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il pezzo di accensione finché questa sputa la
chiave. Ha la chiave di scorta e con quella parte.
Poi rimaniamo in riserva. Una litania di guasti e
di imprevisti che in Italia farebbero paura. Qui in
Iraq fanno invece sorridere anche se lo scendere
della sera qualche preoccupazione me la pone,
perché nella mia testa, alla fine, un po’ di Italia
e di Occidente mi sono rimasti... e forse più di
quello che credo!
Giungiamo così a Bartella, un villaggio a 17
chilometri da Mosul. Questo piccolo paese è per
la nostra Associazione molto importante perché
da esso vengono i cinque bambini cristiani che
abbiamo adottato a distanza nel campo profughi
di Dawidiya. Come a Qaraqosh lo sfacelo è gran-
de. Le chiese sono distrutte e all’interno ci sono
cumuli di macerie e di pietre. In ogni chiesa che
visito mi inginocchio e prego davanti ai resti di
una icona o ai pezzi di una statua sacra. Anche
da una di queste chiese prendo una reliquia:
è la testa in legno di un angelo, probabilmen-
te appartenente a un pulpito in legno bruciato.
Questo angelo mi dovrà proteggere nel ritorno
verso l’Europa.
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