Page 125 - Nicola
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Calabria
 nicola               BREVE STORIA DI UNA PICCOLA OPERA “VILLA DELLA FRATERNITÀ”

 ospizi ove la gente, rassegnata, attende la fine.  Fu così che mi brillò l’idea di una casa gran-
 In questa triste cornice vissi gli anni più gio-  de e comoda, soprattutto calda di affetto. Per
 vani del mio sacerdozio, consacrato, in modo   tale motivo la volli chiamare “Villa della Frater-
 preminente, dal 1954 ad oggi all’insegna-  nità”, scartando altre denominazioni umilianti,
 mento della Teologia Morale e Diritto Cano-  come: Ospizio, Mendicicomio, Casa di carità.
 nico nel Pontificio Seminario Regionale S. Pio   Ne informai subito il popolo, che pur ammi-
 X di Catanzaro. Trovarmi tra i giovani chieri-  rando il mio progetto, non mancò tuttavia di
 ci, speranza della Chiesa di domani, costituì   mostrarmi aperta diffidenza. Devo essere sin-
 per me fonte di immensa gioia. Non ero però   cero. Fu anche questa diffidenza e il congeni-
 del tutto soddisfatto. Insegnavo, enunciavo   to fanatismo di noi meridionali, a darmi una
 i principi morali dell’agire umano e cristia-  carica straordinaria di coraggio e di puntiglio
 no, ciononostante, sentivo che qualcosa mi   degno di un vero calabrese. Dovevo vincere
 mancava, che il mio sacerdozio era quasi   la battaglia ad ogni costo, anche per dimo-
 monco ed incompleto perché privo di vita-  strare che ogni nobile iniziativa, purché servi-
 le aggancio alla vita reale. Vicino a me c’era   ta con generosa dedizione, trova alla fine lo
 quella realtà umana che mi metteva brividi e   sbocco del successo, anche senza l’intervento
 tormenti: il mio paese; quasi vuoto, occupato   dello Stato o degli organi subalterni.
 da anziani e poi da tanti e tanti vecchi, a dura   C’erano poi i comunisti locali, che ripete-
 forza lasciati soli dai figli o dai parenti in cerca   vano fino alla noia che i preti sono alleati coi
 di migliore fortuna, lontani. Quanta tristezza,   ricchi e questo insulto mi dava fastidio, e per-
 nel vederli rintanati nelle loro basse casette   ciò lo respingevo con sdegno. Avvenne così
 o nei tuguri oscuri, pur rassegnati alla sorte   che nell’ottobre 1957 mi lanciai nella grande
 di vivere gli ultimi anni, senza conforto, con   avventura. Avevo pochi soldi, ma non ne ten-
 la sola presenza della solitudine, la terribile   ni conto. Tenni conto però della provvidenza
 solitudine dei vecchi…  di Dio e questa, puntuale, non mancò all’ap-

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