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adulti, immaginiamo cosa possa produrre nel
cervello e nel cuore di un bambino che ha molte
meno capacità e risorse di gestione di esperienze
terrificanti.
– La risposta a questi eventi produce sintomi
di intrusività, cioè ricordi intrusivi e involontari,
incubi, intenso e prolungato distress psicologi-
co e fisiologico (“da quella notte, nella notte mi
sveglio, grido, ho incubi! poi provo angoscia e
dolore profondo”), reazioni dissociative (“sono
rimasta di pietra, non riuscivo più a muover-
mi dal terrore... non riuscivo a capire se era un
terribile scherzo o meno... Quelle urla nella mia
testa esplodevano e facevano il vuoto, creavano
il nulla, toglievano il ragionamento”);
– sintomi di evitamento, cioè sforzi di evitare
ricordi dolorosi, pensieri o sensazioni associa-
te all’evento (“Feci finta di niente, ma questa
è la cosa peggiore, fare finta di niente davanti
al proprio dolore. Bloccarlo, buttarlo giù giù in
fondo al cuore e poi chiuderlo a chiave, costruire
un muro di cemento armato e poi una barriera
di filo spinato per impedire che esca fuori e che
risusciti!”);
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