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38MO VIAGGIO. SETTIMANA SANTA A ROMA 31 MARZO – 14 APRILE 2012


“Sfolgora la luce di Pasqua! Gesù risorto è il motivo della mia vita a lui ho consacrato me stesso con tutti i miei limiti. Questa mattina umlmente entro nel tuo cuore per dirti che Lui è vivo e che asciuga le nostre lacrime, profuma il nostro dolore e mette sulle nostre labbra un magnifico sorriso di eternità, quel docle sorriso che proprio in questo momento leggo dal viso dolce e puro di mamma Santina! Insieme con Lei, anche a nome di Carolina auguro buona Pasqua!! Don gigi” (SMS del giorno di Pasqua 8-4-12 ore 8.14)

I. PREMESSA
Il grande libro della Vita di questi sette anni con Santina sono una sfida a leggere profondamente questa sua esistenza povera e semplice, che agli occhi del mondo non possiede il minimo significato e valore. Io scommetto con tutto il mio cuore che questo tempo che vivo con mia Madre è un tempo di Rivelazione. Santina con la sua sofferenza scrive per me un Vangelo nuovo con la sua debolezza, con la sua fragilità e preghiera. Santina mi insegna questo: Non appoggiarti all’uomo: deve morire: Non appoggiarti all’albero: deve seccare. Non appoggiarti al muro: deve crollare. Appoggiati a Dio, a Dio soltanto. Lui rimane sempre! (San Francesco d’Assisi) Queste parole scritte da San Francesco sono state scritte anche da mia Madre con la sua vita. Questo diario approfondisce due importanti aspetti di questi viaggio Il Silenzio e la Preghiera. A complemento vi è un paragrafo dedicato a serene note di viaggio più marginali, ed infine in appendice vi è il programma del nostro viaggiare. 

Santina partecipa alla Messa in Coena Domini nella Basilica di San Giovanni in Laterano
Santina partecipa alla Messa in Coena Domini nella Basilica di San Giovanni in Laterano

 II. IL SILENZIO
Passano gli anni e Santina con i suoi 86 anni, compiuti lo scorso 29 Dicembre 2011, continua a viaggiare. Il 10 aprile 2012, martedì di Pasqua, Santina ha compiuto 6 anni dalla dimissione dalla struttura di riabilitazione del Gleno a Bergamo. In sei anni tanti viaggi abbiamo compiuto e questo che stiamo per narrare è il 38mo viaggio. Abbiamo superato i 100.000 chilometri (esattamente 105.783 in 287 giorni di viaggio). Gli anni passano e Santina invecchia serenamente nella sua disabilità e mantiene sempre il suo sorriso solare. La prima caratteristica di questo nuovo viaggio è stata quella del silenzio. Forse una parola amara da inghiottire… Santina già dal 10 aprile 2006 non parlava molto, oggi la sua parola è divenuta forse più rara e le poche parole sono divenute più difficili. Questo non significa che sia assente, abbia perduto lucidità, ma vive la sua vita in un modo nuovo, ancora più concentrato in Dio. Sembra che mia Madre in questi ultimi anni stia completando un percorso di purificazione che la raccoglie totalmente in Dio. Mi sovviene la frase di Gandhi: Più passa il tempo e più mi accorgo che non riesco ad essere felice senza silenzio, senza preghiera.

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Ecco una piccola galleria degli incontri più importanti di Santina durante il suo soggiorno a Roma e Firenze       

Santina sembra proprio attingere la Sua felicità dal silenzio in cui è raccolta e dalla preghiera alla quale partecipa sempre con impegno e attenzione. Da questa situazione di un silenzio profondo Mamma riesce a giudicare la vita, le giornate, le ore ed i minuti… Nella mia vita invece il silenzio sembra essere assente e con fatica riesco a ricavare spazi lunghi di silenzio. Guardo il suo bel visetto: la tenerezza che sprigiona è condita dal sapore forte del silenzio, ti osserva, ti scruta, risponde si o no con un gesto del capo, ti da una carezza, ti lascia un bacio sulla guancia, tutto nel silenzio più profondo. Perché Mamma tace e rimane in silenzio? Sicuramente la sua disabilità impone questo, sicuramente oltre la disabilità la lentezza dei riflessi è evidente, ma queste due spiegazioni non riescono a dare completa soddisfazione alla mia curiosità, perché il Suo silenzio non è un silenzio cupo e triste, il suo volto non mostra tristezza, indifferenza, apatia, ma il suo volto colora il silenzio con le forti tinte della gioia. E quella gioia allora da dove viene? La gioia di una disabile, di una donna crocifissa su di una sedia a rotelle, totalmente incapace di muoversi e di autonomia, da dove viene? Questo è il punto nodale e l’interrogativo che mi sono posto in questi 15 giorni con Lei in preghiera per il Santo Triduo pasquale vissuto con il Santo Padre.

Ecco una raccolta delle fotografie più suggestive del Triduo Santa

La gioia viene a Lei da una profonda comunione con Dio, con il crocifisso. Santina qui a Roma ha occupato la mia camera da letto, dove vi è appeso un bel crocifisso del 600 che Lei mi regalò quando ero piccolo. Una sera, prima di salutarLa con il bacio della buonanotte, ho visto che mia madre con la testa stanca, già appoggiata sul cuscino, guardava attentamente il crocifisso. “Mamma quel crocifisso me lo hai regalato tu, ti ricordi?” Risponde con un cenno della testa di si, poi invia un bacio affettuoso e tenero a quel Gesù e scatena nel mio cuore una profonda commozione. “Mamma, il Signore ci conceda una notte serena ed un riposo…” Questa volta Santina parla e con voce forte dice “tranquillo!” Con questa parola da sei anni Santina conclude la sua giornata. Veramente Mamma da sei anni dorme in modo profondo e tranquillo. Io penso che questo sia un grande regalo che Dio fa alla Sua Santina, affinché riesca a portare la croce del giorno. Penso che Dio sia commosso quanto me davanti a questa povera, umile e fragilissima creatura ed ogni sera regali a Lei – con un bacio della buona notte – un profondo e meritato riposo, quel riposo che invece io tardo ad avere.

Santina incontra il Santo Padre il 5 aprile 2012
Santina incontra il Santo Padre il 5 aprile 2012

Il riposo profondo e prolungato di Santina – che è capace di dormire ogni giorno 10 ore di filato – è davvero un autentico balsamo per il suo dolore. Dio quando ci dà una croce ci dà anche il dono di poterla portare. E Santina porta con forza la sua croce ogni giorno. Tranquillità e sorriso divengono così gli abiti di uno dei protagonisti della vita di Santina che si chiama silenzio. E che cosa è il silenzio, forse è proprio la voce della nostra anima. Vi è un detto: ” Le parole sono preziose, ma più prezioso è il silenzio “. Questo detto risulta sempre profondamente vero. Più ne capiamo il significato, più realizziamo questa verità. Quante volte durante il giorno ci capita di dire qualcosa che sarebbe stato meglio tacere! Quante volte riveliamo le nostre limitazioni, la nostre meschinità, la nostra grettezza, che avremmo potuto nascondere, se solo avessimo taciuto! Un grande interprete della vita, il poeta persiano Sa’di dice: “Che valore ha il buon senso, se non viene in mio soccorso prima che io pronunzi una parola!” Una parola dice meno di quanto sappia esprimere il silenzio. La nota fondamentale della vita armoniosa di Santina è il silenzio.

Videoraccolta delle fotogafie del 38mo viaggio di Santina

Nella vita di ogni giorno esistono preoccupazioni a cui non sempre possiamo far fronte e allora solo il silenzio può aiutarci. Il silenzio è lo scudo degli ignoranti e la protezione dei saggi. Perché l’ignorante cela la sua ignoranza col tacere, e il saggio non getta le perle ai porci, se conosce il valore del silenzio. Che cosa ci dà potere sulle parole? Che cosa ci dà questa forza, che può essere ottenuta col silenzio? La risposta è: la forza di volontà, quella forza di volontà che ha contraddistinto con grande evidenza la malattia di mamma Santina. Quando una persona parla troppo, dà segno di irrequietezza. Più parole vengono usate per esprimere un’idea, meno forza hanno. È un vero peccato che si pensi così spesso a risparmiare i centesimi e mai a risparmiare le parole. E come conservare ciottoli e gettare vie perle. Un poeta indiano dice: “Conchiglia, da dove viene il tuo prezioso contenuto? Dal silenzio; per anni e anni le mie labbra son rimaste chiuse “. Questa è la ragione per cui in oriente, nelle case e nelle corti vi era la prescrizione del silenzio. Certe volte, in diverse civiltà del mondo, veniva insegnato alla gente quando si riuniva per festeggiare, di tacere, per un po’ di tempo. Veramente l’umanità ha i nervi a pezzi per la mancanza di silenzio e per la superattività, del corpo e della mente. Quando l’attività cresce a tal punto e si perde l’arte del silenzio, che cosa ci si può aspettare? Dove imparare il raccoglimento? Nel silenzio. Dove praticare la pazienza? Nel silenzio. Santina ha imparato a servirsi del silenzio, naturalmente, nella vita di ogni giorno. Chi ha imparato il silenzio nella vita di ogni giorno, ha già imparato a meditare. Una persona può riservare mezz’ora al giorno per la meditazione, ma quando, di fronte a mezz’ora al giorno per la meditazione, ve ne sono dodici o quindici di attività, l’attività priva di forza la meditazione. Quindi le due cose devono camminare insieme.

Santina incontra il Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, il 1°aprile 2012
Santina incontra il Card. Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, il 1°aprile 2012

Una persona che desidera imparare l’arte del silenzio deve decidere, per quanto lavoro abbia da fare, di conservare nella mente il pensiero del silenzio. Se non si tiene conto di questo, non si raggiungerà mai il pieno beneficio della meditazione. È come una persona che va in chiesa una volta alla settimana e negli altri sei giorni tiene i propri pensieri il più lontano possibile dalla chiesa. A un re persiano, molto pio, il primo ministro chiese: ” Voi meditate gran parte della notte e lavorate tutto il giorno. Come è possibile? “. E lo Shah disse: ” Durante la notte sono io che inseguo Dio, durante il giorno è Dio che mi segue “. E’ giunto il momento per la vecchia Santina in cui ha toccato la verità sulla Vita, ma non sa trovare le parole adatte a esprimerla. Giunge anche il tempo, in cui le continue domande che uno fa a se stesso, su questo e su quello, si esauriscono, poiché la risposta sorge dall’anima ed è ricevuta in silenzio.  Ciò che l’uomo riesce a esprimere in parole, dice poco. Ogni sentimento profondo ha una voce propria: non può venir espresso con parole esterne. Questa voce arriva da ogni anima – ogni anima può essere udita solo dal cuore. E come si prepara il cuore? Col silenzio. Non deve sorprenderci dunque che Santina rimanga a lungo in silenzio Lei ha trovato qualcosa di prezioso. L’arte del silenzio si può imparare ovunque: in tutta la vita, per quanto impegnati, si può mantenere il silenzio. Il silenzio è qualcosa che – consciamente o inconsciamente cerchiamo in ogni momento della vita. Cerchiamo il silenzio e lo fuggiamo, nello stesso tempo. Dove si ascolta la parola di Dio? Nel silenzio. Santina ha udito la voce che viene dall’interno, avendo reso se stessa silenziosa. Non c’è bisogno di molte parole; quando gli sguardi s’incontrano, ci si capisce. Due persone possono parlare e discutere per tutta la vita e non capirsi; altre due, se hanno acquietata la mente, si guardano e in un momento tra loro il contatto è stabilito. Da dove provengono le differenze che ci sono tra le persone? Dall’interno. Dalla loro attività. E da dove l’armonia? Dalla quiete della mente. È il rumore, che ostacola la voce, che udiamo distante – è l’acqua agitata della sorgente, che ci impedisce di vedere la nostra immagine riflessa nell’acqua. Quando l’acqua è quieta, come nel caso di Santina, il riflesso è chiaro; quando la nostra atmosfera è quieta, udiamo la voce che giunge costantemente al cuore di ogni persona. Cerchiamo consiglio, cerchiamo la verità, cerchiamo il mistero. Il mistero è dentro di noi, i consigli, la guida è nella nostra anima.

Santina incontra il Card. Angelo Comastri, Arciprete di S. Pietro, il 10 aprile 2012, sesto  anniversario uscita dall' Ospedale di mamma
Santina incontra il Card. Angelo Comastri, Arciprete di S. Pietro, il 10 aprile 2012, sesto  anniversario uscita dall’ Ospedale di mamma

Un uomo i cui interessi vanno in mille direzioni diverse, non è maturo per viaggiare nel mare della vita come ha fatto e fa oggi mia madre con il Suo silenzio mistico, oppure come ha saputo ben fare Dag Hammarskjold, uomo politico svedese, segretario generale dell’O.N.U. che il 26 settembre 1957, data della riconferma a segretario, annotò nel suo diario spirituale pubblicato postumo: ‘Il meglio e l’ottimo a cui si possa giungere in questa vita è che taccia e lasci parlare Dio ‘. Morirà la notte del 17 settembre 1961 – quattro anni dopo – in un incidente aereo, dovuto a sabotaggio, mentre si recava al confine tra Katanga e Rhodesia per incontrarsi con i secessionisti e comporre la gravissima crisi del Congo Belga. A Leopoldville, salutando l’amico Sture Linner, gli parlò dei mistici medievali, delle cui opere s’era appassionato: “per loro – disse – l’amore era un sovrappiù di forza, di cui si sentivano interamente colmati, quando cominciavano a vivere nell’oblio di sé’. Santina sembra proprio incarnare questo profondo oblio di sé per lasciar spazio alla totalità di Dio ce si esprime nel suo silenzio. Vogliamo concludere questo paragrafo centrale del diario del 38mo viaggio di Santina, con le parole pronunciate d Papa Benedetto XVI nell’omelia della Messa per il suo compleanno, lo scorso 16 aprile2012. Santina sta percorrendo nel silenzio e nella preghiera con serenità l’ultimo tratto della sua preziosa e nascosta esistenza, ma attraverso la disciplina del silenzio, l’arte della preghiera ed una forte e determinata obbedienza a Dio, può anche Lei dire come il Pontefice: “Mi trovo di fronte all’ultimo tratto del percorso della mia vita e non so cosa mi aspetta. So, però, che la luce di Dio c’è, che Egli è risorto, che la sua luce è più forte di ogni oscurità; che la bontà di Dio è più forte di ogni male di questo mondo. E questo mi aiuta a procedere con sicurezza. Questo aiuta noi ad andare avanti, e in questa ora ringrazio di cuore tutti coloro che continuamente mi fanno percepire il «sì» di Dio attraverso la loro fede”. (Benedetto XVI, Omelia nel giorno del suo 85mo compleanno 16 aprile 2012)”.Questa luce del Risorto illumina ogni giorno il viso di Santina e riempie i meravigliosi occhi dell’anziana donna di un grande e cristallino splendore. In questa situazione, che ho tentato di descrivere e nella quale vive mia madre abbiamo trascorso 15 giorni indimenticabili a Firenze ed a Roma.

Santina e don gigi alla celebrazione del Venerdì Santo, 6 aprile 2012, nella Basilica di San Pietro
Santina e don gigi alla celebrazione del Venerdì Santo, 6 aprile 2012, nella Basilica di San Pietro                     

CALENDARIO DEL 38MO VIAGGIO  31 marzo – 15 Aprile 2012

DATA MATTINO POMERIGGIO
Sabato 31 marzo Partenza da Bergamo per Firenze Visita di Firenze
Domenica 1 aprile Pontificale cattedrale di Firenze per le Palme Partenza per Roma
Lunedì 2 aprile   Rosario tomba Giovanni Paolo II
Martedì 3 aprile   Visita al Colosseo e realtà virtuale. Cena da Franca Sq.
Mercoledì 4 aprile Ore 10: Comastri, P Luigi visita Santina A casa, messa
Giovedì 5 aprile   Messa in Coena Domini a S. Giovanni in Laterano h 17.30 Cena da Bernardo
Venerdì 6 aprile   Actio liturgica nella Basilica di  San Pietro h. 17.00, cena Bernardo
Sabato 7 aprile   Rosario a Santa Maria Maggiore e ritorno a casa
Domenica 8 aprile Solenne pontificale di Pasqua in Piazza S. Pietro ore 10,15 Gianicolo, Lungotevere,cena da Bernardo
Lunedì 9 aprile   Passeggiata a Via Veneto, Caffe de Paris, Trinità dei Monti cena con Bernardo a casa
Martedì 10 aprile Ore 10,00 messa con Card. Comastri Basilica s. Pietro visita tetto della Basilica Passeggiata a villa Phampili
Mercoledì 11 aprile   Ore 17.00 film i pirati
Giovedì 12 aprile   In casa, messa
Venerdì 13 aprile   Ore 17.00 film Biancaneve e cena con P Luigi
Sabato 14 aprile   Partenza per Bergamo e arrivo in serata
Domenica 15 aprile   Partenza per Roma

 

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 III. LA PREGHIERA
Questi quindici giorni trascorsi insieme a Roma sono divenuti per noi un  vero e proprio corso di esercizi spirituali al cui centro stava il Triduo Santo celebrato anche quest’anno con Papa Benedetto. Il clima di raccoglimento della Settimana Santa e di festa della Settimana in Albis hanno fatto da cornice alla nostra intensa esperienza di orazione. Penso davvero alla profondità del Mistero pasquale che da sette anni vivo con mamma. In questa esperienza sono emersi alcuni gesti che hanno contrassegnato la nostra esperienza di preghiera.

– Il primo gesto è il Segno della Croce. Santina non è estranea a questa semplice e bella preghiera, nel nostro 32mo viaggio dal titolo: nel Segno della Croce a questo gesto avevamo proprio dedicato il titolo del diario. Ecco alcune righe di quello scritto: “Quando la malattia toglie la capacità di parlare, di esprimere le proprie convinzioni ed idee, i propri gusti, la persona viene in un certo senso annientata. E quando viene azzerata solo le cose decisive ed importanti rimangono. E cosa è decisivo ed il portante per Santina? Il Segno della Croce. Questo Segno della Croce tanto dimenticato da me, quanto trascurato, talvolta assomigliante più ad un modo per scacciare un fastidiosa mosca, un segno che occupa frettolosamente l’ultimo posto, che è fatto senza pensare e senza pregare, riacquista forza vitalità e pregnanza di significato in una vecchia signora martoriata dalla malattia e totalmente dipendente, ma che nella sua completa disabilità è capace di compiere con grande dignità ed eleganza quel Segno dando ad esso il valore di preghiera, dando ad esso pieno significato, dando ad esso vitalità e soprattutto trasformandolo in criterio di scelta. La capacità di giudicare la vita, il bene ed il male, il buono ed il cattivo per il cristiano risiede proprio nel Segno della Croce. (Quaderno del 32mo Viaggio, Nel Segno della Croce, 13-20 agosto 2011)§
Durante le giornate del Triduo Santo, vissute con il Pontefice, Mamma di sovente compie il Segno della Croce e con mia meraviglia questo avviene soprattutto il Venerdì Santo, mentre prendiamo parte devotamente alla Actio Liturgica in San Pietro. Ogni volta che Santina compie il Segno della Croce mi commuovo e penso alla grazia che oggi ho di averLa vicina mentre pensiamo e preghiamo al terribile dolore sopportato da Gesù! Le parole e la Liturgia della Chiesa sono davvero eloquenti in quei giorni, e le grandi e magistrali spiegazioni di Santina rendono ancora più preziosi i sacri riti. Il Venerdì Santo è proprio il giorno della Croce e del Silenzio e Santina con il suo silenzio e con il suo Segno di Croce continuo mi aiuta ad entrare nello spirito profondo di quei giorni.

– Il secondo gesto è quello di tenermi la mano. Santina mentre siamo in chiesa, spontaneamente cerca con al sua manina asciutta e secca la mia mano. E’ un gesto assolutamente semplice, e poi è contenta di stringermela forte. Anche questo gesto avviene in tutte le celebrazioni del nostro Triduo Santo, ma si fa prepotente ancora una volta nel Venerdì Santo. Tenere qualcuno per mano significa offrirgli affetto, protezione o conforto. Di grande tenerezza è il tenersi per mano fra genitori e bambini. In questo senso il gesto indica protezione, ma anche “direzione” e “legame”. Legame che resta, per i più espansivi, anche in seguito: non è raro individuare figli teenager mentre attraversano un incrocio mano nella mano con il padre o con la madre. I figli adulti di genitori anziani tengono per mano per offrire supporto, equilibrio e sostegno. Ci si tiene per mano durante le veglie, i matrimoni e i funerali. Per i pratici è una maniera efficace di infilarsi nella folla senza perdere il proprio partner… molti sono dunque i significati di questo bellissimo, quanto semplice gesto. Mentre Santina mi offre la sua mano, mi viene in mente quando io ero molto piccolo ed andavo all’asilo e mamma mi accompagnava. C’erano alcuni momenti in cui mia Madre mi diceva: “Luigi dammi la mano!” Si trattava di attraversare una strada trafficata, oppure giungevano persone sconosciute, oppure ero molto irrequieto… Quel gesto assumeva nel mio animo diversi significati, quello della protezione nel pericolo di una strada, quello dell’appartenenza come figlio a mia madre, davanti a sconosciuti, infine quello di contenimento della mia esuberanza… Quanti grandi significati in un semplice darsi la mano! Ed io mi sentivo sicuro quando all’età di 3-4 anni davo la mano a mia mamma. Non avrei mai pensato di stringere la mano di Santina 80 anni dopo in modo tutto diverso. Nella richiesta di darmi la mano Santina con molto candore rivela la sua fragilità e debolezza e dunque chiede protezione ed affetto, ma nel modo puro e dolce con il quale lo sa compiere Santina. E’ un gesto pieno di incanto, se poi questo gesto avviene nella preghiera, il suo valore diventa ancor più alto! Pregare con le mani unite uno con l’altro ha un bel significato, in alcune liturgie eucaristiche il sacerdote lo suggerisce durante la recita del Padre nostro… Siamo nella Basilica di San Pietro e sono pieno di commozione quando mia Madre durante la lettura del Passio chiede di darLe la mano. Il gesto viene letto da tutti come una grande dolcezza: come la richiesta di sicurezza da parte di una anziana mamma verso il figlio nel pieno delle forze; ed è proprio così in un suo primo significato. Ma mentre ascolto le parole del Vangelo della Passione secondo San Giovanni, prendo la macchina fotografica e scatto una fotografia a quelle due mani unite. Ascoltando le parole del Vangelo dentro di me affiora un significato più profondo. Ma sono io che do sicurezza ed affetto a mamma con questo gesto oppure è Lei? Sono io che tengo la sua mano oppure Lei tiene la mia mano? Sembra chiaro: il figlio nel pieno delle forze aiuta la propria anziana debole ed ammalata madre, ma questo se è vero da un punto di vista semplicemente umano, non lo è da un punto di vista spirituale. In quella prospettiva è vero esattamente il contrario. Provo a spiegare i miei sentimenti. Le parole che ascoltiamo sono quelle delle Passione, sono i brani della vita di Gesù in cui si rivela una radicale debolezza e fragilità. Ma noi sappiamo che proprio con quella fragilità e debolezza Dio ci ha salvato. Nel portare la croce al calvario Gesù è aiutato dal cireneo, ma forse, in verità, Gesù aiuta il cireneo a comprendere meglio la propria vita. Gesù fragile e debole ci aiuta ad interpretare la vita secondo il Vangelo, mia madre con la sua fragilità mi aiuta a comprendere la mia vita alla luce di Dio e mi insegna che proprio quando sono debole è allora che sono forte. In verità nella bella Basilica di San Pietro non ero io a dare sicurezza e forza a mia madre malata, ma era Lei che con la forza della sua debolezza mi faceva meglio comprendere le parole della Passione di Gesù!

Ancora una volta mi ritrovai in pianto la sera ad ammirare la semplice fotografia di due mani che si stringono e che insieme percorrono un pezzo di strada e che insieme affrontano la vita. Guardai Santina e al termine della lunga lettura del Vangelo Le diedi un bacio… Grazie mamma per avermi tenuto la mano in questa bellissima celebrazione! Santina sorrideva contenta. Mi rivolsi poi in preghiera a Gesù con in mente una piccola novella che dice così: Una bambina stava attraversando un ponte.  Il padre un po’ ansioso disse alla bimba: “Tesoro,ti prego di tenere la mia mano così non cadi nel fiume”.La bambina gli rispose:”no papà tieni tu la mia mano”.”qual è la differenza?”chiese il padre perplesso.”c’è una grande differenza, “rispose la bambina.”Se tengo io la tua mano e mi succede qualcosa, è probabile che allento la presa e cado giù…ma se sei tu a tenermi la mano, io so per sicuro che qualunque cosa accada…tu non la lascerai mai… Chiesi a Gesù di non lasciarmi mai la mano: In te mi sono rifugiato Signore, mi hai liberato dall’angoscia!

 IV. NOTE DI VIAGGIO
Questi due temi molto spirituali che abbiamo trattato non devono far credere che i quindici giorni trascorsi con Santina non siano stati densi anche di umanità. Pur nel suo maggior silenzio mamma si esprime ancora con la parola. Ad esempio in una celebrazione eucaristica chiedo a Lei di formulare una preghiera dei fedeli e Lei mi risponde Prego per la famiglia! Siamo al ristorante dal caro amico Bernardo e al termine della cena chiedo a mamma: Santina cosa desideri mangiare ora dolce, frutta o gelato? E Mamma risponde: Niente! Stiamo viaggiando in auto nella città  di Roma e mi volto verso Santina e domando a Lei, Mamma tutto bene il viaggio? E Lei mi risponde: Si tutto bene! Padre Luigi, il fratello missionario chiama con skype mamma e Lei risponde: Buongiorno! Sono delle frasi che mostrano come mamma pur nella sua debolezza sia viva ed attenta e che gusti fino in fondo la vita…
I giorni a Roma passano lieti e sereni, in appendice abbiamo messo il calendario delle nostre attività.
Centro spirituale della nostra vacanza rimane il quinto incontro con Papa Benedetto XVI, il Giovedì santo 5 aprile. Siamo davvero grati a Dio per aver potuto incontrare il Pontefice e di aver potuto Lui stringere la mano! Ma altro meraviglioso incontro è con il Cardinale Comastri proprio nel giorno che ricorda il sesto anniversario dall’uscita dell’ospedale di Santina. E così Martedì 10 aprile nella Basilica di San Pietro, Mamma, Padre Luigi ed Olinda partecipano ad un solenne pontificale e incontrano il Cardinale, che con animo raffinato e gentile scende da loro per la Comunione ed un saluto finale! Prima della Messa lo avevamo incontrato alcuni minuti nel suo studio privato.
Sostanzialmente a casa le mattine, Santina riceve le visite frequenti di Padre Luigi, il fratello missionario, mentre Olinda riassetta l’appartamento, nei pomeriggi liberi dalle funzioni religiose ci dedichiamo invece al sereno svago. Non manca nessun aspetto della vacanza: visite culturali come quelle al Colosseo, oppure dal leggero sapore mondano come una passeggiata a Via Veneto ed un buon caffè al Cafè de Paris, ma Santina segue volentieri anche la proiezione di un buon film al cinema, come quello di Biancaneve… una passeggiata in mezzo al verde della villa Pamphili. Santina la sera si addormenta stanca ma felice. Sono giornate vissute all’insegna della semplicità e che trascorrono, come tutte le belle giornate, troppo velocemente.
Sabato 14 aprile, nel primo pomeriggio partiamo per Bergamo dove arriviamo la sera. Domenica 15 aprile è la Domenica della Divina Misericordia: Istituita da Giovanni Paolo II nel 2000, durante la canonizzazione di suor Faustina Kowalska, la festa della Divina Misericordia, secondo la testimonianza della religiosa polacca, è stata voluta da Gesù per offrire alle anime una strada ulteriore verso la salvezza. In questo giorno chi si accosta alla Confessione e all’Eucaristia riceve, grazie alla Misericordia di Dio, il perdono totale delle colpe e delle pene. E Santina conclude proprio la sua vacanza romana con la Confessione e la Comunione in questo giorno così speciale.

V. APPENDICE. TRENTOTTO VIAGGI NEL MONDO

TABELLA DEI VIAGGI DI SANTINA DOPO LA LUNGA DEGENZA IN OSPEDALE
  Destinazione Data Giorni Chilometri percorsi
1 Marina di Massa, Roma 03-15.07.06 13 1290
2 Roma 03-12.12.06 10 1224
3 Marina di Massa 03-10.04.07 06 550
4 Loreto, Roma 29-08.07.07 10 1369
5 Venezia 14-15.08.07 02 476
6 Gerusalemme 4-11.10.07 08 5504
7 Marina di Massa, Pisa 23-29.12.07 07 664
8 Nimes, Lourdes, Nizza 19-25.03.08 07 2200
9 Vienna, Cracovia,Czestochowa, Bratislava 1-8.06.08 08 3117
10 Assisi, Roma, Loreto 1-8.11.08 08 1455
11 Barcellona, Madrid, Genova 22.12-01.09 11 3288 (incluse 329 miglia nautiche in mare Barcellona-Genova)
12 Milano 15.3.09 01 106
13 Torino 22.3.09 01 364
14 Lugano 29.3 09e agosto 2009 02 237
15 Roma e Fregene 5-19.04.09 15 1306
16 Gerusalemme, Nazareth 14-21.05.09 08 5924
17 Gardaland 28-29.06.09 02 184
18 Venezia, Bari, Rodi, Atene,Argostoli, Dubrovnik, Venezia 10-17.08.09 crociera 08 4498
19 Loreto, S. Giovanni Rotondo, Pompei, Roma, Marina di Massa 1-8.11.09 08 1917
20 Genova, Katakalon, Atene, Rodi, Alessandria, Cairo, Herakleon,Messina, Civitavecchia Genova 19-29.12.09 crociera 11+3 (5462 + 669+416) 6547
21 Pasqua a Roma e Fregene 28 marzo–10 Aprile 2010 14 giorni 1360
22 Torino, Ars e Parigi 29.4-3.5 2010 05 1856
23 Gerusalemme, Nazareth 3-10.06.10 08 5924
24 Roma 11-18.07.10 07 1224
25 Genova, Portofino,Ajaccio,Civitavecchia, Salerno, Tunisi,Cartagine, Palma di Maiorca,Tolone, Genova 9-16 Agosto 2010Crociera 08 3824
26 Bergamo – Sharm El sheik 1-8.11.2010 08 5874
27 Loreto – Roma 31.12 – 6.1.2011 07 1402
28 Bergamo – Cannes – Marsiglia – Nimes – Carcassonne – Lourdes – Cannes – Principato di Monaco – Bergamo 6-13 Febbraio 2011 08 2301
29 Venezia per Carnevale 2011 6 Marzo 2011 01 476
30 Assisi – Roma – Orvieto 16.4-2.5 2011 17 2100
31 Gerusalemme, Nazareth, Beatitudini, Gerico, Qumran 16-23.6.2011 08 6304
32 Venezia, Capo d’Istria, Ravenna, Bari, Dubrovnik, Medugorje, Venezia, Padova 13-20.8.2011 08 2850
33 Bergamo – Assisi – Bergamo 2-5.9.2011 04 1054
34 Bergamo – Mombasa – Watamu – Mombasa Bergamo 23- 30.10.2011 08 18.000
35 Trasloco Via Arena 6 a Via Arena 5      
36 Roma e Firenze 2-6 gennaio 2012 05 1380
37 Bergamo Sharm El Sheik 5-12 Febbraio ‘12 08 5874
38 Bergamo – Firenze – Roma 31.3-14.4.2012 14 1760
  TOTALI   287 105.783

 

Santina con P. Luigi ed Olinda davanti alla tomba del B. Giovanni Paolo II il 2 aprile 2012 nel 7mo anniversario della morte
Santina con P. Luigi ed Olinda davanti alla tomba del B. Giovanni Paolo II il 2 aprile 2012 nel 7mo anniversario della morte

Dai «Discorsi» di san Teodoro Studita, abate (Disc. sull’adorazione della croce; PG 99, 691-694. 695. 698-699) La croce di Cristo, nostra salvezza
O dono preziosissimo della croce! Quale splendore appare alla vista! Tutta bellezza e tutta magnificenza. Albero meraviglioso all’occhio e al gusto e non immagine parziale di bene e di male come quello dell’Eden.  È un albero che dona la vita, non la morte, illumina e non ottenebra, apre l’adito al paradiso, non espelle da esso.  Su quel legno sale Cristo, come un re sul carro trionfale. Sconfigge il diavolo padrone della morte e libera il genere umano dalla schiavitù del tiranno.  Su quel legno sale il Signore, come un valoroso combattente. Viene ferito in battaglia alle mani, ai piedi e al divino costato. Ma con quel sangue guarisce le nostre lividure, cioè la nostra natura ferita dal serpente velenoso.  Prima venimmo uccisi dal legno, ora invece per il legno recuperiamo la vita. Prima fummo ingannati dal legno, ora invece con il legno scacciamo l’astuto serpente. Nuovi e straordinari mutamenti! Al posto della morte ci viene data la vita, invece della corruzione l’immortalità, invece del disonore la gloria.  Perciò non senza ragione esclama il santo Apostolo: «Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (Galati 6,14)

Video dell’incontro di Santina con il Santo Padre Benedetto XVI