preoccupazione: “Don Gigi, Santina non respira bene! Non respira bene ed …è tutta sudata” “Olinda, calma, prova la febbre, cambiala e prova a metterla seduta per farla meglio respirare… chiamo Carolina e ci vediamo tra dieci minuti con Skype!” “Va bene don Gigi” Chiamo il medico ed avviso Carolina… e poi accendo il computer e avvio il programma di Skype. Olinda prontamente accende il video… e vedo al povera donna: sta male, non riesce a respirare bene e rantola, si agita. Ogni secondo è impresso a fuoco nel mio cervello. Chiamo il medico e nel frattempo arriva Carolina, si decide di portarla urgentemente in ospedale in macchina, istanti drammatici e Santina ne è profondamente consapevole. In questa manciata di minuti, in questi istanti di sofferenza e di paura cosa fa Santina? La donna rantola, ma riesce ancora a regalare il sorriso a Carolina… a Lei la grande fortunata di ricevere l’ultimo sorriso di Santina su questa terra. Ma dopo il sorriso, con uno sforzo titanico, muove il braccino di destra anchilosato dalla vecchiaia…e compie un lento e stanco Segno della Croce… colgo al volo quel gesto che mi riempie di brividi e dico: “Brava Mamma, preghiamo… Angelo di Dio, Padre Nostro e Ave Maria…” Poi via di corsa all’ospedale e l’arresto respiratorio. L’ultimo gesto consapevole di Santina è stato il Segno della Croce… mentre scrivo ho le lacrime agli occhi, mai dimenticherò questo suo Testamento: IL SEGNO DELLA CROCE. Nei giorni seguenti mi viene in mente che tutta la recente vita di Santina è stata illuminata dal segno della croce. Voglio ricordare questo bellissimo fatto accaduto lo scorso anno in navigazione nel Mare Mediterraneo. “Questa sera Santina è particolarmente vivace, coraggiosamente rompe il suo silenzio e con gli occhietti vispi e il suo sorriso compiacente rivolta al cameriere – che presenta a Lei la cesta del pane – dice: “Mi dia per piacere due panini!” Sorridendo il signore bosniaco serve Santina, mentre io non posso trattenere una risata compiaciuta. Mamma mi guarda e con la testa annuisce… Iniziamo la cena, mentre il sole che tramonta sul mare regala alla sala da pranzo i colori magici della sera ed i suoi riflessi rossi si riflettono dal mare nei vetri dei grandi oblò all’interno del ristorante. “Guarda Mamma che meravigliosa natura ci ha regalato Dio…” Santina guarda assorta fuori dalla finestra e i suoi bei occhi carichi di stanchezza per la giornata trascorsa si riempiono di luce, è il suo sorriso a parlare. Ed il cameriere lo coglie: “Questa donna parla con il sorriso!”, mi dice. Non è una novità, spesso la gente ci dice questo. Ma la novità della serata è un’altra, ed è per me il centro di tutto il viaggio. E’ un fatto molto simpatico. Mentre il cameriere serve il piatto a Mamma, succede qualche cosa di semplice, ma anche commovente. Santina guarda il pesce, si agita, i suoi occhi si fanno molto attenti, tenta di inghiottire un po’ di saliva e guarda nuovamente il salmone con una sorta di forte attenzione, alza il braccio tremante e con gran fatica compie con molta concentrazione il Segno della Croce e sussurra:”Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Rimango colpito dal gesto e cerco nella mia testa una spiegazione, ma non la trovo… e allora alzo la voce: “Mamma perché hai fatto il Segno della Croce ora? Lo abbiamo già fatto all’inizio della cena quando abbiamo pregato!” Mamma non risponde… E’ Olinda a prendere la parola e lentamente mi spiega il mistero e mi riempie di commozione. “Don Gigi devi sapere che Santina ha una sorta di riflesso incondizionato, quando viene a Lei offerto qualche cosa che a Lei piace prima di mangiare si fa il Segno della Croce. Accade, spesso, ad esempio, la domenica se cucino la polenta con il coniglio o con il pollo, quando tua madre vede il piatto in tavola anche se abbiamo già pregato all’inizio del pranzo si fa comunque il Segno della Croce. Allora vuol dire che a Santina il salmone piacce molto, hai capito?” Ora tutto mi è chiaro, ecco perché quella sorta di acquolina in bocca nella perdita di saliva, ecco perché i suoi occhi concentrati sul piatto… Tutto questo sembra apparentemente una stupidaggine, ma il vivere con mia Madre disabile mi chiede di non essere banale e superficiale, ma di scavare profondamente tutti gli avvenimenti. Mentre Olinda imbocca Mamma vedo veramente che Santina gusta il pesce. E mi chiedo cosa vuol dire tutto questo? Piano, piano si fa chiara nella mia mente la spiegazione: Santina ha talmente interiorizzato ed armonizzato nella sua vita il Segno della Croce che con esso è in grado di giudicare la vita, di giudicare quello che è buono e quello che non è buono, come avviene per il cibo. Mia madre fa capire che gradisce un piatto facendo devotamente il Segno della Croce perché esso è per Lei metro di giudizio. In altre parole Mamma giudica la vita con il Segno della Croce. Santina mostra i suoi gusti non dicendo: “E’ buono! Mi piace!”, ma facendo il Segno della Croce. Quando la malattia toglie la capacità di parlare, di esprimere le proprie convinzioni ed idee, i propri gusti, la persona viene in un certo senso azzerata. E quando viene azzerata solo le cose decisive ed importanti rimangono. E cosa e decisivo ed il portante per Santina? Il Segno della Croce. Questo Segno della Croce tanto dimenticato da me, quanto trascurato, talvolta assomigliante più ad un modo per scacciare un fastidiosa mosca, un segno che occupa frettolosamente l’ultimo posto, che è fatto senza pensare e senza pregare riacquista forza vitalità e pregnanza di significato in una vecchia signora martoriata dalla malattia e totalmente dipendente che nella sua completa disabilità capace di compiere con grande dignità ed eleganza quel Segno dando ad esso valore di preghiera, dando ad esso pieno significato, dando ad esso vitalità e soprattutto trasformandolo in criterio di scelta: quando Santina sceglie qualche cosa di buono lo mostra compiendo il Segno della Croce! La capacità di giudicare la vita, il bene ed il male, il buono ed il cattivo per il cristiano risiede proprio nel Segno della Croce. Quella sera nell’elegante ristorante nei bel mezzo di una cena di gala, con un bel vestito, una acconciatura appropriata nella sua eleganza, Mamma non ha messo al centro il cibo, i vestiti, la raffinatezza del locale o il bel tramonto sul mare: ha focalizzato ed ha acceso di luce la Croce di Cristo, dando luce e concretezza alla frase da Lei scelta profeticamente anni fa e che dice: Io ritenni di non conoscere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso. Continuai la cena nascondendo nel mio cuore lacrime di ammirazione per quella donna che imboccata mangiava il pesce e mi guardava serena. Sussurrai al suo orecchio “Grazie Santina per quello che questa sera mi hai insegnato”.
III. IO RITENGO INFATTI DI NON CONOSCERE ALTRO IN MEZZO A VOI SE NON GESÙ CRISTO E QUESTI CROCIFISSO
Avviandoci alla conclusione di questo libro (Quando sono debole è allora che sono forte ndr) nel quale abbiamo cercato di mostrare come nell’esistenza cristiana, e in quella di Santina, la debolezza mostri la forza di Dio, dobbiamo ritornare alla fede nel Crocifisso – come abbiamo detto concludendo il paragrafo precedente – l’unica ci conduce alla luce della Risurrezione pasquale. Dall’anno 2005 la vita di mia Madre si è trasformata in dolore e debolezza, un dolore e una debolezza che esige un senso e questo senso, voglio ribadire, lo offre solo la fede e la fede nel Crocifisso. Questi importanti anni della nostra vita sembrano essere stati preparati dallo Spirito Santo con una sorta di piccole profezie che disseminano l’esistenza di Santina e precedono la terribile prova del 2005 e degli anni seguenti. Voglio raccontare questo simpatico episodio. Esso risale al 6 dicembre 1992 alle ore 19:10. Mamma ha una cultura e un’istruzione molto semplice ed elementare: ha fatto solo la terza elementare; vuol dire che più o meno la sua vita di istruzione scolastica era terminata alla tenera età di 8 anni con l’impegno di aiutare la numerosa famiglia contadina nei campi. Mamma non conosce quindi la lingua greca del Nuovo Testamento, ma il 16 ottobre 1982, quando avevo 21 anni in una sua venuta a Roma – dove veniva a trovare me giovane studente di teologia alla Gregoriana – mi regalò il Nuovo Testamento in Greco, sul quale ha scritto numerose frasi ed esortazioni raccolte nel libro La Speranza non delude. Ma torniamo alla sera del 6 dicembre 1992. Siamo in cucina nella nostra casa in Città Alta e prima di cena prendo la Bibbia e dico a Santina: “Mamma mi fai un regalo?”. “Cosa vuoi Luigi?”. “Ascolta, apri a caso la Bibbia che mi hai regalato e a caso scegli una frase, vorrei avere uno spunto di meditazione!”. “Ma io non capisco niente di greco, cosa vuoi che ti scelga io, una povera contadina che ha fatto solo la terza elementare tanti anni fa?”. “Non fa nulla Mamma, prova. Ti prego”. Santina un po’ impacciata più per compiacermi che per altro, prende la Bibbia, apre e poi pone il suo dito sulla pagina di destra, proprio al centro. Quale frase avrà scelto Santina? Mi domando… con molta curiosità inizio a leggere: ou gar ekrina… Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso (1Cor 2,2). E l’intero brano è ancora più intrigante: Fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano”. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito (1Cor 2, 1-10). Ma che scherzo incredibile dello Spirito Santo! Pensai quella sera, quando non conoscevo ancora l’autentico valore di quel testo e della profezia di Santina che mi si sarebbe rivelato nel 2005. Lo Spirito Santo utilizza mia Mamma che non possiede sublimità di parola o di sapienza, che non ha alcuna cultura per indicarmi proprio questo brano, tra i tanti che a caso poteva scegliere… Mamma quella sera veniva a me nella sua ignoranza e anche nella sua perplessità, ma proprio Lei mi indicava un brano che riguarda proprio la sapienza di Dio, tanto lontana dalla sapienza degli uomini e… vicina invece alla semplice fede di Santina. Rimasi molto ammirato da questa folgorazione. Mamma mi chiese: “Mi dici che cosa c’è scritto?”. “Certo: Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso”. “Mi sembra di non aver scelto male, vero?”. Presi una penna ed annotai La pagina 581: 1Cor 2,2 me lo ha indicato la Mamma il 6 dicembre 1992 alle ore 19:10. Scrissi con una penna blu per non dimenticare quella sua citazione. Il risvolto simpatico avviene circa un anno dopo, siamo al 26 ottobre 1993 a Collevalenza in un’Assemblea Generale della CEI. Sono a tavola con il Card. Martini e stiamo parlando della mia Bibbia in greco e dell’utilità di imparare a memoria alcuni brani. Chiedo al Cardinale, esperto biblista, di commentarmi un versetto. Martini a conclusione della cena, mi dice: “Prendo la tua Bibbia e te la riporto domani a colazione”. Passata la notte il giorno dopo ci troviamo per la colazione. Il Cardinale giunge con il Nuovo Testamento sotto braccio e mi dice: “Ho scelto la stessa frase di tua Madre!”. Non ricordo ormai più il fatto dell’anno precedente e dentro di me dico, come è possibile, mia Madre non conosce il greco! Mi avvicino a Martini e Lui prosegue: “Non immaginavo che tua Madre conoscesse il greco” ed apre la Bibbia… Solo allora ricordo. Divento tutto rosso e dico: “Eminenza in effetti mia Madre non conosce il greco, e non è per nulla istruita, ma penso che sia stato lo Spirito Santo con la Sua sapienza a guidare la mano di Santina nel scegliere un brano che riguarda l’autentica sapienza e l’evanescenza della sublimità di parola e della sapienza del mondo. Il Cardinale mi guarda con un misto di curiosità e di stupore: “Vuoi dire che ha scelto quello che non conosceva?”. “Esattamente Eminenza!”. “Ti ho scritto un commento Fidarsi davvero della potenza di Dio e vivere nascosti in Lui (cfr Mt 6,4.6.18). In quello straordinario brano l’uomo erudito e colto e la vedova semplice ed ignorante si sono incontrati producendo una delle più potenti esegesi del brano per la mia vita e costruendo insieme un’autentica profezia che si sarebbe realizzata per Mamma anni dopo, nel 2005, quando Santina e il Padre Martini si sarebbero incontrati nuovamente in un anno per entrambi singolare e nel quale avrebbero realizzato la loro profezia: Martini entrando in conclave non con la sapienza del mondo con l’unica certezza di non conoscere altro se non Gesù Cristo e questi crocifisso e di vivere quell’appuntamento così importante della sua vita Fidandosi davvero della potenza di Dio e vivendo nascosto in Lui. E Santina invece entrando in sala operatoria ed iniziando un calvario nel quale con la vita oggi insegna a tutti “di non sapere altro in mezzo a noi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1Cor 2,2). Che potente profezia è contenuta nella mia usata Bibbia: è un sole dal quale oggi continuo a ricevere una forte e calda luce con la quale vedere e giudicare questi anni, che pur nel dolore sono i più profondi e densi di significato di tutta la mia vita.
IV FUNERALE DI SANTINA: 6 DICEMBRE 2012, CHIESA DEL MONASTERO DI SANTA GRATA A BERGAMO
Il corpo di Santina alla sua morte appariva il corpo di una persona crocifissa e martoriata: non una parte del suo corpo libera da cicatrici antiche del 2005, dai segni inesorabili delle terribili piaghe di decubito che avevano mangiato l’intero calcagno, cicatrici di fori di drenaggio sulla pancia, lo squarcio di due interventi chirurgici, la cicatrice della tracheotomia e della PEG, ematomi e lividi invece freschi in tutti il corpo provocati dagli aghi che infilzavano la carne per le flebo… nulla libero nel suo corpo, nulla di bello… senza denti, con la bocca storta dal tubo dell’intubazione in Terapia Intensiva… Ed anche le mani cosparse di aghi che trafiggevano il dorso della mano. Questo è il corpo di Santina che un giorno risorgerà nel suo fulgore, non il corpo di attori od attrici… o con la bellezza del mondo, ma quello martoriato del crocifisso e penso che alla risurrezione della carne queste sue ferite saranno splendenti come quelle di Gesù Risorto. Durante la settimana passata in ospedale vicino a Santina in agonia, avevo con me il mio Nuovo Testamento. Ho aperto la Bibbia sulla pagina indicata da Mamma venti anni fa e delicatamente ho preso la mano di mamma e ho appoggiato la sua mano su quella pagina con il dito che proprio indica la frase: Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Penso che sia la foto più simbolica di questi anni ed è la foto che si trova in copertina. Durante i giorni 5-6 dicembre 2012 sul feretro di mamma il mio Nuovo Testamento stava aperto proprio a quella pagina ed indicando quella frase sottolineata in rosso. Ma una coincidenza impressionante mi ha fortemente colpito: Mamma predice quella frase il 6 Dicembre 1992 e la realizza per una singolare coincidenza il 6 Dicembre 2012, giorno in cui avvengono i suoi funerali. Anche con la morte Santina parla di Gesù crocifisso…
LA FESTA DI SAN GREGORIO MAGNO E DI SAN MATTEO 2012
In questo ultimo anno il valore di questa frase si è arricchito smisuratamente in due momenti. Il primo momento è la festa di San Gregorio Magno. Dobbiamo premettere che durante il periodo della Sede Vacante dal 4 al 27 aprile 2005, il Cardinale predilige come Maestro spirituale il Papa Gregorio Magno e mi chiede di vedere la sua Regola Pastorale sulla quale si sofferma in meditazione sulla parte prima i requisiti del pastore di anime (Gregorio Magno, La regola pastorale, pp.41-64 Ed Città Nuova). Quel Santo monaco divenuto Papa, affascinò molto il mio Maestro e spesso ritornava con il pensiero a Lui. L’attenzione a Gregorio Magno fu costante durante la Sede Vacante.
Con Santina, quest’anno ho vissuto in modo del tutto particolare questa festa, perché in essa si sono celebrati i funerali del Cardinale a Milano, ma aldilà di questa coincidenza, nel mio animo, forte appare un’altra emozione: la prima lettura della Messa della festa di Gregorio Magno pone al suo centro la frase della Prima Lettera di San Paolo ai Corinti, quella che Martini mi aveva indicato a Collevalenza e che Santina aveva scelto nel 1992! Anche il giorno del suo funerale il Cardinale Martini ha continuato ad insegnarmi l’autentico valore di quella frase da Lui sottolineata nel testo greco.La seconda importante data è stata la festa di San Matteo, il 21 settembre 2012. Scendo in cappella alle 6,30 per la meditazione e quasi per ispirazione vado al brano suggerito dal Cardinale… e leggo con attenzione la sua frase: Fidarsi davvero della potenza di Dio e vivere nascosti in Lui (cfr Mt 6,4.6.18). Negli anni precedenti avevo letto con attenzione le tre citazioni di riferimento del Cardinale, concentrandomi sulla parola nascosti, il nascondimento: Matteo 6,4: la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Matteo 6, 8: Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Matteo 6,18: la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Come tutte le volte che si guarda e rigira un testo tra le mani, nella testa e nel cuore ci si concentra su un particolare ed il Cardinale nella sua dedica avendomi sottolineato la parola nascosti mi spingeva a considerare l’atteggiamento del nascondimento, e così passando gli anni si era radicalizzata in me la forza della frase sul nascondimento e sulla capacità di Dio di vedere nel segreto… Ho guardato e riguardato quella frase per anni, senza vedere il tesoro dietro, così chiaro forse a tutti e così nascosto alla mia superficialità! Cosa si deve vivere nel segreto? Ecco la domanda decisiva! Forse con l’aiuto di San Matteo, dato che stavo facendo meditazione proprio nella sua festa mi sono reso conto che le citazioni provenivano tutte e tre proprio dal Vangelo di Matteo e che Matteo chiede di vivere nel nascondimento l’elemosina, la preghiera ed il digiuno. Eccolo qui il testamento spirituale di Martini per me, ecco qui cosa il Cardinale ha voluto dire a me, e come ogni testamento questo mi è stato svelato alla sua morte, forse Lui stesso ha chiesto a Dio di farmi capire bene quella frase. In chiesa rimasi meravigliato di questa scoperta nel Testo sacro, una scoperta che ancora rimandava all’esempio di Santina e della sua vita di nascondimento nella preghiera, nell’elemosina e nel sacrificio. Ma l’esperienza concreta con mia madre in questi anni non è stata davvero questa? La sua sofferenza in ospedale e ancora oggi, la nostra preghiera costante e quotidiana, le nostre opere di solidarietà erano già presenti nell’ispirazione profetica di quella frase a me scritta da Martini nell’anno 1993. Questa frase ha davvero un sapore di grande mistero e di profezia che si svela nel tempo: la scelta di mia madre nel 1992, il commento del Cardinale Martini nel 1993, il mio biglietto di augurio al Cardinale al Conclave nel 2005, la frase al centro della prima lettura il 3 settembre 2012, giorno del suo funerale e festa di San Gregorio Magno, ed infine in questi giorni nella festa di San Matteo il 21 settembre 2012 il disvelarsi pieno di quelle tre citazioni a commento che riportano alla vita vissuta con Mamma in questi anni. Davvero un caso unico nella mia vita.
VI. CONCLUSIONE. SANTINA E CARLO MARIA MARTINI DUE SCINTILLE DI LUCE SULL’ESPERIENZA DRAMMATICA DELL’ESISTENZA
A conclusione di questo percorso di testimonianza e insegnamento voglio porre un testo che il Cardinale aveva scritto in presentazione del libro La Speranza non delude. Lo aveva scritto pensando a Santina, ma oggi non lo si può leggere senza pensare a Lui ED A Santina insieme in Paradiso! Con commozione propongo anche a voi il testo noto, ma sempre di grande forza.
Carissimo don Gigi, scorrendo le pagine del libro che hai voluto preparare per invitare i tuoi amici alla preghiera per tua madre, da cui risalta la grande fede di lei e anche la grande fede tua, mi è venuta in mente quella pagina del Libro del Siracide che parla dell’onore che ciascuno deve rendere ai suoi genitori. È in qualche modo un commento al precetto del decalogo « Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore tuo Dio » (Es 20,12), precetto di cui san Paolo dice che « è il primo comandamento associato a una promessa ». Il Siracide ricorda che « il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole », per cui « chi riverisce la madre è come chi accumula tesori » (Sir 3,3-4). E tu hai davvero accumulato tesori di fede nel tuo libro, ricordando le cose che tua madre ti ha detto e scritto in questi anni sul tuo essere prete. Il Siracide ricorda ancora che « chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre » (Sir 3,6), e tu hai avuto in questo tempo tante occasioni di sofferta obbedienza e adorazione del mistero di Dio che si manifesta anche nel tempo del dolore e della malattia. Ben Sira ci dice anche che dobbiamo curare i genitori particolarmente nella vecchiaia, perché il loro onore è onore dei figli. La pietà verso i genitori « non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati. Nel giorno della tua tribolazione Dio si ricorderà di te; come fa il calore sulla brina, si scioglieranno i tuoi peccati ». E ciò riguarda anche tutte le nostre inevitabili negligenze e fragilità che al calore dell’amore di Dio si scioglieranno come neve al sole. Questa visione serena e positiva ti sia di conforto in questo momento di sofferenza fisica della tua mamma, sofferenza che è destinata a mettere in luce la grande fede che l’anima e che essa ti hanno trasmesso. Perché, come diceva sant’Ambrogio prima di morire: « Abbiamo un Signore buono » e non dobbiamo temere di affidarci a Lui. Il libro di don Gigi – in cui si racconta la sofferenza sopportata con sorprendente serenità cristiana da un’anziana madre e nel quale si mette in evidenza la professionalità e l’impegno di valenti medici durante lunghe e specialistiche cure – ripropone altresì alla mia mente alcune riflessioni sul libro di Giobbe. L’esperienza del personaggio biblico viene presa, infatti, in considerazione anche dal libro di mons. Ginami nel paragrafo titolato Un tempo di profonda purificazione umana e spirituale attraverso un romanzo dello scrittore ebreo Joseph Roth. « La sacra rappresentazione di Giobbe è troppo poderosa per ammetter lettori indifferenti. Chi non entra nell’azione con sue domande e risposte interiori, chi non prende posizione con passione, non comprenderà un dramma che per sua colpa rimarrà incompleto. Ma se entra e prende posizione si scoprirà sotto lo sguardo di Dio, messo alla prova dalla rappresentazione del dramma eterno e universale dell’uomo Giobbe »1. A partire da questa 1 Cfr. Alonso Schökel, Giobbe, Roma 1985, p. 108. citazione di un noto biblista propongo alcune riflessioni sul tema della prova, utili a comprendere anche l’esperienza di Santina Zucchinelli e la nostra personale vita quando attraversa la prova.
1. La prova c’è e c’è per tutti, anche per i migliori. Giobbe non offriva nessun motivo per essere tentato perché era perfetto in tutto. È dunque necessario prendere coscienza che la prova o tentazione è un fatto fondamentale nella vita.
2. Dio è misterioso. Egli sa benissimo se l’uomo vale o non vale, lo sa prima di provarlo, eppure lo prova. Io ti ho fatto passare per quarant’anni nel deserto per metterti alla prova e per vedere se veramente mi amavi (cfr. Dt 8,2), dice il Signore agli Israeliti esprimendo lo stesso concetto. Questo comportamento di Dio è parte, mi sembra, di quel mistero impenetrabile per cui, pur conoscendo il Figlio, lo mette alla prova nell’Incarnazione. Perché anche l’Incarnazione e la vita di Gesù sono una prova.
3. L’atteggiamento a cui tendere nella prova è la sottomissione, l’accogliere e non il domandare. Nel Prologo emerge come conclusivo e risolutivo ma verrà poi elaborato nelle sue tappe lungo il corso del poema. «Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore. Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male? » (Gb 1,21; 2,10). Questa misteriosa sottomissione, culmine dell’esistenza umana davanti a Dio, è presentata fin dall’inizio come l’atteggiamento a cui ispirarsi. Ciò non vuol dire che è già in noi, perché in Giobbe stesso sarà il frutto di tutto il suo travaglio. Tuttavia viene messa in evidenza perché, sola, è capace di gettare una scintilla di luce sull’esperienza drammatica dell’esistenza.
4. Nella prova corriamo anche il rischio della riflessione. L’uomo, per grazia di Dio, può rapidamente assumere l’atteggiamento della sottomissione, ma subito dopo sopravviene il momento della riflessione che è la prova più terribile. Il Libro di Giobbe si sarebbe potuto concludere alla fine del secondo capitolo, dimostrando che Giobbe aveva resistito perché il suo amore per Dio era vero, autentico. In realtà, bisogna attendere e la situazione concreta di Giobbe non è quella di chi se la cava con un sospiro, con una accettazione data una volta per tutte; piuttosto è la situazione concreta di un uomo che, avendo espresso l’accettazione, deve incarnarla nel quotidiano. Tutto questo dà adito allo sviluppo drammatico del Libro. Talora noi sperimentiamo qualcosa di simile: di fronte a una decisione difficile, a un evento grave, li accogliamo presi dall’entusiasmo e dal coraggio che ci viene dato nei momenti duri della vita. Dopo un poco di riflessione, però, si fa strada un tumulto di pensieri e sperimentiamo la difficoltà di accettare ciò a cui abbiamo detto di sì. Questa è la prova vera e propria. Il primo sì detto da Giobbe è proprio di chi istintivamente reagisce al meglio; la fatica è di perdurare per una vita in questo sì sotto l’incalzare dei sentimenti e della battaglia mentale. La prima accettazione, dunque, che spesso è una grande grazia di Dio, non è ancora rivelativa completamente della gratuità della persona. Occorre sia passata per il lungo vaglio della quotidianità. La prova di Giobbe, non è tanto l’essere privato di ogni bene e l’essere piagato, ma il dover resistere per giorni e giorni alle parole degli amici, alla cascata di ragionamenti che cercano di fargli perdere il senso di ciò che egli è veramente. Da questo punto la prova comincia a snodarsi dentro l’intelletto dell’uomo e la vera e diuturna tentazione nella quale noi entriamo e rischiamo di soccombere è quella di perderci nel terribile travaglio della mente, del cuore, della fantasia. Aggiungo un’ultima annotazione che potete tenere presente meditando su Giobbe come libro dei più poveri dell’umanità. Tutti soffriamo a causa di errori anche nostri, e tuttavia c’è una gran parte degli uomini che soffre più di quanto non meriterebbe, che soffre più di quanto non abbia peccato: è la gente misera, sofferente, oppressa, che costituisce forse i tre quarti dell’umanità. Questa folla immensa fa nascere il problema: perché? Che senso ha? È possibile parlare di senso? L’affrontare un interrogativo così drammatico è proprio di un libro fuori degli schemi ordinari della vita, come è il Libro di Giobbe. E noi, che vogliamo essere fedeli a Gesù nelle sue prove e sappiamo che le sue prove sono quelle del popolo messianico, del popolo dei sofferenti, dei popoli della fame e della povertà, cerchiamo, attraverso le nostre riflessioni, di farci loro vicini e di accettare le nostre prove, spesso piccole pensando a quelle tanto grandi che affliggono molta parte dell’umanità.

