Page 124 - Nicola
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Calabria
          nicola                                                                       BREVE STORIA DI UNA PICCOLA OPERA “VILLA DELLA FRATERNITÀ”

         ospizi ove la gente, rassegnata, attende la fine.                   Fu così che mi brillò l’idea di una casa gran-
         In questa triste cornice vissi gli anni più gio-                 de e comoda, soprattutto calda di affetto. Per
         vani del mio sacerdozio, consacrato, in modo                     tale motivo la volli chiamare “Villa della Frater-
         preminente, dal 1954 ad oggi all’insegna-                        nità”, scartando altre denominazioni umilianti,
         mento della Teologia Morale e Diritto Cano-                      come: Ospizio, Mendicicomio, Casa di carità.
         nico nel Pontificio Seminario Regionale S. Pio                   Ne informai subito il popolo, che pur ammi-
         X di Catanzaro. Trovarmi tra i giovani chieri-                   rando il mio progetto, non mancò tuttavia di
         ci, speranza della Chiesa di domani, costituì                    mostrarmi aperta diffidenza. Devo essere sin-
         per me fonte di immensa gioia. Non ero però                      cero. Fu anche questa diffidenza e il congeni-
         del tutto soddisfatto. Insegnavo, enunciavo                      to fanatismo di noi meridionali, a darmi una
         i principi morali dell’agire umano e cristia-                    carica straordinaria di coraggio e di puntiglio
         no, ciononostante, sentivo che qualcosa mi                       degno di un vero calabrese. Dovevo vincere
         mancava, che il mio sacerdozio era quasi                         la battaglia ad ogni costo, anche per dimo-
         monco ed incompleto perché privo di vita-                        strare che ogni nobile iniziativa, purché servi-
         le aggancio alla vita reale. Vicino a me c’era                   ta con generosa dedizione, trova alla fine lo
         quella realtà umana che mi metteva brividi e                     sbocco del successo, anche senza l’intervento
         tormenti: il mio paese; quasi vuoto, occupato                    dello Stato o degli organi subalterni.
         da anziani e poi da tanti e tanti vecchi, a dura                    C’erano poi i comunisti locali, che ripete-
         forza lasciati soli dai figli o dai parenti in cerca             vano fino alla noia che i preti sono alleati coi
         di migliore fortuna, lontani. Quanta tristezza,                  ricchi e questo insulto mi dava fastidio, e per-
         nel vederli rintanati nelle loro basse casette                   ciò lo respingevo con sdegno. Avvenne così
         o nei tuguri oscuri, pur rassegnati alla sorte                   che nell’ottobre 1957 mi lanciai nella grande
         di vivere gli ultimi anni, senza conforto, con                   avventura. Avevo pochi soldi, ma non ne ten-
         la sola presenza della solitudine, la terribile                  ni conto. Tenni conto però della provvidenza
         solitudine dei vecchi…                                           di Dio e questa, puntuale, non mancò all’ap-

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